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Daniel Quinn

My Ishmael




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Traduzione italiana non ufficiale di Dr. Jackal (e-mail).
Le immagini presenti sono state aggiunte dal sottoscritto per facilità di comprensione.

Le altre opere di Daniel Quinn sono disponibili nel sito: NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com



INDICE

1. Salve. 19. Confusione scolastica II.
2. Stanza 105. 20. Descolarizzare il mondo.
3. Affronto il gorilla. 21. Ricchezza, stile Prendi.
4. Barcolliamo verso la linea di partenza. 22. Ricchezza, stile Lascia.
5. Il sogno a occhi aperti. 23. Meno non è sempre più.
6. Ti presento Madre Cultura. 24. Mio Dio, non sono io!
7. Il popolo maledetto. 25. Rivoluzionari.
8. La vostra cultura. 26. Uno sguardo nel futuro.
9. La storia dell'Uomo in 17 secondi. 27. L'uomo dall'Africa.
10. Melodie e danzatori. 28. Preparandomi.
11. La parabola esaminata. 29. En route.
12. Una visita su Calliope. 30. Lukombo Owona.
13. Calliope, parte II. 31. Mokonzi Nkemi.
14. Intermezzo. 32. Questioni di tempismo.
15. La Mezzaluna Fertile. 33. Addio, mio Ishmael.
16. La Mezzaluna Fertile, parte II. 34. La vita continua.
17. Una questione di dannatissimo orgoglio. 35. L'Ishmael di Alan.
18. Confusione scolastica. 36. L'attesa finisce.






Salve.

Non è molto bello svegliarsi a sedici anni e rendersi conto di essere già incasinata. Non che ci sia nulla di particolarmente insolito nell'essere già incasinati a quest'età. Sembra che chiunque nel raggio di ottanta chilometri stia cercando di renderti la vita un inferno. Ma non molti sedicenni sono incasinati in questo modo particolare. Non molti hanno l'opportunità di esserlo.
Ne sono grata. Lo sono davvero.
Ma questa storia non riguarda me a sedici anni. Riguarda qualcosa che mi è successo quando ne avevo dodici. Quello fu un anno difficile. Mia madre aveva deciso che tanto valeva essere un'ubriacona a tempo pieno. Nei tre o quattro anni precedenti aveva cercato di farmi credere di essere solo una bevitrice occasionale. Ma a quel punto sembrava aver deciso che dovessi sapere la verità, quindi perché continuare a fingere? Non chiese la mia opinione al riguardo. Se l'avesse fatto, le avrei detto: “Per favore continua a fingere, mamma. Soprattutto davanti a me, va bene?”
Questa storia non riguarda mia madre. E' solo che dovete prima capire alcune cose per essere in grado di capire il resto.
I miei genitori divorziarono quando avevo cinque anni, ma non vi annoierò con quella storia. Non la conosco nemmeno, quella storia, perché mia madre la racconta in un modo e mio padre in un altro. (Suona familiare?)
Comunque sia, mio padre si risposò quando avevo otto anni. Mia madre fece quasi lo stesso, ma il tizio si rivelò essere un tipo strano, quindi evitò. Più o meno in quel periodo, cominciò a mettere su un bel po' di peso. Fortunatamente aveva già un buon lavoro. Dirige il database di un grosso studio legale in centro. Poi cominciò a fermarsi per “un bicchiere dopo il lavoro”. Fermate piuttosto lunghe.
Nonostante tutto, ogni mattina rotolava fuori dal letto alle sette e mezza, senza eccezioni. E penso che si fosse data la regola di non cominciare a bere prima della fine della giornata lavorativa. Tranne nei finesettimana, naturalmente – ma non voglio scendere in dettagli.
Non ero una bambina felice.
A quel tempo credevo che avrebbe potuto aiutare se avessi recitato il ruolo della Figlia Obbediente. Quando tornavo da scuola, cercavo di rimettere la casa in ordine come mia madre l'avrebbe voluta se gliene fosse ancora importato qualcosa. Questo significava principalmente pulire la cucina. Il resto della casa non si sporcava mai molto. Ma nessuna di noi due aveva il tempo di mettersi a pulire la cucina prima di andare al lavoro o a scuola.
Comunque sia, un giorno stavo raccogliendo i giornali quando qualcosa nella sezione annunci catturò la mia attenzione. Diceva:

Maestro cerca allievo.
E' richiesto un sincero desiderio di salvare il mondo.
Presentarsi di persona.

Seguiva il numero di una stanza e l'indirizzo di un vecchio edificio cadente in centro.
Mi colpì che un maestro stesse cercando un allievo. Non aveva alcun senso. Per gli insegnanti che conoscevo io, cercare un allievo sarebbe stato come per un cane cercare una pulce.
Poi lessi di nuovo la seconda frase: E' richiesto un sincero desiderio di salvare il mondo. “Caspita”, pensai, “questo tizio non chiede poi molto.”
La cosa strana è che questo insegnante avrebbe dovuto offrire il proprio servizio come qualunque altro, e invece non lo stava facendo. Era come una richiesta di aiuto. Era come se fosse il maestro ad aver bisogno di un allievo, e non il contrario.
Un brivido mi scorse sulla nuca, e i capelli mi si drizzarono in testa.
“Accidenti”, mi dissi, “io potrei farlo. Potrei essere l'allieva di questo tizio. Potrei essere utile!”
Qualcosa del genere. Suona ridicolo, adesso, ma quell'annuncio mi entrò in testa e non ci fu modo di liberarmene. Sapevo dove si trovava quell'edificio. Tutto ciò che dovevo ricordarmi era il numero della stanza. Ritagliai ugualmente l'annuncio e lo misi nel cassetto della mia scrivania. In questo modo se anche fossi caduta, avessi battuto la testa e avessi avuto un'amnesia, l'avrei comunque ritrovato, un giorno.
Doveva essere stato un venerdì sera, perché la mattina dopo rimasi a letto a pensarci. Sognando a occhi aperti, in realtà.
Del sogno ne parlerò più tardi.

Stanza 105.

La buona notizia è che mia madre non mi controllava un granché. Non controllava neanche se stessa, quindi deve aver pensato che non avesse senso controllare me. Comunque sia...
Dopo colazione le dissi: “Sto uscendo”, e lei disse: “D'accordo.” Non: “Dove stai andando?” o “Quando tornerai?”, solo “D'accordo.”
Presi un autobus per il centro.
Viviamo in una cittadina piuttosto graziosa (non dirò dove esattamente). Ci possiamo fermare a un semaforo rosso senza che la macchina ci venga rubata. Le sparatorie sono rare. Non ci sono cecchini sui tetti. Cose così. Quindi non esitai un attimo ad andare in centro di sabato mattina da sola.
Conoscevo il palazzo nominato dall'annuncio. Era il Fairfield. Un mio zio balordo una volta aveva un ufficio lì. L'aveva scelto perché era in una buona zona ma economico. In altre parole, scadente.
L'ingresso mi riportò alla mente dei ricordi. Aveva proprio l'aspetto adatto al suo odore: cani bagnati e sigari. Mi ci volle un po' per capire dove andare. C'erano solo una manciata di uffici al pianterreno, e la stanza 105 non era tra quelli. Finalmente la trovai nel retro, di fronte a dei magazzini e a un montacarichi.
Mi dissi: “Non può essere quella giusta.” Ma eccola qui, stanza 105.
Mi dissi: “Che sto facendo qui, a ogni modo? Questa porta di sicuro non è aperta di sabato.” Ma lo era.
Entrai in una stanza enorme e buia. Presi un bel respiro e quasi svenni. Non erano cani bagnati e sigari stavolta. Era zoo. Non mi dispiacque. Mi piacciono gli zoo. Ma, come ho detto, la stanza era vuota. C'era una libreria scalcinata sulla sinistra e una poltrona troppo imbottita sulla destra. Sembravano avanzi di garage.
“Questo tizio si è trasferito”, mi dissi.
Mi guardai intorno di nuovo. Alte, sporche finestre che davano sulla strada. Polverose luci industriali che pendevano dal soffitto. Muri scrostati color pus.
Allora mi dissi: “Va bene, mi trasferisco qui.” Credo di averlo pensato sul serio. Nessuno poteva volere questo posto, giusto? Perché non avrei potuto averlo io? Voglio dire, aveva già una poltrona, no? Potevo fare a meno del resto, per il momento.
C'era un elemento che non avevo notato. La poltrona era rivolta verso una grande lastra di vetro scuro nel bel mezzo del muro di destra. Mi ricordò il tipo di vetro attraverso cui i testimoni guardano per identificare i sospettati in un confronto all'americana. Doveva esserci una stanza, lì dietro, perché c'era una porta accanto alla vetrata. Mi avvicinai per dare un'occhiata. Appoggiai il naso al vetro e usai le mani per bloccare la luce, e...
Pensai che fosse un film.
A circa 3 metri dal vetro c'era un enorme, immenso gorilla che se ne stava seduto a masticare un ramoscello. Mi stava fissando proprio negli occhi, e improvvisamente capii che non si trattava di un film.
“Cavolo!”, dissi, saltando indietro.
Ero sorpresa ma non proprio spaventata. Mi sentivo come se avessi dovuto esserlo – voglio dire, mi sarei sgolata se fossi stata il personaggio di un film – ma il gorilla si limitava a starsene lì seduto. Non so, forse ero solo troppo intontita per avere paura. A ogni modo, mi gettai un'occhiata alle spalle per essere sicura di poter arrivare facilmente alla porta.
Poi socchiusi gli occhi per controllare che il gorilla fosse tranquillo. Lo era. Non ebbe nemmeno un fremito, o me la sarei data a gambe.
Va bene. Dovevo capirci qualcosa.
Il maestro non si era trasferito. Voglio dire, chi avrebbe potuto trasferirsi e dimenticarsi di portarsi dietro il suo gorilla? Quindi il maestro non se n'era andato. Forse era solo uscito un attimo, per andare a pranzo o qualcosa del genere. E si era dimenticato di chiudere a chiave. O qualcosa del genere. Sarebbe tornato presto. Probabilmente. Forse.
Mi guardai intorno di nuovo, ancora cercando di capire cosa stesse succedendo.
La stanza in cui mi trovavo non era uno spazio abitabile – niente letto, niente cucina, niente armadi o cassetti. Quindi il maestro non viveva qui. Ma ovviamente il gorilla sì, nella stanza al di là del vetro.
Perché? Come mai?
Be', che diamine, immagino che uno possa tenere un gorilla, se proprio vuole. Ma perché tenerne uno in questo modo particolare?
Guardai all'interno un'altra volta e notai qualcosa che mi era sfuggito. Era un manifesto sul muro dietro il gorilla. Diceva:

SENZA L'UOMO
IL GORILLA
AVRA' QUALCHE SPERANZA?

“Be'”, mi dissi, “ecco una domanda interessante.” Non sembrava molto difficile, però. Perfino a dodici anni, sapevo che stava succedendo nel mondo. Per come stavano andando le cose, i gorilla non sarebbero durati molto a lungo. Quindi la risposta era sì. Senza l'Uomo, il Gorilla avrebbe una speranza.
Il primate nell'altra stanza grugnì come se non fosse rimasto molto impressionato dal mio ragionamento.
Mi chiesi se il manifesto facesse parte del corso. L'annuncio diceva: è richiesto un sincero desiderio di salvare il mondo. Aveva senso. Salvare il mondo avrebbe sicuramente significato salvare i gorilla.
“Ma non le persone?”, sentii nella mente. Sapete cosa si prova quando un'idea vi appare improvvisamente nel cervello, come se fosse spuntata fuori dal nulla? Be', questa veniva dallo spazio profondo. Sono in grado di distinguere un estraneo da un amico. Questo era un estraneo.
Guardai il gorilla, lui guardò me, e capii.
Mi dileguai. Ecco quanto rapidamente uscii di lì: un attimo stavo guardando il gorilla e quello dopo ero sul marciapiede, respirando affannosamente.
Non ero distante dal centro della città, dove un paio di centri commerciali stavano tenendo ancora duro con le unghie e coi denti. Mi diressi in quella direzione, sapendo che avrei trovato delle persone. Volevo avere intorno della gente mentre riflettevo su tutto questo.
Il gorilla mi aveva parlato – dentro la mente. Ecco su cosa dovevo riflettere.
Non dovetti chiedermi se era successo davvero o no. Era successo. Non avrei potuto immaginarmi una cosa del genere. E perché avrei dovuto farlo? Per ingannare me stessa? Ci rimuginai mentre ero nell'ascensore da Pearson's. Sei piani in su, sei piani in giù. Davvero rilassante. Nessuno fa caso a te. Nessuno ti disturba. Al pianterreno devi premere il pulsante per ritornare su. Gioielli e bigiotteria. Abiti da donna. Abiti da uomo. Articoli per la casa. Giocattoli. Mobilio. All'ultimo piano devi premere il pulsante per tornare giù. Mobilio. Giocattoli. Articoli per la casa. Abiti da uomo. Abiti da donna. Gioielli e bigiotteria. Spostamenti lenti e rilassanti.
Maestro cerca allievo. E' richiesto un sincero desiderio di salvare il mondo.
Io dico: “Vuoi dire come salvare i gorilla?”
E il gorilla dice: “Ma non le persone?”
Dov'era il maestro mentre succedeva tutto questo? E cosa sarebbe successo se il maestro fosse stato lì? Qual era il piano? Qual era l'idea?
Riuscivo a immaginare che un insegnante esotico avesse un animale domestico altrettanto esotico. Un gorilla telepatico. Decisamente esotico, già.
Maestro cerca allievo. E' richiesto un sincero desiderio di salvare il mondo e la capacità di gestire un gorilla telepatico... Ero proprio io.
Mi fermai per una coca. Non era neanche mezzogiorno.

Affronto il gorilla.

Tornata nella stanza 105, appoggiai una mano sulla maniglia e un orecchio contro la porta. E udii una voce maschile.
Non riuscii a capire cosa dicesse. Era troppo lontano dalla porta e rivolto dalla parte sbagliata. Almeno così è come me lo immaginai.
“Mumble umble bumble”, disse. “Bum bum umble mumble.”
Silenzio. Un minuto intero di silenzio.
“Um bumble umble bum”, continuò l'uomo. “Bum bum mumble um bumble.”
Silenzio. Solo mezzo minuto, stavolta.
“Umble?”, chiese l'uomo. “Umble bumble um mumblebum.”
E così via. Un suono entusiasmante. Continuò a lungo.
Pensai di limitarmi a entrare. Era un pensiero allettante – ma solo come pensiero. Pensai di tornare più tardi, ma questo non era allettante neanche come idea. Chissà cosa avrei potuto perdermi?
Rimasi lì. I minuti si trascinarono come pomeriggi piovosi. (Una volta l'avevo scritto in un tema: I minuti si trascinarono come pomeriggi piovosi. Il professore aveva scritto Bene!! al margine. Che scemo.)
Improvvisamente la voce dell'uomo fu vicina alla porta.
“Non lo so”, stava dicendo. “Non lo so davvero. Ma ci proverò.”
Mi affrettai ad allontanarmi e mi appoggiai di schiena alla porta del montacarichi. Passò un altro minuto. Poi l'uomo disse: “Va bene”, e aprì la porta. Quando mi vide, si immobilizzò per un secondo come se fossi stata un cobra in posizione d'attacco. Poi decise di far finta che non fossi lì. Si chiuse la porta alle spalle e fece per andarsene.
“E' lei il maestro?”, chiesi io. Dal modo in cui aggrottò la fronte, si sarebbe detto che la trovasse una domanda davvero difficile. Alla fine riordinò le idee, trovò ciò che voleva dire, e disse: “No.” Ovviamente avrebbe voluto dire molto di più – forse migliaia di parole in più. Ma questo fu tutto ciò che riuscì a tirar fuori in quel momento: no.
“La ringrazio”, dissi nel modo più educato possibile.
Aggrottò la fronte ancora di più. Poi si girò e si allontanò a passi pesanti.
A scuola chiunque non ti piaccia è uno sfigato, ma io non uso questa parola molto spesso. Preferisco riservarla per persone speciali, come questo tizio. Questo tizio era uno sfigato. Mi ci volle un attimo per decidere che non mi piaceva, non so nemmeno io perché. Più o meno dell'età di mia madre, con vestiti brutti e squallidi. Uno di quei tipi cupi, intensi, se capite cosa intendo. Giuro che non avevo mai capito cosa fosse un brutto taglio di capelli finché non vidi il suo. Aveva: “Intellettuale – restate a distanza” scritto in faccia.
Riportai la mia attenzione sulla porta di fronte a me. Non riuscii a trovare nulla su cui avessi bisogno di riflettere, quindi mi limitai ad attraversarla.
Nulla era cambiato lì dentro, ma adesso era tutto diverso, perché capivo di che cosa si trattasse. Quello che avevo sentito attraverso la porta era una conversazione tra lo sfigato e il gorilla. Naturalmente avevo sentito solo le frasi dello sfigato, perché il gorilla non stava parlando con la voce. Lo sfigato non era il maestro. Quindi doveva esserlo il gorilla. C'era ancora una cosa: lo sfigato non era spaventato. Questo era importante. Significava che il gorilla non era pericoloso. Se non era spaventato lui, non dovevo esserlo neanch'io.
Ora che sapevo che era lì, era facile individuare il gorilla attraverso il vetro. Era proprio dove l'avevo lasciato.
“Sono venuta per l'annuncio”, gli dissi.
Silenzio.
Pensai che non mi avesse sentito. Mi spostai vicino alla poltrona e lo dissi di nuovo.
Il gorilla mi fissò in silenzio.
“Qual è il problema?”, dissi. “Mi hai parlato, prima.”
Chiuse gli occhi molto, molto lentamente. Non è facile chiudere gli occhi così lentamente. Pensai che si stesse addormentando o qualcosa del genere.
“Qual è il problema?”, dissi di nuovo.
Il gorilla sospirò. Non so come descrivere un sospiro simile. Mi aspettai di vedere i muri curvarsi sotto il peso di quel sospiro. Aspettai. Pensai che si stesse preparando a parlare. Ma dopo un minuto intero continuò a limitarsi a starsene lì seduto.
“Non hai messo tu l'annuncio sul giornale?”, dissi.
Strizzò gli occhi come per tenere fuori qualcosa di sgradevole. Poi, finalmente, aprì gli occhi e parlò. Come prima, lo udii nella mia mente e non con le orecchie.
“Ho messo l'annuncio sul giornale”, ammise. “Ma non per te.”
“Che vuoi dire, non per me? Non mi ricordo di aver visto scritto da nessuna parte: 'questo annuncio è per tutti tranne Julie Gerchak'.”
“Chiedo scusa”, disse. “Avrei dovuto dire che non ho pubblicato l'annuncio sul giornale per i bambini.”
“Bambini!” Questo mi fece davvero infuriare. “Sarei una bambina? Ho dodici anni. Sono abbastanza grande per rubare macchine. Sono abbastanza grande per avere un aborto. Sono abbastanza grande per spacciare crack.”
E questo enorme, immenso gorilla cominciò a contorcersi, giuro su Dio. Caspita, stavo andando proprio alla grande. Stavo maltrattando un gorilla da mezza tonnellata. Si dimenò per un po', poi si riprese, si calmò e cominciò a parlare.
“Mi dispiace di aver cercato di liquidarti così facilmente”, disse. “Chiaramente non sei una persona liquidabile. Comunque, il fatto che sei abbastanza grande per rubare macchine non conta nulla qui.”
“Vai avanti”, gli dissi.
“Io sono un insegnante”, disse.
“Lo so.”
“Come insegnante, sono in grado di aiutare alcuni tipi di allievi. Non ogni tipo. Non posso aiutare qualcuno con algebra, chimica, francese o geologia.”
“Non sono venuta qui per cose del genere.”
“Questi sono solo esempi. Quello che intendo dire è che posso offrire solo un certo tipo di insegnamento.”
“Quindi che stai dicendo, che io non voglio quel 'certo tipo di insegnamento'?”
Annuì. “E' quello che sto dicendo. Gli insegnamenti che posso darti non sono di un tipo che ti possa essere di aiuto... Non ancora.”
In un attimo i miei occhi furono pieni di lacrime brucianti, ma di sicuro non glielo avrei lasciato vedere.
“Sei proprio come tutti gli altri”, gli dissi. “Sei un bugiardo.”
Questo gli fece sollevare le sopracciglia. “Un bugiardo?”
“Sì. Perché non dici la verità? Perché non dici: 'Sei solo una bambina, non servi a nessuno. Torna fra dieci anni, forse allora varrai il mio tempo'. Dillo e non mi sentirai aggiungere un'altra parola. Dillo e io mi alzerò e tornerò a casa.”
Sospirò ancora, perfino più profondamente di prima. Poi annuì, solo una volta.
“Hai perfettamente ragione”, disse. “Stavo mentendo. E mi aspettavo che non lo capissi. Per favore, accetta le mie scuse.”
Annuii di rimando.
“Ma anche la verità potrebbe non piacerti”, continuò.
“Qual è la verità?”
“Lo vedremo. Ti chiami Julie?”
“Esatto.”
“E non ti piace essere trattata come una bambina.”
“Esatto.”
“Allora siediti e ti interrogherò come se fossi un'adulta.”
Mi sedetti.
“Cosa ti ha portato qui, Julie? E per favore, non dirmi che è stato l'articolo. Abbiamo superato quel punto. Cosa vuoi? Cosa stai facendo qui?”
Aprii la bocca, ma non ne uscì niente. Non una sola sillaba. Rimasi lì seduta a boccheggiare per circa mezzo minuto, poi dissi: “Che mi dici del tizio che era qui prima? A lui l'hai chiesto che cosa volesse? Gli hai chiesto che ci faceva qui?”
A quel punto, il gorilla fece una cosa strana: alzò la mano destra e se la mise proprio sugli occhi. Sembrava che stesse contando per una partita di nascondino. La cosa buffa è che non si stava davvero toccando il volto, stava tenendo la mano a un paio di centimetri dal naso, come se stesse leggendo una scritta microscopica sul palmo.
Aspettai.
Dopo un paio di minuti abbassò la mano e disse: “No, non gli ho chiesto queste cose.”
Rimasi seduta a battere le palpebre.
Il gorilla si leccò le labbra – nervosamente, mi sembrò. “Credo che possiamo dire con sicurezza che non sono preparato a gestire le esigenze di una persona della tua età. Penso che si possa dire così. Sì.”
“Vuoi dire che ti arrendi. E' questo che mi stai dicendo? Vuoi che me ne vada perché ti arrendi.”
Il gorilla mi fissò. Non riuscii a capire se speranzosamente, rabbiosamente o altro.
“Non credi che una dodicenne possa avere un sincero desiderio di salvare il mondo?”, chiesi.
“Non ne dubito”, rispose, anche se sembrò fare fatica a pronunciare le parole.
“Allora perché non parli con me? Il tuo annuncio sul giornale diceva che cercavi un allievo. Non è quello che diceva?”
“Sì, è quello che diceva.”
“Be', ne hai trovato uno. Eccomi qui.”

Barcolliamo verso la linea di partenza.

Passò un lungo momento. L'ho letto in un libro una volta: Passò un lungo momento. Ma quello fu davvero lungo. Alla fine il gorilla parlò di nuovo: “Molto bene”, disse con un cenno del capo. “Cominciamo e vediamo dove ci porta. Il mio nome è Ishmael.”
Sembrò aspettarsi una reazione di qualche tipo, ma per me era solo un rumore. Sarebbe stato lo stesso se avesse detto di chiamarsi Meraviglia. Lui sapeva già il mio nome, quindi mi limitai ad attendere. Finalmente riprese a parlare.
“Riguardo il giovane uomo che era qui poco fa – il suo nome è Alan Lomax, a proposito – non gli ho chiesto cosa volesse. Ma gli ho chiesto di raccontarmi una storia che spiegasse perché era venuto qui.”
“Una storia?”
“Sì. Gli ho chiesto la sua storia. Ora ti chiedo la tua.”
“Non so che intendi con una storia.”
Ishmael aggrottò la fronte come se sospettasse che stessi facendo la finta tonta. Forse lo stavo facendo, un po'.
Proseguì: “I tuoi compagni di scuola stanno facendo qualcos'altro questo pomeriggio, non è vero? Qualunque cosa sia, tu non la stai facendo.”
“Sì, infatti.”
“Bene. Spiegami perché non stai facendo ciò che stanno facendo loro. Cos'ha di diverso la tua storia rispetto alla loro che ti ha condotto in questa stanza un sabato pomeriggio?”
Ora avevo capito cosa intendesse, ma non mi aiutò. Di che storia stava parlando? Voleva sapere del divorzio dei miei? Dell'avventura alcoolica di mia madre? Dei problemi che stavo avendo con la signora Monstro a scuola? Del mio ex ragazzo, Donnie, il famoso Tizio Che Non C'era?
“Voglio capire che cosa stai cercando”, disse lui, rispondendo alle mie domande come se le avessi fatte ad alta voce.
“Non capisco”, gli dissi. “Gli insegnanti a cui sono abituata non ti chiedono che cosa stai cercando. Si limitano a insegnarti ciò che devono.”
“Ed è questo che speravi di trovare qui? Un insegnante come quelli a cui sei abituata?”
“Be', no.”
“Allora sei fortunata, Julie, perché io non sono come loro. Io sono ciò che viene chiamato un insegnante maieutico. Un insegnante maieutico è qualcuno che fa da ostetrica ai suoi allievi. Sai cos'è un'ostetrica?”
“Un'ostetrica è... Qualcuno che aiuta a far nascere i neonati. Giusto?”
“Giusto. Un'ostetrica aiuta a far venire alla luce un neonato che è cresciuto dentro sua madre. Un insegnante maieutico aiuta a far venire alla luce le idee che sono cresciute nelle menti dei suoi allievi.” Il gorilla mi fissò intensamente mentre ci riflettevo su. Poi continuò: “Pensi che ci siano delle idee che stanno crescendo dentro di te?”
“Non lo so”, gli dissi. Era la verità.
“Pensi che qualcosa stia crescendo dentro di te?”
Lo guardai nel modo più impassibile che mi riuscì. Stava cominciando a spaventarmi.
“Dimmi, Julie, saresti venuta qui due anni fa se avessi visto il mio annuncio?”
Questo era facile. Gli dissi di no.
“Quindi qualcosa è cambiato”, continuò. “Qualcosa dentro di te. Questo è ciò che voglio sapere. Devo capire che cosa ti ha portato qui.”
Lo fissai per un po', poi dissi: “Sai che cosa mi ripeto tutto il tempo? E voglio dire proprio tutto il tempo, venti volte al giorno? Mi dico: 'Devo andarmene di qui'.”
Ishmael aggrottò la fronte, perplesso.
“Magari sto facendo una doccia, o lavando i piatti, o aspettando l'autobus, e questo è ciò che mi viene in mente: 'Devo andarmene di qui'.”
“Che significa?”
“Non lo so.”
Grugnì. “Ma certo che lo sai.”
“Significa... Scappa per salvarti.”
“La tua vita è in minacciata?”
“Sì.”
“Da cosa?”
“Da tutto. Dalla gente che viene a scuola con la pistola. Da gente che mette bombe in aerei e ospedali. Dalla gente che pompa gas nervino nella metropolitana. Dalla gente che scarica veleno nell'acqua che beviamo. Dalla gente che rade al suolo le foreste. Dalla gente che distrugge lo strato d'ozono. Non conosco davvero tutte queste cose, perché non voglio ascoltarle. Capisci cosa intendo?”
“Non ne sono sicuro.”
“Voglio dire, pensi che sappia cos'è uno strato d'ozono? Non lo so. Ma dicono che lo stiamo riempiendo di buchi e che se i buchi diventeranno abbastanza grandi cominceremo a cadere come mosche. Dicono che le foreste pluviali sono come i polmoni del pianeta e che se le tagliamo soffocheremo. Pensi che sappia se è vero o no? Non lo so. Uno dei mie professori ha detto che fino a duecento specie si estinguono ogni giorno a causa di ciò che stiamo facendo a questo pianeta. Me lo ricordo – ho una buona memoria per cose del genere – ma pensi che sappia se è vero o no? Non lo so, ma ci credo. Lo stesso professore ha detto che stiamo emettendo nell'atmosfera quindici milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni giorno. Pensi che sappia che cosa vuol dire? Non lo so. Tutto quello che so è che l'anidride carbonica è un veleno. Non so dove l'ho visto o sentito, ma il tasso di suicidi tra gli adolescenti è triplicato negli ultimi quarant'anni. Pensi che vada a cercare notizie simili? Non lo faccio. Ma mi entrano in testa comunque. La gente sta divorando questo pianeta.”
Ishmael annuì. “Quindi tu devi andartene di qui.”
“Esatto.”
Ishmael mi diede alcuni secondi per rifletterci, poi disse: “Ma questo non spiega perché sei venuta da me. Il mio annuncio non diceva nulla sull'andarsene da qui.”
“Sì, lo so. Sembra che stia dicendo cose senza senso.”
Ishmael alzò un sopracciglio.
“Devo pensarci un po' su”, gli dissi.
Mi alzai e mi girai verso il resto della stanza. Non c'era molto da vedere. Solo quelle alte finestre polverose, quei muri color pus e quella piccola libreria scalcinata dall'altra parte della stanza. Mi diressi verso di essa. Avrei anche potuto farne a meno. C'erano un mucchio di libri sull'evoluzione, sulla storia, sulla preistoria e su un sacco di popoli primitivi. C'era un libro sulla società degli scimpanzé che sembrava interessante – ma niente sui gorilla. C'erano un paio di atlanti archeologici. C'era il libro col titolo più lungo che avessi mai visto, qualcosa tipo: Man's rise to civilization as shown by the aboriginal peoples of the new world from prehistoric times to the coming of the industrial state. C'erano tre traduzioni della Bibbia, il che sembrava eccessivo, per uno scimmione. Non c'era nulla con cui avrei potuto rannicchiarmi di fronte al caminetto, se anche ne avessi avuto uno. Cincischiai più a lungo che potei, poi tornai a sedermi.
“Volevi che ti raccontassi una storia. Non ho una storia da raccontare, ma ho un sogno a occhi aperti.”
“Un sogno a occhi aperti?”, disse Ishmael con tono metà interrogativo.
Annuii, e lui disse che un sogno a occhi aperti sarebbe stato più che adeguato.
“D'accordo. Ecco su cosa stavo fantasticando stamattina. Stavo pensando: non sarebbe fantastico se andassi nella stanza 105 del Fairfield e ci fosse una donna a una scrivania, e lei mi guardasse e dicesse...”
“Aspetta”, disse Ishmael. “Scusa se ti interrompo.”
“Sì?”
“Stai... Precipitando.”
“Precipitando?”
“Correndo. Andando in fretta e furia.”
“Vuoi dire che sto andando troppo veloce?”
“Sì, di gran lunga troppo veloce. Non abbiamo una scadenza, qui, Julie. Se vuoi raccontarmi questa storia, prenditi il tempo che ti serve per svilupparla con cura – tanto tempo quanto te ne sei presa stamattina nell'immaginarla.”
“Va bene”, dissi. “Capisco cosa intendi. Vuoi che ricominci?”
“Sì, grazie. Ma niente corse stavolta. Prenditi un momento per riordinare le idee. Rilassati e lascia che ti ritorni in mente. Non riassumerla, raccontala integralmente.”
Prendermi un momento? Rilassarmi? Farmela tornare in mente? Non sembrava capire che cosa mi stava chiedendo. Ero seduta, certo, ma non potevo appoggiarmi allo schienale e mettermi comoda, perché se l'avessi fatto i miei piedi avrebbero penzolato dal bordo e mi sarei sentita come una bambina di sei anni. Dovevo tenere i piedi a terra perché dovevo essere in grado di uscire di lì in un secondo – e se pensate che voi non vi sareste sentiti in quel modo, vi suggerisco di sedervi davanti a un gorilla adulto e fare una prova. L'unico modo per rilassarmi e lasciare che la fantasticheria mi tornasse in mente sarebbe stato di rannicchiarmi sulla poltrona e chiudere gli occhi, e non ero pronta a fare una cosa simile in presenza di un gorilla di mezza tonnellata.
Diedi a Ishmael un'occhiataccia sdegnosa e impaziente che avrebbe dovuto farglielo capire. La incassò, ci rimuginò su per un po' e poi fece qualcosa che quasi mi fece scoppiare a ridere. Usò due dita per farsi un gesto davanti al cuore e poi le mantenne in aria solennemente, proprio come un Boy Scout: Croce sul cuore e potessi morire.
Che diavolo, risi davvero.

Il sogno a occhi aperti.

