Daniel Quinn
Scolarizzazione: le motivazioni nascoste

Traduzione di Dr-Jackal (nrt_ita@libero.it)
Originale tratto da: www.ishmael.org
Le altre opere di Daniel Quinn sono disponibili in italiano nel sito:
NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com

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Discorso che Quinn ha tenuto a una conferenza sulla descolarizzazione e sull'educazione a casa del 2000.


Sospetto che non tutti in questa sala sappiano chi sono o perché sono stato invitato a parlarvi oggi. Dopo tutto, non ho mai scritto un libro o anche solo un articolo sull'educazione a casa o sulla descolarizzazione. Sono stato chiamato in molti modi: un futurista, un filosofo planetario, un antropologo da Marte. Recentemente sono stato presentato a un pubblico come un critico culturale, e penso che questa sia probabilmente la definizione migliore. Come vedrete, nel mio discorso di oggi cercherò di posizionare la scolarizzazione e la descolarizzazione nel più ampio contesto della nostra storia culturale e di quella della nostra specie.

Per quelli di voi che non hanno familiarità con il mio lavoro, dovrei cominciare con lo spiegare cosa intendo con "la nostra cultura". Anziché appesantirvi con una definizione, vi darò un semplice test che potete usare ovunque andiate nel mondo. Se il cibo in quella parte del mondo è sotto chiave, e la gente che vive lì deve lavorare per ottenerlo, allora siete tra persone della nostra cultura. Se mai vi capiterà di visitare una giungla in Brasile o in Nuova Guinea, comunque, scoprirete che il cibo non è sotto chiave. E' semplicemente lì fuori, liberamente consumabile, e chiunque ne voglia un po' può andare e prenderselo. I popoli che vivono in queste aree, spesso chiamati aborigeni, popoli dell'età della pietra o popoli tribali, chiaramente appartengono a una cultura radicalmente diversa dalla nostra.

Ho cominciato a focalizzarmi sulle peculiarità della nostra cultura nei primi anni Sessanta, quando andai a lavorare per ciò che all'epoca era una pubblicazione all'avanguardia di materiali educativi, la Science Research Associates. Ero a metà dei miei vent'anni e acculturato quanto qualunque senatore, autista di autobus, stella del cinema o medico. Le mie convinzioni sull'universo e sul posto dell'umanità in esso erano solide come la roccia e del tutto convenzionali.

Ma erano tempi stressanti in cui vivere, in alcuni modi perfino più stressanti di oggi. Molte persone oggi realizzano che la vita umana potrebbe essere in pericolo, ma questo pericolo esiste in un qualche vagamente definito futuro, venti o cinquanta o cento anni da ora. Ma nei giorni più freddi della Guerra Fredda, tutti vivevano con la consapevolezza che un olocausto nucleare avrebbe potuto avvenire letteralmente ogni secondo, senza preavviso. Era letteralmente a un pulsante di distanza.

La vita umana non verrebbe completamente spazzata via in un olocausto simile. In un certo senso, sarebbe anche peggio di così. In poche ore, verremmo scagliati indietro non solo all'Età della Pietra ma a uno stato di quasi totale impotenza. Nell'Età della Pietra, dopo tutto, le persone vivevano perfettamente senza supermercati, centri commerciali, negozi di elettronica e tutti gli elaborati sistemi che mantengono questi posti forniti di tutte le cose di cui necessitiamo. Nel giro di ore, le nostre città verrebbero disintegrate da caos e anarchia, e le cose necessarie alla nostra sopravvivenza sparirebbero dagli scaffali dei negozi per non venire mai più rimpiazzate. Nel giro di giorni, la fame sarebbe una cosa diffusa.

Capacità che vengono date per scontate dai popoli dell'Età della Pietra sarebbero sconosciute ai sopravvissuti - la capacità di distinguere tra cibi commestibili e non, la capacità di seguire, uccidere, scuoiare e preservare selvaggina, e soprattutto la capacità di fabbricare utensili dai materiali disponibili. Quanti di voi sanno come conciare una pelle? Come fabbricare una fune dal niente? Come scolpire un utensile di pietra? Tantomeno come ottenere metallo da minerali grezzi. Capacità comuni del paleolitico, sviluppate in migliaia di anni, sarebbero arti perdute.