Nella mia fantasticheria, non mi vestii con cura per andare al Fairfield – non più di quanto avessi fatto nella realtà. Sarebbe stato imbarazzante. Sarebbe stato altrettanto imbarazzante vestirmi di stracci, per cui avevo scelto una via di mezzo. Ci sono molte ragazze più carine, più brutte, più alte, più basse, più grasse e più magre di me – e forse per loro ha senso uscire di testa per decidere cosa mettersi, ma non per me.
Il Fairfield del mio sogno era più elegante di quello reale, e la stanza 105 non era al piano terra vicino a un magazzino di carico. Per arrivarci dovetti prendere l'ascensore dall'ingresso (e qualcuno gli aveva dato una bella lucidata, rivelando dei bei fregi di ottone).
La porta della stanza 105 diceva... Nulla. Ci riflettei un po'. Volevo che recasse una scritta intrigante come Possibilità Mondiali o Avventura Cosmica, ma niente, rimase ostinatamente vuota. Entrai. Una giovane donna alzò gli occhi da una scrivania sistemata nella parte anteriore della stanza. Non era una segretaria. Non era vestita da segretaria, ma in modo più casualmente elegante. E non era seduta alla scrivania: ci era piegata sopra, impacchettando una scatola. Mi lanciò un'occhiata incuriosita, come se degli estranei entrassero raramente lì dentro, e mi chiese come avrebbe potuto essermi d'aiuto.
“Sono qui per l'annuncio”, le dissi.
“L'annuncio”, disse lei, raddrizzandosi per esaminarmi più attentamente. “Non credevo che l'annuncio stesse ancora venendo pubblicato.”
Non riuscii a pensare a nulla da dire, quindi rimasi solo lì in piedi.
“Aspetta qui”, disse, e scomparve in un corridoio. Tornò un minuto dopo, in compagnia di un uomo della sua stessa età, venti o venticinque anni. Era vestito allo stesso modo, non in un completo ma più casualmente – più un escursionista che un uomo d'affari. Mi fissarono inespressivi finché cominciai a sentirmi un mobile che era stato inviato lì in prova.
Alla fine l'uomo disse: “Sei venuta per l'annuncio?”
“Esatto.”
La donna gli disse: “Sai, sarebbero contenti di averne una in più.” Ovviamente non avevo idea di chi stesse parlando.
“Ne sono consapevole”, disse lui. Poi: “Vieni nel mio ufficio e ne parleremo. Io sono Phil, a proposito, e questa è Andrea.” Nel suo ufficio, ci sedemmo e lui disse: “Il motivo per cui stiamo esitando è che abbiamo bisogno di gente che possa stare via per un po'. Per un bel po'.”
“Non c'è problema”, gli dissi.
“Non capisci, disse Andrea. “Stiamo parlando di anni, forse anche decenni.”
“Davvero?”
“Davvero.”
“Be', non mi dispiacerebbe troppo”, dissi loro. “Sinceramente.”
(“Ora noterai”, dissi a Ishmael, “che nessuno dei due ha detto che ero troppo giovane, o che sarebbe stato meglio se fossi stata un maschio, o che avrei fatto meglio a restare a casa e occuparmi di mia madre, o che avrei dovuto finire la scuola o roba del genere.” Lui annuì per farmi capire che questo dettaglio non gli era sfuggito.)
Si scambiarono un'altra occhiata, poi Phil mi chiese quanto mi ci sarebbe voluto per prepararmi.
“Intendi per andarmene?” Annuì. “Sono già pronta. Sono venuta pronta.”
“Ottimo”, disse Andrea. “Come puoi vedere, stavamo facendo le valigie. Se fossi venuta un'ora più tardi ci avresti mancati.”
Ora noterai che entrambi avevano nominato l'annuncio, ma nessuno dei due aveva pronunciato neanche una sillaba della parola più importante: maestro. Questo mi preoccupò un po'. Mi chiesi se la faccenda del maestro non fosse stata solo un modo per adescare gente, ma non dissi nulla. Gli adulti si irritano parecchio quando fai loro domande sulle bugie che cercano di darti a bere. Quindi tenni la bocca chiusa e aiutai a caricare gli scatoloni su una grossa Suburban parcheggiata nel vicolo dietro l'edificio. Un'ora di macchina ci portò nel bel mezzo del nulla (un nulla non specificato non presente su nessuna mappa della zona). Sembrava il tipo di posto in cui giravano tutti quei ridicoli vecchi film dell'orrore e di fantascienza, con i ragni giganti e le vecchie assassine. Penso che fosse proprio quel posto. Era il mio sogno a occhi aperti, dopotutto.
La nostra destinazione era una sorta di piccolo campo militare privo di soldati. Quando entrammo, la gente si limitò a salutarci con la mano per poi continuare quello che stava facendo. Era facile notare che c'erano due gruppi: lo staff, vestito color cachi, come Phil e Andrea, e le reclute, che erano un gruppo misto e disomogeneo come la folla in un centro commerciale un sabato pomeriggio.
Phil e Andrea mi lasciarono in una caserma, dove alcune reclute mi assegnarono un letto. Nessuno si offrì di spiegare nulla e io non feci domande. Immaginai che presto o tardi la situazione si sarebbe chiarita. Quello che avvenne, comunque, fu che a un certo punto dissi qualcosa che rese chiaro agli altri che non avevo idea di cosa stesse succedendo. Rimasero sconcertati che Phil e Andrea non mi avessero spiegato nulla, così dissi: “Perché non me lo spiegate voi?”. Si grattarono la testa e borbottarono per un po' tra di loro, ma alla fine qualcuno prese la parola e disse: “Che senso ha andare a cercare un maestro se vuoi salvare il mondo?”
“Perché non so come farlo da sola, ovviamente.”
“Ma che tipo di maestro saprebbe come salvare il mondo, secondo te?”
“Non ne ho idea”, le dissi. Questa era una donna sui quarant'anni di nome Gammaen.
“Pensi che possa trattarsi di un ufficiale governativo o qualcosa del genere?”
Le dissi che non credevo proprio, e quando mi chiese perché, risposi: “Perché se qualcuno del governo sapesse come farlo, lo starebbe facendo, no?”
“Perché secondo te la gente in generale non sa come salvare il mondo?”
“Non lo so.”
“Pensi che nessuno nell'intero universo sappia come vivere senza distruggere il mondo?”
“Non ne ho idea”, le dissi.
A questo punto rimasero in silenzio per un po'. Alla fine uno di loro prese la parola: “Ci sono popoli ovunque nell'universo che sanno come vivere senza distruggere il mondo.”
“Ah, davvero?” dissi io. Non stavo facendo l'arrogante, era la prima volta che sentivo una cosa simile, e glielo dissi.
“Be', è così che stanno le cose”, disse. “Ci sono migliaia di pianeti abitati nell'universo – forse milioni – e la gente riesce a viverci senza problemi.
“Davvero?”
“Davvero. Non li distruggono, non li radono al suolo e non li riempiono di veleni.”
“Be', è grandioso”, dissi. “Ma questo come può aiutare noi?”
“Ci aiuterebbe se sapessimo come fanno a vivere in quel modo, no?”
“Certo.”
Per un secondo sembrò che sarebbero rimasti nuovamente bloccati, ma poi Gammaen trovò il modo di proseguire.
“Stiamo andando da loro per imparare”, disse.
“Chi?”
“Noi. Tutte le reclute – tu, noi.”
“Stiamo andando dove?”, chiesi, ancora incapace di capire dove volesse arrivare.
“Nello spazio”, disse.
Finalmente fu chiaro: stavamo aspettando che venissero a prenderci. Saremmo rimasti via per decenni, senza andare a scuola. Avremmo visitato altri pianeti, osservando, cercando di capire.
E qualunque cosa avremmo imparato, l'avremmo portata sulla Terra.
Questo era il programma.
E questo era il sogno a occhi aperti.

Ti presento Madre Cultura.

“Stupido, no?”
Ishmael aggrottò la fronte. “Perché dici così?”
“Be', voglio dire, è un sogno a occhi aperti. Sono stupidaggini. Fuffa. Sciocchezze.”
Scosse la testa. “Nessuna storia è priva di significato, se sai come cercarlo. Questo vale tanto per le ninne-nanne e le fantasticherie quanto per i romanzi e i poemi epici.”
“D'accordo.”
“Il tuo sogno a occhi aperti non è una stupidaggine, Julie, posso assicurartelo. Inoltre, ha fatto proprio quello che volevo facesse. Avevo chiesto una storia che spiegasse perché sei qui, ed è esattamente quello che mi hai dato. Ora capisco che cosa stai cercando. O, più precisamente, capisco cosa sei preparata a imparare, e senza questa informazione non avrei potuto neanche cominciare.”
Non capii esattamente di cosa stesse parlando, ma gli dissi che ero contenta di sentirlo.
“Nonostante questo”, continuò, “non sono ancora sicuro di come procedere con te. Che tu ne sia consapevole o meno, presenti un problema speciale.”
“Perché?”
“Io non sono come gli insegnanti nella tua scuola, Julie, che si limitano a insegnarti le materie che i vostri adulti hanno deciso che dovresti conoscere – cose come matematica, geografia, storia, biologia, e così via. Come ti ho spiegato prima, io sono un insegnante che funge da ostetrica per i suoi allievi, portando alla luce idee che erano cresciute dentro di loro.” Ishmael si fermò un momento a riflettere, poi mi chiese quali fossero, secondo me, le differenze tra me e Alan Lomax – dal punto di vista educativo.
“Be', immagino che abbia finito la scuola superiore e probabilmente l'università.”
“Esatto. Quindi?”
“Quindi conosce cose che io non conosco.”
“Questo è vero”, disse Ishmael. “Tuttavia, le stesse idee stanno crescendo dentro entrambi.”
“Come lo sai?”
Le labbra gli fremettero in un sorriso. “Lo so perché avete entrambi ascoltato la stessa madre dal giorno della vostra nascita. Non sto parlando della vostra madre biologica, naturalmente, ma piuttosto della vostra madre culturale. Madre Cultura vi parla attraverso la voce dei vostri genitori – che a loro volta hanno ascoltato la sua voce dal giorno della loro nascita. Vi parla attraverso personaggi dei fumetti, dei romanzi e dei cartoni animati. Vi parla attraverso giornalisti, insegnanti e candidati presidenziali. L'avete ascoltata nei talk-show. L'avete ascoltata nelle canzoni popolari, negli slogan pubblicitari, nelle lezioni, nei discorsi dei politici, nei sermoni e nelle barzellette. L'avete letta in articoli di giornale, libri di testo e strisce a fumetti.”
“Va bene”, dissi. “Credo di capire cosa intendi.”
“Questa, naturalmente, non è una cosa esclusiva della vostra cultura, Julie. Ogni cultura ha la propria madre culturale che alleva e sostiene i propri membri. Le idee che sono state insegnate a te e Alan sono molto diverse da quelle insegnate nei popoli tribali che vivono ancora come i loro antenati vivevano diecimila anni fa – gli Huli della Papa Nuova Guinea, per esempio, o gli Indiani Macuna della Colombia orientale.”
“Sì, capisco.”
“Le cose che possono venire estratte da te e Alan sono le stesse, ma si trovano a differenti stadi di sviluppo. Alan ha ascoltato Madre Cultura per vent'anni più a lungo di te, quindi ciò che può essere trovato dentro di lui è più integro e complesso.”
“Sì, lo capisco. Come un feto è più sviluppato a sette mesi piuttosto che a due.”
“Esatto.”
“Va bene. Quindi ora che facciamo?”
“Ora vorrei che andassi via e mi lasciassi pensare a come procedere con te.”
“Che andassi dove?”
“Dovunque. Dove vuoi. A casa, se ne hai una.”
Fu il mio turno di aggrottare le sopracciglia. “Se ne ho una? Cosa ti fa pensare che non ce l'abbia?”
“Mi astengo dal fare ipotesi”, replicò freddamente Ishmael. “Sei tu che ti sei imbizzarrita quando ti ho definita una bambina e mi hai detto che sei abbastanza grande da rubare macchine, avere un aborto o spacciare crack. Ho pensato che fosse meglio non dare nulla per scontato sulle tue condizioni di vita.”
“Accidenti”, dissi io. “Prendi tutto in maniera così letterale?”
Ishmael si grattò un lato della mandibola per un momento. “Sì, immagino di sì. Scoprirai che ho un certo senso dell'umorismo, ma che le iperboli e le esagerazioni comiche tendono a sfuggirmi.”
Gli dissi che l'avrei tenuto a mente – indulgendo in un'altra esagerazione comica. Poi gli chiesi quando sarei potuta tornare.
“Quando vuoi.”
“Domani?”
“Ma certo. Le domeniche non sono giorni di riposo per me.”
Il lieve fremito all'angolo della sua bocca mi fece capire che quella avrebbe dovuto essere una battuta di qualche tipo.
Mia madre era sprofondata in un piacevole torpore per quando tornai a casa. Immagino che pensi sia un suo dovere materno mostrare interesse alla mia giornata, perché mi chiese dove fossi stata. Le raccontai la bugia che mi ero preparata, che ero stata con Sharon Spaley, un'amica.
Pensavate che le avrei detto la verità? Che avevo avuto un'interessante conversazione con un gorilla?
Fatemi il piacere.

Il popolo maledetto.

Quando arrivai alla stanza 105 la mattina seguente, appoggiai l'orecchio alla porta. Volevo sapere se Alan lo sfigato era arrivato prima di me. Quando fui sicura che non c'era, entrai.
Non era cambiato niente. Il che significa che rimasi colpita dall'odore, che ora sapevo essere di gorilla. Non intendo dire che non mi piacesse. Avrei voluto averne una bottiglietta. Sapete, per spruzzarmene un po' prima di andare alle feste. Quello sì che avrebbe attirato l'attenzione.
Ishmael era dove l'avevo lasciato. Mi chiesi se avesse un altro posto in cui andare in quel locale. Immaginai che ci fosse un'altra stanza dietro quella che potevo vedere. La stanza dietro il vetro era troppo piccola perché chiunque potesse viverci, soprattutto un gorilla.
Mi sedetti e ci scambiammo un'occhiata.
“Cosa farai se Alan verrà qui mentre ci sono io?”
Fece una smorfia. Credo che la trovasse una domanda inutile. Comunque, rispose... Chiedendomi cosa io avrei voluto che facesse.
“Credo che vorrei che gli dicessi di tornare più tardi.”
“Capisco. Ed è questo che dovrei dire anche a te se dovessi venire mentre Alan è già qui?”
“Sì.”
“Se Alan è già qui quando arrivi, dovrei dirti di tornare più tardi?”
“Esatto.”
Scossa la testa, divertito. “Dovrò parlargliene. Posso dire a te di tornare più tardi, ma non a lui. Non senza discuterne prima.”
“Non voglio che tu lo faccia. Se Alan arriva mentre sono qui, me ne andrò e basta.”
“Ma perché? Cos'hai contro di lui?”
“Non lo so. Solo non voglio che sappia di me.”
“Cosa non vuoi che sappia?”
“Non voglio che sappia nulla. Non voglio nemmeno che sappia che esisto.”
“Non posso garantirti una cosa simile, Julie. Se entrasse da quella porta adesso, ovviamente scoprirebbe che esisti.”
“Me ne rendo conto. Ma quella è solo la mia prima scelta. Se non posso avere quella, otterrò quella migliore dopo di essa.”
“E qual è la tua seconda scelta?”
“Qualunque cosa ottenga andandomene, ecco qual è.”
Ishmael improvvisamente sollevò il labbro superiore, scoprendo una fila di denti marrone-dorati grandi quanto il mio pollice. Mi ci volle un attimo per capire che si trattava di un sorriso.”
“Comincio a credere”, disse, “che tu abbia un carattere molto simile al mio, Julie.”
Lo fissai perplessa.
“Se non capisci cosa voglio dire adesso, lo capirai un giorno.”
Aveva ragione, in quel momento non lo capii. Ora, dopo quattro anni, credo di capirlo. Forse.
Comunque sia, quando la chiacchierata fu conclusa Ishmael si sedette sul suo letto di paglia e cominciò.
“Tu pensi che qualcuno nell'universo debba sapere come vivere nel mondo senza distruggerlo. Questo è ciò che il tuo sogno a occhi aperti sembra indicare.”
“Be'... Non è che ci creda davvero.”
“Diciamo che ti sembra abbia senso. Ti sembra ragionevole che, se esiste vita intelligente in qualche altra parte dell'universo, qualcuno da qualche parte debba sapere come vivere in modo sostenibile nel proprio mondo.”
“Esatto.”
“Perché ti sembra ragionevole, Julie?”
“Non lo so.”
Il gorilla fece una smorfia. “Prima di dire 'non lo so', apprezzerei se ti prendessi un momento per vedere se per caso tu non lo sappia, dopotutto. E anche se scopri che davvero non lo sai, fai un tentativo comunque, per favore.”
“Va bene. Vuoi sapere perché mi sembra ragionevole che la gente di altri pianeti sappia come vivere in modo sostenibile.”
“Esatto.”
Ci pensai su per un po' e gli dissi che era una buona domanda.
“L'intero processo consiste nel fare buone domande, Julie. Questa è un'informazione che ho bisogno di avere da te fin da subito. Sarà la base di tutto il nostro lavoro successivo.”
“Capisco”, dissi io, e tornai a riflettere. Dopo un altro po' dissi: “E' difficile da spiegare.”
“Le cose semplici sono quasi sempre le più difficili da spiegare, Julie. Mostrare a qualcuno come allacciarsi le scarpe è facile. Spiegarglielo a parole è quasi impossibile.”
“Già”, gli dissi. “E' proprio così.” Ci lavorai su un altro po'. Finalmente dissi: “Non so perché questo esempio funzioni, ma lo fa. Diciamo che hai una dozzina di frigoriferi prodotti da una dozzina di compagnie diverse. Uno o due di questi frigoriferi non varrà un centesimo, ma la maggior parte funzionerà piuttosto bene.”
“Perché?”
“Immagino che sia perché non puoi aspettarti che ogni singola fabbrica sia incompetente. La maggior parte di loro devono essere almeno marginalmente competenti per rimanere in affari.”
“In altre parole, se vivessi in un mondo dove moltissime compagnie fabbricassero frigoriferi ma nessuna di esse fosse competente, ti aspetteresti che il tuo mondo fosse un'eccezione. Se visitassi altri mondi, ti aspetteresti di trovare gente capace di fare frigoriferi decenti. Ancora in altre parole, ti sembra che ci sia qualcosa di anormale riguardo la disfunzionalità. Ciò che è normale è che le cose funzionino. Ciò che non è normale è che le cose falliscano.”
“Sì, esatto.”
“Da dove ti viene quest'impressione, Julie? Da dove ti viene l'impressione che sia normale che le cose funzionino?”
“Caspita”, dissi. Da dove mi era venuta quest'idea? “Forse è questo. Ogni altra cosa nell'universo sembra funzionare. L'aria funziona, le nuvole funzionano, gli alberi funzionano, le tartarughe funzionano, i germi funzionano, gli atomi funzionano, i funghi funzionano, gli uccelli funzionano, i leoni funzionano, i vermi funzionano, il sole funziona, la luna funziona... L'intero universo funziona! Ogni singola cosa funziona... A parte noi. Perché? Cosa ci rende così speciali?”
“Sai cosa vi rende speciali, Julie.”
“Lo so?”
“Sì. Questo sarà il primo frammento di conoscenza che ti aiuterò a portare alla luce. Cos'ha da dire Madre Cultura a questo riguardo? Cosa vi rende differenti da tartarughe, nuvole, vermi, sole e funghi? Essi funzionano e voi noi. Perché non funzionate, Julie? Cosa vi rende speciali?”
“Siamo speciali perché tutto il resto funziona. Ed è perché siamo speciali che non funzioniamo.”
“Sono d'accordo che questo sia un ragionamento circolare che imparate da Madre Cultura a questo riguardo, ma sarebbe utile se definissi questa specialità.”
Lo guardai con occhi socchiusi per un po', poi dissi: “Non c'è niente di sbagliato nelle tartarughe, nelle nuvole, nei vermi e nel sole. Ecco perché loro funzionano. Ma c'è qualcosa di sbagliato in noi. E questo è il motivo per cui noi non funzioniamo.”
“Bene. Ma di che si tratta, Julie? Cosa c'è di sbagliato in voi?”
Ci riflettei per qualche minuto. Poi dissi: “Questa è la maieutica?”
Ishmael annuì.
“Sono colpita. Mi piace. Nessuno l'aveva mai fatto con me prima. Comunque, quello che c'è di sbagliato in noi è che siamo civilizzati. Penso sia questo.” Ma mentre ci pensavo, questa risposta perse un po' della sua sicurezza. “Parte del motivo”, gli dissi, “è che siamo civilizzati. Ma c'è anche qualcosa riguardo il modo in cui siamo civilizzati. Non siamo civilizzati abbastanza.”
“E come mai?”
“Accidenti”, dissi. “Il motivo per cui non siamo civilizzati abbastanza è che c'è qualcosa di sbagliato in noi. E' come se ci fosse una goccia di veleno in noi, e quella goccia basta a rovinare tutto ciò che facciamo.” Immagino di essere rimasta lì seduta a bocca aperta, perché alla fine Ishmael mi disse di continuare. Continuai.
“Ecco che cosa sento, Ishmael. Va bene se ti chiamo Ishmael?”
Il gorilla annuì, dicendo: “E' il mio nome.”
“Ecco che cosa sento: Dobbiamo evolverci in una forma superiore se vogliamo sopravvivere. Non sono esattamente sicura di dove lo sento. E' come se fosse qualcosa nell'aria.”
“Lo capisco.”
“Questa forma in cui siamo ora è troppo primitiva. Siamo troppo primitivi. Dobbiamo evolverci in una forma più elevata, più angelica.”
“Per poter funzionare bene quanto funghi, tartarughe e vermi.”
Risi e dissi: “Sì, è buffo. Ma è la percezione comune, penso. Non funzioniamo bene quanto funghi, tartarughe e vermi perché siamo troppo intelligenti, e non funzioniamo bene quanto gli angeli e gli dei perché non siamo intelligenti a sufficienza. Ci troviamo a uno stadio spiacevole. Eravamo a posto quando eravamo meno che umani, e saremo di nuovo a posto quando saremo più che umani, ma al momento siamo un disastro. Gli umani non vanno bene. La loro forma non va bene. Credo sia questo che Madre Cultura ha da dire.”
“Quindi il difetto è l'intelligenza stessa, secondo Madre Cultura.”
“Esatto. L'intelligenza è ciò che ci rende speciali, no? Le falene non possono distruggere il mondo. I pesci gatto non possono distruggere il mondo. Ci vuole intelligenza per fare una cosa del genere.”
“In questo caso, cosa significa per te il tuo sogno a occhi aperti? Andandotene in giro per l'universo per imparare come vivere, stai cercando degli angeli?”
“No. Sarebbe assurdo.”
Ishmael inclinò la testa da un lato e mi diede un'occhiata interrogativa.
“Sto cercando delle razze intelligenti come noi, ma che sappiano come vivere senza distruggere il proprio mondo. Siamo perfino più speciali di quanto pensassi.”
“Vai avanti.”
“E' come se fossimo maledetti. La gente di questo pianeta.”
Ishmael annuì. “Questo è ciò che si crede generalmente, tra la gente della tua cultura, che l'umanità è maledetta – malformata, difettosa alla radice o perfino maledetta da una qualche divinità.”
“Esatto.”
“Questo è il motivo per cui nel tuo sogno a occhi aperti senti il bisogno di cercare altrove nell'universo la conoscenza di cui hai bisogno. Non puoi trovarla tra la tua gente, perché siete una specie maledetta. Per trovare il modo di vivere sostenibilmente, devi trovare una specie che non sia maledetta. E non c'è motivo di supporre che siano tutte maledette. Senti che qualcuno là fuori debba sapere come vivere in modo sostenibile.”
“Esatto.”
“Quindi, come vedi, il tuo sogno a occhi aperti era ben lontano dall'essere una sciocchezza. E sono sicuro che se il viaggio che hai ipotizzato potesse essere davvero compiuto, vi porterebbe davvero in contatto con migliaia di popoli che vivono in modo sostenibile senza problemi.”
“Lo sei? Perché?”
“Perché la maledizione sotto cui agite è molto, molto localizzata, a differenza di quello che vi dice Madre Cultura. Non si estende nemmeno lontanamente all'intera umanità. Migliaia di popoli hanno vissuto qui in modo sostenibile, Julie. Senza difficoltà. Senza sforzi.”
Be', naturalmente battei le palpebre a questo punto.
“Vuoi dire come... Gli Atlantidi?”
“Non intendo nulla di remotamente simile agli Atlantidi, Julie. Atlantide è una favola.”
“Allora non ho idea di che cosa stai parlando. Nessuna.”
Ishmael annuì lentamente. “Me ne rendo conto. Molti pochi di voi capirebbero di che cosa sto parlando.”
Attesi che finisse il ragionamento, e quando non lo fece gli chiesi: “Non vuoi dirmi chi sono questi popoli?”
“Preferirei di no, Julie. Vedi, hai sicuramente questa informazione nella tua mente, e se la portassi fuori io ne rimarresti impressionata, ma non impareresti nulla. Il compito dell'ostetrica è di aiutare la madre a dare alla luce il bambino, non di tirarlo fuori lei stessa.”
“Vuoi dire che so già chi sono questi popoli?”
“Non ne ho il minimo dubbio, Julie.”
Scrollai le spalle, incrociai gli occhi e feci tutte le solite cose, poi gli dissi di continuare.

La vostra cultura.

“E' convinzione comune e profondamente radicata nella vostra cultura”, disse Ishmael, “che la saggezza non possa venire trovata tra di voi. Questo è ciò che il tuo sogno a occhi aperti rivela. Voi sapete come costruire meravigliosi marchingegni elettronici, sapete come spedire navicelle nello spazio, sapete come sbirciare nelle profondità dell'atomo. Ma la più semplice ed essenziale delle conoscenze – quella su come vivere – semplicemente non esiste tra di voi.”
“Sì, è così che sembra.”
“Questa non è una convinzione recente, Julie. Esiste da millenni nella vostra cultura.”
“Scusami”, dissi io. “Continui a ripeterlo – 'la gente della vostra cultura' – e io continuo a non essere sicura di cosa intendi con questo. Perché non dici solo 'voi umani' o 'voi americani'?”
“Perché non sto parlando degli umani o degli americani. Sto parlando dei membri della vostra cultura.”
“Be', credo che questa dovrai spiegarmela.”
“Sai cos'è una cultura?”
“A essere onesta, non ne sono sicura.”
“La parola cultura è come un camaleonte, Julie. Non ha un colore proprio, lo prende dall'ambiente circostante. Significa una cosa quando parli della cultura degli scimpanzé, un'altra quando parli della cultura della General Motors. Si può dire che esistono solo due culture umane fondamentali, così come si può dire che ne esistono migliaia. Invece di spiegarti cosa significhi la parola 'cultura' da sola (cosa che sarebbe quasi impossibile), mi limiterò a spiegarti che cosa intendo quando parlo della 'vostra cultura'. D'accordo?”
“Va bene”, dissi.
“In effetti, la renderò ancora più semplice. Ti darò due regole basilari con cui potrai identificare i popoli della vostra cultura. Eccone una. Sai che ti trovi tra gente della tua cultura se il cibo è tutto posseduto, se è tutto sotto chiave.”
“Mmm”, dissi. “E' difficile immaginare che possa essere in qualunque altro modo.”
“Ma naturalmente un tempo era in un altro modo. Un tempo il cibo non era più posseduto dell'aria o della luce del sole. Sono sicuro che te ne rendi conto.”
“Sì, immagino di sì.”
“Sembri scarsamente impressionata, Julie, ma mettere il cibo sotto chiave è stata una delle grandi innovazioni della vostra cultura. Nessun'altra cultura ha mai messo il cibo sotto chiave – e farlo è la pietra angolare della vostra economia.”
“Perché?”, chiesi. “Perché ne è la pietra angolare?”
“Perché se il cibo non fosse sotto chiave, Julie, chi lavorerebbe?”
“Oh. Già. Giusto. Caspita.”
“Se vai a Singapore, Amsterdam, Seoul, Buenos Aires, Islamabad, Johannesburg, Tampa, Istanbul o Kyoto, troverai che la gente differisce enormemente nel modo di vestirsi, nelle cerimonie matrimoniali, nelle ricorrenze che osservano, nei rituali religiosi e così via, ma che tutti si aspettano di trovare il cibo sotto chiave. E' tutto posseduto, e se ne vuoi un po' devi comprarlo.”
“Capisco. Quindi stai dicendo che tutti questi popoli appartengono a una sola cultura.”
“Chiaramente sto parlando delle cose fondamentali, e nulla è più fondamentale del cibo. Sono sicuro che sia difficile per voi realizzare quanto incredibilmente bizzarri siate in questo aspetto. Voi pensate che abbia perfettamente senso lavorare per avere ciò che è gratuito per ogni altra creatura sulla Terra. Soltanto voi chiudete il cibo sotto chiave lontano da voi e poi faticate duramente per riprendervelo... E credete che nulla possa avere più senso.”
“Sì, è bizzarro, se la metti così. Ma non è stata solo la nostra cultura a farlo. E' stata l'umanità, no?”
“No, Julie. So che Madre Cultura insegna che questa è una cosa che tutta l'umanità ha fatto, ma è una bugia. Siete stati solo voi, una singola cultura, e non l'intera umanità. Per quando avremo finito, non avrai alcun dubbio al riguardo.”
“D'accordo.”
“Un'altra regola basilare che puoi usare per identificare i membri della vostra cultura, è questa: essi credono di appartenere a una specie fondamentalmente difettosa e intrinsecamente condannata alla sofferenza e alla miseria. Dato che sono difettosi, si aspettano che la saggezza sia un lusso raro e difficile da acquisire. Dato che sono intrinsecamente condannati alla sofferenza, non sono sorpresi di vivere nella povertà, tra ingiustizie e crimini. Non sono sorpresi che i loro governanti siano corrotti ed egoisti. Non sono sorpresi di star rendendo il mondo invivibile per se stessi. Possono essere indignati al riguardo ma non ne sono sorpresi, perché è come si aspettano che stiano le cose. Per loro ha senso quanto mettere il cibo sotto chiave.”
“Ti dispiace se faccio l'avvocato del diavolo per un minuto?”
“Niente affatto.”
“C'è un professore nella mia scuola che non fa che rivolgerci occhiate compassionevoli perché è buddista, il che significa che è chilometri avanti a noi per quanto riguarda la consapevolezza e l'illuminazione spirituale e cose simili. Per lui, la gente della nostra cultura è quella occidentale, e la gente orientale appartiene a una cultura completamente diversa.”
“Mi sembra di capire che quest'uomo sia egli stesso un occidentale.”
“Sì, lo è. Che cosa c'entra?”
Ishmael scrollò le spalle. “Gli occidentali pensano spesso che l'Oriente sia un unico, enorme tempio buddista, il che è come pensare che l'Occidente sia un unico, enorme monastero certosino. Se il professore di cui parli visitasse l'Oriente sperimenterebbe sicuramente molte cose nuove, ma scoprirebbe innanzitutto che il cibo viene tutto tenuto sotto chiave, e poi che gli umani sono considerati una specie miserabile, distruttiva e avida, proprio come in Occidente. Queste sono le cose che li definiscono come membri della vostra cultura.”
“Ci sono davvero popoli al mondo che non credono di essere creature miserabili, distruttive e avide?”
Ishmael considerò la domanda per un momento e poi disse: “Lascia che ti rivolga la stessa domanda in un altro modo. Nel tuo viaggio per l'universo, progettavi di andare in cerca di altre specie maledette?”
“No.”
“Ti aspetti che ogni altra specie intelligente dell'universo sia maledetta?”
“No.”
Ishmael mi studiò per un momento e poi disse: “Vedo che la tua domanda rimane insoluta. Lascia che risponda in questo modo. Perfino alla tua età, hai probabilmente già incontrato un certo tipo di persona convinto che tutto ciò che di brutto gli capita nella vita sia colpa di qualcun altro – mai colpa sua. Se ancora non hai incontrato nessuno così, ti garantisco che un giorno ti capiterà. Questo tipo di persona non impara mai dai propri errori, perché per quanto lo riguarda lui non fa mai errori. Non scopre mai la fonte delle proprie difficoltà, perché è convinto che si trovi nelle altre persone, e loro sono al di là del suo controllo. Per fartela breve, qualunque cosa gli vada storta per lui è colpa di qualcun altro. Non si dice mai: 'Forse il problema è in qualcosa che sto facendo'. Dice: 'Il problema è qualcosa che gli altri stanno facendo. I miei guai dipendono da altre persone... E siccome non posso cambiarle, sono impotente'.”
“Sì, conosco qualcuno così”, gli dissi. Non vidi motivo di dirgli che si trattava di mia madre.
“La vostra intera cultura ha adottato questo modo di gestire le proprie difficoltà. Voi non dite: 'Forse il problema è in qualcosa che stiamo facendo'. Voi dite: 'Il problema è la natura umana stessa. I nostri guai dipendono dalla natura umana... E siccome non abbiamo modo di cambiarla, siamo impotenti'.”
“Accidenti”, dissi. “Ho capito.”
“Lo capisco anch'io, Julie”, disse Ishmael. “I maestri hanno bisogno di allievi che li aiutino a proseguire il loro viaggio di scoperta.”
Alzai le sopracciglia.
“Mi hai sentito dire una dozzina di volte che la gente della vostra cultura pensa a se stessa come a una specie condannata e difettosa.”
“Esatto”, dissi.
“Ora, grazie a te, ho un modo molto migliore di dirlo: la gente della vostra cultura incolpa la natura umana dei suoi problemi. E' ancora vero che pensate a voi stessi come a membri di una specie difettosa e condannata, ma adesso entrambi abbiamo una migliore comprensione del perché pensate a voi stessi in questo modo. Serve a uno scopo. Vi permette di spostare la colpa da voi a qualcosa che è oltre il vostro controllo: la natura umana. Voi non avete colpa. La colpa è della natura umana stessa, che voi non avete modo di cambiare.”
“Giusto. Capisco.”
“Lascia che spenda un momento per precisare che la natura umana è qualcosa che la gente della vostra cultura pretende di conoscere. Non è qualcosa che io pretendo di conoscere. Ogni volta che userò questo termine, lo farò con il significato che gli viene dato da Madre Cultura. Lo stesso concetto mi è estraneo. Appartiene a un'impalcatura epistemologica esclusiva della vostra cultura. Non fare smorfie. Non ti farà male ascoltare una nuova parola. L'epistemologia è lo studio di ciò che può essere conosciuto. Per la gente della vostra cultura, la 'natura umana' è un oggetto conoscibile. Per me è un oggetto fantastico, inventato apposta perché lo si potesse cercare, come il Santo Graal o la Pietra Filosofale.
“Va bene”, gli dissi. “Ma non so perché stai insistendo su tutto questo.”
Il volto gli si piegò in un sorriso. “Sto parlando ai posteri attraverso di te, Julie.”
“Scusa?”
“I maestri vivono attraverso i propri discepoli. Questo è un altro motivo per cui hanno bisogno di loro. Tu sembri avere una memoria particolare. Ti ricordi ciò che ascolti con una chiarezza inusuale.”
“Sì, immagino di sì.”
“Tu sarai il mio lascito. Porterai le mie parole oltre le mura di questa stanza.”
“Le porterò dove?”
“Dovunque andrai – dovunque sarà.”
Passai qualche secondo a digerire tutto questo. Poi dissi: “E Alan? Anche lui sarà un lascito?”
Ishmael scosse le spalle. “Immagino che tanto vale che ne parliamo adesso, Julie. Ho avuto molti allievi. Alcuni non hanno preso nulla da me, altri hanno preso solo qualcosa e altri hanno preso molto. Ma nessuno ha preso tutto. Ognuno prende quanto può trasportare. Capisci cosa intendo?”
“Penso di sì.”
“Ciò che fanno con quanto prendono è ovviamente oltre il mio controllo. Per la maggior parte, non ho idea di cosa ci facciano... O se ci facciano qualcosa. Uno di recente mi ha scritto comunicandomi la sua strana interpretazione di cosa farci. Vuole immigrare in Europa e diventare una sorta di predicatore itinerante lì.”
“Tu cosa volevi che facesse?”
“Oh, non è una questione di cosa voglio io. Ognuno deve fare ciò che è nelle sue possibilità. Ho chiamato la sua interpretazione 'strana' solo perché è inconcepibile per me. Io so solo come istruire le persone in questo modo – attraverso il dialogo. Semplicemente, non riesco a immaginare di farlo in una sala conferenze. Una mia mancanza, non sua.”
“Mi sento persa, Ishmael. Cosa c'entra questo con Alan e me?”
“Quando ti ho chiamato il mio lascito, tu mi hai chiesto se lo fosse anche Alan. Voglio che tu capisca che ciò che sto dando a te è molto diverso da ciò che sto dando a lui. Non esistono due viaggi identici, perché non esistono due allievi che lo siano.”
“Va bene. Ha senso.”
“Abbiamo fatto una breve deviazione per mostrarti come riconoscere i membri della vostra cultura. Ora vediamo se riusciamo a tornare sulla strada principale... Stavo dicendo che la vostra cultura è profondamente convinta che la saggezza non possa essere trovata tra di voi, e che questa convinzione esiste da millenni.”
“Sì, mi ricordo.”
“Capisci perché ne sto parlando?”
“No, non proprio.”
“Nel tuo sogno a occhi aperti hai dato per scontato che la saggezza dovesse essere cercata altrove – a miliardi di chilometri di distanza da questo pianeta. Il che è anche il motivo per cui hai dovuto creare questa fantasticheria. E' tua profonda convinzione che il segreto che stai cercando non possa essere trovato qui.”
“Sì, è vero.”
“Ciò che vorrei farti capire è che la perdita di questo segreto è stata un avvenimento storico. Non si tratta di qualcosa mancante nei vostri geni. L'umanità non è nata ignorante al riguardo. Si è trattato di qualcosa che è avvenuto solamente nella vostra cultura.”
“Va bene. Ma perché vuoi che capisca tutto questo?”
“Perché... Hai mai perso qualcosa? Una chiave, un libro, uno strumento, una lettera?”
“Certo.”
“Riesci a ricordarti come hai cercato di ritrovarlo?”
“Ho cercato di ricordare dove mi trovassi l'ultima volta che l'avevo visto.”
“Ma certo. Se sai dove hai perso qualcosa sai anche dove cercarlo, non è vero?”
“Sì.”
“Ecco cosa sto cercando di mostrarti: dove e quando avete perso il segreto che è conosciuto da ogni altra specie sul pianeta – e da ogni altra specie intelligente nell'universo, se ne esistono.”
“Accidenti”, gli dissi. “Dobbiamo essere davvero speciali se ogni altra specie nell'universo conosce qualcosa che noi non sappiamo.”
“Siete davvero speciali, Julie. A questo riguardo, la vostra Madre Cultura e io siamo completamente d'accordo.”

La Storia dell'Uomo in 17 secondi.

“C'è solo un posto da dove cominciare con un allievo, Julie”, disse Ishmael, “e quel posto è dove l'allievo si trova. Capisci che intendo?”
“Penso di sì.”
“Perlopiù, l'unico modo che ho di sapere dove ti trovi è che me lo dica tu stessa. E questo è ciò che devi fare adesso. Ho bisogno che tu mi dica che cosa sai della storia umana.”
A queste parole gemetti, e Ishmael mi chiese perché. “Storia non è la mia materia preferita”, gli dissi.
“Posso capirlo”, disse lui, “sapendo come i vostri insegnanti sono costretti a insegnarvela. Ma io non ti sto chiedendo di recitarmi cos'hai imparato (o non sei riuscita a imparare) a scuola. Anche se non avessi passato un solo giorno a scuola, avresti comunque un'impressione generica di cos'è successo qui, solo dall'aver avuto occhi e orecchie aperti nella tua cultura per dodici anni. Anche qualcuno che non ha letto altro che la pagina dei fumetti ce l'ha.”
“Va bene”, dissi, e poi feci un collegamento. “E' la versione di Madre Cultura della storia umana? E' questo che mi stai chiedendo?”
Ishmael annuì. “E' questo che ti sto chiedendo. Devo sapere quanta ne hai assorbita. Ancora più importante: tu devi sapere quanta ne hai assorbita.”
“Capisco”, gli dissi, e cominciai a ragionarci. Dopo circa tre minuti cominciò a contorcersi – uno spettacolo impressionante, vista la sua mole. Gli lanciai un'occhiata interrogativa.
“Falla semplice, Julie. Questo non è un tema su cui ti verrà dato un voto. Dimmi solo le cose generiche che conoscono tutti. Non voglio mille parole e nemmeno cinquecento. Cinquanta basteranno.”
“Sto cercando di decidere come inserirci le Piramidi e la Seconda Guerra Mondiale.”
“Cominciamo dalla cornice. Una volta che avremo quella, potremo 'inserirci' tutto quello che vogliamo.”
“D'accordo. Gli umani sono apparsi circa... Quanti? Cinque milioni di anni fa?”
“Tre milioni è la stima comunemente accettata.”
“Va bene, tre milioni. Gli umani sono comparsi circa tre milioni di anni fa. Erano mangiatori di carogne, vero?”
“Potrebbero benissimo esserlo stati, all'inizio. Ma credo che tu intenda raccoglitori.”
“Sì, esatto. Erano raccoglitori. Nomadi. Vivevano di ciò che offriva la terra, come facevano i nativi americani.”
“Bene. Continua.”
“Be', continuarono a vivere di ciò che offriva la terra fino a circa diecimila anni fa. Poi per qualche motivo abbandonarono la vita nomade e cominciarono a coltivare. E' esatto? Diecimila anni fa?”
Ishmael annuì. “Nuove scoperte potrebbero retrodatarla, ma finché non avverrà diecimila anni è la stima generalmente accettata.”
“Va bene. Quindi si stabilirono in un punto e cominciarono a coltivare. E questo fu fondamentalmente l'inizio della civiltà. Tutta questa roba. Città, nazioni, guerre, navi a vapore, biciclette, razzi sulla luna, bombe atomiche, gas nervino e così via.”
“Eccellente”, disse Ishmael. “Alan ha dovuto fare la stessa cosa per me, ma gli ci sono volute quasi due ore.”
“Davvero? Perché?”
“In parte perché è un maschio e deve mettersi in mostra un po'. E in parte perché ha ascoltato la voce di Madre Cultura per tanto tempo che ormai crede sia la sua. Ha difficoltà a distinguerle l'una dall'altra.”
“Capisco”, dissi, cercando di non suonare compiaciuta.
“A ogni modo, la bugia fondamentale ora è emersa: circa diecimila anni fa, gli umani smisero di essere raccoglitori nomadi e divennero agricoltori stabili.”
Lo considerai per un minuto e poi gli chiesi quale parte fosse sbagliata. “La data è giusta, vero?”
Annuì.
“Anche la parte della raccolta è giusta, vero? Voglio dire, prima che gli umani fossero agricoltori erano raccoglitori, no?”
Annuì di nuovo.
“Poi divennero agricoltori. Non è questo che fecero?”
“Sì.”
“Allora dov'è la bugia?”
“La bugia è nascosta nell'unica parte della frase a cui non hai pensato.”
“Me la potresti ripetere?”
“'Circa diecimila anni fa, gli umani smisero di essere raccoglitori nomadi e divennero agricoltori stabili'.”
“Caspita”, dissi. “Non ci vedo nemmeno lo spazio necessario per infilarci una bugia.”
“Né lo vedrebbe la maggior parte delle persone della vostra cultura, Julie. Dopotutto si tratta della versione della storia della vostra cultura, quindi è naturale che ti sembri perfettamente accettabile. La vedrai ripetuta (in diverse variazioni) in tutti i vostri libri di testo. La vedrai ripetuta in articoli di giornali e riviste. Se terrai gli occhi aperti, ti imbatterai in una versione o l'altra di questa storia due o tre volte a settimana. La vedrai ripetuta sistematicamente dagli storici, che la riconoscerebbero sicuramente come una bugia, se non la stessero ripetendo senza rifletterci su.”
“Ma dov'è la bugia?”
“La bugia è nella parola 'umani', Julie. Non furono gli umani a fare questo, furono i membri della vostra cultura – una sola cultura su decine di migliaia. La bugia è che le vostre azioni siano le azioni dell'umanità. La bugia è che voi siate l'intera umanità, che la vostra storia sia la storia dell'umanità. La verità è che diecimila anni fa un popolo abbandonò la vita di raccolta nomade e divenne un popolo di agricoltori sedentari. Il resto dell'umanità – il restante novantanove percento – continuò esattamente come prima.”
Rimasi comatosa per un minuto o due, poi dissi: “Ecco come sembra che stiano le cose. Sembra che questo fosse il passo successivo dell'evoluzione umana. L'Homo raccoglitor si estinse e l'Homo agricoltor ne prese il posto.”
Ishmael annuì. “Molto acuto, Julie. Non l'avevo capito nemmeno io. E' esattamente l'impressione che si ha, ma naturalmente non è vera.”
“Come lo sai?”
“Innanzitutto, perché l'Homo raccoglitor non si estinse affatto – e non lo è tuttora. E poi perché raccoglitori e agricoltori non appartengono a due specie diverse. Sono biologicamente indistinguibili. La differenza tra loro è prettamente culturale. Alleva un bambino raccoglitore tra gli agricoltori e sarà un agricoltore. Alleva un bambino agricoltore tra i raccoglitori e sarà un raccoglitore.”
“D'accordo. Ma comunque, è come... Non lo so. E' come se l'orchestra avesse cominciato a suonare una nuova melodia e tutti avessero cominciato a ballarla in tutto il mondo.”
Ishmael annuì e disse: “So che è così che sembra, Julie. I vostri libri di storia l'hanno ridotta a una storia davvero semplice. In realtà si tratta di una storia molto complessa e intricata, e i membri della vostra cultura hanno un bisogno vitale di conoscerla. Il vostro futuro non dipende dal comprendere la caduta di Roma, o la scalata al potere di Napoleone, o la guerra civile americana, e nemmeno le guerre mondiali. Il vostro futuro dipende dal comprendere come siete arrivati a essere ciò che siete, ed è questa la storia che sto cercando di rivelarti.”
Ishmael si fermò e lo sguardo gli divenne vitreo per una decina di minuti. Alla fine si accigliò e scosse la testa, e io gli chiesi quale fosse il problema.
“Stavo cercando di trovare un modo per renderti la storia comprensibile con un solo racconto, Julie, ma non credo che si possa fare. Deve essere presentata in varie narrazioni diverse, ognuna delle quali mirata a far emergere un preciso gruppo di argomenti. Ha senso per te?”
“No, non molto, a essere onesta. Ma sono sicuramente disposta ad ascoltare.”
“Bene. Ecco una narrazione della storia basata sulla tua metafora della melodia e dei danzatori. Per quanto possa sembrarti fantasiosa, non lo è neanche vagamente quanto quella raccontata nei vostri libri di testo, che dal punto di vista storico è utile quanto le storie di Mamma Oca.”

Melodie e danzatori.

Tersicore è tra i luoghi che ti piacerebbe visitare nell'universo (disse Ishmael). E' un pianeta (nominato, per inciso, come la musa della danza) dove le persone erano emerse nel solito modo nella comunità della vita. Inizialmente avevano vissuto come tutti gli altri, semplicemente mangiando qualunque cosa avessero a disposizione. Ma dopo un paio di milioni di anni di questa vita, avevano notato che era molto semplice incoraggiare la crescita dei loro cibi preferiti. Si potrebbe dire che avevano trovato alcuni semplici passi che avevano questo risultato. Non erano costretti a usare questi passi per sopravvivere, ma se lo facevano i loro cibi preferiti erano sempre maggiormente disponibili. Si trattava, naturalmente, di passi di danza.
Pochi passi, danzati solo tre o quattro giorni al mese, arricchivano enormemente le loro vite e non richiedevano quasi alcuno sforzo. Come qui sulla Terra, la gente di questo pianeta non era un solo popolo ma molti popoli diversi, e con il passare del tempo ogni popolo sviluppò un proprio approccio alla danza. Alcuni continuarono a danzare solo alcuni passi tre o quattro volte al mese. Altri desideravano avere maggiori quantità dei loro cibi preferiti, quindi danzavano un po' ogni due o tre giorni. Altri ancora non videro alcun motivo per cui non avrebbero dovuto vivere principalmente dei loro cibi preferiti, quindi danzavano un po' ogni giorno. Le cose restarono in questo modo per decine di migliaia di anni tra i popoli di questo pianeta, che si ritenevano creature nelle mani degli dei e lasciavano loro ogni decisione. Per questo motivo, si chiamarono Lascia.
Ma un gruppo di Lascia a un certo punto si disse: “Perché dovremmo vivere solo parzialmente dei cibi che preferiamo? Perché non dovremmo vivere esclusivamente di essi? Tutto ciò che dobbiamo fare è dedicare molto più tempo alla danza.” Così questo particolare gruppo cominciò a danzare per diverse ore al giorno. Dato che ritenevano di aver preso nelle proprie mani il proprio benessere, li chiameremo Prendi. I risultati furono spettacolari. I Prendi furono inondati dei loro cibi preferiti. In breve, emerse una classe amministratrice deputata a gestire l'accumulo e la conservazione delle eccedenze alimentari – cosa che non era mai stata necessaria quando tutti danzavano solo poche ore a settimana. Gli appartenenti a questa classe erano di gran lunga troppo occupati per danzare loro stessi e, dato che il loro lavoro era così importante, presto cominciarono a venire considerati leader politici e sociali. Ma dopo alcuni anni, questi leader dei Prendi cominciarono a notare che la produzione di cibo stava calando e andarono a controllare quale fosse il problema. Ciò che scoprirono fu che i danzatori stavano battendo la fiacca. Non stavano danzando diverse ore al giorno ma solo un'ora o due, e a volte nemmeno quelle. I leader ne chiesero il motivo.
“Perché dovremmo danzare così tanto?”, chiesero i danzatori. “Non c'è bisogno di danzare sette od otto ore al giorno per ottenere tutto il cibo che ci serve. C'è cibo in abbondanza anche se danziamo solo un'ora al giorno. Non siamo mai affamati. Perché non dovremmo rilassarci e prendercela comoda, come facevamo una volta?”
I leader naturalmente vedevano le cose in maniera molto diversa. Se i danzatori avessero ricominciato a vivere come facevano una volta, allora anche i leader avrebbero presto dovuto fare altrettanto, e questo non li allettava affatto. Presero in considerazione e provarono vari sistemi per incoraggiare, tentare, costringere o spingere con la vergogna i danzatori a danzare per più ore, ma nessuno di essi funzionò. Finché uno di loro se ne uscì con l'idea di chiudere a chiave il cibo.
“E a che servirebbe?”, gli chiesero.
“Il motivo per cui i danzatori non stanno danzando è che devono solo allungare la mano e prendere il cibo che vogliono. Se lo mettiamo sotto chiave, non potrarlo più farlo.”
“Ma se chiudiamo il cibo a chiave i danzatori moriranno di fame!”
“No, no, non capite”, disse l'altro sorridendo. “Noi collegheremo il danzare con il ricevere cibo – un tot di cibo per un tot di danza. Quindi se i danzatori danzeranno un po' otterranno un po' di cibo, e se danzeranno molto ne otterranno molto. In questo modo gli scansafatiche saranno sempre affamati e i danzatori che danzeranno per molte ore avranno lo stomaco pieno.”
“Non accetteranno mai una cosa simile”, gli dissero.
“Non avranno scelta. Chiuderemo il cibo in dei magazzini, e i danzatori dovranno scegliere tra danzare e morire di fame.”
“Faranno irruzione nei magazzini.”
“Recluteremo delle guardie tra i danzatori. Li esonereremo dal danzare e faremo far loro la guardia ai magazzini. Li pagheremo come pagheremo i danzatori: con il cibo – tanto cibo quante ore di guardia faranno.”
“Non funzionerà mai”, gli dissero.
Ma incredibilmente funzionò. Funzionò ancora meglio di prima perché adesso, con il cibo sotto chiave, c'erano sempre danzatori disposti a danzare, e molti erano grati di poter danzare dieci, dodici, persino quattordici ore al giorno.
Chiudere il cibo sotto chiave ebbe anche altre conseguenze. Per esempio, in passato dei normali canestri erano stati sufficienti per conservare il cibo superfluo prodotto, ma non erano abbastanza per le enormi eccedenze che venivano prodotte ora. I vasai dovettero sostituire i cestai nella produzione di contenitori, e dovettero imparare a fabbricarne di enormi, il che significò costruire dei forni più grandi ed efficienti. E dato che non tutti i danzatori accettarono tranquillamente l'idea del cibo messo sotto chiave, le guardie dovettero venire equipaggiate con armi migliori di prima, il che spinse i costruttori di utensili a cercare nuovi materiali con cui rimpiazzare le armi di pietra usate fino ad allora: rame, bronzo, e così via. Mentre i metalli divenivano disponibili per la fabbricazione di armi, gli artigiani ne scoprivano nuovi utilizzi. Ogni innovazione diede origine ad altre. Ma costringere i danzatori a danzare dieci o dodici ore al giorno ebbe una conseguenza molto più importante. La crescita di una popolazione è sempre una funzione della sua disponibilità di cibo. Se si aumenta la quantità di cibo a disposizione di una qualunque specie, la popolazione di quella specie crescerà – ammesso che abbia spazio in cui crescere. E naturalmente i Prendi avevano molto spazio in cui crescere: i territori dei loro vicini. Erano felici di espandersi pacificamente nei territori dei loro vicini. Dissero ai Lascia intorno a loro: “Perché non cominciate a danzare come noi? Guardate quanto abbiamo ottenuto danzando in questo modo. Abbiamo cose che voi non potete nemmeno sognare di avere. Il modo in cui danzate voi è terribilmente inefficace e improduttivo. Il modo in cui danziamo noi è il modo in cui le persone devono danzare, il modo che siamo nati per attuare. Quindi lasciateci espandere nel vostro territorio e vi mostreremo come fare.”
Alcuni dei loro vicini pensarono che fosse una buona idea e cominciarono a praticare lo stile Prendi. Ma altri dissero: “Noi stiamo bene così. Danziamo alcune ore a settimana e questo ci basta. Noi pensiamo che siate pazzi a estenuarvi danzando cinquanta o sessanta ore a settimana, ma sono affari vostri. Se volete farlo, fatelo pure. Ma noi non abbiamo intenzione di fare altrettanto.”
I Prendi si espansero attorno a questi popoli reazionari e alla fine li isolarono. Uno di questi erano i Singe, che danzavano solo un paio d'ore al giorno per produrre i cibi che preferivano. Inizialmente continuarono a vivere come prima, ma poi i loro figli divennero gelosi delle cose in possesso dei figli dei Prendi e cominciarono a offrirsi di danzare alcune ore al giorno per i Prendi e di fare la guardia ai magazzini. Dopo alcune generazioni, i Singe vennero completamente assorbiti dallo stile di vita Prendi e si dimenticarono perfino di essere mai stati Singe.
Un altro popolo che cercò di resistere all'espansione Prendi furono i Kemke, che danzavano solo poche ore a settimana e amavano la rilassatezza che questo modo di vivere donava loro. Erano decisi a non lasciarsi assorbire come i Singe, e continuarono a vivere a modo loro. Ma a un certo punto i Prendi andarono da loro e dissero: “Sentite, non possiamo continuare a lasciarvi tutta questa terra nel bel mezzo del nostro territorio. Non la state usando in modo efficiente. O cominciate a danzare come noi, o dovremo spingervi in un angolo del vostro territorio in modo da utilizzare il resto in modo produttivo.” Ma i Kemke si rifiutarono di danzare come i Prendi, così i Prendi arrivarono e li spinsero in un angolo del loro territorio, che chiamarono una “riserva”, intendendo che era riservato ai Kemke. Ma i Kemke erano abituati a ottenere la maggior parte del proprio cibo con la raccolta, e quella piccola riserva semplicemente non era sufficiente a sostenere un popolo raccoglitore. I Prendi dissero loro: “Non importa, vi daremo noi del cibo, vogliamo solo che continuiate a rimanere nella vostra riserva senza ostacolarci.” Così i Prendi cominciarono a rifornirli di cibo, e gradualmente i Kemke si dimenticarono come cacciare e raccogliere da soli il proprio cibo. E, naturalmente, più si dimenticavano e più divenivano dipendenti dai Prendi. Cominciarono a sentirsi solo dei mendicanti inutili, persero ogni amor proprio e precipitarono nell'alcolismo e nella depressione suicida. Alla fine, i loro figli non videro motivo di rimanere nella riserva e si trasferirono dai Prendi per cominciare a danzare dieci ore al giorno per loro.
Un altro popolo che cercò di resistere all'avanzata Prendi furono i Waddi, che danzavano solo poche ore al mese ed erano perfettamente soddisfatti di questo stile di vita. Avevano visto cos'era successo ai Singe e ai Kemke ed erano decisi a non lasciare che succedesse anche a loro. Capirono di avere ancora di più da perdere dei Singe e dei Kemke, che danzavano già molto da soli. Così, quando i Prendi li invitarono a unirsi a loro, i Waddi dissero: “No grazie, siamo a posto così.” Poi, quando alla fine i Prendi arrivarono e dissero loro che avrebbero dovuto spostarsi in una riserva, i Waddi risposero che non avevano intenzione di fare neanche quello. I Prendi spiegarono ai Waddi che non avevano scelta. Se non si fossero spostati nella riserva volontariamente, sarebbero stati costretti a farlo con la forza. I Waddi replicarono che avrebbero risposto alla violenza con altra violenza, e avvisarono i Prendi che erano preparati a combattere fino alla morte per proteggere il loro stile di vita. Dissero ai Prendi: “Sentite, avete già tutta questa terra. Non vi serve questa piccola zona in cui viviamo noi. Tutto ciò che vi chiediamo è di poter continuare a vivere come preferiamo. Non vi daremo fastidio.”
Ma i Prendi risposero: “Voi non capite. Il modo in cui vivete non è solo inefficiente e improduttivo, è sbagliato. La gente non deve vivere come fate voi. Deve vivere come viviamo noi Prendi.”
“Come potete sapere una cosa simile?”, chiesero i Waddi.
“E' ovvio”, risposero i Prendi. “Basta guardare a quanto successo abbiamo. Se non stessimo vivendo nel modo in cui la gente deve vivere, non avremmo tutto questo successo.”
“A noi non sembrate affatto avere successo”, replicarono i Waddi. “Costringete la gente a danzare dieci o dodici ore al giorno solo per restare in vita, e questo è un modo orribile di vivere. Noi danziamo solo poche ore al mese e non siamo mai affamati, perché tutto il cibo del mondo è lì fuori pronto per essere raccolto. Abbiamo una vita comoda e spensierata, e questo è ciò che significa avere successo.”
“Non è affatto questo che significa”, dissero i Prendi. “Vi accorgerete di che significa avere successo quando manderemo le nostre truppe a costringervi a trasferirvi nel territorio che vi abbiamo assegnato.”
E i Waddi in effetti impararono cos'era il successo – o almeno cosa i Prendi consideravano successo – quando i loro soldati arrivarono per costringerli ad andarsene. I soldati Prendi non erano più coraggiosi o più abili dei Waddi, ma li superavano di numero e avevano a disposizione rimpiazzi virtualmente illimitati. Inoltre gli invasori avevano armi più avanzate e, cosa più importante, una riserva di cibo illimitata, che i Waddi sicuramente non avevano. I soldati Prendi non dovevano mai preoccuparsi del cibo, perché nuovi rifornimenti arrivavano quotidianamente dai loro territori, dove stava venendo prodotto continuamente e in quantità prodigiose. Man mano che la guerra proseguiva le forze dei Waddi divenivano sempre più piccole e sempre più deboli, e in breve gli invasori li spazzarono via completamente.
Questo fu ciò che avvenne non solo negli anni seguenti, ma nei secoli e nei millenni successivi. La produzione alimentare crebbe incessantemente, e la popolazione Prendi la seguì di pari passo, costringendoli a espandersi in un territorio dopo l'altro. Ovunque andassero, incontravano popoli che danzavano solo poche ore a settimana o al mese, e a tutti questi popoli offrirono la stessa scelta che venne offerta ai Singe, ai Kemke e ai Waddi: o vi unirete a noi e ci lascerete mettere tutto il vostro cibo sotto chiave, o verrete distrutti. Alla fine, comunque, questa scelta si rivelava solo un'illusione, perché questi popoli venivano distrutti qualunque facessero, sia che scegliessero di venire assimilati, sia che si ritirassero in una riserva, sia che cercassero di respingere gli invasori con la forza. I Prendi non lasciarono dietro di loro altro che Prendi mentre infuriavano nel mondo.
E alla fine arrivò il giorno, circa diecimila anni dopo, in cui quasi l'intera popolazione di Tersicore era composta da Prendi. C'erano solo pochi rimasugli di popoli Lascia in giungle e deserti che i Prendi o non volevano o non erano ancora arrivati a invadere. E non c'era nessuno tra i Prendi che dubitava che lo stile di vita Prendi fosse il modo in cui le persone erano destinate a vivere. Cosa potrebbe essere migliore che avere tutto il proprio cibo chiuso sotto chiave e dover danzare otto, dieci o dodici ore al giorno solo per restare in vita?
A scuola, questa era la storia che i loro figli imparavano: persone come loro erano esistite per circa tre milioni di anni, ma per la maggior parte di quel tempo erano rimaste inconsapevoli del fatto che danzare avrebbe incoraggiato la ricrescita dei loro cibi preferiti. Questo fatto era stato scoperto solo diecimila anni prima, dai fondatori della loro cultura. Chiudendo felicemente sotto chiave il proprio cibo, i Prendi cominciarono immediatamente a danzare otto o dieci ore al giorno. I popoli intorno a loro non avevano mai danzato prima, ma cominciarono a farlo anche loro entusiasticamente, capendo che quello era il modo in cui la gente doveva vivere. A eccezione di pochi popoli troppo stupidi per capire gli ovvi vantaggi dell'avere il proprio cibo sotto chiave, la Grande Rivoluzione Danzante si diffuse in tutto il mondo senza opposizione.

La parabola esaminata.