Tutto questo era tranquillamente riconosciuto da tutti coloro che non dubitavano per un istante che stessimo vivendo come gli umani erano destinati a vivere dall'inizio dei tempi, che non dubitavano per un istante che le cose che i nostri figli stavano imparando a scuola fossero le cose che i nostri figli dovrebbero imparare.

Ero stato assunto alla SRA per lavorare su un importante nuovo programma di matematica che era stato in via di sviluppo per molti anni a Cleveland. Durante il mio primo anno, avremmo pubblicato i programmi dell'asilo e del primo anno delle elementari. Nel secondo anno, avremmo pubblicato il programma della seconda elementare, nel terzo anno, il programma della terza elementare, e così via. Lavorando sui programmi per l'asilo e per la prima elementare, mi accorsi di qualcosa che mi sembrò davvero notevole. In quelle classi, i bambini passano la maggior parte del tempo a imparare cose che nessuno che cresca nella nostra cultura potrebbe mai evitare di imparare. Per esempio, imparano i nomi dei colori primari. Caspita, immaginate di essere assenti il giorno in cui spiegano il blu. Passereste il resto della vita a chiedervi di che colore sia il cielo. Imparano a leggere l'ora, a contare, ad addizionare e sottrarre, come se chiunque potesse evitare di imparare queste cose nella nostra cultura. E naturalmente imparano le basi della lettura. A questo riguardo, suggerisco un esperimento. Due classi di 30 bambini, a tutti viene insegnato nello stesso modo con gli stessi libri di testo, ma a una classe non viene insegnato come leggere e all'altra invece viene insegnato nel solito modo. Chiamatela la Congettura Quinn: entrambe le classi leggeranno nello stesso modo alla fine dei dodici anni di scuola. Mi sento sicuro nel fare questa congettura perché alla fine i bambini imparano a leggere nello stesso modo in cui imparano a parlare: frequentando persone che leggono e volendo saper fare anche loro ciò che fanno queste persone.

A quell'epoca mi venne in mente di fare questa domanda: anziché passare due o tre anni a insegnare ai bambini cose che imparerebbero comunque inevitabilmente, perché non insegnare loro cose che altrimenti non imparerebbero e che potrebbero divertirsi a imparare a quell'età? Come navigare usando le stelle, per esempio. Come tingere una pelle. Come distinguere tra cibi commestibili e non. Come costruire un rifugio dal niente. Come fabbricare utensili dal niente. Come costruire una canoa. Come seguire le tracce degli animali - tutte le capacità dimenticate ma ancora di valore su cui è stata costruita la nostra civiltà.

Naturalmente non avevo bisogno di esprimere quest'idea per sapere come sarebbe stata ricevuta. Essendo completamente acculturato, potevo spiegare da solo perché era assurda. Il modo in cui viviamo è il modo in cui gli umani erano destinati a vivere dall'inizio dei tempi, e i nostri figli stavano venendo preparati a entrare in quella vita. Quelli che erano esistiti prima di noi erano selvaggi, poco più che animali. Quelli che continuano a vivere come vivevano i nostri antenati sono selvaggi, poco più che animali. Il mondo sta meglio senza di loro, e noi stiamo meglio senza neanche le vestigia del loro modo di vivere, incluse le loro ridicolmente primitive capacità.