Ishmael smise di parlare, e io rimasi a fissare nel vuoto davanti a me come la vittima di un bombardamento. Alla fine, gli dissi che avevo bisogno di uscire a prendermi della caffeina e riflettere su tutto questo. O forse mi limitai a barcollare fuori senza aprire bocca, non ricordo.
Tornai da Pearson's e feci su e giù nell'ascensore un altro po'. Non so perché mi rilassa tanto, ma lo fa. Altra gente fa passeggiate nel bosco, io faccio su e giù negli ascensori dei centri commerciali. Poi mi fermai a prendere una Coca. Guardando indietro, mi accorgo che questa è la seconda volta che nomino la Coca Cola. Non vorrei che pensaste che ne stia incoraggiando il consumo. Per quanto mi riguarda dovrebbero tutti smettere di berla, ma temo di farmene una io stessa, occasionalmente.
Dopo quarantacinque minuti, mi sentivo ancora come la vittima di un bombardamento, a parte il fatto che non provavo alcun dolore. Mi sentii come se avessi finalmente capito che cosa significa imparare. Ovviamente, imparare può essere anche solo controllare il significato di una parola. Anche questo è imparare, certo, un po' come piantare un filo d'erba in un prato. Ma poi c'è l'imparare che è simile al far saltare in aria il prato e ripiantarlo da capo, e questo è ciò che aveva fatto la storia dei danzatori di Ishmael. Alla fine cominciarono a venirmi in mente alcune domande, e tornai nella stanza 105 per ottenere risposte.
“Lasciami verificare di aver capito davvero cosa ho ascoltato”, dissi.
“Mi sembra un buon piano”, disse Ishmael.
“Per 'danza' tu intendi l'agricoltura.”
Annuì.
“Stai dicendo che l'agricoltura non è costituita solo dallo stile intensivo che pratichiamo noi. Stai dicendo che l'agricoltura è l'incoraggiare la crescita dei cibi che si preferiscono.”
Annuì ancora. “Cos'altro potrebbe essere? Se sei su un'isola deserta, non puoi far crescere galline o ceci – a meno di non trovarne alcuni già esistenti. Puoi far ricrescere soltanto ciò che sta già crescendo in quella zona.”
“Giusto. E stai dicendo che la gente stava già incoraggiando la ricrescita dei loro cibi preferiti molto prima della Rivoluzione Agricola.”
“Ma certo. Non c'è nulla di misterioso in questo processo. Persone intelligenti quanto te erano già esistite per duecentomila anni quando la vostra 'rivoluzione' è cominciata. In ogni generazione c'erano persone abbastanza intelligenti da essere ingegneri aeronautici, e non c'è nemmeno bisogno di essere tanto intelligenti per accorgersi che le piante crescono dai semi. Non serve essere un genio per capire che ha senso piantare un paio di semi nel terreno quando abbandoni una zona. Non serve essere un genio per togliere un po' di erbacce. Non serve essere un genio per capire che quando vai a caccia ti conviene sempre scegliere un maschio anziché una femmina. I cacciatori nomadi sono solo a un passo di distanza dall'essere cacciatori/pastori che seguono le migrazioni dei loro animali preferiti, ed essi sono solo a un passo di distanza dall'essere pastori/cacciatori che controllano entro certi limiti le migrazioni dei propri animali preferiti e scacciano i loro predatori. E questi sono solo a un passo dall'essere veri pastori, che controllano completamente i propri animali e li fanno riprodurre in modo da favorire la docilità.”
“Quindi stai dicendo che la rivoluzione è consistita soltanto nel cominciare a fare a tempo pieno qualcosa che le persone avevano già fatto occasionalmente per migliaia di anni.”
“Ma certo. Nessuna invenzione emerge già completamente formata in un solo passo, dal niente. Diecimila invenzioni hanno dovuto venire create prima che Edison potesse inventare la lampadina.”
“Sì. Ma stai anche dicendo che la vera innovazione della nostra rivoluzione non fu crescere il cibo, ma metterlo sotto chiave.”
“Sì, quella fu sicuramente la chiave. Senza quello, la vostra rivoluzione si sarebbe sicuramente fermata. Si fermerebbe oggi, se il cibo non fosse sotto chiave.”
“Un'ultima cosa. Stai dicendo che la rivoluzione non si è mai conclusa.”
“Esatto. Si fermerà presto, comunque. La rivoluzione ha funzionato senza troppi problemi finché c'erano sempre territori nuovi in cui espandersi, ma adesso non ce ne sono più.”
“Immagino che potremmo esportarla su altri pianeti.”
Ishmael scosse la testa. “Anche quella sarebbe solo una soluzione temporanea, Julie. Diciamo che sei miliardi di abitanti sono il numero massimo di esseri umani che questo pianeta può sopportare senza problemi (nonostante sospetti che il vero numero sia molto inferiore). Raggiungerete i sei miliardi molto prima della fine di questo secolo. E diciamo che a quel punto avrete accesso istantaneo a ogni altro pianeta abitabile dell'universo, in cui potrete immediatamente cominciare a esportare persone. Al momento la vostra popolazione raddoppia ogni trentacinque anni, quindi nel giro di circa trentacinque anni riempirete un altro pianeta. Dopo settant'anni, ne riempirete quattro. Dopo centocinque anni, otto pianeti saranno pieni di esseri umani. E così via. A questo ritmo, un miliardo di pianeti verrebbero riempiti entro l'anno 3000. So che suona incredibile ma fidati, i calcoli sono corretti. Entro il 3300 riempireste cento miliardi di pianeti. Questo è il numero di pianeti che potreste occupare se ogni singola stella di questa galassia avesse un pianeta abitabile. Se continuaste a crescere al ritmo attuale, riempireste una seconda galassia in altri trentacinque anni. Dopo altri trentacinque anni, quattro galassie sarebbero piene di esseri umani, e otto galassie dopo altri trentacinque. Entro l'anno 4000, i pianeti di un milione di galassie sarebbero pieni di esseri umani. Entro l'anno 5000, lo sarebbero i pianeti di un trilione di galassie – in altre parole, ogni pianeta dell'universo. Il tutto in appena tremila anni, e lavorando secondo l'improbabile assunzione che ogni stella dell'universo abbia un pianeta abitabile.”
Gli dissi che questi numeri erano difficili da credere.
“Fai i calcoli tu stessa, qualche volta. Allora non dovrai crederci: lo saprai. Qualunque crescita senza limiti finirà inevitabilmente per sommergere l'intero universo. L'antropologo Marvin Harris una volta ha calcolato che se la popolazione umana raddoppiasse a ogni generazione – ogni vent'anni anziché ogni trentacinque – l'intero universo verrebbe convertito in una massa solida di protoplasma umano in meno di duemila anni.”
Rimasi lì seduta per un po' cercando di ridurre tutto questo a una dimensione comprensibile. Alla fine gli raccontai di qualcuno che conoscevo, una ragazza che quasi ebbe un esaurimento nervoso quando le venne detto come nascevano i bambini.  “Deve essere cresciuta sul fondo di un pozzo o qualcosa del genere”, gli dissi.
Lui mi riservò un'occhiata di educato interesse.
“Immagino che innanzitutto si sia sentita tradita da Dio, per aver ideato un modo di procreare così disgustoso. Poi dev'essersi sentita tradita da tutti quelli intorno a lei che lo sapevano e non gliel'avevano detto. Poi dev'essersi sentita umiliata nel rendersi conto di essere l'unica persona sulla faccia della Terra che non sapeva una cosa così semplice.”
“Mi sembra di capire che questo abbia una qualche rilevanza con la nostra conversazione.”
“Sì. Vorrei sapere se sono l'ultima persona sulla faccia della Terra a scoprire quello che mi hai detto qui oggi con la tua storia dei danzatori.”
“Prima di tutto, accertiamoci di sapere che cosa ti ho detto. Che cosa fa questa storia?”
Questa non era una domanda difficile. Era ciò a cui avevo continuato a pensare mentre solcavo l'aria da Pearson's. “Demolisce la bugia che diecimila anni fa tutti abbandonarono la vita di raccolta nomade e divennero agricoltori stanziali. Demolisce la bugia che questo fu un evento che tutti avevano atteso dall'inizio dei tempi. Demolisce la bugia che il fatto che il nostro modo di vivere sia diventato quello dominante significhi che è quello in cui la gente doveva vivere.”
“Quindi: tu sei l'ultima persona a sapere tutto questo? Difficile. Molti, ascoltando questa storia, penserebbero che l'avevano sempre saputo o che sospettavano che la verità fosse qualcosa del genere. Molti avrebbero potuto capirlo da soli – perché avevano tutti i fatti necessari a loro disposizione – ma non l'hanno fatto. Non avevano la volontà di capirlo.”
“Che vuoi dire?”
“Voglio dire che la gente raramente cerca con attenzione qualcosa che non vuole trovare. Distolgono lo sguardo da cose del genere. Dovrei aggiungere che questa non è un'osservazione molto originale da parte mia.”
“Mi sono persa”, gli dissi dopo un po'. “Mi sa che abbiamo deviato dalla strada principale un'altra volta.”
“Sì, ma non stavamo girovagando senza meta, Julie. Alcune cose che hai bisogno di esaminare non possono essere viste dalla strada principale, quindi ogni tanto dobbiamo prendere una strada secondaria. Ma queste strade secondarie ci riconducono sempre a quella principale. Vedi dove si dirige?”
“Ne ho la sensazione, ma non ne sono sicura.”
“La strada principale porta al perché la gente della vostra cultura deve cercare altrove la saggezza – nei cieli, casa di Dio e dei suoi angeli; nello spazio aperto, casa di razze aliene 'avanzate'; nell'aldilà, casa degli spiriti dei defunti.”
“Accidenti”, dissi. “E' lì che ci stiamo dirigendo? Non mi sarei mai immaginata che la mia fantasticheria avrebbe potuto avere un significato simile. E' questo che stai dicendo, giusto?”
“E' questo. Vi percepite come privi di una conoscenza essenziale. Lo siete sempre stati. E' la vostra natura. E' proprio l'inaccessibilità di questa conoscenza che la rende speciale. E' inaccessibile perché è speciale, ed è speciale perché è inaccessibile. In effetti, è così speciale che potete arrivare a essa solo attraverso mezzi sovrannaturali – preghiere, sedute spiritiche, astrologia, meditazione, lettura delle vite passate, incanalazione dell'energia, osservazione dei cristalli, lettura dei tarocchi, e così via.”
“In altre parole, mumbo-jumbo.”
Ishmael mi fissò per un momento, poi batté le palpebre due volte.
“Mumbo-jumbo?”
“Tutto quello che hai appena nominato. Sedute spiritiche, astrologia, angeli, tutta quella roba.”
Scosse leggermente la testa, come si scuote una saliera per controllare che ci sia qualcosa all'interno. Poi continuò.
“Quello che voglio farti vedere è che la gente della vostra cultura accetta il fatto che questa conoscenza è inaccessibile. Questo non li stupisce e non li confonde. Non ha bisogno di spiegazioni. Si aspettano che questa conoscenza sia molto difficile da ottenere. Tu, per esempio, ti sei sentita sicura che niente di meno di un viaggio intergalattico avrebbe potuto fartela ottenere.”
“Sì, ora lo vedo.”
Ishmael scosse la testa. “Non sono ancora riuscito a esprimere come si deve quello che voglio dire. Lascia che provi di nuovo. I pensatori non sono limitati da ciò che conoscono, perché possono sempre aumentare ciò che conoscono. Piuttosto, sono limitati da ciò che li confonde, perché non c'è modo di diventare curiosi riguardo qualcosa che non ti confonde. Se una cosa si trova al di fuori della tua curiosità, allora non puoi fare indagini su di essa. Costituisce un punto cieco – una zona di cecità di cui non sei nemmeno consapevole finché qualcuno non te la fa notare.”
“Il che è ciò che stai cercando di fare con me.”
“Esatto. Noi due stiamo esplorando un territorio sconosciuto – un intero continente che si trova nel punto cieco della vostra cultura.” Tacque per un momento, poi disse che questo gli sembrava un buon punto per fermarsi per oggi. Immagino di essere stata d'accordo. Non mi sentivo proprio stanca, ma piuttosto come se mi fossi appena spazzolata tre fette di torta.
Mi alzai e gli dissi che sarei tornata il sabato seguente. Quando non rispose per trenta secondi, dissi: “Non va bene?”
“Non è esattamente l'ideale”, disse.
Gli dissi che la scuola era appena cominciata e che cercavo sempre di essere un buon esempio per me stessa durante le prime settimane. Il che significava fare seriamente i compiti nelle sere dei giorni di scuola.
“Lascia che ti spieghi la situazione, Julie. Mi trovo in una posizione difficile.” Mosse la mano verso la stanza. “A permettermi di rimanere in questo posto finora è stato l'aiuto di una vecchia amica, Rachel Sokolow. E' morta due mesi fa.”
“Mi dispiace”, dissi come si dice in questi casi.
“Ho definito la mia posizione difficile, ma in realtà è molto peggiore di così. Fra due settimane sarò costretto a lasciare questo posto.”
“Dove andrai?”
Scosse la testa. “Sto ancora lavorando su questo. Quello che devi capire ora è che non potrò rimanere qui ancora per molto. Questo significa che non è pratico che tu venga solo nei finesettimana.”
Ci riflettei per un minuto, poi gli chiesi se Alan Lomax lo stesse aiutando.
“Perché me lo chiedi?”
“Non lo so. Immagino di aver pensato che sarebbe difficile per te trasferirti senza aiuto.”
“Alan non mi sta aiutando”, disse Ishmael. “Non sa nulla di questa faccenda. Non c'è bisogno che lo sappia. C'è bisogno che lo sappia tu, perché tu credevi che avessimo tutto il tempo del mondo.” Penso che avesse visto che non ero soddisfatta di quello che mi stava dicendo, perché continuò. “Alan è stato con me già per un paio di settimane, quasi quotidianamente, e presto arriveremo al limite della strada che possiamo percorrere insieme.”
Ciononostante, rimaneva qualcosa che stava ben attento a non spiegare, ossia perché Alan stava venendo tenuto all'oscuro. Anche se non aveva bisogno di sapere dell'imminente trasferimento di Ishmael, perché non dirglielo?
In quel momento, Ishmael mi dimostrò che poteva comunicare con me anche senza usare le parole. Poteva inviarmi una sorta di sensazione, e quella che mi inviò in quel momento diceva: Questo non ti riguarda.
Non fu neanche lontanamente rude come appare espressa in parole. E ovviamente sapevo già che non mi riguardava. I ficcanaso sanno sempre cosa li riguarda e cosa no.

Una visita su Calliope.

Ishmael sembrava sollevato dall'aver espresso chiaramente il suo problema. Stavamo lavorando con una scadenza e non potevamo permetterci di cincischiare. Ciononostante, cominciai la nostra seduta successiva con una domanda probabilmente superflua: “Se sapevi che ti rimanevano solo poche settimane qui, perché hai messo quell'annuncio sul giornale?”
Grugnì. “Ho messo quell'annuncio sul giornale proprio perché sapevo di avere poco tempo rimasto. Questa potrebbe essere la mia ultima occasione.”
“La tua ultima occasione per fare cosa?”
“Per consegnare tutto questo a qualcuno.”
“'Tutto questo' significa ciò che hai in testa?” Annuì. “Scusami se sono lenta, ma credevo che avessi già avuto molti allievi.”
“E' vero, ma nessuno di loro ha preso ciò che prenderai tu, Julie. Nessuno ha preso ciò che prenderà Alan. Ognuno di voi rappresenta una diversa codifica del messaggio. Ognuno di voi ha ricevuto una narrazione differente e trasmetterà una narrazione differente dello stesso messaggio.”
“Alan non ha ascoltato la storia dei danzatori?”
“No, e tu non ascolterai la storia dell'aviatore sventurato. Le storie che ascolti sono create specificamente per te nel momento in cui hai bisogno di ascoltarle, così come quelle che ascolta Alan sono create specificamente per lui nel momento in cui ha bisogno di ascoltarle. E con questa premessa, te ne racconterò un'altra che ho preparato per te la notte scorsa. Ti ricordi che ti ho detto che la storia di come siete diventati ciò che siete avrebbe richiesto diverse narrazioni?”
“Sì.”
“La storia di Tersicore era la prima narrazione. Questa, la storia di Calliope (la musa della poesia) è la seconda. Questo è un altro pianeta che vorresti sicuramente visitare nel tuo viaggio per l'illuminazione.
“La vita su Calliope emerse più o meno nello stesso modo in cui emerse sulla Terra. Coloro che vogliono immaginare che Dio abbia creato ogni creatura vivente già nella sua forma definitiva possono farlo, ma personalmente sono incapace di accettare una spiegazione così primitiva. Se si vuole immaginare Dio come un genitore, allora ci si dovrebbe chiedere che tipo di genitore creerebbe i propri figli già adulti, pronti a volare come aquile, vedere come falchi, correre come ghepardi, cacciare come squali e pensare come scienziati. Solo uno con pochissima immaginazione e sicurezza di sé, temo.
“Comunque sia, le creature su Calliope emersero attraverso il processo generalmente conosciuto come evoluzione. Non c'è motivo di credere che questo processo avvenga esclusivamente sul nostro pianeta. Al contrario, per ragioni che chiarirò in seguito sarebbe molto strano se fosse questo il caso.
“Non c'è motivo di esaminare il processo nel dettaglio. Sarà sufficiente che tu veda e comprenda anche solo alcuni dei suoi risultati. Per esempio, vorrei portare la tua attenzione su una creatura che comparve su Calliope circa dieci milioni di anni fa, una lucertola dotata di aculei con un muso allungato adatto a esplorare formicai. Quando dico che 'comparve' non intendo dire che non ebbe predecessori. Ovviamente li ha avuti, penso che tu lo capisca.”
Gli dissi che lo capivo.
“Questa lucertola acuminata (chiamiamola una spinertola) era comunque una creatura bizzarra – o perlomeno sembrerebbe tale a te o a me, così come il porcospino o il formichiere. Ora lascia che ti chieda quali sarebbero le tue aspettative per questa creatura. Ti aspetteresti che fosse un'aggiunta efficace alla comunità della vita di Calliope?”
Dissi che non avevo i dati sufficienti per giudicare. Come avrei potuto? Ishmael annuì come se capisse il senso della mia obiezione.
“Trasferiamo la questione più vicino a casa. Immagina che dei biologi scoprano la spinertola nelle giungle più fitte della Nuova Guinea. Non sarebbe affatto impossibile. Vengono scoperte continuamente nuove specie.”
“D'accordo.”
“In questo caso, quali sarebbero le tue aspettative? Ti aspetteresti che una creatura simile fosse un membro efficace delle giungle della Nuova Guinea?”
“Certamente. Perché non dovrebbe?”
“Non è questa la domanda, Julie. La domanda è: quali sono le tue aspettative? E la tua risposta è stata che ti aspetteresti che fosse una forma di vita efficace. La prossima domanda è: perché ti aspetteresti che fosse efficace?”
“Perché... Se non fosse efficace, non sarebbe proprio lì.”
“E dove sarebbe?”
“Da nessuna parte. Sarebbe scomparsa.”
“Perché?”
“Perché? Perché... Gli insuccessi scompaiono. No?”
“In questo caso, Julie, preferirei che rispondessi tu stessa. Gli insuccessi scompaiono o no?”
“Scompaiono. Devono farlo. Se una specie esiste, allora non può essere un fallimento.”
“Proprio così. Non importa quanto ci possa sembrare bizzarra. Ecco perché, per quanto ci sembri improbabile, un uccello inetto al volo come l'emu è una specie che funziona – per il momento e nel luogo in cui vive. Questo non costituisce una garanzia di sopravvivenza illimitata. Il dodo era una specie efficace – dove viveva e in quel momento. Poi le condizioni sono cambiate e non ha potuto più esserlo – dove viveva e in quel momento – quindi fallì e scomparve.”
“Capisco.”
“Questo è un fatto basilare: la comunità della vita che osserviamo in un certo luogo e in un certo momento non è mai un raggruppamento casuale di specie. E' un raggruppamento di successi. E' ciò che è rimasto dopo che i fallimenti sono scomparsi.”
“Giusto.”
“Ora torniamo su Calliope. Ti chiederò di nuovo quali sono le tue aspettative per la spinertola.”
“Mi aspetto che sia un successo, perché se fosse una specie fallimentare non esisterebbe.”
“Esatto. Nessuna specie emerge essendo un fallimento. La comunità della vita porta avanti solo i successi – specie in grado di adattarsi e prosperare nelle condizioni esistenti. Ecco perché dico che è straordinariamente probabile che il processo che osserviamo qui sia quello in azione ovunque. In ogni momento e luogo, le comunità della vita saranno sempre composte largamente di specie che funzionano.”
“Sì, non vedo come potrebbe essere altrimenti.”
“Contemporaneamente, comunque, qualsiasi specie della comunità potrebbe essere in declino. Torna fra vent'anni e potrebbe essere scomparsa. Ma questo non confuta le nostre aspettative generali. Ogni specie potrebbe scomparire dall'esistenza fallendo, ma di sicuro non è comparsa fallendo. Nessuna specie compare fallendo. E' semplicemente impensabile.”
“Sì, lo capisco.”
“Ora torniamo su Calliope di nuovo. Ecco come funziona la riproduzione delle spinertole. Sono interamente promiscui. Né i maschi né le femmine riconoscono i propri piccoli, ma le femmine riconoscono il proprio nido e alleveranno qualunque piccolo si trovi lì dentro. Se una femmina trova il nido incustodito di un'altra spinertola nel proprio territorio, vi entrerà e ucciderà ogni cucciolo che troverà.”
Chiesi perché avrebbe dovuto fare una cosa simile.
“Le sue intenzioni non possono essere conosciute, naturalmente, ma uccidere quei cuccioli tende in effetti ad aumentare il suo successo riproduttivo. Senza quei cuccioli, i suoi sono avvantaggiati ed è più probabile che trasmettano i suoi geni nella vasca genetica. Capisci cosa sto dicendo?”
“Penso di sì. Forse un po' vagamente, ma penso di sì.”
“Bene. Il maschio segue la pratica opposta. Come ho detto, una femmina uccide i cuccioli rivali dei propri all'interno del proprio territorio. Un maschio invece uccide i cuccioli al di fuori del proprio territorio.”
“Perché al di fuori anziché all'interno?”
“Perché se il maschio uccidesse dei cuccioli all'interno del proprio territorio potrebbe finire con l'uccidere i propri figli. Dentro il territorio della femmina, i cuccioli sono solo nel suo nido. Dentro il territorio del maschio, i cuccioli sono ovunque.”
“Le idee cominciano a confondermisi un po'. In che modo uccidere i cuccioli fuori dal suo territorio aumenta il suo successo riproduttivo?”
“In modo diverso rispetto alla femmina. Il maschio che si aggira fuori dal proprio territorio sta cercando opportunità di accoppiarsi, e queste aumenteranno se le femmine che incontrerà non staranno allevando dei cuccioli. Se stermina questa generazione di cuccioli, la successiva porterà esclusivamente i suoi geni.”
“Caspita”, commentai. “Quindi uccidere i cuccioli non ha nulla a che vedere con il controllo della popolazione.”
“I singoli individui si comportano in un modo che aumenta la loro rappresentanza nella vasca genetica, ma ovviamente questo modo di agire ha molti altri effetti. Quando la popolazione è fitta nel territorio di una femmina, è più probabile che le capiti di trovare dei nidi rivali – e quindi è più probabile che uccida dei cuccioli. D'altro canto, quando la popolazione è scarsa il maschio ha meno possibilità di accoppiarsi nel proprio territorio e quindi si avventura a una distanza maggiore. Andando a una distanza maggiore, è più probabile che gli capiti di trovare cuccioli che ucciderà. In altre parole, quando la popolazione del loro territorio è scarsa la femmina uccide pochi cuccioli e il maschio ne uccide molti. Quando la popolazione è fitta, la femmina uccide molti cuccioli e il maschio pochi. L'effetto finale tende a stabilizzare la popolazione. Nulla che abbia l'effetto opposto può avere successo, alla fine.”
“D'accordo.”
“Ora, quali sono le tue aspettative riguardo questo sistema? Ti aspetteresti che sia un successo o un fallimento per le spinertole?”
Questa domanda mi sembrò piuttosto inutile, e glielo dissi. “Per come l'hai spiegata, ogni sistema sarebbe un successo. Potresti inventarti qualunque sistema e io dovrei aspettarmi che sia un successo. Potresti inventarti un sistema in cui le spinertole non si accoppiano proprio, e io dovrei comunque dire che si tratta di un sistema efficace, altrimenti le spinertole non sarebbero lì.”
“Obiezione valida”, concesse. “Comunque il sistema che ti ho descritto non è una mia fantasia. E' esattamente quello seguito dal topo peromisco dai piedi bianchi, Peromyscus leucopus, una specie che potresti trovare nelle foreste dei Monti Allegani. Non che questa sia l'unica specie a comportarsi in questo modo. Comportamenti simili possono essere osservati in topi di campagna, gerbilli, lemming e varie specie di scimmie.”
“Va bene. Immagino di non capire proprio dove vuoi arrivare con tutto questo.”
“Cercherò di indicartelo. Il modo di vivere delle spinertole (o dei  Peromyscus leucopus) sembra bizzarro – finché non capisci come contribuisce al successo della specie. Forse sembra addirittura immorale, qualcosa che le persone giudiziose dovrebbero cercare di fermare.”
“Sì, è vero.”
“Quello che vorrei farti capire è che se provassi a farli comportare in un modo diverso, che a te potrebbe sembrare più nobile o elevato, molto probabilmente si estinguerebbero entro poche generazioni. Per usare una terminologia tecnica, la nostra analisi di queste strategie ci ha rivelato che sono evolutivamente stabili. Immagina che queste specie come le vediamo ora siano il risultato di centomila esperimenti condotti in un periodo di dieci milioni di anni. Durante questo lasso di tempo è stata provata ogni sorta di strategia riproduttiva. Molte si sono rivelate auto-eliminanti, come quella che hai appena suggerito – non riprodursi affatto. Gli animali che non si riproducono affatto ovviamente non contribuiscono alla vasca genetica. Generazione dopo generazione, quelli con nessun impulso di accoppiarsi non si riproducono. Generazione dopo generazione, questa tendenza a non accoppiarsi viene trovata sempre più raramente. Ti sembra abbia senso?”
“Sì, certo.”
“Durante questo periodo vengono messe alla prova dozzine di strategie, e quelle che tendono a favorire il successo riproduttivo vengono rinforzate ad ogni generazione, mentre quelle che tendono a diminuirlo si indeboliscono sempre di più. Ha ancora senso?”
“Sì.”
“Alla fine di questo periodo, il risultato è che un singolo gruppo di strategie ha prevalso. Quando il territorio delle femmine diventa troppo popolato, esse cominciano a uccidere i cuccioli delle femmine rivali. Quando le opportunità riproduttive cominciano a scarseggiare, i maschi escono dal proprio territorio e uccidono ogni cucciolo che trovano. Un'analisi di queste strategie ti mostrerebbe perché non possono essere migliorate in alcun modo, ma questo non è né il luogo né il momento per un'analisi simile. In sua assenza, ti chiedo di credermi sulla parola. Queste due strategie sono evolutivamente stabili, il che significa che nessun'altra può sostituirle. Ogni altra strategia fallirebbe. Gli individui che non uccidono cuccioli nelle circostanze che ho descritto non avranno lo stesso successo riproduttivo degli individui che li uccidono. Questo significa che ogni attacco a queste strategie costituisce un attacco alla resistenza biologica di queste specie.”
“Va bene, mi gira la testa ma penso di averlo capito.”
“Questi comportamenti infanticidi probabilmente ti sembrano piuttosto strani. Credo che sia non tanto perché sono intrinsecamente bizzarri, quanto perché non ci sei abituata. Non vedrai mai un documentario sul Peromyscus leucopus, perché non sono soggetti cinematograficamente affascinanti. Ciò che vedrai saranno documentari su creature grandi e spettacolari come gli stambecchi, le capre di montagna e gli elefanti marini. E ti mostreranno, senza eccezioni, comportamenti che favoriscono il successo riproduttivo dell'individuo. Per esempio, in ogni documentario sugli stambecchi ti capiterà sicuramente di vedere dei maschi prendersi a cornate durante il periodo degli accoppiamenti. Allo stesso modo, in ogni documentario sugli elefanti marini ti capiterà di vedere due maschi combattere selvaggiamente per contendersi il possesso di un harem. La gente trova in questi spettacoli un divertimento che non troverebbe mai nell'osservare un Peromyscus leucopus staccare a morsi la testa a un cucciolo inerme non più grande di un pollice.”
“Non fatico a crederlo.”
“Ciononostante, gli scontri delle creature che ho appena menzionato non sono meno letali. Sono solo più eccitanti da osservare.”
“Vero, immagino. Ma non sono sicura di dove vuoi arrivare.”
“Sto cercando di farti capire che le cose che ti sembrano bizzarre in realtà non lo sono più di quelle che ti sembrano normali. Sei abituata a vedere gli animali essere aggressivi, quindi l'aggressività delle capre di montagna o degli elefanti marini ti sembra normale. Ma non sei abituata a vedere gli animali uccidere i piccoli dei loro rivali, quindi il comportamento infanticida del Peromyscus leucopus ti sembra grottesco e forse perfino sconvolgente. Ma in realtà entrambe le strategie sono egualmente grottesche e ordinarie. Immagino si potrebbe dire che sto cercando di farti smettere di pensare ai tuoi vicini nella comunità della vita come se fossero personaggi di Bambi – ossia umani travestiti da animali. In un film animato della Disney, due cervi maschi che combattessero tra loro verrebbero dipinti come coraggiosi ed eroici guerrieri. Ma un Peromyscus leucopus che si insinuasse nel nido di un rivale per ucciderne i cuccioli verrebbe sicuramente rappresentato come un cattivo vile e codardo.”
“Sì, non fatico a immaginarlo.”

Calliope, parte II.

“Trovo, Julie, di dover fare alcune precisazioni di carattere generale sulla competizione nella comunità della vita.”
“D'accordo.”
“Alan e io stiamo esplorando la competizione interspecie – quella tra specie diverse. Nella comunità della vita si è evoluto un certo insieme di strategie che assicurano una competizione vivace ma limitata. In poche parole, possono essere riassunte in questo modo: si può competere al massimo delle proprie capacità, ma non si possono sterminare i propri competitori, né distruggere il loro cibo, né negare loro l'accesso al cibo. Tu e io (in caso non l'avessi notato) stiamo esplorando un altro tipo di competizione, quella intraspecie – ossia tra membri della stessa specie.”
“Già”, dissi brillantemente. “Va bene.”
“Come si può facilmente notare nel caso del Peromyscus leucopus, le regole che si applicano alla competizione interspecie non si applicano a quella intraspecie. Una femmina di Peromyscus leucopus si prenderà la briga di fare una deviazione per uccidere i cuccioli di una femmina rivale, ma non lo farebbe mai per uccidere i cuccioli di un toporagno. Mi chiedo se capisci perché.”
Dopo averci riflettuto un po', dissi: “Per come l'ho capita, uccidendo i cuccioli dei rivali la femmina di Peromyscus leucopus sta aumentando le probabilità del proprio successo riproduttivo. In questo modo saranno i suoi geni a finire nella vasca genetica, non quelli dei rivali. Giusto?”
“Giusto.”
“Allora uccidere i cuccioli dei toporagni non le darebbe questo vantaggio.”
“Perché no?”
“Uccidere cuccioli di toporagno sarebbe irrilevante. I geni dei toporagni vanno nella vasca genetica dei toporagni, no? Ho capito bene?”
Ishmael annuì. “Hai capito bene. I geni dei toporagni vanno soltanto nella vasca genetica dei toporagni.”
“Allora uccidere toporagni non potrebbe aumentare la rappresentanza genetica del Peromyscus leucopus più di quanto potrebbe farlo l'uccidere gufi o alligatori.”
Ishmael rimase a fissarmi tanto a lungo che cominciai ad agitarmi. Alla fine gli chiesi se ci fosse qualcosa che non andava.
“No, niente, Julie. La tua capacità di rispondere così facilmente a una domanda simile mi spinge a domandarmi se tu non abbia già studiato questa materia.”
“No”, dissi io. “Non sono nemmeno sicura di quale materia si tratti.”
“Non importa. Sei molto svelta. Dovrò stare attento a non farti montare la testa. Tuttavia, la tua conclusione è un tantino troppo radicale. Il Peromyscus leucopus otterrebbe alcuni benefici dall'uccidere cuccioli di toporagno, perché essi competono con i suoi cuccioli per alcune risorse.”
“Allora perché non ucciderli?”
“Perché ci sono migliaia di specie che competono con i suoi cuccioli per alcune risorse. Non può certo ucciderli tutti. C'è una sola specie che compete con i suoi cuccioli completamente, per tutte le risorse.”
Per un attimo non capii, poi naturalmente ci arrivai: “Gli altri Peromyscus leucopus.”
“Naturalmente. Uccidere una cucciolata di toporagni darebbe benefici molto limitati al Peromyscus leucopus, ma uccidere una cucciolata di altri Peromyscus leucopus rappresenta un vantaggio netto e innegabile.”
“Sì, è chiaro.”
“Questo è il motivo per cui le regole che governano la competizione tra specie diverse sono (e devono essere) molto diverse da quelle che governano la competizione all'interno di una stessa specie. La competizione tra membri della stessa specie è sempre più feroce di quella tra membri di specie diverse. Questo perché i membri della stessa specie sono sempre in competizione per le stesse risorse. E questo è vero soprattutto quando si parla delle opportunità di accoppiamento. Centinaia di specie possono competere con uno Peromyscus leucopus per una mora, ma solo un altro Peromyscus leucopus competerà con lui per accoppiarsi con una femmina di Peromyscus leucopus.”
“Ah”, dissi io.
“Che significa quell'Ah?”
“Significa... Ora possiamo tornare alle battaglie per l'accoppiamento degli elefanti marini e delle capre di montagna. Giusto?”
“Non esattamente”, disse il gorilla. “Il nostro obiettivo è analizzare la competizione intraspecie in generale – per tutte le risorse, non solo per l'accoppiamento.”
“Va bene, ma... E' davvero questa la strada principale? Ci stiamo ancora dirigendo verso una spiegazione del perché ci rivolgiamo ad angeli, fantasmi e alieni per scoprire come vivere?”
“Per quanto possa sembrare strano, siamo decisamente su quella strada.”
“Bene.”
“L'evoluzione porta avanti ciò che funziona. Ad esempio, abbiamo già visto che uccidere i cuccioli rivali funziona per il Peromyscus leucopus. Ma naturalmente per loro non funzionerebbe uccidere i propri cuccioli. Quella strategia non si evolverebbe mai. Non potrebbe, perché è autoeliminante. Sono sicuro che lo capisci.”
“Sì.”
“Ora analizzeremo che cosa funziona quando si parla di conflitti tra conspecifici – membri della stessa specie. Dato che i conspecifici sono costantemente in competizione per le stesse risorse, opportunità di conflitti tra di loro si presentano ogni giorno, perfino ogni ora. Ovviamente, questo significa che l'evoluzione deve aver fatto emergere dei sistemi non letali per risolvere questi conflitti. Non funzionerebbe se ogni singolo conflitto su una qualche risorsa venisse risolto da un combattimento mortale.”
“Sì, lo vedo.”
“Esiste un insieme finito di strategie che possono venire adottate da conspecifici in conflitto, ma ora il nostro scopo non è di analizzarle tutte. Piuttosto, vorrei tornare su Calliope per studiare gli Awk e analizzare le strategie che l'evoluzione ha sviluppato tra di loro per gestire i conflitti.”
“Cosa sono gli Awk?”
“Sono una specie di incrocio tra scimmie e struzzi, se riesci a immaginarti un animale simile. Originariamente erano uccelli, ma si adattarono talmente alla vita arboricola che volare divenne superfluo per loro. Quindi assomigliano agli struzzi perché hanno delle piccole ali vestigiali, e assomigliano alle scimmie perché hanno delle utili appendici prensili come due mani e una coda che permettono loro di sfuggire quasi a ogni predatore che li attacca. A differenza di molte specie in cui il maschio è superfluo dopo aver ingravidato la femmina, il maschio Awk deve rimanere nei paraggi per procacciare il cibo per i cuccioli. E per quando questa sua funzione non è più necessaria, le tre o quattro femmine sotto le sue cure sono pronte ad accoppiarsi di nuovo. Quindi gli Awk hanno una sorta di vita famigliare.”
“Quando due Awk si trovano a competere per un frutto succulento, ecco cosa avviene generalmente. Si fissano negli occhi, si mostrano i denti e gridano. Se uno dei due è notevolmente più piccolo dell'altro, allora probabilmente rinuncerà in fretta e sgattaiolerà via. Ma non sempre. Due volte su cinque (forse a seconda di quanto è affamato), comincerà a saltellare su e giù in un modo chiaramente minaccioso. Quando questo avviene, l'altro solitamente si ritirerà anche se più grande. Ma di nuovo: non sempre. Circa una volta su cinque si rifiuterà di farsi intimidire e cercherà di mostrarsi minaccioso a sua volta, saltellando su e giù e facendo schioccare i denti. Questo di solito spedirà via l'altro con la coda tra le gambe – ma di nuovo: non sempre. Forse una volta su dieci, il più piccolo continuerà sconsideratamente a minacciare il più grande e i due finiranno per avere uno scontro fisico che durerà venti o trenta secondi e risulterà in alcuni tagli e lividi superficiali prima che il vincitore si porti via il frutto.
“La strategia che ogni Awk segue può essere espressa in questo modo: Se un altro Awk si oppone a te, mostrati aggressivo ma ritirati se l'altro è notevolmente più grande, a meno di non aver davvero bisogno di quella risorsa, nel qual caso puoi occasionalmente mostrarti più aggressivo giusto per vedere se l'altro si ritira. Se risponde diventando ancora più aggressivo, ritirati, a meno di non avere un bisogno disperato di quella risorsa e di non sentirti fortunato. Ora, naturalmente non intendo dire che questa strategia sia il risultato di un ragionamento. Ma se lo fosse e venisse articolata in parole, sarebbe qualcosa del genere. Gli Awk si comportano come se stessero seguendo una strategia sistematica, più o meno come l'ho descritta.”
“Capisco.”
“Ora, questo tipo di comportamento non è affatto insolito. La maggior parte delle specie terrestri risolve i propri conflitti conspecifici in modo simile. Non paga combattere fino alla morte per ogni ghianda, ma non paga nemmeno rinunciare ogni volta. E' importante essere prevedibile fino a un certo punto, ma è anche importante conservare un elemento di imprevedibilità. Per esempio, il tuo avversario dovrebbe sapere che quando cominci a schioccare i denti contro di lui è probabile che lo attaccherai. Ma d'altro canto non deve sapere con certezza che tu ti ritirerai ogni volta che lui schioccherà i denti verso di te.”
“Giusto.”
“Di nuovo, questo tipo di strategia si evolve perché funziona – ancora e ancora, per ogni tipo di specie, molto probabilmente in tutto l'universo.”
“Sì, ha senso.”
Ishmael si fermò a pensare per un attimo. “Ciò che voglio farti capire è che se intraprendessi realmente il viaggio che hai fantasticato, troveresti ovunque lo stesso sfondo evoluzionistico, perché l'evoluzione è sempre e ovunque (non solo su questo pianeta) un processo che invariabilmente porta avanti ciò che funziona, e ciò che funziona non varierà drasticamente da un pianeta all'altro. In ogni punto dell'universo, vedresti specie uscire dall'esistenza fallendo ma mai comparirvi fallendo. Ovunque vedresti che non paga mai combattere fino alla morte per ogni boccone di cibo.”
Chiusi gli occhi e mi appoggiai allo schienale della poltrona per rifletterci su un po'. Poi dissi: “Mi stai mostrando parte della saggezza che avrei trovato se avessi fatto davvero quel viaggio nella galassia.”
Annuì. “Sì. In un certo senso, stiamo effettuando quel viaggio proprio qui, adesso, senza alzarci da terra. Continuiamo... Nella mia analisi iniziale delle strategie di competizione degli Awk, ho preferito rimandare l'argomento – fondamentale – della territorialità. Vorrei parlarne ora. Gli umani spesso fraintendono la territorialità animale interpretandola in termini umani. Un gruppo umano tende a trovarsi innanzitutto un territorio per se stesso – un posto che possa definire suo. Delimita una porzione di terreno e dice: 'Questo è il nostro territorio, e difenderemo qualunque cosa ci si trovi'. La gente quindi assume che un animale stia facendo lo stesso tipo di affermazione quando marca un territorio col proprio odore. Questo antropomorfismo conduce a molta confusione. Questo non solo perché gli animali sono incapaci di un simile livello di astrazione, ma anche perché non sanno nulla di territori e non hanno alcun interesse in essi. Un animale non va mai in cerca di un territorio per trovare un posto da poter considerare suo. Va in cerca di cibo e partner sessuali, e quando li trova traccia un cerchio intorno a loro che dice ai rivali conspecifici: 'Le risorse all'interno di questo cerchio sono di qualcuno e verranno difese'. Ma non gliene importa nulla del territorio in sé, e se le risorse che contiene dovessero scomparire, l'animale se ne andrebbe senza guardarsi indietro.”
“Sembra abbastanza ovvio”, azzardai.
Ishmael scrollò le spalle. “Ogni sentiero è evidente una volta che è stato aperto. Comunque, ora che abbiamo precisato che esiste una differenza possiamo procedere come se non ci fosse. Per la maggior parte, gli animali che difendono le loro risorse agiscono esattamente come se stessero difendendo un territorio. Possiamo cominciare notando che gli animali non difendono il proprio territorio da tutte le migliaia di specie che lo invadono – non potrebbero farlo anche volendo e non ne hanno alcun bisogno. L'unica specie da cui devono difenderlo è la loro, per ragioni che abbiamo già visto.
“La territorialità aggiunge un'altra dimensione al conflitto conspecifico. Quarant'anni fa, il grande zoologo olandese Nikolaas Tinbergen ideò una magnifica dimostrazione di questo, usando due spinarelli maschi che avevano costruito il nido alle due estremità di un acquario. Tinbergen usò due cilindri di vetro per catturare gli spinarelli e muoverli nell'acquario. Chiamiamoli Rosso e Blu. Quando fece incontrare Rosso e Blu nei loro cilindri al centro dell'acquario, essi reagirono con eguale ostilità l'uno verso l'altro. Ma quando li spostò verso il nido di Rosso, il loro comportamento cominciò a cambiare. Rosso cercò di attaccare e Blu di ritirarsi. Quando li spostò vicino al nido di Blu, i ruoli si invertirono: Blu cercò di attaccare e Rosso di ritirarsi. (Questo, per inciso, dimostra anche la fallacia territoriale: gli spinarelli non si stavano certo contendendo l'acqua.) Questo è l'elemento aggiunto dalla territorialità nella strategia tipicamente seguita da conspecifici in conflitto: 'Se sei il residente, attacca; se sei l'intruso, ritirati'. Se hai un cane o un gatto li avrai visti attuare questa strategia molte volte vicino a casa tua.”
“Sì... Ma parlare di cani e gatti solleva una domanda riguardo gli animali e la territorialità. Cani e gatti insistono spesso a tornare in una vecchia casa anche quando la loro famiglia umana si è trasferita in una nuova.”
Ishmael annuì. “Hai assolutamente ragione, Julie. Non stavo pensando agli animali addomesticati quando ho fatto quella precisazione. Gli animali addomesticati mostrano un comportamento molto umano riguardo il territorio, e naturalmente questo è il motivo principale per cui sono addomesticati. Il termine stesso addomesticare significa 'far adattare e abituare a una casa'. Se sono abbandonati e gli viene permesso di agire in modo selvatico, comunque, li vedrai rapidamente mettere da parte questo attaccamento a una casa come inutilizzabile allo stato selvaggio.”
“Sì, capisco”, dissi.
“Torniamo su Calliope dagli Awk”, disse Ishmael. “Sono passati cinque milioni di anni dalla nostra ultima visita, e sono avvenuti drastici cambiamenti climatici. Le foreste che proteggevano gli Awk sono sparite, ma non tanto rapidamente da non permettere agli Awk di adattarsi al cambiamento. Ora osserviamo una specie che vive a terra anziché sugli alberi, e dato che costituiscono una specie nuova e distinta, dovremmo dar loro un nuovo nome. Chiamiamoli Bawk. Questi Bawk non sono più in grado di sfuggire ai predatori disperdendosi agilmente nella foresta come facevano i loro antenati. A quell'epoca ogni animale doveva badare a se stesso, e questa strategia funzionava perfettamente. Ma ora devono raggrupparsi e difendersi come un branco, e un individuo che se ne andasse per i fatti suoi sarebbe probabilmente proprio quello che verrebbe ucciso da un predatore.
“Gli antenati dei Bawk si nutrivano di tutto ciò che trovavano sugli alberi – frutti, noci, foglie e una vasta gamma di insetti. Non erano abbastanza agili da catturare uccelli adulti, ma le nidiate incustodite erano una prelibatezza. Man mano che venivano gradualmente costretti a scendere dagli alberi per trovare cibo continuarono a mangiare qualunque cosa trovassero, ma le condizioni al suolo erano molto diverse. Tanto per cominciare, il cibo non aspettava più semplicemente di venire raccolto come prima. E poi a terra avevano molti più competitori per ciò che era disponibile. Dovettero diventare dei mangiatori intraprendenti. Molti dei loro competitori erano perfettamente buoni da mangiare ma erano anche più difficili da catturare, perché i Bawk non erano neanche vagamente tanto agili al suolo quanto lo erano stati sugli alberi. Gradualmente, i Bawk svilupparono qualcosa per compensare la perdita dell'agilità, e questo fu il lavoro di squadra, che li rese cacciatori efficaci – qualcosa che i loro antenati non avevano mai avuto bisogno di essere.
“La natura della competizione tra di loro era cambiata. Nonostante ogni individuo continuasse a competere con gli altri per delle risorse, il successo finale di ogni individuo dipendeva anche dalla cooperazione con gli altri per assicurare il successo del branco. Come ho detto, gli Awk si limitavano a disperdersi nella foresta quando venivano attaccati, ma i Bawk non erano abbastanza veloci al suolo da poter fare una cosa del genere. Dovevano raggrupparsi e combattere come una squadra. Gli Awk erano raccoglitori individuali, il che funzionava perfettamente sugli alberi, ma i Bawk, confinati al suolo, hanno maggior successo raccogliendo in squadra. Ora possiamo vedere che lo stato della competizione non è più principalmente individuo contro individuo, ma è piuttosto branco contro branco. Tuttavia, benché l'unità competitiva sia cambiata, le strategie rimangono le stesse: 'Se il vostro branco è quello residente, attaccate; se è quello intruso, ritiratevi. Se nessuno dei due branchi è il residente o l'intruso, seguite una strategia mista. Minacciate l'altro branco e se si ritira, bene. Se invece restituisce la minaccia, qualche volta attaccate e qualche volta ritiratevi. O, se è l'altro branco a minacciare voi, a volte restituite la minaccia e a volte ritiratevi'. Queste strategie permettono a diversi branchi di Bawk di vivere l'uno accanto all'altro senza invadersi a vicenda. Contemporaneamente, possono competere per le risorse di cui hanno bisogno senza dover combattere fino alla morte per ogni minima cosa.”
“Sì, capisco”, dissi, continuando a fare la mia parte.
“Ora lasciamo Calliope e torniamo dopo altri cinque milioni di anni. Dopo una piccola esplorazione, scopriamo che i Bawk prosperano ancora, ma che una parte di essi si è evoluta in una nuova specie che chiameremo Cawk. Non farò ipotesi sulle cause che hanno portato a una simile evoluzione, basti dire che è avvenuta. I Cawk in molti sensi sembrano più simili ai Bawk di quanto i Bawk siano simili agli Awk, che come ti ricorderai vivevano sugli alberi, raccoglievano il cibo individualmente e si disperdevano quando venivano attaccati. I Cawk assomigliano ai Bawk nel vivere al suolo, nel raccogliere il cibo in gruppo e nel combattere spalla a spalla quando attaccati. I Cawk hanno semplicemente fatto fare a queste tendenze un gigantesco passo in avanti. Essi sono creature culturali. Questo significa che i genitori di ogni generazione trasmettono ai loro figli ciò che hanno imparato dai loro genitori, insieme a qualunque cosa nuova abbiano imparato durante la loro vita. Ciò che trasmettono è un accumulo di conoscenze provenienti da vari periodi del loro passato. Per esempio, ogni bambino impara che i rami di un certo albero possono venire privati delle foglie e usati come una sorta di canna da pesca per raccogliere formiche da un formicaio. Questa tecnica risale a tre o quattro milioni di anni fa. Ogni bambino impara come trattare le pelli degli animali in modo da poterne ricavare dei vestiti, e questa tecnica risale a due o tre milioni di anni fa. Ogni bambino impara come fabbricare una corda dalla corteccia degli alberi, come accendere un fuoco, come trasformare una pietra in un coltello, come fabbricare le lance e gli strumenti per scagliarle più distanti, e queste tecniche risalgono tutte a un milione di anni fa. Migliaia di arti e tecniche – di varie epoche – vengono trasmesse da una generazione all'altra.
“Per quanto i Cawk vivano in gruppo come i loro predecessori Bawk, non sarebbe corretto chiamare questi gruppi 'branchi', perché i branchi sono fondamentalmente tutti uguali. I Cawk vivono in tribù – i Jay, i Kay, gli Ell, gli Emm, gli Enn, e così via – ognuna molto differente dalle altre. Ogni tribù ha una propria cultura distintiva che trasmette da una generazione alla successiva, insieme alle varie tecniche che ho nominato un attimo fa, che sono eredità comune di tutti i Cawk. L'eredità tribale include canzoni, storie, miti e usanze che possono essere antichi di decine o addirittura centinaia di millenni. Nel momento in cui li osserviamo non sono popoli letterati, e anche se lo fossero i loro resoconti scritti non risalirebbero a decine di migliaia di anni fa. Se gli chiedessi quanto sono antiche tutte queste cose, saprebbero risponderti soltanto che nessuno lo sa. Si tratta di cose che, per quanto li riguarda, risalgono all'alba dei tempi. Per quanto ne sanno i Jay, loro esistono da sempre. Lo stesso vale per i Kay, gli Ell, gli Emm e le altre tribù.
“Ci sono alcune differenze fra diverse tribù che sembrano piuttosto arbitrarie. Una tribù preferisce canestri di paglia, un'altra di corda. Una tribù preferisce dei tessuti principalmente bianchi e neri, un'altra quelli colorati. Ma ci sono altre differenze molto più importanti. In una tribù, il lignaggio è riconosciuto attraverso la madre; in un'altra, è riconosciuto attraverso il padre. In una tribù, le opinioni degli anziani hanno più peso negli affari della comunità; in un'altra, le opinioni di tutti gli adulti hanno lo stesso peso. I capi di una tribù vengono eletti per via ereditaria, quelli di un'altra rimangono in carica finché non vengono sconfitti in combattimento. Tra gli Emm, i parenti più importanti sono tua madre e tuo zio materno, e tuo padre non conta nulla. Tra gli Ell, uomini e donne non abitano mai insieme come marito e moglie; gli uomini vivono insieme in un'abitazione comune e le donne in un'altra. Una tribù pratica la poliandria (molti mariti), e un'altra la poligamia (molte mogli). E così via.
“Ancora più importanti di queste differenze sono le leggi tribali, che hanno solo una cosa in comune: non sono liste di cose proibite, ma piuttosto procedure per gestire i problemi che sorgono inevitabilmente nella vita in comune. Cosa fai quando qualcuno continua a disturbare la tranquillità comune con il proprio temperamento iracondo? Cosa fai quanto un coniuge è stato infedele? Cosa fai quando qualcuno ha ferito o ucciso un altro membro della tribù? A differenza delle leggi che conosci tu, Julie, queste leggi non sono state formulate da alcun comitato. Invece, si sono sviluppate tra i membri della tribù nello stesso modo in cui si sviluppano le strategie per la competizione: con una costante scrematura della durata di decine di migliaia di anni di ciò che non funziona, di tutto ciò che non ottiene i risultati voluti. In un certo senso, gli Ell sono le leggi degli Ell. O, ancora meglio: le leggi di ogni tribù rappresentano la sua volontà. Le loro leggi hanno perfettamente senso per loro nel contesto della loro cultura. Le leggi degli Ell non avrebbero alcun senso per gli Emm, ma questo che differenza fa? Gli Emm hanno le proprie leggi, che hanno perfettamente senso per loro, nonostante siano molto diverse da quelle degli Ell o di chiunque altro.
“Sarà difficile per te immaginare una cosa simile, ma le leggi di ogni tribù sono del tutto complete e sufficienti per essa. Dato che sono state formulate nel corso dell'intera vita della tribù, migliaia di anni, è quasi inconcepibile che possa verificarsi una situazione mai vista prima. Nulla è più importante per ogni generazione che ricevere la legge nella sua interezza. Diventando Enn o Emm, i giovani di ogni generazione vengono imbevuti della volontà della tribù. La legge tribale rappresenta che cosa significa essere un Ell o un Kay. Queste non sono le tue leggi, Julie, che sono largamente inutili, ampiamente ignorate e disprezzate e costantemente soggette a revisioni o ampliamenti. Queste sono leggi che fanno esattamente ciò che dovrebbero, anno dopo anno, generazione dopo generazione, era dopo era.”
“Be'”, dissi, “sembra grandioso, credo, ma anche un po' stagnante, se posso essere onesta.”
Ishmael annuì. “Ovviamente voglio che tu sia onesta, Julie. Sempre. Ricordati, comunque, che in ogni caso queste leggi rappresentano la volontà della tribù, non la volontà di un estraneo. Nessuno li obbliga ad usare queste leggi. Nessun tribunale li manderebbe in prigione se distruggessero la propria eredità. Sono perfettamente liberi di abbandonarla in ogni momento.”
“D'accordo.”
“Rimane solo una cosa da fare prima di concludere per oggi, ossia esaminare la competizione tra i Cawk. Le strategie che si sono evolute tra di loro sono molto simili a quelle esistenti tra i Bawk. All'interno della tribù, la strategia che funziona meglio per ogni individuo è sostenere e difendere la tribù; nonostante ogni membro della tribù abbia bisogno delle stesse risorse, il modo migliore che ha di ottenerle è di cooperare con gli altri membri della tribù. Come per i Bawk, dove la competizione è branco contro branco, per i Cawk la competizione è tribù contro tribù. Qui notiamo che viene attuata una nuova strategia in aggiunta a quelle già osservate. Potrebbe essere descritta come una strategia di rappresaglie imprevedibili: 'Dai ciò che ricevi, ma non essere troppo prevedibile'.
“In sostanza dai ciò che ricevi significa che se gli Emm non ti danno fastidio non dovresti farlo neanche tu, ma se lo fanno devi assicurarti di restituire il favore. Non essere troppo prevedibile significa che anche se gli Emm non ti stanno dando fastidio, non sarebbe una brutta idea attaccarli di tanto in tanto. Loro naturalmente vi restituiranno il colpo, dando quanto hanno ricevuto, ma questo è il prezzo da pagare per far sapere loro che siete ancora lì e non vi siete indeboliti. Dopo tutto questo, una volta che sarete pari, potrete ritrovarvi tutti insieme per una grande festa di riconciliazione in cui celebrerete la vostra salda amicizia e combinerete qualche matrimonio (perché, naturalmente, non va molto bene riprodursi sempre all'interno di una stessa tribù).
“Nonostante la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili possa sembrare molto violenta, in realtà è una strategia per il mantenimento della pace. Pensa a due persone che stanno discutendo per decidere se andare al cinema o a teatro. Invece di risolvere la questione con la violenza, lanciano una moneta, dopo aver deciso che andranno al cinema se uscirà testa e a teatro se uscirà croce. Lo stesso scopo viene raggiunto decidendo di attaccare se sei il residente e di ritirarti se sei l'intruso. Se entrambe le parti seguono la stessa strategia, la violenza viene evitata. Ciononostante, se si osservano i Jay, i Kay, gli Ell, gli Emm, gli Enn, gli Ohh e le altre tribù per un anno, si nota che sembrano essere in uno stato più o meno costante di guerra a bassa intensità fra di loro. Non intendo dire che ci sono battaglie quotidiane e nemmeno mensili, per quanto ci potranno essere scaramucce ai confini tanto frequenti. Voglio dire che ogni tribù mantiene uno stato di costante allerta. E una volta o due all'anno, ogni tribù sferrerà un attacco contro uno o più dei suoi vicini. A un membro della vostra cultura, questo sembrerà bizzarro. Un membro della vostra cultura si chiederà quanto i Cawk risolveranno una volta per tutte le loro differenze e impareranno a vivere in pace. E la risposta è che i Cawk risolveranno una volta per tutte le loro differenze e impareranno a vivere in pace quando lo faranno le capre di montagna, gli spinarelli e gli elefanti marini. In altre parole, le strategie di competizione praticate dai Cawk non vanno viste come una fonte o un sintomo di disordine, come un difetto, come un 'problema' che deve essere risolto; almeno non più delle strategie di competizione dei topi, dei lupi o degli alci. Lungi dall'essere difetti da eliminare, esse sono ciò che è rimasto dopo che tutte le altre strategie sono state eliminate. In poche parole, sono evolutivamente stabili. Funzionano per i Cawk. Sono state messe alla prova per milioni di anni, e ogni altra strategia che è stata loro contrapposta è stata eliminata perché fallimentare.”
“Caspita”, dissi. “Questo suona come un climax.”
“Lo è”, disse Ishmael. “Un'ultima cosa e per oggi abbiamo finito. Perché gli Enn si limitano a reagire agli attacchi dei loro vicini e ogni tanto a compiere loro stessi un attacco? Perché non si decidono ad annientare i loro vicini?”
“Perché dovrebbero farlo?”
Ishmael scosse la testa. “Non è la domanda giusta, Julie. Non importa perché lo farebbero. La domanda è: perché non funzionerebbe? O forse funzionerebbe. Forse funzionerebbe meglio dell'altra strategia. Stavolta anziché limitarsi a un attacco contro gli Emm, i Jay vanno da loro e li spazzano via.”
“Questo stravolgerebbe completamente le regole del gioco”, dissi.
“Vai avanti.”
“Sarebbe come decidere di lanciare una moneta per poi rifiutarsi di accettarne il risultato.”
“Perché, Julie?”
“Perché gli Emm non possono rispondere all'attacco se li spazzi via. Il gioco è: 'Tu sai che io reagirò se mi attaccherai, e io so che tu reagirai se ti attaccherò'. Ma se ti stermino, non puoi reagire. Il gioco è finito.”
“E' vero. Ma poi che succederebbe, Julie? Immagina che i Jay abbiano sterminato gli Emm. Che cosa ne penseranno i Kay, gli Ell, gli Enn e gli Ohh?”
Finalmente capii. “Vedo dove vuoi arrivare”, gli dissi. “Loro diranno: 'Se i Jay cominciano a sterminare gli avversari, allora dobbiamo adottare una nuova strategia contro di loro. Non possiamo più trattarli come se stessero giocando alle Rappresaglie Imprevedibili, perché non lo stanno facendo. Dobbiamo trattarli come se stessero giocando allo Stermina Tutti, altrimenti potrebbero spazzare via anche noi.”
“E come devono trattarli se stanno giocando allo Stermina Tutti?”
“Direi che dipende. Se i Jay tornassero a giocare alle Rappresaglie Imprevedibili, probabilmente potrebbero anche lasciarli stare. Ma se i Jay continuassero a giocare allo Stermina Tutti, allora i sopravvissuti dovrebbero unire le forze contro i Jay e sterminare loro.”
Ishmael annuì. “Questo è ciò che fecero i nativi americani quando i coloni europei alla fine resero completamente chiaro che non avrebbero mai giocato a nient'altro che allo Stermina Tutti con loro. I nativi americani provarono a mettere da parte i rancori tra le varie tribù e a unire le forze contro i coloni... Ma aspettarono troppo a lungo.”

Intermezzo.

Mi sento come se dovessi presentare un interludio musicale o condividere qualche Pensiero Profondo tra le diverse sessioni nella stanza 105, così la gente potrebbe alzarsi e sgranchirsi un po', andare in bagno e comprare da mangiare. Devo ammettere che Alan ha gestito davvero bene queste situazioni nel suo libro, ma lui è un professionista, giusto? Si suppone che sappia come gestirle. Il meglio che posso fare io è cincischiare per dieci o venti secondi.
No, la verità è che sono un po' pigra. Non voglio riflettere su ciò che mi stava succedendo nelle quarantott'ore che sono passate tra la sessione che ho appena descritto e la successiva.
No, non è esatto. La verità è che non voglio che qualcuno sappia cosa mi stava succedendo. Era troppo importante. Ishmael mi stava rigirando come un calzino, e non potevo condividerlo con nessuno. Non posso ancora oggi. Scusate.
Ammiro anche il modo in cui Alan è riuscito a rendere ogni visita un evento. Per quanto posso ricordare, comunque, quando entrai di nuovo nella stanza 105 mi limitai a camminare e sedermi, e Ishmael alzò gli occhi e mi fissò con un'aria interrogativa.
Gli restituii lo sguardo e dissi educatamente: “E' sedano, quello?”
Aggrottò le sopracciglia e guardò il gambo che teneva in mano. “Sì, è sedano”, replicò solennemente.
“Penso al sedano come a qualcosa da servire alle feste di classe, nell'insalata di tonno.”
Ishmael ci rifletté un momento, poi disse: “Io penso al sedano come a qualcosa che i gorilla mangiano di tanto in tanto quando lo trovano crescere spontaneamente. Non lo avete inventato, sai.”
E questo fu come cominciammo quella sessione.
Quando l'ilarità si fu placata, dissi: “Non sono sicura di come interpretare la tua storia sugli Awk, i Bawk e i Cawk. Devo dirti come credo di doverla interpretare?”
“Sì, per favore.”
“I Cawk rappresentano gli umani come vivevano qui diecimila anni fa.”
Ishmael annuì. “E come vivono ancora oggi, dove la gente della vostra cultura non è riuscita a distruggerli.”
“Va bene. Ma perché analizzare gli affari degli Awk, dei Bawk e dei Cawk?”
“Ti spiegherò il mio ragionamento e forse avrà senso. La strategia competitiva seguita dai popoli tribali che possiamo osservare oggi è perlopiù quella delle Rappresaglie Imprevedibili che ho attribuito ai Cawk: 'Dai quanto ricevi, ma non essere troppo prevedibile'. Ciò che possiamo vedere tra di loro è esattamente ciò che ho ipotizzato si potesse vedere tra i Cawk: ogni tribù vive in uno stato di costante allerta – e di costante ma molto blanda guerra con i loro vicini. Quando i Prendi – la gente della vostra cultura – li incontrano, naturalmente non sono curiosi di capire perché vivono in questo modo, o se ha senso in un certo quadro di riferimento, o se per loro funziona. Si limitano a dire: 'Questo non è un bel modo di vivere e non lo tollereremo'. Non verrebbe mai loro in mente di cercare di cambiare il modo in cui vivono i topi, le capre di montagna o gli elefanti marini, ma si considerano degli esperti sul modo in cui dovrebbero vivere gli umani.”
“E' vero”, dissi.
“La prossima domanda da farci è: per quanto tempo i popoli tribali hanno vissuto in questo modo? Ecco la risposta. Non c'è motivo di supporre che questo modo di vivere sia una novità per i popoli tribali – non più di quanto ce ne sia di supporre che il letargo sia una novità per gli orsi o che la migrazione sia una novità per gli uccelli o che costruire dighe sia una novità per i castori. Al contrario, ciò che osserviamo nella strategia competitiva dei popoli tribali è una strategia evolutivamente stabile che si è sviluppata in centinaia di migliaia e forse persino in milioni di anni. Non so esattamente come questa strategia si sia sviluppata. Mi limito a offrire una narrazione teorica di come potrebbe essersi sviluppata. Lo stadio finale di questa strategia non è in dubbio, ma il modo in cui ci è arrivata potrebbe non essere mai nulla di più di una congettura. Questo ti aiuta?”
“Sì, lo fa. Ma dimmi di nuovo dove siamo sulla strada principale.”
“Ecco dove siamo. Quando vai tra i popoli tribali, scopri che non cercano in cielo per scoprire come vivere. Non hanno bisogno di angeli o di alieni che li illuminino. Loro sanno come vivere. Le loro leggi e le loro usanze forniscono loro una guida completamente dettagliata e soddisfacente. Quando dico questo non intendo che i pigmei Akoa africani, o gli isolani Ninivak dell'Alaska, o i Bindibu australiani credono di sapere come tutti gli esseri umani dovrebbero vivere. Niente del genere. Tutto ciò che sanno è che hanno un modo di vivere che funziona perfettamente per loro. L'idea che possa esistere un modo universale in cui tutti dovrebbero vivere a loro sembrerebbe ridicola.”
“Va bene”, dissi, “ma questo dove ci lascia?”
“Ci lascia sulla strada principale, Julie. Stiamo cercando di capire perché la gente della vostra cultura è diversa da questi popoli tribali, che guardano a se stessi per capire come vivere. Stiamo cercando di capire come ha fatto questa conoscenza a diventare così difficile da ottenere per i membri della vostra cultura, perché essi devono rivolgersi a dei, angeli, profeti, alieni e spiriti dei defunti per scoprire come vivere.”
“Giusto. D'accordo.”
“Dovrei avvisarti che la gente ti dirà che l'impressione che ti ho dato dei popoli tribali è una romanticizzata. Queste persone credono che Madre Cultura dica l'assoluta verità quando insegna che gli umani sono intrinsecamente difettosi e condannati alla miseria. Sono sicuri che ci debba essere ogni genere di cosa sbagliata in ogni stile di vita tribale, e naturalmente hanno ragione – se per 'sbagliato' si intende qualcosa che non ci piace. In ognuna delle culture che ho nominato ci sono cose che troveresti sgradevoli, immorali o ripugnanti. Ma rimane il fatto che ogni volta che gli antropologi incontrano popoli tribali, trovano popoli che non mostrano segni di insoddisfazione, che non si lamentano di essere miserabili o maltrattati, che non schiumano di rabbia, che non combattono costantemente con depressione, ansia e alienazione.
“La gente che pensa che stia idealizzando questo modo di vivere non riesce a capire che ogni singola cultura tribale esistente esiste perché è sopravvissuta per centinaia di migliaia di anni, ed è sopravvissuta per centinaia di migliaia di anni perché i suoi membri sono soddisfatti di quel modo di vivere. E' possibilissimo che le società tribali si siano occasionalmente sviluppate in modo intollerabili per i loro membri, ma se è avvenuto sono scomparse, per la semplice ragione che la gente non aveva motivo di sostenerle. C'è solo un modo di costringere la gente ad accettare uno stile di vita intollerabile.”
“Già”, dissi. “Devi chiudere sotto chiave il cibo.”

La Mezzaluna Fertile.