I nostri figli a scuola stavano venendo preparati a entrare a far parte dell'unica vita pienamente umana che fosse mai esistita su questo pianeta. Le capacità che stavano acquisendo a scuola avrebbero dato loro non solo successo ma una profonda soddisfazione personale in ogni ambito. Cosa importava se non avrebbero mai fatto altro che un soporifero lavoro in fabbrica? Potevano fare l'analisi grammaticale di una frase! Potevano spiegarti la differenza tra un sonetto petrarchiano e uno shakespeariano! Potevano estrarre una radice quadrata! Potevano mostrarti perché il quadrato dei due lati di un triangolo è pari al quadrato costruito sull'ipotenusa! Potevano analizzare un poema! Potevano spiegare come una legge viene approvata al Congresso! Potevano rintracciare le cause economiche della Guerra Civile. Avevano letto Melville e Shakespeare, quindi perché non far loro leggere anche Dostoevskij e Racine, Joyce e Beckett, Faulkner e O'Neill? Ma soprattutto, naturalmente, l'educazione pubblica - dall'asilo alle superiori - preparava i bambini a essere partecipanti perfettamente funzionali in questa nostra grande civiltà. Il giorno dopo la cerimonia di diploma, erano pronti ad avanzare con sicurezza verso qualunque obiettivo volessero stabilire per se stessi.

Naturalmente, allora come adesso, tutti sapevano che l'educazione pubblica non stava facendo niente del genere. Si percepiva - allora come oggi - che ci fosse qualcosa di stranamente sbagliato nelle scuole. Stavano fallendo - e fallendo miseramente - nel rispettare queste allettanti promesse. Ah, be', gli insegnanti non stavano venendo pagati abbastanza, quindi cosa ci si poteva aspettare? Aumentammo il salario dei docenti - ancora e ancora e ancora - ma le scuole continuavano a fallire. Be', cosa ci si poteva aspettare? Le scuole erano praticamente decrepite, buie e deprimenti. Costruimmo nuove scuole - decine di migliaia, centinaia di migliaia - ma continuarono a fallire. Be', cosa ci si poteva aspettare? I programmi erano antiquati e irrilevanti. Li modernizzammo, facemmo di tutto per renderli rilevanti - e comunque le scuole continuarono a fallire. Ogni settimana - allora come oggi - si poteva leggere di qualche nuova brillante idea che avrebbe sicuramente "aggiustato" qualunque cosa le nostre scuole avessero di sbagliato: le classi aperte, l'insegnamento di gruppo, il ritorno ai fondamentali, più compiti, meno compiti, niente compiti - non potrei neanche cominciare a elencarle tutte. Centinaia di queste brillanti idee vennero messe alla prova - migliaia di loro - e le scuole continuarono lo stesso a fallire.

All'interno della nostra matrice culturale, ogni mezzo di informazione ci dice che le scuole esistono per preparare i bambini a una vita di successo e soddisfazioni nella nostra civiltà (e quindi stanno fallendo). Questo è fuor di discussione, fuor di dubbio. In Ishmael ho detto che la voce di Madre Cultura ci parla da ogni giornale e articolo di giornale, ogni film, ogni sermone, ogni libro, ogni genitore, ogni insegnante, ogni amministratore scolastico, e ciò che ha da dire sulle scuole è che esistono per preparare i bambini a una
vita di successo e soddisfazioni nella nostra civiltà (e quindi stanno fallendo). Una volta che usciamo dalla nostra matrice culturale, questa voce non ci riempie più le orecchie e siamo liberi di fare delle domande nuove. Supponiamo che le scuole non stiano fallendo. Supponiamo che stiano facendo esattamente ciò che vogliamo davvero che facciano - ma che non vogliamo analizzare e riconoscere?

Di sicuro le scuole fanno un pessimo lavoro nel preparare i bambini a una vita di successo e soddisfazioni nella nostra civiltà, ma quali cose fanno eccezionalmente bene? Be', per cominciare, fanno un lavoro superbo nel tenere i giovani fuori dal mercato del lavoro. Anziché cominciare a guadagnare a dodici o quattordici anni, rimangono solo consumatori - e consumano miliardi di dollari di prodotti, usando i soldi che guadagnano i loro genitori. Immaginate cosa accadrebbe alla nostra economia se da un giorno all'altro le scuole superiori chiudessero. Invece di avere cinquanta milioni di consumatori attivi, all'improvviso avremmo cinquanta milioni di giovani disoccupati. Sarebbe una catastrofe economica.

Naturalmente, la situazione era molto diversa duecento anni fa, quando eravamo ancora una società prevalentemente agraria. Ci si aspettava e si aveva bisogno che i giovani diventassero lavoratori all'età di dieci, undici e dodici anni. Per la massa, un'educazione di quattro, cinque o sei anni veniva ritenuta perfettamente adeguata. Ma man mano che il carattere della nostra società cambiò, sempre meno giovani erano necessari per lavorare nelle fattorie, e l'approvazione di leggi contro il lavoro minorile in breve rese impossibile far lavorare ragazzi di dieci, undici o dodici anni nelle fabbriche. Era necessario tenerli fuori dalla strada - e quale posto migliore delle scuole? Naturalmente, doveva essere inserito nuovo materiale nei programmi per riempire il tempo. Non importava molto quale fosse. Facciamogli memorizzare le capitali di ogni stato. Facciamogli memorizzare i principali prodotti di ogni stato. Facciamogli imparare i passi che una legge segue per venire approvata dal Congresso. Nessuno si chiese o si preoccupò se queste fossero cose che i bambini volevano sapere o avevano bisogno di sapere - o che avrebbero mai avuto bisogno di sapere. Nessuno si chiese o si preoccupò di scoprire se il materiale che veniva aggiunto ai programmi veniva imparato e ricordato. Gli educatori non volevano saperlo e, davvero, che differenza avrebbe potuto fare? Non importava che una volta imparate quelle cose venissero immediatamente dimenticate. Riempiva del tempo. La legge decretava che un'educazione di otto anni era essenziale per ogni cittadino, e quindi gli stesori di programmi fornirono il materiale necessario a un'educazione di otto anni.

Durante la Grande Depressione divenne urgentemente importante tenere i giovani fuori dal mercato del lavoro il più a lungo possibile, e quindi si diffuse la convinzione che un'educazione di dodici anni fosse essenziale per ogni cittadino. Come prima, non importava molto che cosa veniva aggiunto per riempire il tempo, finché si trattava di materiale marginalmente plausibile. Facciamogli imparare come analizzare un poema, anche se non ne leggeranno mai un altro in tutta la loro vita adulta. Facciamogli leggere un grande romanzo classico, anche se non ne leggeranno mai un altro in tutta la loro vita adulta. Facciamogli studiare la storia mondiale, anche se tutto gli entra da un orecchio e gli esce dall'altro. Facciamogli studiare geometria euclidea, anche se due anni dopo non saranno in grado di dimostrare un teorema neanche se ne andasse della loro vita. Tutte queste cose e molte, molte altre venivano naturalmente giustificate sulla base che avrebbero contribuito al successo e alle ricche soddisfazioni che questi bambini avrebbero sperimentato nell'età adulta. A parte il fatto, naturalmente, che non lo facevano. Ma nessuno voleva indagare su questo. Nessuno si sarebbe sognato di mettere alla prova i giovani cinque anni dopo il diploma per scoprire quanto ancora si ricordassero. Nessuno si sarebbe sognato di chiedere loro quanto gli era stato utile o quanto aveva contribuito al loro successo e alla loro realizzazione in quanto umani. Che senso avrebbe avuto chiedere a loro di valutare la propria educazione? Che cosa ne sapevano loro, dopotutto? Erano solo diplomati delle superiori, non educatori professionisti.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nessuno sapeva quale sarebbe stato il nostro futuro economico. Con la scomparsa delle industrie belliche, la nazione sarebbe forse precipitata di nuovo nella depressione precedente alla guerra? Si cominciò a credere che l'educazione pubblica avrebbe dovuto comprendere anche quattro anni di college. Tutti dovrebbero andare al college. Man mano che l'economia continuava a crescere, comunque, questa ingiunzione cominciò a venire ammorbidita. Quattro anni di college sarebbero stati sicuramente un bene, ma non erano parte dell'educazione pubblica, che alla fine rimaneva di dodici anni.