“Ora siamo pronti per la terza e ultima narrazione della storia, Julie, che stavolta si svolge diecimila anni fa nella Mezzaluna Fertile. Non si trattava assolutamente di una zona priva di vita umana. A quel tempo la Mezzaluna Fertile era un'area rigogliosa, non il deserto che è oggi, e gli esseri umani avevano vissuto lì per almeno centomila anni. Come i moderni cacciatori-raccoglitori, questi popoli praticavano tutti l'agricoltura in una certa misura, nel senso che avevano l'abitudine di incoraggiare la ricrescita dei loro cibi preferiti. Come su Tersicore, ogni popolo aveva un approccio personale all'agricoltura. Alcuni vi dedicavano solo pochi minuti a settimana. Altri gradivano avere maggiori quantità dei loro cibi preferiti a disposizione, quindi vi dedicavano un paio d'ore a settimana. Altri ancora non vedevano motivi per non vivere principalmente dei loro cibi preferiti, quindi vi dedicavano un'ora o due al giorno. Ti ricorderai che nella storia di Tersicore ho chiamato tutti questi popoli Lascia. Possiamo tranquillamente usare questo nome anche per i loro equivalenti terrestri, perché anche loro pensavano a se stessi come a creature che vivevano nelle mani degli dei e lasciavano a loro tutte le decisioni.
“A un certo punto, come su Tersicore, un gruppo di Lascia si disse: 'Perché dovremmo vivere solo in parte dei cibi che preferiamo? Perché non vivere interamente di essi? Tutto ciò che dobbiamo fare è passare più tempo a piantare, disboscare, allevare e così via'. Quindi questo gruppo particolare cominciò a lavorare nei campi diverse ore al giorno. La loro decisione di divenire agricoltori a tempo pieno non fu necessariamente presa in una singola generazione. Potrebbe essersi sviluppata lentamente nel corso di dozzine di generazioni o rapidamente nel giro di tre o quattro. Entrambi gli scenari sono plausibili. Ma lentamente o rapidamente, ci fu senza ombra di dubbio un popolo della Mezzaluna Fertile che divenne completamente agricolo. Ora voglio che tu mi dica come stavano le cose con questi vari popoli.”
“Che vuoi dire?”
“Quando sei stata qui l'ultima volta, abbiamo passato molto tempo ad esaminare la competizione intraspecie – varie strategie che permettono ai competitori di risolvere i propri conflitti senza combattere fino alla morte per ogni minima cosa. Per esempio, la strategia territoriale dice: 'Attacca se sei il residente, scappa se sei l'intruso'.”
“Sì, lo capisco.”
“Quindi: dimmi come stavano le cose con questi popoli della Mezzaluna Fertile.”
“Immagino che utilizzassero la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili. 'Dai quanto ricevi, ma non essere troppo prevedibile'.”
“Esatto. Come ho già detto, non c'è alcun motivo di credere che i popoli tribali vivessero in modo diverso diecimila anni fa rispetto a come vivono ancora oggi. Si mantenevano sempre allerta, restituivano i colpi che prendevano e occasionalmente provocavano una scaramuccia di loro iniziativa, così nessuno sarebbe stato tentato di darli per scontati. Ora, vivere interamente di agricoltura non rende affatto questa strategia inutilizzabile. Nel Nuovo Mondo c'erano agricoltori a tempo pieno che la seguivano senza alcun problema – né distruggendo né facendosi distruggere dai propri vicini. Ma a un certo punto in medioriente diecimila anni fa, un gruppo di agricoltori a tempo pieno cominciò effettivamente a distruggere i propri vicini.
“Quando dico che distrussero i propri vicini intendo dire che fecero loro ciò che i loro discendenti europei finirono per fare ai popoli nativi del Nuovo Mondo. Quando i coloni Europei cominciarono ad arrivare qui, i nativi stavano naturalmente ancora seguendo la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili. Aveva funzionato con loro fin dall'alba dei tempi, ed ebbero cura di utilizzarla anche con i nuovi arrivati, che ne rimasero a dir poco sconcertati. Ogni volta che riuscivano a sistemare le cose – così credevano – i nativi sferravano improvvisi attacchi ingiustificati (com'erano abituati a fare tra di loro). Questo aveva perfettamente senso per i nativi, e in effetti funzionò per molto tempo. I coloni bianchi impararono ad avere molto, molto rispetto dell'imprevedibilità dei nativi. Ma alla fine, naturalmente, il numero dei coloni crebbe fino al punto da renderli in grado di neutralizzare la strategia autoctona. In alcuni casi si trasferirono nei territori dei nativi e li assorbirono. In altri casi si trasferirono e scacciarono i nativi a vivere o a morire altrove. E in altri casi ancora si trasferirono e li sterminarono. Ma in ogni singolo caso, li annientarono in quanto entità tribali. I Prendi non avevano il minimo interesse nell'essere circondati da popoli tribali che giocavano alle Rappresaglie Imprevedibili, né nel Nuovo Mondo, né nella Mezzaluna Fertile. Puoi vedere perché.”
Concordai di poterlo vedere.
“L'ultima volta che sei venuta qui, abbiamo parlato di cosa sarebbe successo se una tribù avesse improvvisamente smesso di praticare le Rappresaglie Imprevedibili e avesse cominciato ad annientare le altre. Ti ricordi?”
“Sì. I suoi vicini alla fine avrebbero unito le forze per fermarla.”
“Esatto, e normalmente questo avrebbe funzionato alla perfezione. Perché non funzionò con i Prendi nella Mezzaluna Fertile?”
“Immagino che sia per lo stesso motivo per cui non ha funzionato qui nel Nuovo Mondo. I Prendi erano in grado di generare scorte infinite delle cose che fanno vincere le guerre. Questo li rese imbattibili dai popoli tribali, perfino uniti.”
“Sì, è esatto. Nuove circostanze possono minare qualunque strategia, perfino se ha funzionato senza problemi per un milione di anni, e una tribù con risorse alimentari virtualmente illimitate decisa a sterminare le altre tribù era sicuramente qualcosa di nuovo. I Prendi erano inarrestabili, e questo li convinse di essere i realizzatori del destino umano stesso. Lo fa ancora, naturalmente.”
“Di sicuro.”
“Ciò che voglio osservare ora è il cinquantesimo anno della loro rivoluzione. I Prendi hanno conquistato quattro tribù a nord, chiamiamole gli Hulla, i Puala, i Cario e gli Albas. I Puala si guadagnavano da vivere principalmente con l'agricoltura anche prima di venire conquistati dai Prendi, quindi il cambiamento è stato meno traumatico per loro. Gli Hulla, invece, erano cacciatori-raccoglitori che praticavano solo un minimo di ciò che chiameremmo agricoltura. Gli Albas erano stati pastori-raccoglitori per qualche tempo. Infine, i Cario avevano coltivato alcuni campi che integravano con la caccia e la raccolta. Prima di venire conquistati dai Prendi, queste tribù erano coesistite nel solito modo, dando quanto ricevevano e attaccando occasionalmente le altre. Giusto per essere sicuri che non lo hai dimenticato, che cosa favorisce questa strategia delle Rappresaglie Imprevedibili?”
“Che cosa favorisce?”
“Perché la usano? Perché hanno bisogno di una strategia in primo luogo?”
“Sono competitori. Questa strategia li mantiene bilanciati tra di loro.”
“Ma i Prendi hanno fermato le Rappresaglie Imprevedibili tra di loro, perché il piano ora è che gli Hulla, i Puala, i Cario e gli Albas diventino Prendi. E' così che le persone dovrebbero vivere, no?”
“Sì.”
“Quindi la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili è fuori questione per questi popoli.”
“Esatto.”
“Ma adesso che cosa li tiene bilanciati tra di loro?”
“Accidenti”, dissi. “Buona domanda... Forse non hanno più nulla per cui competere?”
Ishmael annuì entusiasticamente. “E' un'idea terribilmente interessante, Julie. Come potrebbe succedere una cosa simile, secondo te?”
“Be', sono tutti dalla stessa parte, adesso.”
“In altre parole, forse la vita tribale in realtà era la causa della competizione, anziché una strategia che si era evoluta per gestirla. Con la scomparsa delle tribù, la competizione svanisce e la pace scende sulla Terra.”
Gli dissi che non ero sicura della parte sulla pace.
“Diciamo che sei i Cario. E' stata un'estate secca, Julie, e i tuoi vicini del nord, gli Hulla, hanno bloccato con una diga il fiume che usavi per irrigare i tuoi campi. Dato che ora siete tutti dalla stessa parte, ti limiti a scrollare le spalle e a lasciare che i tuoi campi muoiano?”
“No.”
“Quindi, dopo tutto, essere dalla stessa parte non fa cessare la competizione intraspecie. Che cosa fai allora?”
“Immagino che chiederò agli Hulla di smantellare la loro diga.”
“Ma certo. E loro rispondono di no, grazie tante. Hanno costruito quella diga per poter irrigare i loro campi.”
“Forse potrebbero condividere l'acqua.”
“Dicono di non avere intenzione di farlo. Dicono di aver bisogno di tutta l'acqua che riescono a prendere.”
“Potrei appellarmi al loro senso di giustizia.”
Un forte suono sibilante mi arrivò attraverso il vetro, e guardai in su per vedere Ishmael che si faceva una bella risata. Quando finì, disse: “Confido che tu stia scherzando.”
“Infatti.”
“Bene. Allora che cosa farai riguardo la diga, Julie?”
“Immagino che andremo in guerra.”
“E' naturalmente una possibilità.”
“Però mi è venuta in mente una cosa. Mi sembra che i Cario e gli Hulla avrebbero potuto avere questo conflitto anche prima di diventare Prendi.”
“Assolutamente possibile”, disse Ishmael. “Che cosa ho detto che erano gli Hulla prima di diventare agricoltori a tempo pieno? Con la tua memoria eccellente sono sicuro che te lo ricordi.”
“Erano cacciatori-raccoglitori.”
“Perché dei cacciatori-raccoglitori dovrebbero costruire una diga, Julie? Non hanno campi da irrigare.”
“E' vero ma, giusto per amor di discussione, diciamo che erano agricoltori.”
“D'accordo. Ma, se ricordo bene, i Cario erano solo parzialmente dipendenti dall'agricoltura. Perdere un fiume non avrebbe minacciato il loro modo di vivere.”
“Vero anche questo”, dissi, “ma di nuovo, giusto per amor di discussione, diciamo che erano agricoltori a tempo pieno.”
“Molto bene. Allora i Cario compiranno delle rappresaglie molto brutali e molto imprevedibili. Di fronte a questo, gli Hulla dovranno decidere se quella diga vale la pena.”
“Quindi è guerra in ogni caso”, gli dissi. “Diventare Prendi non ha fatto nessuna differenza.”
Ishmael scosse la testa. “Un attimo fa hai detto che, in quanto Cario, avresti dovuto 'andare in guerra' a causa della diga. Andare in guerra è lo stesso che compiere una rappresaglia?”
“No, immagino di no.”
“Qual è la differenza, per come la vedi?”
“Una rappresaglia è dare quanto hai ricevuto, andare in guerra è conquistare la gente per farle fare quello che vuoi.”
“Quindi, per quanto si possa dire che è guerra in ogni caso, si tratta di tipi di guerra diversi, con obiettivi differenti. Lo scopo della rappresaglia è mostrare alla gente che puoi essere gentile o violento, a seconda se loro sono gentili o violenti. Lo scopo dell'andare in guerra è conquistarli e piegarli alla tua volontà. Due cose molto diverse, e le Rappresaglie Imprevedibili riguardavano la prima, non la seconda.”
“Sì, suppongo sia vero.”
Ishmael tacque per un momento, poi mi chiese se riuscivo a vedere la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili al lavoro da qualche parte tra i Prendi attuali. Dopo averci pensato per un po', gli dissi che mi sembrava di vederla nelle guerre tra bande giovanili.
“Sei molto acuta, Julie. Le Rappresaglie Imprevedibili è proprio la strategia che utilizzano per mantenere un equilibrio tra di loro. E che cosa vuole fare la gente della tua cultura con le bande giovanili?”
“Vuole sopprimerle, naturalmente. Liberarsene.”
“Esatto”, annuì Ishmael. “Ma ci sono altri combattenti che attualmente stanno utilizzando la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili, non è vero?”
“Oh”, dissi, “sì, immagino di sì. Intendi tutta quella gente folle in Bosnia.”
“Esatto. E cosa vuole fare la gente della tua cultura con loro?”
“Vogliono farli smettere di combattere.”
“Vogliono farli smettere di applicare la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili.”
“Esatto.”
“Andare in guerra per voi è accettabile, ma attuare delle rappresaglie occasionali e imprevedibili non lo è, e non lo è mai stato. Fin dall'inizio, i Prendi sono stati invariabilmente ostili a questa strategia tribale. Sospetto che sia perché si tratta di una strategia che si controlla da sola ed è sostanzialmente immune a qualunque tentativo di controllo esterno. E i Prendi non si fidano di nulla che non possano controllare. Vogliono dominare tutto e non riescono a sopportare che ci sia qualcosa fuori dal loro controllo.”
“Verissimo. Ma stai dicendo che dovremmo lasciarli stare e farli combattere finché vogliono?”
“Niente affatto, Julie. Dovresti aver capito ormai che io non pretendo di sapere cosa la gente dovrebbe fare. Le Rappresaglie Imprevedibili non sono bene e la loro soppressione non è male. Ciò che sta avvenendo in quella parte del mondo è soltanto l'ultimo disastro in una storia disastrosa che non può essere resa giusta in alcun modo.”
“Già, sembra che sia così”, dissi.
“Già che abbiamo fatto questa deviazione, vorrei sottolineare che abbiamo la possibilità di osservare qualcosa di nuovo, qui. Ti ho mostrato che la competizione tra membri della stessa specie è necessariamente più aspra della competizione tra membri di specie diverse. I cardinali rossi competono maggiormente con altri cardinali rossi che con i passeri o le ghiandaie, e gli umani competono più aspramente con altri umani che con orsi o tassi.”
“Sì.”
“Ora sei in grado di vedere che la competizione tra persone con lo stesso stile di vita è necessariamente più aspra della competizione tra persone con stili di vita diversi. Gli agricoltori competono maggiormente con altri agricoltori che con cacciatori-raccoglitori.”
“Accidenti, è vero”, dissi. “Quindi creando un mondo pieno di agricoltori abbiamo intensificato la competizione al massimo.”
“Questa è precisamente la situazione tra gli Hulla, i Puala, i Cario e gli Albas, Julie. C'era già una forte competizione tra di loro quando ancora vivevano in modi diversi. Ora stanno tutti vivendo nello stesso modo e quindi (lungi dall'aver eliminato la competizione) devono competere molto più intensamente.”
“Sì, capisco.”
“Nella nostra analisi delle strategie competitive, abbiamo visto che il loro effetto è di rendere possibile per dei competitori vivere l'uno accanto all'altro senza dover combattere fino alla morte per ogni minima cosa. Gli Hulla, i Puala, i Cario e gli Albas non possono più vivere l'uno accanto all'altro attuando rappresaglie imprevedibili. Quella strategia ora è inattuabile. Senza di essa, nella faccenda della diga la tua unica soluzione finora è stata: 'Andiamo in guerra'. In altre parole, passiamo direttamente al combattimento mortale. Ma sono sicuro che capisci che non può funzionare per gli Hulla, i Cario, i Puala e gli Albas di andare in guerra per ogni minimo problema.”
“Giusto.”
“La strategia per il mantenimento della pace in passato era: 'Dai quanto ricevi, ma non essere troppo prevedibile'. I Prendi l'hanno scartata. Che cosa si sono inventati per sostituirla?”
Ci riflettei per alcuni minuti e alla fine dissi: “Immagino che i Prendi l'abbiano sostituita con se stessi. Sono diventati loro i mantenitori della pace.”
“Esatto, Julie. Si sono nominati amministratori del caos, e hanno continuato a provarci fin da allora, generazione dopo generazione, con vari gradi di successo. Hanno preso in mano il mantenimento della pace all'inizio della loro rivoluzione, ed è rimasto lì fin da allora. Quando sono arrivati nel Nuovo Mondo, lì nessuno stava mantenendo la pace, come sai. Invece, la pace stava venendo mantenuta nel modo tradizionale, con i vari popoli che davano quanto ricevevano e rimanevano imprevedibili. I Prendi fermarono tutto questo, e ora il mantenimento della pace è nelle loro mani capaci. Il crimine è un'industria multimiliardaria, i ragazzini spacciano droga agli angoli delle strade e cittadini impazziti si sparano addosso con armi automatiche.”

La Mezzaluna Fertile, parte II.

Prima che gli Hulla, i Puala, gli Albas e i Cario fossero conquistati dai Prendi, ogni tribù aveva il proprio modo di gestire i problemi, il dono di decine di migliaia di anni di esperienza culturale. Il modo Hulla non era il modo Puala, il modo Puala non era il modo Albas e il modo Albas non era il modo Cario. L'unica cosa che questi metodi avevano in comune è che funzionavano – il modo Hulla per gli Hulla, il modo Puala per i Puala, il modo Cario per i Cario e il modo Albas per gli Albas.
“Ciò che era essenziale per questi popoli era avere un modo per gestire gli umani per come sono realmente. Non pensavano agli umani come a degli esseri difettosi, ma questo non significa che pensassero a loro come ad angeli. Sapevano perfettamente che gli umani sono capaci di essere problematici, distruttivi, egoisti, crudeli, avidi, violenti, e così via. Gli umani non sono nulla se non emotivi e irrazionali, e non ci vuole un genio per capirlo. Un sistema che funzioni per decine di migliaia di anni non sarà uno che funziona per persone che sono invariabilmente altruisti, pacifici, generosi e gentili. Un sistema che funzioni per decine di migliaia di anni sarà uno che funziona per persone sempre capaci di essere problematiche, distruttive, egoiste, crudeli, avide e violente. Ti sembra abbia senso?”
“Ha perfettamente senso.”
“Tra i popoli tribali, non si trovano leggi che proibiscono i comportamenti distruttivi. Alla mente tribale, questo apparirebbe immensamente stupido. Invece, si trovano leggi che minimizzano i danni dei comportamenti distruttivi. Per esempio, nessun popolo tribale emanerebbe mai una legge che proibisse l'adulterio. Invece, quello che si può trovare sono leggi che stabiliscono cosa si deve fare quando avviene un adulterio. La legge prescrive i passi da seguire per minimizzare i danni causati da questo atto di infedeltà, che non ha ferito solo il coniuge ma l'intera comunità, perché ha sminuito l'importanza del matrimonio agli occhi dei bambini. Di nuovo, l'obiettivo non è punire, ma rendere giusto, favorire la guarigione, cosicché per quanto possibile tutto possa tornare alla normalità.
“Lo stesso vale per le aggressioni. Per la mente tribale, è inutile dire alle persone: 'Non dovete mai combattere'. Ciò che non è inutile è sapere esattamente che cosa bisogna fare quando avviene un combattimento, cosicché tutti riportino i danni minori possibili. Voglio farti capire quanto tutto ciò sia diverso dagli effetti delle vostre leggi, che invece di ridurre i danni in realtà li amplificano e li moltiplicano in tutta la vostra società, distruggendo famiglie, rovinando vite e lasciando le vittime a curarsi da sole le ferite.”
“Lo capisco”, gli dissi.
“Come penso sia chiaro da ciò che ho detto finora, c'era un imperativo comune ai membri di tutte le tribù: Attaccate le altre tribù, difendetevi tra di voi. In altre parole, a dispetto di tutti gli scontri e i dissapori intestini, era la tribù contro il mondo. Se sei un Hulla, va bene attaccare i Cario o i Puala, ma non attaccare altri Hulla. Se sei un Cario, va bene attaccare gli Hulla o i Puala, ma non altri Cario. Capisci perché deve essere così?”
“Credo di sì. Se la legge tribale incoraggiasse i Cario a combattere tra di loro, alla fine i Cario scomparirebbero come tribù. E se la legge Cario proibisse ai Cario di attaccare gli Hulla o i Puala, allora la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili diverrebbe inattuabile, e anche in quel caso i Cario scomparirebbero come tribù.”
“Esatto. All'inizio della vostra rivoluzione, la vostra tribù, che ho chiamato i Prendi, era esattamente come gli Hulla, i Puala, gli Albas e i Cario – e come le decine di migliaia di altre che esistevano nel mondo a quel tempo. Intendo dire che avevano un modo di vivere che funzionava bene per loro e un gruppo di leggi che permetteva loro di gestire efficacemente i comportamenti distruttivi all'interno della tribù. Cosa credi sia successo all'originale modo di vivere che funzionava così bene per i Prendi?”
“Non riesco a immaginarlo”, dissi.
“Vediamo se riusciamo a immaginarlo insieme, Julie. Ecco una cosa di cui possiamo essere sicuri: niente nel modo di vivere tribale dei Prendi li aveva preparati alla responsabilità che si presero quando conquistarono i loro vicini all'inizio della rivoluzione.”
“Come fai a saperlo?”
“La cultura tribale mostra alle persone come gestire problemi che sono sempre avvenuti. Non mostra loro come gestire problemi che non si erano mai verificati prima nella storia del mondo – e la vostra rivoluzione è stata proprio una cosa del genere. Le persone erano state in competizione e in conflitto fin dall'alba dei tempi. Sapevano come gestire la situazione usando le Rappresaglie Imprevedibili. Ma ora una tribù, sotto un impeto mai provato prima dagli esseri umani, esercitava un potere che non era mai stato esercitato prima. Con la loro popolazione che si espandeva a causa dell'abbondanza di cibo, i Prendi non erano più interessati nel restare semplicemente in equilibrio con i loro vicini. Avevano più gente da sfamare, gli serviva più terra e avevano il potere di conquistare i loro vicini – assimilarli, scacciarli o sterminarli (non importava quale). Ma una volta conquistati i loro vicini, si trovarono in territorio inesplorato. Cosa avrebbero dovuto farsene di loro? Di sicuro non avrebbero ricominciato a utilizzare le Rappresaglie Imprevedibili con loro. Non avrebbe avuto alcun senso. Né avrebbero permesso che continuassero a utilizzare questa strategia tra di loro. Anche quello non avrebbe avuto alcun senso. Capisci perché?”
“Sì, penso di sì. Le Rappresaglie Imprevedibili sono un modo per mantenere la tua indipendenza e restare in equilibrio con i tuoi vicini. I Prendi erano contrari a una cosa simile. Non volevano che gli Hulla, i Puala e i Cario fossero entità indipendenti, in costante conflitto tra di loro.”
“Qual era la vecchia legge Prendi riguardo i combattimenti? Intendo quella che seguivano prima della rivoluzione.” Vedendo la mia espressione vacua, aggiunse: “Si tratta della legge che tutti i popoli tribali seguono riguardo i combattimenti.”
“Oh. Intendi: 'Combattete contro le altre tribù, non tra di voi'.”
“Esatto. Questa era la legge che veniva seguita da tutte le tribù della Mezzaluna Fertile, da tutte le tribù del medioriente e da tutte le tribù del mondo.”
“Ho capito”, gli dissi.
“Ma quando i Prendi cominciarono a conquistare i propri vicini, dovettero creare una nuova legge. Non volevano che le tribù che conquistavano continuassero a combattere tra di loro.”
“Capisco anche questo.”
“Quindi qual era la nuova legge, Julie?”
“La nuova legge doveva essere: 'Non combattere contro nessuno'.”
“Naturalmente. E come hai precisato un minuto fa, questo significava che la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili era inutilizzabile – e l'indipendenza tribale cessò di esistere insieme a essa. I Prendi volevano governare un mondo dove la gente lavorava, non un mondo dove la gente sprecava energie a compiere Rappresaglie Imprevedibili.”
“Sì, è ovvio.”
“I vecchi confini tribali erano ormai privi di senso – geograficamente e culturalmente – non solo per gli Hulla, i Puala, i Cario e gli Albas, ma per gli stessi Prendi. I Prendi non imposero alle tribù conquistate le loro vecchie leggi tribali. Esse sarebbero state prive di senso per loro. Tutte le vecchie leggi tribali erano egualmente prive di senso nel nuovo ordine mondiale costruito dai Prendi. Sarebbe stato inutile per gli Hulla insegnare ai loro figli ciò che aveva funzionato per gli Hulla per decine di migliaia di anni, perché ora non erano più Hulla. Sarebbe stato inutile per i Cario insegnare ai loro figli ciò che aveva funzionato per i Cario per decine di migliaia di anni, perché ora non erano più Cario.
“Ma anche se ora appartenevano a un nuovo ordine mondiale, le persone non smisero di essere problematiche, distruttive, egoiste, crudeli, avide e violente, non è vero? I soliti vecchi comportamenti continuarono – ma senza più la legge tribale a ridurne gli effetti. Se anche le vecchie leggi tribali fossero state ricordate, i Prendi le avrebbero trovate impossibili da utilizzare. Il modo Hulla di gestire i comportamenti distruttivi era perfetto per gli Hulla, ma sarebbe stato inaccettabile per i Cario. Sono sicuro che puoi capirlo.”
“Sì.”
“Quindi, come gestiranno i Prendi i comportamenti distruttivi tra i popoli che dominano? Cosa faranno riguardo adulteri, aggressioni, stupri, furti, omicidi e così via?”
“Li metteranno fuori legge.”
“Naturalmente. La legge tribale non aveva mai provato a rendere dei comportamenti illegali. Invece, minimizzava i danni e riportava le persone insieme. Le leggi tribali non dicevano: 'Queste cose non devono mai avvenire', perché sapevano con certezza assoluta che cose del genere avrebbero continuato ad avvenire. Invece, dicevano: 'Quando queste cose avvengono, ecco che cosa bisogna fare per aggiustare la situazione, per quanto possibile'.”
“Capisco.”
“Siamo quasi alla fine, Julie. Rimane un'ultima cosa da vedere. Per la mente tribale, è stupido formulare una legge che sai verrà infranta. Formulare una legge che sai verrà infranta significa indebolire il concetto stesso di legge. Un perfetto esempio di legge che verrà sicuramente infranta è quella che comincia con: 'Non'. Non importa che parole seguono: non uccidere, non mentire, non commettere adulterio, non rubare, non ferire – ogni singola legge di questo tipo è una legge che sai verrà infranta. Dato che i popoli tribali non perdevano tempo con leggi simili, la disobbedienza non era un problema per loro. La legge tribale non metteva fuori legge i comportamenti dannosi, spiegava come rimediare ad essi, quindi le persone erano felici di obbedire. La legge faceva qualcosa di buono per loro, quindi perché avrebbero dovuto infrangerla? Ma fin dall'inizio le leggi Prendi erano leggi che si sapeva sarebbero state infrante – e (non sorprendentemente) sono state infrante di continuo per diecimila anni.”
“Sì. E' incredibile – un modo incredibile di vedere la faccenda.”
“E dato che le vostre leggi sono state formulate sapendo che sarebbero state infrante, vi serviva un modo per gestire i fuorilegge.”
“Sì. I fuorilegge dovevano essere puniti.”
“Esatto. Che altro si può fare con loro? Dopo esservi assegnati leggi che sapevate sarebbero state infrante, non avete trovato soluzione migliore che punire le persone che facevano esattamente ciò che sapevate avrebbero fatto. Per diecimila anni avete continuato a creare e moltiplicare leggi che vi aspettavate sarebbero state infrante, ormai immagino che ne abbiate letteralmente milioni, molte delle quali vengono infrante milioni di volte ogni giorno. Conosci personalmente una persona che non infranga delle leggi?”
“No.”
“Sono sicuro che perfino alla tua età ne hai infrante dozzine.”
“Centinaia”, dissi con sicurezza.
“Gli stessi ufficiali che eleggete per far rispettare le leggi le infrangono. E allo stesso tempo, i pilastri della società in qualche modo riescono a indignarsi per il fatto che alcune persone hanno poco rispetto per la legge.”
“E' davvero incredibile”, gli dissi.
“La distruzione della legge tribale e della strategia delle Rappresaglie Imprevedibili non è qualcosa che possa essere avvenuto gradualmente, nel giro di centinaia di migliaia di anni. Doveva cominciare immediatamente, nel luogo della primissima invasione compiuta dai Prendi. La legge tribale e le Rappresaglie Imprevedibili erano barricate che dovettero venire distrutte fin dall'inizio. Qualunque fossero i loro nomi, gli Hulla, i Cario, gli Albas e i Puala dovettero scomparire come entità tribali. Entro pochi decenni, le tribù circostanti dovettero cadere nello stesso modo, scambiando, volenti o nolenti, la propria indipendenza tribale con il potere Prendi. La rivoluzione si espanse verso l'esterno a partire dal proprio centro, come un cerchio di fuoco che bruciasse un'eredità culturale che risaliva alle vostre origini primati.
“Il ricordo di essere stati Hulla, Cario, Albas e Puala non scomparve in una sola generazione, naturalmente, ma non è nemmeno plausibile che sia sopravvissuto per più di quattro o cinque generazioni – ma diciamo pure dieci: si tratta di appena due secoli. Dopo mille anni nel centro della rivoluzione, i discendenti degli Hulla, dei Cario, degli Albas e dei Puala non si sarebbero nemmeno ricordati che una cosa come la vita tribale era mai esistita. Ovviamente sarebbe stata ancora ricordata al confine dell'espansione Prendi, ma ormai quel confine comprendeva la Persia, l'Anatolia, la Siria, la Palestina e l'Egitto. Mille anni dopo, quel confine si sarebbe esteso fino al Lontano Oriente, alla Russia e all'Europa. Dei popoli tribali stavano ancora venendo incontrati e inglobati dall'espansione Prendi, ma questo avveniva ottomila anni fa, Julie.
“Il cuore della rivoluzione era ancora il medioriente, più precisamente la Mezzaluna Fertile. La Mesopotamia, la terra tra il Tigri e l'Eufrate, era la New York di quell'epoca. Lì la più potente innovazione della vostra cultura (dopo l'agricoltura totalitaria e il mettere il cibo sotto chiave) stava cominciando a emergere: la scrittura. Ma dovettero passare altri cinquemila anni prima che i logografi della Grecia classica cominciassero a pensare di usare questo strumento per scrivere resoconti della storia umana. Quando alla fine cominciarono a farlo, questo è il quadro che emerse: La razza umana era nata solo pochi millenni prima vicino alla Mezzaluna Fertile. Era nata dipendente dai campi coltivati, e li piantava istintivamente come le api costruiscono gli alveari. Aveva anche un istinto per la civilizzazione, quindi, non appena era nata, aveva cominciato a piantare campi e costruire civiltà. Naturalmente a quel punto non restava più il minimo ricordo del passato tribale dell'umanità, che risaliva a centinaia di migliaia di anni prima. Tale ricordo era svanito senza lasciare traccia in ciò che uno dei miei allievi chiama (in modo piuttosto azzeccato) la Grande Amnesia.
“Per centinaia di migliaia di anni, persone intelligenti quanto te hanno avuto un modo di vivere che funzionava perfettamente per loro. I discendenti di queste persone possono ancora essere trovati qua e là, e ovunque esistano in uno stato inalterato mostrano di essere perfettamente soddisfatti del proprio modo di vivere. Non sono in guerra gli uni contro gli altri, generazione contro generazione o classe contro classe. Non sono afflitti da angoscia, ansia, depressione, disgusto per se stessi, crimine, follia, alcolismo e dipendenza da droghe. Non si lamentano di oppressioni e ingiustizie. Non descrivono le proprie vite come vuote e prive di senso. Non schiumano di rabbia e odio. Non si rivolgono al cielo bramando un contatto con dei, angeli, profeti, alieni o spiriti dei defunti. E non si augurano che arrivi qualcuno a spiegare loro come vivere. Questo perché già sanno come vivere, come diecimila anni fa lo sapevano tutti gli umani sul pianeta. Ma la conoscenza di come vivere era qualcosa che i membri della vostra cultura dovevano distruggere per rendersi padroni del mondo.
“Erano sicuri che sarebbero stati in grado di rimpiazzare ciò che avevano distrutto con qualcosa di altrettanto efficace, e ci stanno provando da allora, facendo un tentativo dopo l'altro, dando alla gente qualunque cosa che secondo loro potrebbe riempire il vuoto. Storia e archeologia raccontano una storia lunga cinquemila anni di una società Prendi dopo l'altra che ha brancolato nel buio alla ricerca di qualcosa che potesse placare e ispirare, divertire e distrarre, che potesse far dimenticare alla gente la miseria che per qualche strana ragione non voleva andar via. Feste, baldorie, cerimonie, riti e fiere, panem et circenses, l'onnipresente speranza di ottenere potere, ricchezze e lussi, giochi, drammi, gare, sport, guerre, crociate, intrighi politici, imprese cavalleresche, esplorazioni del globo, onori, titoli, alcool, droghe, gioco d'azzardo, prostituzione, opera, teatro, arti, governi, carriere, vantaggi politici, alpinismo, radio, televisioni, film, intrattenimento, videogiochi, computer, informazione globale, denaro, pornografia, conquista dello spazio – c'è qualcosa per tutti, sicuramente, qualcosa che faccia sembrare la vita degna di essere vissuta, qualcosa che riempia il vuoto, che ci possa ispirare e consolare. E naturalmente ha riempito il vuoto per molti di voi. Ma solo una frazione di voi poteva sperare di ottenere i succedanei disponibili in ogni epoca, come oggi solo una piccola percentuale di voi può sperare di vivere come le persone che devono (sicuramente!) avere una vita degna di essere vissuta – miliardari, stelle del cinema, campioni sportivi e supermodelle. La vasta maggioranza di voi è sempre stata composta da indigenti. Hai familiarità con questa parola?”
“Indigenti? Sì.”
“La vita tribale non era divisa in ricchi e indigenti. Perché la gente avrebbe dovuto accettare una situazione simile a meno di non esservi costretta? E finché non avete messo il cibo sotto chiave, non c'era modo di costringere la gente ad accettarla. Ma la vita Prendi è sempre stata divisa in ricchi e indigenti. Gli indigenti sono sempre stati la maggioranza, e come avrebbero potuto scoprire la fonte delle proprie miserie? A chi avrebbero potuto chiedere perché il mondo era ordinato in quel modo, in un modo che favoriva una manciata di persone e lasciava la maggioranza a spaccarsi la schiena solo per essere affamati, nudi e senzatetto? Avrebbero potuto chiederlo ai loro governanti? Ai loro padroni? Ai loro capi? Certamente no.
“Circa duemilacinquecento anni fa, quattro distinte teorie che cercavano di rispondere a questa domanda cominciarono a svilupparsi. Probabilmente la teoria più antica è quella secondo cui il mondo sarebbe la creazione di due divinità eternamente in conflitto, un dio della bontà e della luce e un dio della malvagità e dell'oscurità. Questo sicuramente sembrava spiegare un mondo costantemente diviso in persone che vivono nella luce e persone che vivono nelle tenebre. Questa teoria era il fondamento dello Zoroastrismo, del Manicheismo e di altre religioni. Secondo un'altra teoria, il mondo era la creazione di un gruppo di divinità che, assorbite dai propri affari, lo avevano creato per soddisfare i propri interessi, e quando gli umani rimanevano coinvolti in essi potevano essere usati, ricompensati, distrutti, violentati o ignorati, a seconda di ciò che gli dei preferivano. Questa, naturalmente, era la teoria abbracciata dalla Grecia classica e dall'antica Roma. Un'altra teoria affermava che la sofferenza sia intrinseca alla vita stessa, che sia il destino inevitabile di tutti coloro che vivono, e che la pace possa essere ottenuta solo da chi abbandoni ogni tipo di desiderio. Questa fu la teoria donata al mondo da Gautama Budda. Un'altra ancora diceva che il primo uomo, Adamo, quando viveva in Mesopotamia alcuni millenni fa aveva disobbedito a Dio, aveva perso il suo favore ed era stato scacciato dal paradiso e condannato a vivere per sempre col sudore della fronte, miserabile, lontano da Dio e sempre incline al peccato. La Cristianità costruì su questa base ebraica, fornendo un messia che insegnò che nel Regno di Dio i primi sarebbero stati gli ultimi e gli ultimi i primi – intendendo che i ricchi e gli indigenti si sarebbero scambiati i ruoli. Durante la vita di Cristo e nei decenni successivi, la maggior parte della gente pensò che il Regno di Dio sarebbe stato un regno terreno governato da Dio stesso. Quando ciò non si materializzò, comunque, si teorizzò che il Regno di Dio fosse il Paradiso, accessibile solo dopo la morte. Anche l'Islam costruì sulle fondamenta ebraiche, rigettando Gesù come messia ma affermando che le opere buone sarebbero state ricompensate nella vita dopo la morte.
“Ma come sai, queste teorie non vi hanno mai davvero soddisfatto, soprattutto nei secoli recenti, e forse ancora di meno negli ultimi decenni, durante i quali il grande vuoto al centro delle vostre vite ha continuato a ingoiare un flusso infinito di religioni, manie spirituali, guru, profeti, culti, terapie e guarigioni mistiche – senza mai essere riempito.”
“Questo è sicuro”, gli dissi.
Ishmael mi diede una lunga occhiata cupa. “Forse ora capisci perché così tante persone della vostra cultura guardano al cielo, cercando disperatamente un contatto con divinità, angeli, profeti, alieni e spiriti dei defunti. Forse ora capisci perché così tante persone della vostra cultura hanno fantasticherie come quella che mi hai descritto nella tua prima visita.”
“Sì, lo capisco.”
“Ora sai dove conduce la strada principale. Per quanto, naturalmente, non finisca qui.”
“Be', sono contenta di sentirlo, finalmente”, dissi.

Una questione di dannatissimo orgoglio.