Fu negli anni positivi successivi alla guerra, quando spesso c'erano più lavori che lavoratori, che le nostre scuole cominciarono a venire ritenute fallimentari. Con la domanda di lavoratori, fu ovvio che i ragazzi stavano uscendo dalla scuola senza sapere molto di più dei diplomati delle scuole elementari di un secolo prima. Avevano "attraversato" tutto il materiale che era stato aggiunto per riempire il tempo - avevano analizzato poesie e frasi, dimostrato teoremi, trovato la x, macinato migliaia di pagine di storia e letteratura, scritto cumuli di temi, ma non avevano conservato quasi nulla di tutto questo - e quanto gli sarebbe stato utile se l'avessero fatto? Da un punto di vista occupazionale, questi diplomati delle superiori erano a malapena assumibili.

Ma naturalmente per allora i programmi avevano ottenuto lo status di sacra scrittura, ed era troppo tardi per riconoscere che non erano mai stati progettati in modo da essere utili. La risposta dell'educatore alla comunità del lavoro era: "Dobbiamo solo dare ai ragazzi di più delle stesse cose - più poemi e frasi da analizzare, più teoremi da dimostrare, più equazioni da risolvere, più pagine di storia e letteratura da leggere, più temi da scrivere, e così via." Nessuno era disposto ad ammettere che i programmi erano stati scritti per tenere i giovani fuori dal mercato del lavoro - e che in quell'aspetto avevano fatto un lavoro dannatamente buono.

Ma tenere i giovani fuori dal mercato del lavoro è solo metà di ciò che le scuole fanno superbamente bene. All'età di tredici o quattordici anni, i bambini nelle società aborigene - società tribali - hanno completato ciò che noi, dal nostro punto di vista, chiameremmo la loro "educazione". Sono pronti a "diplomarsi" e diventare adulti. In queste società, questo significa che le loro capacità di sopravvivenza sono pari al 100%. Tutti i membri più anziani potrebbero scomparire da un giorno all'altro e non ci sarebbero caos, anarchia e carestia tra questi nuovi adulti. Sarebbero in grado di continuare a vivere senza problemi. Nessuna delle abilità e delle tecnologie dei loro genitori andrebbe perduta. Se volessero, potrebbero vivere indipendentemente dalla struttura tribale in cui sono cresciuti.

Ma l'ultima cosa che vogliamo che i nostri figli siano in grado di fare è vivere indipendentemente dalla nostra società. Non vogliamo che i nostri diplomati abbiano capacità di sopravvivenza pari al 100%, perché questo li renderebbe liberi di uscire dal nostro accuratamente costruito sistema economico e fare quello che vogliono. Non vogliamo che facciano quello che vogliono, vogliamo che abbiano esattamente due scelte (a meno che non siano tanto ricchi da poter vivere di rendita). O si trovano un lavoro o vanno all'università. Entrambe le scelte vanno bene, perché abbiamo bisogno di una fornitura costante sia di lavoratori per i livelli più bassi che di medici, avvocati, fisici, matematici, psicologi, geologi, biologi, insegnanti e così via. L'educazione pubblica ottiene questo risultato senza fallire quasi mai. Il novantanove virgola nove percento dei nostri diplomati sceglie una di queste due opzioni.

E dovrebbe essere notato che i nostri diplomati della scuola superiore sono lavoratori addetti ai livelli più bassi. Noi vogliamo che debbano cominciare dal gradino più basso della scala. Che senso avrebbe dare loro capacità che li renderebbero in grado di cominciare dal secondo o dal terzo gradino? Quelli sono i gradini a cui mirano i loro fratelli e le loro sorelle più grandi. E se i diplomati di quest'anno svolgessero quei lavori, chi svolgerebbe quelli sul fondo? Le persone che devono assumere lavoratori si lamentano costantemente che i diplomati non sanno assolutamente niente, non hanno virtualmente alcuna capacità utile. Ma come potrebbe essere altrimenti?

Quindi vedete bene che le nostre scuole non stanno fallendo, stanno solo avendo successo in modi che preferiamo non vedere. Sfornare diplomati senza alcuna abilità, nessuna capacità di sopravvivenza e nessuna scelta tranne lavorare o morire di fame non è un difetto del sistema, è un suo pregio. E' una cosa che il sistema deve fare per fare in modo che le cose continuino ad andare come sempre.

Il bisogno della scolarizzazione è sostenuto da due frammenti di mitologia culturale molto ben radicati. Il primo e più pericoloso è quello secondo cui i bambini non impareranno a meno che non siano costretti - a scuola. E' parte della mitologia dell'infanzia che i bambini odiano imparare e lo eviteranno a qualunque costo. Naturalmente, chiunque abbia avuto un figlio sa che bugia assurda sia questa. Dalla prima infanzia in poi, i bambini sono gli studenti più fantastici del mondo. Se crescono in una famiglia in cui vengono parlate quattro lingue, parleranno quattro lingue per quando avranno tre o quattro anni - senza un solo giorno di scolarizzazione, solo stando intorno ai membri della loro famiglia, perché vogliono dispera- tamente essere in grado di fare le cose che fanno loro. Chiunque abbia avuto un figlio sa che sono incessantemente curiosi. Non appena sono in grado di fare domande cominciano a farle senza sosta, spesso estenuando i loro genitori. La loro curiosità si estende a qualunque cosa possano raggiungere, il che è il motivo per cui ogni genitore impara molto presto a mettere qualunque cosa fragile, pericolosa o intoccabile in alto - e se possibile sotto chiave. Conosciamo tutti la verità insita nella battuta sulle chiusure a prova di bambino: che solo i bambini riescono ad aprirle.

Le persone che immaginano che i bambini odino imparare non hanno la minima conoscenza di come la cultura umana si è sviluppata. La cultura non è altro che il complesso dei comportamenti e delle informazioni apprese che viene trasmesso da una generazione all'altra. Il desiderio di mangiare non è trasmesso dalla cultura, ma la conoscenza di come i cibi commestibili si possono trovare, raccogliere e processare lo è. Prima dell'invenzione della scrittura, qualunque cosa non venisse trasmessa da una generazione all'altra andava semplicemente perduta, non importa di cosa si trattasse - una tecnica, una canzone, un avvenimento. Tra i popoli aborigeni - quelli che non abbiamo distrutto - la trasmissione tra generazioni è notevolmente completa, ma naturalmente non completa al 100%. Ci saranno sempre dettagli ininfluenti di storie personali che la generazione più anziana si porta nella tomba. Ma il materiale essenziale non va mai perduto.

Questo avviene perché il desiderio di imparare è innato nei bambini umani come il desiderio di riprodursi è innato negli adulti. E' genetico. Se è mai esistita una stirpe di umani i cui figli non erano portati ad apprendere, è sparita da molto tempo, perché quegli umani non avrebbero potuto essere dei portatori di cultura.

I bambini non devono essere motivati a imparare tutto ciò che possono sul mondo in cui vivono, sono ossessionati dal farlo. Dall'inizio della pubertà, i bambini nelle società aborigene hanno invariabilmente imparato tutto ciò di cui avevano bisogno per funzionare come adulti.

Pensatela in questo modo. In termini molto generali, l'orologio biologico umano è programmato in modo da avere due allarmi. Quando scatta il primo, alla nascita, l'orologio squilla impara, impara, impara, impara, impara. Quando scatta il secondo, al sopraggiungere della pubertà, l'orologio squilla accoppiati, accoppiati, accoppiati, accoppiati, accoppiati. Il motivetto che dice impara, impara, impara non scompare mai del tutto, ma diventa relativamente flebile con la pubertà. A quel punto, i bambini cessano di voler seguire i propri genitori nella danza dell'apprendimento. Invece, vogliono seguirsi l'un l'altro nella danza dell'accoppiamento.

Noi, naturalmente, in virtù della nostra superiore saggezza abbiamo decretato che l'orologio biologico regolato dai nostri geni debba essere ignorato.