“Spero che tu ti renda conto che ho un milione di domande”, gli dissi quando arrivai sabato, due giorni dopo.
“Me ne aspettavo alcune, sì”, disse Ishmael.
“Molte persone, ascoltando quello che mi hai insegnato fino a ora, direbbero: 'Oh mio Dio, allora non c'è alcuna speranza per noi!'”
“E perché?”
“Be', non possiamo ricominciare a vivere nelle caverne, no?”
“Pochissimi popoli tribali vivevano in caverne, Julie.”
“Hai capito cosa voglio dire. Non possiamo ricominciare a vivere tribalmente.”
Ishmael aggrottò le sopracciglia. “In realtà, non sono sicuro che sia questo che intendi dire.”
“Va bene. Quello che intendo è: non possiamo tornare indietro e ricominciare da capo. Non possiamo tornare a vivere come vivevamo prima di diventare Prendi.”
“Ma che cosa intendi con questo, Julie? Intendi che non potete tornare a vivere in un modo che funziona per le persone?”
“No. Immagino di voler dire che non possiamo tornare a essere cacciatori-raccoglitori.”
“Ovviamente non potete. Mi hai mai sentito fare una simile proposta? Mi hai mai sentito fare anche solo il minimo inizio di un accenno a una proposta simile?”
“No.”
“E non mi sentirai mai farlo. Una dozzina di pianeti come questo non basterebbe a ospitare sei miliardi di cacciatori-raccoglitori umani. L'idea è completamente assurda.”
“Ma allora cosa dovremmo fare?”, chiesi.
“Hai perso di vista il motivo per cui sei venuta da me, Julie. Sei venuta per scoprire come le persone nel resto dell'universo riescono a vivere senza divorare i loro mondi.”
“Esatto.”
“Ora lo sai, non è vero? Solo che non hai avuto bisogno di salire su un'astronave per impararlo. Gli alieni che stavi cercando erano i vostri antenati, che riuscirono tranquillamente a vivere qui per centinaia di migliaia di anni senza divorare il mondo – i vostri antenati e i loro discendenti culturali, i popoli tribali tuttora esistenti. Ciò che ti confonde è che immagini che ti abbia mostrato quali sono le risposte, mentre invece ti ho solo indicato dove cercarle. Pensi che stia dicendo: 'Comincia a vivere come gli Hulla', mentre invece sto dicendo: 'Comprendi perché lo stile di vita Hulla funzionava e continua a funzionare bene come sempre ovunque esista ancora'. Voi Prendi vi sforzate da diecimila anni di inventare un modo di vivere che funzioni, e finora avete completamente fallito. Avete inventato milioni di cose che funzionano – aeroplani, tostapane, computer, organi, navi a vapore, videoregistratori, orologi, bombe atomiche, giostre, pompe idriche, luci elettriche, forbici e penne a sfera – ma uno stile di vita efficace vi ha sempre elusi. E più membri comprende la vostra cultura, più questo fallimento diventa evidente, diffuso e doloroso. Incontrate difficoltà a costruire abbastanza prigioni da contenere tutti i vostri criminali. La famiglia nucleare sta precipitando nell'oblio. L'incidenza di dipendenza da stupefacenti, suicidio, malattie mentali, divorzi, abusi infantili, stupri e omicidi seriali continua a crescere.
“Il fatto che non siate mai stati in grado di inventare uno stile di vita che funzioni non è sorprendente. Fin dall'inizio, avete sottovalutato la difficoltà di un compito simile. Perché lo stile di vita tribale funzionava, Julie? Non intendo il meccanismo, intendo come aveva fatto a diventare efficace?”
“Lo era diventato venendo messo alla prova fin dalla comparsa degli esseri umani. Ciò che funzionava sopravviveva, e ciò che non funzionava no.”
“Ma certo. Funzionava perché era stato sottoposto allo stesso processo evolutivo che aveva prodotto stili di vita efficaci per scimpanzé, leoni, cervi, api e castori. Non puoi semplicemente mettere insieme quello che ti viene in mente e aspettarti che funzioni bene quanto un sistema testato e raffinato per tre milioni di anni.”
“Sì, ora lo capisco.”
“Ma, strano a dirsi, quasi tutte le vostre improvvisazioni avrebbero funzionato se...”
“Se cosa?”
“Questo è quello che voglio mi dica tu, Julie. Penso che tu possa riuscirci. L'Impero Mesopotamico avrebbe funzionato sotto il Codice di Hammurabi se... Cosa? La Diciottesima Dinastia d'Egitto avrebbe funzionato sotto la guida religiosamente ispirata di Akhenaton se... Cosa? La Giudea e Israele avrebbero funzionato sotto il dominio dei re se... Cosa? Il vasto Impero Persiano avrebbe funzionato quando Alessandro lo invase se... Cosa? L'ancor più vasto Impero Romano avrebbe funzionato sotto la Pax Romana di Cesare Augusto se... Cosa? Non esaminerò tutte le improvvisazioni di ogni era. Il mondo che conosci meglio, gli Stati Uniti d'America, funzionerebbe sotto quella che è presumibilmente la più illuminata Costituzione della storia umana se... Cosa?”
“Se la gente fosse migliore.”
“Naturalmente. Tutto questo funzionerebbe perfettamente, Julie, se solo la gente fosse migliore di quanto sia mai stata. Sareste una grande famiglia felice, se solo foste migliori di quanto la gente sia mai stata. Le fazioni in lotta nei Balcani si abbraccerebbero e farebbero pace. Saddam Hussein smantellerebbe la sua macchina di guerra ed entrerebbe in un monastero. Il crimine scomparirebbe da un giorno all'altro. Nessuno infrangerebbe alcune legge. Potreste liberarvi di tribunali, forze di polizia e prigioni. Tutti cesserebbero di fare solo i propri interessi e lavorerebbero insieme per aiutare i poveri e liberare il mondo dalla fame, dal razzismo, dall'odio e dall'ingiustizia. Potrei passare ore a elencare tutte le cose meravigliose che avverrebbero... Se solo la gente fosse migliore di quanto sia mai stata.”
“Già, ne sono certa.”
“Questa era l'incredibile forza del modo di vivere tribale: che il suo successo non dipendeva dal miglioramento delle persone. Funzionava per le persone per come già erano – difettose, non illuminate, problematiche, distruttive, egoiste, meschine, crudeli, avide e violente. E i Prendi non sono mai arrivati neanche vicini a eguagliare un simile successo. In realtà, non ci hanno mai nemmeno provato. Invece, hanno dato per scontato di poter migliorare le persone, come se fossero prodotti mal fabbricati. Hanno dato per scontato di poterli punire, ispirare o educare fino a renderli migliori. E dopo diecimila anni di tentativi – senza il minimo successo – non si sognerebbero mai di considerare un'altra strada.”
“No, è vero. Sono piuttosto sicura che la maggior parte della gente, ascoltando tutto questo, direbbe comunque: 'Sì, va bene, ma abbiamo davvero il dovere di provare a migliorare le persone. Possono essere migliorate. E' solo che non abbiamo ancora capito come fare'. Oppure direbbero: 'Dobbiamo comunque continuare a lavorarci. Prova a pensare a quanto sarebbero peggiori le persone se non stessimo costantemente cercando di migliorarle!'”
“Ho paura che tu abbia ragione, Julie.”
“Nonostante tutto questo”, dissi, “mi sento ancora persa. Cosa dobbiamo farci con questa conoscenza? Di sicuro non ti aspetti che ricominciamo a utilizzare la tattica delle Rappresaglie Imprevedibili, vero?”
Ishmael mi fissò per due minuti buoni, ma non ne fui intimidita. Sapevo che non era scontento di me, stava solo riflettendo su qualcosa. Quando finì, iniziò a raccontare un'altra delle sue storie.
“Dall'inizio dei tempi, un ponte collegava due popoli che erano sempre stati alleati. Era costruito sopra un fiume che in ogni altro punto era troppo ampio per permettere la costruzione di un ponte. Quel punto sembrava essere stato creato appositamente per quell'utilizzo, dato che entrambe le rive presentavano una protuberanza rocciosa che ravvicinava le sponde. Dopo molti secoli, comunque, si pensò che c'era bisogno di qualcosa di più avanzato di un semplice ponte di legno per unire le due nazioni, e una squadra di ingegneri disegnò dei piani per un ponte metallico che lo rimpiazzasse. Questo ponte fu debitamente costruito, ma dopo pochi decenni crollò improvvisamente.
“Studiando le rovine, un'altra squadra di ingegneri decise che l'evidente erosione che si poteva osservare era dovuta alla scarsa qualità del metallo utilizzato dai costruttori. Il ponte venne quindi ricostruito, usando i migliori materiali disponibili, ma crollò di nuovo dopo appena quarant'anni. Un'altra squadra di ingegneri fu messa insieme per studiare il problema, e questa volta si concentrò sui progetti originali, che considerò pieni di gravi difetti. Disegnò nuovi progetti e costruì un nuovo ponte – che crollò di nuovo, stavolta dopo appena trent'anni.
“Finora avevano costruito ponti continui sostenuti da due piloni nel fiume. Decisero di rimpiazzare questo modello con un ponte a sbalzo dotato di vari piloni di sostegno, che erano sicuri avrebbe risolto il problema. Quando crollò anch'esso dopo soli trent'anni, decisero di provare a costruirne uno a via intermedia. Questo sembrò un miglioramento, quindi quando crollò dopo quarant'anni provarono a costruirne uno via superiore. Questo durò solo venticinque anni, quindi il successivo provarono a costruirlo sospeso, poi strallato, ed entrambi durarono solo venticinque anni.
“I costruttori del ponte di legno originario erano scomparsi da secoli, naturalmente, ma un giorno uno studente delle loro tecniche si fece avanti e spiegò perché i ponti di metallo degli ingegneri si rivelavano sempre così fragili. 'Il traffico sul ponte fa vibrare il metallo', disse. 'Questo è ovvio. Questa vibrazione è trasmessa alle rocce che state usando come sostegni, e anche questo è ovvio. Quello che non ci si aspetterebbe è la potente risonanza che queste vibrazioni scatenano in queste particolari rocce. Questa risonanza, ritrasmessa al ponte dal metallo, è ciò che ne causa il crollo in così breve tempo. Il ponte originario, essendo fatto di legno, non trasmetteva quasi nessuna vibrazione alle rocce, quindi non generava alcuna risonanza. Ecco perché il ponte originario è durato così a lungo e sarebbe in realtà ancora intatto, se non lo aveste smantellato'.
“Non c'è bisogno di dirlo, gli ingegneri non furono affatto contenti di questa spiegazione. Lungi dall'essere grati allo studente, dissero: 'Be', che cosa proponi che facciamo? Stai suggerendo che ricostruiamo il ponte di legno?'”
Ishmael mi diede una lunga occhiata interrogativa, che gli restituii per un paio di minuti mentre riflettevo su tutto questo. Alla fine dissi: “Be', non stava suggerendo che ricostruissero il ponte di legno?”
“Certamente no, Julie. Stava cercando di fornire il pezzo mancante del puzzle che stava sconcertando quegli ingegneri, cosicché potessero cominciare a pensare in modo produttivo. Dovrei aggiungere, comunque, che dei veri ingegneri non continuerebbero a costruire un ponte dopo l'altro in modo così sciocco. Né reagirebbero a questa nuova informazione come hanno fatto gli ingegneri della mia storia. Al contrario, mi aspetterei che dei veri ingegneri sarebbero positivamente ispirati da quest'informazione, dato che la sua mancanza aveva bloccato ogni possibilità di successo. Quest'informazione rende esplorabili molte strade che altrimenti sarebbero rimaste ignote.”
“Capisco. Immagino di non capire quali strade hai reso esplorabili a me – o, come continui a dire, alla gente della mia cultura.”
Ishmael ci rimuginò per un po', poi disse: “Immagina, Julie, che fossimo in grado di intraprendere il viaggio nello spazio di cui hai fantasticato. E immagina che trovassimo un pianeta dove persone molto simili a voi avessero uno stile di vita soddisfacente e sostenibile che aveva funzionato per loro per centinaia di migliaia di anni. E immagina che potessimo catturare al lazo questo pianeta e trascinarlo fino alla Terra, dove tutti voi potreste studiarlo a volontà. Lo osserveresti e diresti che non c'è nulla da esplorare?”
“No.”
“Per favore, spiegami che differenza c'è.”
“Immagino di non voler vivere come le persone vivevano diecimila anni fa.”
Il suo sopracciglio destro scattò verso l'alto. “Scusami se ti fisso, Julie, ma sei stata così razionale fino a ora.”
“Non sono irrazionale, sono sincera.”
Scosse le testa. “Stai rifiutando una proposta che non ti è mai stata fatta, Julie – e questo difficilmente può essere definito razionale. Non ti ho mai chiesto di vivere come le persone vivevano diecimila anni fa. Non ho mai nemmeno accennato a una cosa simile. Se ti dicessi che i biochimici di un'università gesuita hanno scoperto una cura per il cancro, la rifiuteresti dicendo che non vuoi diventare gesuita?”
“No.”
“Allora, di nuovo, per favore spiegami che differenza c'è.”
“Non vedo in cosa ciò di cui stai parlando sia simile a una cura per il cancro.”
Mi studiò con gravità per alcuni istanti, poi disse: “Forse dovresti passare un'oretta a guardare la tappezzeria o a fare qualunque cosa tu faccia quando ti serve una pausa.”
Saltai giù dalla poltrona e andai a esaminare i libri nella vecchia scalcinata libreria di Ishmael. Aprii perfino un paio di volumi nella speranza che qualche brillante citazione saltasse fuori dalle pagine, ma non successe nulla. Dopo dieci minuti tornai alla poltrona e mi sedetti.
“E' una questione di dannatissimo orgoglio”, gli dissi.
“Vai avanti.”
“Se avessimo a disposizione un pianeta abitato da una razza aliena – feci per dire una razza aliena avanzata – sarebbe una cosa. Sarebbe tollerabile che sapessero qualcosa che noi ignoriamo. Ciò che non è tollerabile è che lo sappiano questi maledetti selvaggi.”
“Lo capisco, Julie. Almeno credo. Ma ecco che cosa devi capire. Qui noi non stiamo esaminando ciò che questi popoli sanno. Potresti sederti e discutere con ogni individuo tribale del pianeta della vita tribale e nessuno di loro sarebbe in grado di articolare la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili. Ma una volta che tu la articolassi a loro, la riconoscerebbero immediatamente e probabilmente direbbero qualcosa come: 'Be', lo sapevamo già questo. Non l'abbiamo detto perché era scontato e non credevamo ci fosse bisogno di dirlo'. E io sono d'accordo. C'è voluta una delle menti scientifiche più grandi della storia umana per articolare il fatto che oggetti privi di sostegno cadono verso il centro della Terra, qualcosa che qualunque bambino di cinque anni sa – o crederebbe sicuramente di sapere se gliene parlassi.”
“Non sono sicura di dove vuoi arrivare.”
“Neanch'io, a essere onesto. Dovrai essere paziente mentre cerco delle risposte che ti possano soddisfare... Scienziati di varie discipline sono interessati alla bioluminescenza, la produzione di luce da parte di creature viventi, ma nessuno di loro sta cercando di scoprire che cosa queste creature sappiano sul produrre luce. Ciò che sanno a riguardo è ininfluente. Non molto tempo fa abbiamo esaminato il comportamento che permette al topo Peromyscus leucopus di vivere in modo efficace. Ma non stavamo cercando di capire che cosa il Peromyscus leucopus sapesse sul vivere in modo efficace. E' chiaro questo?”
“Sì.”
“Lo stesso vale per la nostra discussione attuale. Non siamo interessati a ciò che i Lascia sanno su come vivere, non più di quanto siamo interessati a ciò che le creature bioluminescenti sanno sul produrre luce. Il soggetto del nostro studio non è la loro conoscenza, è il loro successo.”
“D'accordo. Lo capisco. Quello che non capisco è che cosa abbia a che fare il loro successo con noi.”
Ishmael annuì. “Questo è proprio il motivo per cui non l'avete mai studiato, Julie. Non vi è mai sembrato rilevante studiare dei popoli il cui unico risultato è stato vivere per tre milioni di anni su questo pianeta senza divorarlo. Ma mentre vi avvicinate al punto di non ritorno nel vostro viaggio verso l'estinzione, questo studio vi sembrerà presto molto rilevante.”
“Sì, capisco che cosa intendi. Più o meno.”
“E' ben noto che i vichinghi visitarono il Nuovo Mondo cinquecento anni prima di Colombo. Ma i contemporanei dei vichinghi non rimasero elettrizzati da questa scoperta, perché per loro era irrilevante. Avresti potuto urlarla da ogni tetto, e la gente si sarebbe chiesta perché ti sembrava una faccenda tanto importante. Ma quando Colombo riscoprì il Nuovo Mondo, cinquecento anni dopo, i suoi contemporanei rimasero elettrizzati. La scoperta di un nuovo continente adesso era davvero molto rilevante. Finora, Julie, sono stato come Leif Eriksson che si aggirasse da solo in un vasto, incredibile continente di cui a nessuno importa nulla e di cui nessuno vuole sentir parlare. Questo continente è stato accessibile e disponibile ai vostri filosofi, educatori, economisti e politologi per oltre un secolo, ma nessuno di loro gli ha mai riservato più di un'occhiata annoiata. La sua esistenza non provoca in loro altro che sbadigli. Ma io sento che le cose stanno cominciando a cambiare. La tua comparsa qui in questa stanza è un segno di cambiamento – e come ricorderai, me lo sono quasi fatto sfuggire io stesso. Sento che sempre più persone cominciano a essere allarmate a causa della vostra caduta verso la catastrofe. Sento che sempre più persone stanno cercando nuove idee.”
“Già. Ma sfortunatamente, sempre più persone stanno anche cercando sempre più esotiche forme di mumbo-jumbo.”
“E' normale, Julie. State sperimentando l'equivalente di un collasso culturale. Per diecimila anni avete creduto di essere in possesso dell'unico modo giusto di vivere per gli esseri umani. Ma negli ultimi tre decenni, questa convinzione è divenuta sempre più insostenibile ogni anno che passava. Potrebbe sembrarti bizzarro, ma sono gli uomini della vostra cultura a essere colpiti più duramente dal fallimento della vostra mitologia culturale. Essi hanno (e hanno sempre avuto) un investimento molto più grande nella correttezza della vostra rivoluzione. Nei prossimi anni, man mano che i segni del collasso diverranno sempre più inequivocabili, li vedrai trovare rifugio nel mondo del successo maschile surrogato: il mondo dello sport. E, molto più gravemente, li vedrai vendicarsi in modo sempre più pesante delle proprie delusioni sul mondo intorno a loro – soprattutto sulle donne intorno a loro.”
“Perché sulle donne?”
“Il sogno Prendi è sempre stato un sogno maschile, Julie, e gli uomini della vostra cultura immaginano che il crollo di questo sogno li devasterà lasciando le donne relativamente indenni.”
“E non lo farà?”
Ishmael ci rifletté un attimo prima di rispondere. “I detenuti della prigione Prendi ricostruiscono la propria prigione dalle fondamenta a ogni generazione, Julie. Tua madre e tuo padre hanno fatto la loro parte e continuano a farla. Tu personalmente, mentre vai diligentemente a scuola e ti prepari a prendere il tuo posto nel mondo del lavoro, sei impegnata a costruire la prigione per la tua generazione. Quando sarà finita, sarà il lavoro di tutti voi, uomini e donne. Tuttavia, le donne della vostra cultura non sono mai state tanto entusiaste di questa prigione quanto gli uomini – ci hanno raramente guadagnato quanto gli uomini.”
“Stai dicendo che gli uomini dirigono la prigione?”
“No. Finché il cibo rimane sotto chiave, la prigione si dirige da sola. I prigionieri si governano da soli. Gli viene permesso di farlo e di vivere come preferiscono all'interno della prigione. Per la maggior parte, questi prigionieri hanno scelto di essere governati da degli uomini – o hanno lasciato che avvenisse – ma questi uomini non governano la prigione stessa.”
“Che cos'è la prigione, allora?”
“La prigione è la vostra cultura, che mantenete in vita generazione dopo generazione. Tu stessa stai imparando dai tuoi genitori come essere una prigioniera. I tuoi genitori l'hanno imparato dai loro genitori e così via, risalendo fino all'inizio, nella Mezzaluna Fertile, diecimila anni fa.”
“Come fermiamo tutto questo?”
“Imparando qualcosa di diverso, Julie. Rifiutandoti di insegnare ai tuoi figli come essere prigionieri. Interrompendo il circolo. E' per questo che quando la gente mi chiede che cosa fare, io rispondo: 'Insegnate ad altri ciò che avete imparato qui'. Troppo spesso, comunque, mi dicono: 'Sì, va bene, ma che cosa dovremmo fare?' Quando sei miliardi di voi si rifiuteranno di insegnare ai loro figli come essere prigionieri della cultura Prendi, questo vostro orribile sogno finirà – in una sola generazione. Può continuare solo finché voi lo perpetuate. La vostra cultura non ha un'esistenza indipendente – non esiste al di fuori di voi – e se smettete di perpetuarla, scomparirà. Dovrà scomparire, come una fiamma a corto di carburante.”
“D'accordo, ma cosa accadrebbe in quel caso? Non puoi semplicemente smettere di insegnare qualunque cosa ai tuoi figli, no?”
“Certo che no, Julie. Non puoi non insegnare loro nulla. Invece, devi insegnare loro qualcosa di nuovo. E per insegnare qualcosa di nuovo, devi prima impararlo tu stessa. E' per questo che sei qui.”
“Ho capito”, dissi.

Confusione scolastica.