Ciò che convince la maggior parte delle persone della necessità della scolarizzazione è il fatto che i bambini non scolarizzati imparano quello che vogliono quando vogliono. Questo è intollerabile per loro, perché sono convinti che i bambini non vogliano imparare nulla - e indicano i bambini scolarizzati per dimostrarlo. Quello che non riescono a capire è che la curva di apprendimento dei bambini non ancora andati a scuola si impenna come una montagna - ma si abbassa rapidamente quando entrano a scuola. Arrivati al terzo o quarto anno, è completamente piatta per la maggior parte dei bambini. Imparare, almeno in quel modo, è diventato una cosa noiosa e dolorosa che adorerebbero poter evitare, se potessero. Ma c'è un altro motivo per cui le persone aborrono l'idea di bambini che imparino quello che vogliono quando vogliono. Non impareranno tutti le stesse cose! Alcuni di loro non impareranno mai ad analizzare un poema! Alcuni di loro non impareranno mai ad analizzare una frase o a scrivere un tema! Alcuni di loro non leggeranno mai il Giulio Cesare! Alcuni non impareranno mai la geometria! Alcuni non sezioneranno mai una rana! Alcuni non impareranno mai come una legge viene approvata dal Congresso! Be', naturalmente questo è troppo orribile da immaginare. Non importa che il 90% di questi studenti non leggerà mai più un altro poema o un'altra opera shakespeariana in vita loro. Non importa che il 90% di loro non avrà mai occasione di analizzare un'altra frase o di scrivere un altro tema in vita loro. Non importa che il 90% non conservi alcuna conoscenza funzionale della geometria o dell'algebra che hanno studiato.
Non importa che il 90% di loro non avrà mai alcun utilizzo per la conoscenza che si suppone abbiano ottenuto dal sezionare una rana. Non importa che il 90% di loro si diplomeranno senza avere la minima idea di come una legge viene approvata dal Congresso. Tutto ciò che importa è che l'hanno studiato!

La gente che è orripilata dall'idea che i bambini imparino quello che vogliono quando vogliono non ha accettato il basilare fatto psicologico che le persone (tutte le persone, di qualunque età) ricordano le cose che sono importanti per loro - le cose che hanno bisogno di conoscere - e dimenticano il resto. Io sono una prova vivente di questo. Ho frequentato una delle scuole preparatorie migliori della nazione e mi sono diplomato quarto della mia classe, e dubito molto che ora potrei strappare la sufficienza in più di due o tre delle dozzine di corsi che ho frequentato. Ho studiato greco classico per due anni buoni, e ora non saprei leggere a voce alta una sola frase.

L'obiezione finale che la gente porta a sostegno dell'idea che i bambini abbiano bisogno di tutta la scolarizzazione che possiamo dar loro è che ci sono molte più cose da imparare oggi di quante ce ne fossero in epoca preistorica o perfino un secolo fa. Be', naturalmente ci sono molte più cose che possono venire apprese, ma sappiamo tutti perfettamente che non vengono insegnate dall'asilo alle superiori. Oggi esistono interi nuovi campi dello scibile umano - cose di cui nessuno aveva mai sentito parlare un secolo fa: astrofisica, biochimica, paleobiologia, aeronautica, fisica delle particelle, etologia, citopatologia, neurofisiologia - potrei continuare a elencarle per ore. Ma sono queste le cose con cui abbiamo riempito i programmi degli anni scolastici dall'asilo alle superiori perché tutti hanno bisogno di saperle? Certo che no. L'idea è assurda. L'idea che i bambini abbiano bisogno di venire scolarizzati per tanto tempo perché c'è moltissimo che può venire appreso è assurda. Se l'educazione pubblica venisse estesa per comprendere tutto ciò che può teoricamente venire appreso, non comprenderebbe dodici anni ma dodicimila, e nessuno riuscirebbe a diplomarsi nel corso di una vita.

So naturalmente che nessuno in questa sala dev'essere convinto delle virtù dell'educazione a casa o della descolarizzazione. Spero, comunque, di essere riuscito a fornirvi delle fondamenta storiche, filosofiche, antropologiche e biologiche a sostegno della vostra convinzione che la scuola in realtà non sia come viene dipinta.


Daniel Quinn.


(Scarica in: PDF, DOCEPUB, LIT, MOBI, FB2)



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