“Mi rendo conto, Julie, che devo mostrarti come esplorare questo nuovo continente in cui ti ho portata.”
“Sono felice di sentirlo”, gli dissi.
“Forse ti piacerebbe sapere come ho cominciato a esplorarlo io.”
“Mi piacerebbe davvero molto.”
“Domenica scorsa ho nominato Rachel Sokolow, la persona che mi aveva reso possibile rimanere in questo edificio. Non è necessario che tu sappia come avvenne, ma conoscevo Rachel fin dall'infanzia – comunicavo con lei come sto facendo con te ora. Non sapevo nulla del vostro sistema educativo quando Rachel cominciò ad andare a scuola. Non avevo mai avuto alcun motivo di dedicargli nemmeno un pensiero fugace. Come la maggior parte delle bambine di cinque anni, era eccitatissima dalla prospettiva di andare finalmente a scuola, e io ero eccitato per lei, immaginando (come lei) che la stesse aspettando un'esperienza meravigliosa. Fu solo dopo diversi mesi che cominciai a notare che la sua eccitazione stava svanendo – e continuò a svanire mese dopo mese, anno dopo anno. Arrivata in terza elementare, era ormai totalmente annoiata e contenta di avere una scusa per saltare un giorno di scuola. Ti sembra strano?”
“Come no”, dissi con una risata amara. “La notte scorsa appena ottanta milioni di ragazzini sono andati a dormire pregando per due metri di neve in modo che le scuole chiudessero.”
“Attraverso Rachel, divenni uno studioso del vostro sistema educativo. In pratica, andai a scuola con lei. La maggior parte degli adulti della vostra società sembrano aver dimenticato che cosa provavano quando andavano a scuola da bambini. Se fossero costretti a riviverlo attraverso gli occhi dei loro figli, credo che ne rimarrebbero sconcertati e orripilati.”
“Sì, penso anch'io.”
“La prima cosa che si nota è quanto la scuola reale sia lontana dall'ideale di 'risvegliare giovani menti'. Gli insegnanti sarebbero perlopiù deliziati di poter davvero risvegliare giovani menti, ma il sistema in cui devono lavorare ostacola quel desiderio alla radice insistendo che tutte le menti debbano venire risvegliate nello stesso ordine, con gli stessi strumenti e allo stesso ritmo, secondo un certo programma. L'insegnante ha il compito di portare l'intera classe fino a un punto predeterminato del piano di studi entro un certo tempo prestabilito, e gli studenti imparano rapidamente come aiutare l'insegnante in questa missione. In un certo senso, questa è la prima cosa che devono imparare. Alcuni la imparano rapidamente e con facilità, altri in modo lento e faticoso, ma alla fine la imparano tutti. Hai idea di che cosa sto parlando?”
“Penso di sì.”
“Che cosa hai imparato a fare tu per aiutare i tuoi insegnanti con il loro lavoro?”
“A non fare domande.”
“Spiegati un po' meglio, Julie.”
“Se alzi la mano e dici: 'Accidenti, professoressa Smith, non ho capito una sola parola di quello che ha detto oggi', la professoressa Smith ti odierà. Se alzi la mano e dici: 'Accidenti, professoressa Smith, non ho capito una sola parola di quello che ha detto in tutta la settimana', la professoressa Smith ti odierà cinque volte di più. E se alzi la mano e dici: 'Accidenti, professoressa Smith, non ho capito una sola parola di quello che ha detto in tutto l'anno', la professoressa Smith tirerà fuori una pistola e ti sparerà.”
“Quindi l'idea è di dare l'impressione che tu abbia capito tutto, che sia vero o no.”
“Esatto. L'ultima cosa che l'insegnante vuole ascoltare è che non hai capito qualcosa.”
“Ma hai cominciato nominando la regola del non fare domande. Non l'hai davvero spiegata.”
“Non fare domande significa... Non tirare in ballo un argomento solo perché ti incuriosisce. Voglio dire, per esempio, immagina di star studiando le maree. Non alzi la mano per chiedere se è vero che la gente matta tende a essere più matta durante la luna piena. Avrei potuto immaginare di fare una cosa simile all'asilo, ma alla mia età sarebbe tabù. D'altro canto, ad alcuni insegnanti piace essere distratti da alcuni tipi di domande. Se hanno una fissazione, coglieranno al volo qualunque opportunità di parlarne, e gli studenti se ne accorgono immediatamente.”
“Perché vogliono che l'insegnante parli delle proprie fissazioni?”
“Perché è meglio che ascoltarlo spiegare come una legge viene approvata dal Congresso.”
“In che altro modo aiuti i tuoi insegnanti con i loro compiti?”
“Mai dirti in disaccordo. Mai sottolineare le incongruenze. Mai fare domande che vadano oltre ciò che ti è stato insegnato. Mai far capire che non ci stai capendo niente. Dai sempre l'impressione di capire ogni parola. Si tratta sempre della stessa cosa, fondamentalmente.”
“Capisco”, disse Ishmael. “Di nuovo, sottolineo che questo è un difetto del sistema stesso e non degli insegnanti, il cui obbligo supremo è di 'andare avanti col programma'. Tu capisci che, a dispetto di tutto questo, il vostro è il sistema educativo più avanzato del mondo. Funziona molto male, ma è comunque il più avanzato che ci sia.”
“Sì, me ne rendo conto. Vorrei che sogghignassi o qualcosa del genere quando fai dell'ironia.”
“Non sono sicuro che potrei fare un'espressione simile, Julie... Tornando alla mia storia, guardai Rachel marciare attraverso i suoi anni scolastici (e dovrei aggiungere che frequentava una costosissima scuola privata – l'élite dell'élite). Mentre lo facevo, cominciai a mettere in relazione ciò che stavo osservando con ciò che già sapevo del modo di funzionare della vostra cultura e di quello delle culture rispetto alle quali siete tanto più avanzati. A quel punto, non avevo sviluppato nessuna delle teorie che mi hai sentito esprimere finora. Nelle società che considerate primitive, i giovani escono dall'infanzia a tredici o quattordici anni, e per quell'età hanno già imparato praticamente tutto ciò di cui hanno bisogno per essere adulti efficienti nelle loro comunità. Hanno imparato così tanto, in realtà, che se il resto della comunità scomparisse da un giorno all'altro, loro sarebbero in grado di sopravvivere senza la minima difficoltà. Saprebbero come creare gli utensili per andare a caccia e a pesca. Saprebbero come costruirsi vestiti e rifugi. A tredici o quattordici anni, la loro percentuale di sopravvivenza è del cento percento. Immagino che tu capisca cosa intendo.”
“Certo.”
“Nel vostro avanzatissimo sistema, i giovani completano la scuola a diciott'anni e la loro percentuale di sopravvivenza è virtualmente dello zero percento. Se il resto della comunità scomparisse da un giorno all'altro e rimanessero da soli, dovrebbero essere molto fortunati per sopravvivere. Senza strumenti e utensili – e senza nemmeno sapere come fabbricarli – non potrebbero cacciare o pescare efficacemente (o affatto). E la maggior parte di loro non avrebbe idea di quali piante selvatiche sono commestibili. Non saprebbero come ricavare vestiti o costruirsi un riparo.”
“E' vero.”
“Quando i giovani della vostra cultura completano la scuola (a meno che le loro famiglie non continuino a prendersene cura) devono immediatamente trovare qualcuno che dia loro denaro per poter comprare le cose di cui hanno bisogno per sopravvivere. In altre parole, devono trovare lavoro. Dovresti essere in grado di spiegare perché è così.”
Annuii. “Perché il cibo è sotto chiave.”
“Precisamente. Voglio farti vedere la connessione tra queste due cose. Dato che non hanno alcuna capacità di sopravvivenza, devono trovare un lavoro. Non possono farne a meno, a meno di non essere ricchi. O si trovano un lavoro, o fanno la fame.”
“Sì, lo capisco.”
“Sono sicuro che ti rendi conto di come gli adulti della vostra società ripetano in continuazione che le vostre scuole fanno un pessimo lavoro. Sono le più avanzate nella storia del mondo, ma fanno comunque un pessimo lavoro. In che modo le vostre scuole deludono le vostre aspettative, Julie?”
“Dio, non lo so. Non è qualcosa che mi interessi molto. Mi limito a smettere di ascoltare quando la gente comincia a parlare di queste cose.”
“Andiamo, Julie. Non devi ascoltare molto attentamente per sapere questo.”
Gemetti. “I risultati dei test sono pietosi. La scuola non prepara gli studenti al lavoro. La scuola non prepara gli studenti in modo che possano avere una buona vita. Immagino che alcune persone direbbero che la scuola dovrebbe conferirci delle capacità di sopravvivenza. Dovremmo essere in grado di avere successo una volta diplomati.”
“E' a questo che serve la scuola, no? A preparare i bambini in modo che possano avere successo nella vostra società.”
“Esatto.”
Ishmael annuì. “Questo è ciò che insegna Madre Cultura, Julie. E' uno dei suoi inganni più eleganti. Perché naturalmente non è affatto a questo che serve la scuola.”
“E a che serve, allora?”
“Mi ci sono voluti diversi anni per capirlo. A quell'epoca non ero abituato a smascherare questi inganni. Quello fu il mio primo tentativo, e mi ci volle un bel po'. La scuola esiste, Julie, per regolare il flusso di giovani competitori nel mercato del lavoro.”
“Accidenti”, dissi. “Capisco.”
“Centocinquant'anni fa, quando gli Stati Uniti erano ancora una società largamente agraria, non c'era motivo di tenere i giovani fuori dal mercato del lavoro dopo l'età di otto o dieci anni, e non era insolito per i bambini lasciare la scuola a quell'età. Solo una piccola minoranza andava al college per imparare una professione. Con l'aumentare dell'urbanizzazione e dell'industrializzazione, comunque, questo stato di cose cominciò a cambiare. Alla fine del diciannovesimo secolo, otto anni di scuola stavano diventando la regola anziché l'eccezione. Man mano che  l'urbanizzazione e l'industrializzazione continuavano ad accelerare negli anni Venti e Trenta, dodici anni di scuola divennero la regola. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, lasciare la scuola prima di dodici anni cominciò ad essere fortemente scoraggiato, e si cominciò a suggerire che altri quattro anni di college non avrebbero più dovuto essere un'esclusiva dell'élite. Tutti avrebbero dovuto andare al college, almeno per un paio d'anni. Sì?”
Stavo agitando la mano in aria. “Ho una domanda. Mi sembra che  urbanizzazione e industrializzazione avrebbero dovuto avere l'effetto opposto. Anziché tenere i giovani fuori dal mercato del lavoro avrebbero dovuto provare a inserirceli.”
Ishmael annuì. “Sì, a prima vista suona plausibile. Ma immagina che cosa succederebbe oggi se i vostri educatori decidessero che un'educazione liceale non è più necessaria.”
Ci riflettei alcuni secondi e dissi: “Sì, capisco che intendi. Improvvisamente ci sarebbero venti milioni di ragazzini che competerebbero per lavori che non esistono. Il tasso di disoccupazione arriverebbe al soffitto.”
“Sarebbe letteralmente catastrofico, Julie. Vedi, non è solo essenziale tenere i ragazzi dai quattordici ai diciotto anni fuori dal mercato del lavoro, è anche essenziale tenerli a casa come consumatori non retribuiti.”
“Che significa?”
“Questo gruppo demografico fa spendere ai genitori una quantità enorme di denaro – duecento miliardi di dollari all'anno, si stima – per libri, vestiti, giochi, moda, cd e cose simili progettate specificamente per loro e per nessun altro. Molte industrie enormi dipendono dai consumatori adolescenti. Devi esserne consapevole.”
“Sì, immagino di sì. Solo che non ci avevo mai pensato in questi termini.”
“Se questi adolescenti dovessero improvvisamente essere dei lavoratori e non potessero più far spendere miliardi di dollari ai genitori, queste industrie mirate ai giovani scomparirebbero da un giorno all'altro, creando altri milioni di competitori nel mercato del lavoro.”
“Capisco cosa intendi. Se i quattordicenni dovessero mantenersi da soli, non spenderebbero i loro soldi in scarpe Nike, videogiochi e cd.”
“Cinquant'anni fa, Julie, gli adolescenti andavano a vedere gli stessi film degli adulti e indossavano gli stessi vestiti degli adulti. La musica che ascoltavano non era scritta e interpretata appositamente per loro, era musica scritta e interpretata per gli adulti – da adulti come Cole Porter, Glenn Miller e Benny Goodman. Per essere alla moda nel dopoguerra, le ragazze adolescenti indossavano le camicie bianche da lavoro dei loro padri. Una cosa simile non avverrebbe mai oggi.”
“Questo è sicuro.”
Ishmael tacque per alcuni minuti, poi disse: “Poco fa hai parlato di ascoltare un insegnante spiegare come una legge viene approvata al Congresso. Assumo che tu l'abbia davvero studiato a scuola.”
“Esatto. In educazione civica.”
“Sapresti spiegarmi come una legge viene approvata al Congresso?”
“Non ne ho la più vaga idea, Ishmael.”
“Sei stata interrogata a riguardo?”
“Sono sicura di sì.”
“E hai risposto bene?”
“Ma certo. Prendo sempre buoni voti.”
“Quindi tu hai 'imparato' come una legge viene approvata al Congresso, hai superato un'interrogazione sull'argomento e poi ti sei dimenticata tutto.”
“Esatto.”
“Puoi dividere due frazioni tra di loro?”
“Penso di sì.”
“Fammi un esempio.”
“Be', vediamo. Hai mezza torta e vuoi dividerla in tre parti uguali. Ogni parte sarà un sesto di torta.”
“Questo è un esempio di moltiplicazione, Julie. Un mezzo per un terzo uguale un sesto.”
“Già, è vero.”
“Hai studiato come dividere le frazioni in quarta elementare, probabilmente.”
“Ricordo vagamente.”
“Prova ancora se puoi pensare a un esempio di divisione frazionaria.”
Ci provai e dovetti ammettere che era oltre le mie capacità.
“Se dividi mezza torta per tre, ottieni un sesto di torta. Questo è chiaro. Se dividi mezza torta per due, ottieni un quarto di torta. Se dividi mezza torta per uno, che cosa ottieni?”
Lo fissai vacua.
“Se dividi mezza torta per uno ottieni mezza torta, naturalmente. Ogni numero diviso per uno dà come risultato lo stesso numero.”
“Esatto.”
“Quindi che cosa ottieni se dividi mezza torta per un mezzo?”
“Oh. Una torta intera?”
“Naturalmente. E che cosa ottieni se dividi mezza torta per un terzo?”
“Tre metà. Credo. Una torta e mezzo.”
“Esatto. In quarta elementare hai passato settimane cercando di padroneggiare questo concetto, ma naturalmente è di gran lunga troppo astratto per alunni di quell'età. Presumibilmente, però, hai passato l'interrogazione.”
“Sono sicura di sì.”
“Quindi hai imparato quel tanto che bastava per superare l'interrogazione, e poi ti sei subito scordata tutto. Sai perché te lo sei scordata?”
“Me lo sono scordata perché... A chi importa?”
“Esatto. Te lo sei scordata per lo stesso motivo per cui ti sei scordata come una legge viene approvata al Congresso: perché non hai nessun uso per quest'informazione nella tua vita quotidiana. Le persone raramente si ricordano cose che non gli servono.”
“E' vero.”
“Quanto ti ricordi di ciò che hai studiato a scuola l'anno scorso?”
“Quasi nulla, credo.”
“Pensi di essere diversa dai tuoi compagni in questo?”
“Niente affatto.”
“Quindi la maggior parte di voi non si ricorda quasi niente di ciò che impara a scuola da un anno all'altro.”
“Esatto. Ovviamente sappiamo come leggere, scrivere e fare semplice aritmetica – la maggior parte di noi, almeno.”
“Il che prova ciò che ho detto, no? Leggere, scrivere e fare semplice aritmetica sono cose che utilizzate nella vostra vita quotidiana.”
“Sì, è sicuramente vero.”
“Ecco una domanda interessante per te, Julie. I vostri insegnanti si aspettano che vi ricordiate tutto ciò che avete studiato l'anno scorso?”
“No, non credo. Si aspettano che ci ricordiamo di averne sentito parlare. Se l'insegnante dice 'forze di marea', si aspetta che tutti annuiscano e dicano: 'Sì, le abbiamo studiate l'anno scorso'.”
“Sai come operano le forze di marea, Julie?”
“Be', so che cosa sono. Ma che gli oceani formino dei rigonfiamenti su entrambi i lati del pianeta allo stesso tempo non ha alcun senso, per quanto mi riguarda.”
“Ma questo non l'hai detto al tuo insegnante.”
“Naturalmente no. Credo di aver preso 97 in quel test. Mi ricordo il voto meglio della materia.”
“Ma ora sei in grado di capire perché spendete letteralmente anni della vostra vita a scuola imparando cose che vi dimenticate istantaneamente appena avete passato i test.”
“Lo sono?”
“Lo sei. Fai un tentativo.”
Feci un tentativo. “Devono darci qualcosa da fare negli anni in cui veniamo tenuti fuori dal mercato del lavoro. E devono fare in modo che sembri importante. Deve sembrare qualcosa di davvero utile. Non possono semplicemente lasciarci fumare e ascoltare musica per dodici anni.”
“Perché no, Julie?”
“Perché non sembrerebbe giusto. La sceneggiata verrebbe smascherata. Il segreto sarebbe allo scoperto. Tutti saprebbero che siamo lì solo per ammazzare il tempo.”
“Quando hai elencato i motivi per cui secondo la gente della vostra cultura la scuola non funziona, hai detto che non riesce a preparare la gente per il mondo del lavoro. Perché pensi che sia così scadente in questo?”
“Perché? Non lo so. Non sono nemmeno sicura di capire la domanda.”
“Ti sto spingendo a rifletterci su come farei io.”
“Oh”, dissi. Fu il massimo che riuscii a fare per circa tre minuti. Poi ammisi che non avevo idea di come riflettere su questo argomento come avrebbe fatto lui.
“Che cosa pensa la gente di questo fallimento della scuola, Julie? Questo ti farà capire che cosa insegna Madre Cultura a riguardo.”
“La gente pensa che la scuola sia incompetente. Ecco cosa credo che pensi.”
“Prova a darmi qualcosa di cui sei più sicura.”
Ci lavorai per un po' e poi dissi: “I ragazzi sono pigri e le scuole sono incompetenti e finanziate in modo inadeguato.”
“Bene. Questo è proprio quello che insegna Madre Cultura. Che cosa farebbero le scuole se avessero più soldi?”
“Se avessero più soldi potrebbero assumere insegnanti migliori, o pagarli di più, e immagino che la teoria sia che i soldi in più spingerebbero gli insegnanti a fare un lavoro migliore.”
“E riguardo la pigrizia dei ragazzi?”
“Parte di quel denaro verrebbe speso per comprare nuove strumentazioni e libri migliori e carta da parati più bella, e i ragazzi non sarebbero più pigri come prima. Qualcosa del genere.”
“Immaginiamo che queste scuole migliorate comincino a sfornare diplomati migliori e più competenti. Che cosa succederebbe allora?”
“Non so. Credo che troverebbero lavoro più facilmente.”
“Perché, Julie?”
“Perché hanno capacità migliori. Sanno come fare ciò che vogliono i datori di lavoro.”
“Eccellente. Quindi Johnny Smith non dovrà lavorare come cassiere in un supermercato, giusto? Potrà farsi assumere direttamente come assistente manager.”
“Esatto.”
“E questo è fantastico, vero?”
“Sì, penso di sì.”
“Ma sai, il fratello maggiore di Johnny Smith si è diplomato quattro anni fa, prima che le scuole migliorassero.”
“Quindi?”
“Anche lui è andato a lavorare in quel supermercato. Ma naturalmente, non avendo capacità particolari, ha dovuto cominciare come cassiere.”
“Oh. Giusto.”
“E adesso, dopo quattro anni, vuole anche lui quel lavoro di assistente manager.”
“Oh-oh”, dissi.
“E poi c'è Jennie Jones, un'altra diplomata migliorata. Non deve accontentarsi di un misero lavoro da assistente contabile, può diventare direttamente una dirigente. E questo è grandioso, vero?”
“Lo è, fino a questo punto.”
“Ma sua madre ha ricominciato a lavorare alcuni anni fa, e non avendo capacità particolari ha dovuto cominciare come assistente contabile. Ora è pronta a essere promossa a dirigente.”
“Male.”
“Quanto pensi che piaceranno alla vostra gente queste nuove scuole che preparano la gente per lavori migliori?”
“Per niente.”
“Ora capisci perché la scuola fa un lavoro così scadente nel preparare gli studenti a lavorare?”
“Certo. I diplomati devono cominciare dal fondo della scala.”
“Quindi, come vedi, le vostre scuole stanno facendo proprio quello che volete che facciano. La gente crede di voler vedere i figli entrare nel mercato del lavoro con capacità davvero utili, ma se lo facessero davvero comincerebbero immediatamente a competere con i loro fratelli e le loro sorelle maggiori e con i loro genitori per gli stessi lavori, e questo sarebbe catastrofico. E se i diplomati uscissero di scuola con capacità migliori, chi starebbe alle casse dei supermercati, Julie? Chi spazzerebbe le strade? Chi pomperebbe la benzina? Chi si occuperebbe delle archiviazioni? Chi cuocerebbe gli hamburger?”
“Immagino che diventerebbe una questione di età.”
“Vuoi dire che diresti a Johnny Smith e a Jennie Jones che non possono avere i lavori che vogliono non perché ci sono altri più qualificati di loro, ma perché c'è gente più anziana.”
“Esatto.”
“Ma allora che senso ha dare a Johnny e Jennie capacità che li rendono in grado di svolgere quei lavori?”
“Così le avranno quando verrà il momento di usarle.”
“Come hanno acquisito queste capacità i loro genitori, i loro fratelli e le loro sorelle maggiori?”
“Lavorando, immagino.”
“Cioè stando alla cassa, spazzando le strade, pompando benzina, occupandosi delle archiviazioni e cuocendo hamburger.”
“Sì, immagino di sì.”
“E i vostri diplomati migliorati non acquisirebbero le stesse capacità facendo quegli stessi lavori?”
“Sì.”
“Allora che cosa guadagnerebbero imparandole in anticipo, dato che le impareranno comunque lavorando?”
“Immagino che non otterrebbero alcun vantaggio da questo”, dissi.
“Ora vediamo se puoi dirmi perché le vostre scuole sfornano diplomati privi di qualunque capacità di sopravvivenza.”
“Va bene... Per cominciare, Madre Cultura dice che sarebbe inutile creare diplomati con un'alta capacità di sopravvivenza.”
“Perché, Julie?”
“Perché non ne hanno bisogno. I popoli primitivi ne hanno bisogno, certo, ma non la gente civilizzata. Sarebbe uno spreco di tempo per loro imparare come sopravvivere da soli.”
Ishmael mi disse di continuare.
“Immagino che se stessi conducendo tu questa conversazione, mi chiederesti che cosa succederebbe se cominciassimo a produrre diplomati con una percentuale di sopravvivenza pari al cento percento.”
Annuì.
Rimasi seduta a rifletterci. “La prima cosa che ho pensato è che cercherebbero di trovare lavoro come guide forestali o cose simili. Ma è una stupidaggine. Il punto è che se avessero una percentuale di sopravvivenza pari al cento percento non avrebbero bisogno di lavorare.”
“Vai avanti.”
“Chiudere il cibo sotto chiave non li terrebbe più prigionieri. Sarebbero fuori. Sarebbero liberi!”
Ishmael annuì nuovamente. “Naturalmente alcuni di loro sceglierebbero di restare indietro – ma sarebbe una loro scelta. Oso supporre che un Donald Trump o un George Bush o uno Steven Spielberg non avrebbero alcuna voglia di lasciarsi indietro la prigione Prendi.”
“Scommetto che sarebbero più di alcuni. Scommetto che metà rimarrebbe.”
“Vai avanti. Cosa accadrebbe allora?”
“Anche se metà rimanesse, le porte sarebbero aperte. La gente ne uscirebbe a frotte. Molti rimarrebbero, ma molti se ne andrebbero.”
“Vuoi dire che a molti di voi trovarsi un lavoro e lavorare fino alla pensione non sembra l'ideale.”
“Certamente no”, dissi.
“Quindi ora sai perché le vostre scuole producono diplomati senza alcuna capacità di sopravvivenza.”
“Infatti. Dato che non hanno capacità di sopravvivenza, sono costretti ad entrare nell'economia Prendi. Anche se preferirebbero evitarlo, non possono.”
“Ancora una volta, la cosa essenziale da notare è che nonostante le vostre lamentele, le vostre scuole stanno facendo esattamente quello che volete che facciano, ossia produrre lavoratori che non hanno altra scelta se non entrare nel vostro sistema economico, smistati in varie destinazioni. I diplomati di scuola superiore sono generalmente destinati a lavori da colletto blu. Possono essere intelligenti e talentuosi quanto i laureati, ma non l'hanno dimostrato sopravvivendo ad altri quattro anni di studi – studi che per la maggior parte non sono più utili dei precedenti dodici. Tuttavia, una laurea permette l'accesso a lavori da colletti bianchi che sono generalmente fuori portata per i diplomati di scuola superiore.
“Ciò che i lavoratori da colletto blu o bianco apprendono nei loro studi non importa molto – né sul lavoro né nella loro vita privata. Molti, molti pochi di loro dovranno mai dividere due frazioni tra di loro, fare l'analisi grammaticale di una frase, sezionare una rana, criticare una poesia, dimostrare un teorema, discutere delle politiche economiche di Jean-Baptiste Colbert, definire la differenza tra sonetti spenseriani e shakesperiani, descrivere come una legge viene approvata al Congresso o spiegare perché gli oceani formano dei rigonfiamenti ai lati opposti del pianeta a causa delle forze di marea. Quindi se completano gli studi senza sapere queste cose non importa minimamente. Fanno eccezione i medici, gli avvocati, gli scienziati e gli studiosi, che devono usare nella vita reale quello che imparano all'università, quindi per questa piccola percentuale della popolazione la scuola fa davvero qualcosa a parte tenerla fuori dal mercato del lavoro.
“L'inganno di Madre Cultura qui è che la scuola esista per soddisfare i bisogni delle persone. In realtà esiste per soddisfare i bisogni della vostra economia. La scuola produce diplomati e laureati che non possono vivere senza lavorare ma non hanno capacità lavorative di alcun tipo, e questo soddisfa i bisogni della vostra economia alla perfezione. Ciò che si può osservare al lavoro nella vostra scuola non è un difetto del sistema, ma un suo requisito, e la scuola lo soddisfa con un'efficienza vicina al cento percento.”
“Ishmael”, dissi, incontrando il suo sguardo. “Hai capito tutto questo da solo?”
“Sì, dopo vari anni, Julie. Penso molto lentamente.”

Confusione scolastica II.

Ishmael mi chiese se avevo osservato crescere dei fratelli o delle sorelle minori, e gli risposi di no.
“Allora non puoi sapere per esperienza che i bambini piccoli sono le più potenti macchine da apprendimento dell'universo conosciuto. Imparano senza fatica ogni lingua che viene parlata nella casa in cui crescono. Nessuno deve farli sedere in classe e costringerli a studiare grammatica e vocaboli. Non fanno compiti, non hanno verifiche, non hanno voti. Imparare il loro linguaggio nativo non è affatto un problema per loro, perché è immensamente e immediatamente utile e gratificante.
“Tutto ciò che si impara in quegli anni è immensamente e immediatamente utile e gratificante, anche se si tratta solo di imparare a gattonare, o a costruire una torre di mattoncini, o a percuotere una pentola con un cucchiaio, o a farsi ronzare le orecchie con uno strillo penetrante. L'apprendimento dei bambini piccoli è limitato solo da ciò che possono vedere, udire, annusare e toccare. Questo impulso all'apprendimento continua anche quando entrano all'asilo, almeno per un po'. Ti ricordi le cose che hai imparato all'asilo?”
“No, non posso dire di ricordarmele.”
“Queste sono cose che Rachel ha imparato vent'anni fa, ma dubito che siano molto differenti oggi. Ha imparato i nomi dei colori primari e secondari – rosso, blu, giallo, verde e così via. Ha imparato i nomi delle forme geometriche basilari – quadrati, cerchi, triangoli. Ha imparato a leggere l'ora. Ha imparato i giorni della settimana. Ha imparato a contare. Ha imparato i diversi valori del denaro – centesimi, nichelini, dollari e così via. Ha imparato i mesi e le stagioni dell'anno. Queste sono cose ovvie che chiunque imparerebbe anche senza andare a scuola, ma sono comunque utili e gratificanti da conoscere, quindi la maggior parte dei bambini non ha alcuna difficoltà a impararle all'asilo. Dopo aver ripassato tutto questo al primo anno, Rachel imparò addizioni e sottrazioni e padroneggiò le basi della lettura (per quanto in realtà fosse in grado di leggere da quando aveva quattro anni). Di nuovo, i bambini trovano queste cose generalmente utili e gratificanti. Non intendo esaminare l'intero corso di studi in questo modo. Quello che voglio chiarire è che una volta arrivati in terza elementare, la maggior parte dei bambini padroneggia ciò di cui i cittadini hanno bisogno per funzionare nella vostra cultura, ossia: leggere, scrivere e far di conto. Queste sono capacità che perfino a sette o otto anni i bambini utilizzano e si divertono a usare. Centocinquant'anni fa questa era l'educazione basilare dei cittadini. Gli anni dalla quarta elementare al liceo sono stati aggiunti in seguito per tenere i giovani fuori dal mercato del lavoro, e le cose insegnate in questi anni sono quelle che la maggior parte degli studenti non trova né utili né gratificanti. Addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni di numeri frazionari sono un esempio di queste cose. Nessun bambino (e pochissimi adulti) ha mai occasione di usarle, ma erano disponibili per essere aggiunte al corso di studi, quindi lo sono state. Richiedono mesi e mesi di tempo e questo va benissimo, dato che lo scopo è di occupare il tempo degli studenti. Hai nominato altre materie, come educazione civica e scienze della terra, che permettono di consumare molto tempo. Mi ricordo che Rachel dovette imparare a memoria le capitali degli stati per una materia o per l'altra. Il mio esempio preferito di questa tendenza mi viene da quando era in terza media. Le insegnarono a compilare un modulo per le tasse, qualcosa di cui non avrebbe avuto bisogno nella vita reale per almeno cinque anni, quando ormai si sarebbe ovviamente dimenticata del modulo, che comunque a quel punto sarebbe stato molto diverso. E naturalmente ogni bambino passa anni a studiare la storia – nazionale, mondiale, antica, medievale e moderna – di cui conserva circa l'uno percento.”
“Avrei pensato che approvassi lo studio della storia”, dissi.
“Lo approvo eccome. Approvo lo studio di tutto, perché i bambini vogliono sapere tutto. Ciò che i bambini vogliono disperatamente sapere è come le cose sono arrivate a essere così – ma nessuno nella vostra cultura penserebbe di insegnarglielo. Invece sono sommersi da dieci milioni di nomi, date e fatti che 'devono' sapere, ma che scompaiono dalle loro menti non appena non servono più per passare la verifica. E' come passare un testo medico di mille pagine a un bambino di quattro anni che vuole sapere da dove vengono i bambini.”
“Già, è proprio vero.”
“Tu qui, in questa stanza, stai imparando la storia che ti interessa davvero. Non è così?”
“Sì.”
“Te la scorderai mai?”
“No. Non è possibile.”
“I bambini impareranno sempre qualunque cosa vogliano imparare. Falliranno nell'imparare come ottenere le percentuali in classe, ma impareranno senza fatica come ottenere le medie di battuta (che naturalmente sono solo percentuali) a baseball. Non riusciranno a imparare le materie scientifiche in classe, ma lavorando ai loro computer sconfiggeranno senza problemi i sistemi di sicurezza più sofisticati del mondo.”
“Vero, vero, vero.”
“Se tieni d'occhio le riviste, i giornali o i programmi televisivi giusti, vedrai parlare almeno una volta a settimana di qualche nuovo programma volto a 'migliorare' le vostre scuole. Quello che la gente intende per 'migliorare' è farle funzionare per le persone invece di farle agire per dodici anni come centri di detenzione che poi rilasciano individui privi di capacità nel mercato del lavoro. Per creare qualcosa che funzioni per le persone, la gente della vostra cultura crede di dover inventare qualcosa dal nulla. Non le viene in mente che forse sta cercando di reinventare la ruota. In caso questa espressione ti risulti nuova, 'reinventare la ruota' significa sforzarsi molto per arrivare a un'innovazione che in realtà è stata fatta molto tempo fa.
“Tra i popoli tribali, il sistema educativo funziona così bene che non richiede alcuno sforzo da parte di nessuno, non infligge alcuna sofferenza agli studenti e produce individui perfettamente addestrati a prendere il loro posto nella loro particolare società. Definirlo un sistema sarebbe improprio, comunque, se ci si aspetta di vedere edifici enormi pattugliati da guardie e da supervisori, sotto la direzione di consigli scolastici locali e regionali. Non esiste nulla del genere. Il sistema è completamente invisibile e immateriale, e se chiedessi a un popolo tribale di descrivertelo non capirebbero nemmeno di che stai parlando.
“L'educazione tra di loro avviene continuamente e senza fatica, il che significa che non ne sono consapevoli più di quanto noi siamo consapevoli della gravità. L'educazione tra di loro avviene continuamente e senza fatica come in una casa dove c'è un bambino di tre anni. A meno di non confinarlo in un lettino o in un box, non c'è semplicemente modo di impedirgli di imparare. Un bambino di tre anni è una macchina da domande con mille braccia che esplorano ovunque. Deve toccare tutto, annusare tutto, assaggiare tutto, girare tutto sottosopra, vedere che aspetto ha a mezz'aria, provare che sensazione dà se ingoiato o premuto contro l'orecchio. Il bambino di quattro anni non è meno assetato di conoscenza, ma non deve più ripetere gli esperimenti del bambino di tre anni. Ha già toccato, annusato, assaggiato, girato sottosopra, lanciato e ingoiato tutto ciò che gli serviva. E' pronto ad andare avanti – così come il bambino di cinque anni, quello di sei, quello di sette, quello di otto, quello di nove, quello di dieci e così via. Ma non gli viene permesso di farlo nella vostra cultura. Sarebbe troppo disordinato. Dai cinque anni di età, il bambino deve essere limitato, confinato e costretto a imparare non ciò che vuole ma quello che i vostri programmi ministeriali dicono che 'deve' imparare, allo stesso ritmo di tutti gli altri bambini della sua età.
“Questo non avviene nelle società tribali. Nelle società tribali, il bambino di tre anni è libero di esplorare il mondo circostante finché vuole, e lo esplora sempre più man mano che cresce. Non ci sono semplicemente muri che chiudano il bambino dentro o fuori a nessuna età, nessuna porta chiusa. Non esiste un'età a cui 'dovrebbe' imparare una certa cosa. Né qualcuno penserebbe mai di stabilire una cosa simile. Ogni cosa fatta dagli adulti è affascinante per un bambino, e inevitabilmente prima o poi vorrà provare a farla anche lui, non necessariamente lo stesso giorno di qualunque altro bambino, né la stessa settimana o lo stesso anno. Questo processo, Julie, non è culturale ma genetico. Intendo dire che i bambini non imparano a imitare i loro genitori. Come potrebbe essere insegnata una cosa simile? I bambini imitano istintivamente i loro genitori. Nascono con la voglia di imitarli, esattamente come le anatre nascono con la voglia di seguire la prima cosa che vedono muoversi, solitamente la loro madre. E questo istinto continua a essere attivo nel bambino... Fino a quando, Julie?”
“Cosa?”
“Il bambino vuole imparare ogni singola cosa che i suoi genitori fanno, ma questo impulso alla fine scompare. Quando?”
“Signore. Come potrei saperlo?”
“Lo sai perfettamente, Julie. Questo impulso scompare con la pubertà.”
“Accidenti”, dissi. “Lo fa davvero.”
“L'inizio della pubertà segnala la fine dell'apprendistato del bambino. Segnala la fine stessa dell'infanzia. Di nuovo, questa non è una faccenda culturale, è genetica. Nelle società tribali, il giovane pubescente viene considerato pronto per la sua iniziazione all'età adulta – e deve esservi iniziato. Non ci si può più aspettare che questa persona voglia imitare gli adulti. Quell'impulso è svanito e quella fase della sua vita è conclusa. Nelle società tribali attuano cerimonie per riconoscere questo fatto, cosicché sia ben chiaro a tutti. 'Ieri queste persone erano bambini. Oggi sono adulti. E questo è tutto.'
“Il fatto che questa trasformazione sia genetica è dimostrato dal vostro stesso fallimento di abolirla attraverso mezzi culturali – legislazioni ed educazione. In effetti, avete creato una legge che estende l'infanzia per un periodo di tempo imprecisato e avete ridefinito l'età adulta come un privilegio morale che alla fine può essere solo autoconferito, su basi tutt'altro che chiare. Nelle società tribali, gli individui vengono resi adulti come i vostri presidenti sono resi tali, e non dubitano di essere adulti più di quanto George Bush dubiti di essere il presidente. La maggior parte degli adulti della vostra cultura, invece, non è mai del tutto sicura di quando ha superato quel limite – o perfino se sia mai riuscita a superarlo.”
“Sembra essere così”, dissi. “Penso che tutto questo abbia qualcosa a che vedere con le bande.”
“Ma certo. Puoi capirlo da te, sono sicuro.”
“Direi che i ragazzi nelle bande si stanno ribellando alla legge che estende l'infanzia per un periodo imprecisato.”
“Lo stanno facendo, anche se non consapevolmente. Trovano semplicemente insopportabile vivere sotto questa legge, trovano intollerabile che venga chiesto loro di negare l'impulso genetico che dice loro che sono adulti. Ovviamente, le bande compaiono solo in gruppi relativamente svantaggiati. Altri gruppi sono ricompensati abbastanza da essere disposti a rimandare i privilegi dell'età adulta per qualche anno. Sono i ragazzi che non ottengono alcuna ricompensa per questo – almeno nessuna di cui importi loro – che finiscono nelle bande.”
“Già, è vero.”
“Ci ho portati leggermente fuori dai binari qui. Volevo mostrarti un modello educativo che funziona per le persone. Funziona molto semplicemente, senza costi, senza sforzi, senza amministrazione di alcun tipo. I bambini vanno semplicemente dove vogliono e passano il tempo con chiunque vogliano per imparare ciò che vogliono quando vogliono. L'educazione non è uguale per tutti i bambini. Perché diamine dovrebbe? L'idea non è che tutti i bambini ricevano l'intera eredità, ma che la riceva ogni generazione. Ed è ricevuta, senza eccezioni; questo è dimostrato dal fatto che la società continua a funzionare, generazione dopo generazione, cosa che non potrebbe fare se la sua eredità non venisse trasmessa fedelmente e completamente, generazione dopo generazione.
“Ovviamente molti dettagli vengono lasciati indietro da una generazione all'altra. I pettegolezzi non fanno parte dell'eredità culturale. Eventi di cinquecento anni fa non sono ricordati come eventi accaduti cinquant'anni fa. Eventi di cinquant'anni fa non sono ricordati come eventi dell'anno scorso. Ma tutti capiscono che qualunque cosa non venga trasmessa alla generazione più giovane è perduta, completamente e irrevocabilmente. E l'essenziale viene sempre trasmesso, proprio perché è essenziale. Per esempio, le tecniche di costruzione degli utensili che sono necessarie ogni giorno non possono andare perdute – proprio perché vengono usate quotidianamente e i bambini le imparano come i bambini della vostra cultura imparano come usare il telefono e il telecomando. Gli scimpanzé moderni imparano come preparare e utilizzare rametti per 'pescare' formiche dentro i formicai. Laddove questa pratica è in uso viene trasmessa senza fallo, generazione dopo generazione. Il comportamento non è genetico, ma la capacità di impararlo lo è.”
Dissi ad Ishmael che sembrava si stesse sforzando molto per dire qualcosa che non riuscivo a cogliere. Con mia grande sorpresa, afferrò improvvisamente un gambo di sedano e lo morse con un suono simile a un colpo di pistola. Lo masticò per un attimo prima di continuare.
“Una volta, un'anziana e onorevole anatra aliazzurre di nome Titi convocò tutti gli altri anziani in una grande conferenza che si sarebbe tenuta sull'Isola di Wight nel Canale della Manica. Quando furono tutti arrivati ed ebbero preso posto, un'anatra leggermente meno celebre di nome Ooli si fece avanti per fare delle affermazioni introduttive.
“'Sono sicuro che tutti sapete chi è Titi', cominciò, 'ma in caso non lo sappiate, ve lo dirò io. Titi è senza dubbio il più grande scienziato della nostra epoca e la maggiore autorità al mondo in campo di migrazioni aviarie, che ha studiato più a lungo e approfonditamente di chiunque altro nella storia delle anatre, aliazzurre o meno. Non so perché ci abbia chiamati tutti qui oggi, ma non dubito che abbia degli eccellenti motivi.' E con questo, Ooli passò la parola a Titi.
“Titi arruffò un po' le penne per avere l'attenzione di tutti, poi disse: 'Sono qui oggi per portare alla vostra attenzione una fondamentale innovazione nell'educazione dei nostri figli.' Be', Titi di sicuro guadagnò l'attenzione di tutti con questo annuncio, e fu inondato di domande da parte di anatre che volevano sapere che cosa c'era di sbagliato con i metodi educativi che avevano funzionato per le anatre aliazzurre per più generazioni di quanto chiunque di loro potesse contare.
“'Comprendo la vostra indignazione', replicò Titi quando finalmente riuscì a calmarli. 'Ma perché capiate ciò che intendo dire dovrete prima accettare che io sono molto diverso da voi. Come ha detto il mio vecchio amico Ooli, io sono la maggiore autorità mondiale sulla migrazione aviaria. Questo significa che ho una profonda comprensione teorica del processo che tutti voi vi limitate a sperimentare in modo inconsapevole e non ragionato. In parole molto semplici, in primavera e in autunno di ogni anno voi sperimentate una sorta di irrequietezza che alla fine viene placata prendendo il volo in una direzione o nell'altra sopra il Canale della Manica. Non è così?'
“Tutti i suoi ascoltatori dovettero concordare che le cose stavano così, e Titi continuò. 'Non dubito che la vostra vaga sensazione di irrequietezza riesca a farvi mettere in movimento, ma non vorreste che le vite dei vostri figli fossero guidate da qualcosa di più affidabile?'
“Quando gli venne chiesto di spiegare cosa intendesse, disse: 'Se faceste il tipo di osservazioni dettagliate che viene fatto da scienziati come me, sapreste quanto spesso tergiversate per una settimana o dieci giorni, facendo una falsa partenza dopo l'altra, svolazzando qui e là, cominciando a migrare seriamente e poi facendo dietrofront dopo cinque, dieci o perfino venti miglia. Sapreste quanti di voi compiono l'intera migrazione... Nella direzione sbagliata!'
“Le anatre che lo ascoltavano agitarono nervosamente le ali e arruffarono le penne per nascondere l'imbarazzo. Sapevano che ciò che Titi stava dicendo era assolutamente vero (e infatti lo è – non solo per le anatre ma per gli uccelli migratori in generale), ma erano mortificati dall'apprendere che questo comportamento negligente era stato notato da qualcuno. Chiesero che cosa avrebbero potuto fare per migliorare le loro prestazioni.
“'Dobbiamo rendere i nostri figli consapevoli degli elementi che compongono una migrazione ideale. Dobbiamo prepararli a osservare le condizioni rilevanti e a calcolare il momento ottimale per la partenza.'
“'Ma sembra che lei, in quanto scienziato, sia già in grado di farlo', disse uno dei suoi ascoltatori. 'Non potrebbe semplicemente dirci lei quando migrare?'
“'Sarebbe immensamente stupido', replicò Titi. 'Non posso essere ovunque contemporaneamente, non posso fare io tutti i calcoli. Voi stessi dovete fare questi calcoli dove vi trovate, riferendovi alle condizioni specifiche che affrontate individualmente.'
“Non è facile udire un'anatra gemere in circostanze ordinarie, ma quello stormo produsse un gemito spettacolare nell'udire queste parole. Ma Titi continuò, dicendo: 'Andiamo, non è tanto difficile. Dovete semplicemente capire che migrare è un vantaggio quando l'idoneità del vostro attuale habitat è inferiore a quella dell'habitat di destinazione moltiplicata per il cosiddetto fattore migrativo, che è solo una misura di quanto la porzione del vostro successo riproduttivo che è sotto il vostro controllo consapevole diminuirebbe dopo la migrazione. Mi rendo conto che possa sembrarvi complicato adesso, ma alcune definizioni e formule matematiche ve lo renderanno perfettamente comprensibile.'
“Be', queste anatre erano perlopiù uccelli ordinari, e non avrebbero mai potuto neanche immaginare di contraddire un'autorità così celebre e rispettata, che chiaramente sapeva molto di più sulla migrazione di chiunque di loro. Sentirono di non poter fare altro che collaborare a un piano ovviamente progettato per il loro bene. Presto cominciarono a passare lunghi pomeriggi con i loro piccoli, cercando di comprendere e spiegare concetti come schemi di volo, meccanismi di navigazione, gradi di ritorno, di dispersione e di convergenza. Invece di giocare, la mattina i piccoli studiavano calcolo, uno strumento matematico sviluppato nel diciassettesimo secolo da due famose anatre aliazzurre di nome Leibniz e Newton che permette di gestire le differenziazioni e le integrazioni di funzioni di una o più variabili. Entro pochi anni, ogni anatroccolo dovette essere in grado di calcolare le variabili di migrazione sia delle migrazioni facoltative che di quelle obbligatorie. Condizioni meteorologiche, direzione e velocità del vento, perfino peso e percentuale di grasso corporeo.
“I fallimenti iniziali del nuovo sistema educativo furono spettacolari ma non inaspettati. Titi aveva previsto che il successo migratorio sarebbe stato più basso del solito nei primi cinque anni, ma che avrebbe raggiunto e poi superato la norma entro altri cinque anni. In vent'anni, aveva detto, più anatre avrebbero migrato più efficacemente che mai prima. Ma quando le anatre alla fine ricominciarono a migrare normalmente, si scoprì che la maggior parte stava fingendo di fare i calcoli – in realtà stavano semplicemente seguendo il loro istinto, adattando i calcoli al comportamento anziché il comportamento ai calcoli. Quando vennero create delle nuove severe regole per prevenire questo tipo di imbrogli, la percentuale di successo migratorio calò drasticamente. Alla fine si decise che i genitori non erano abbastanza qualificati per insegnare ai loro figli qualcosa di complesso come la scienza migratoria. Si trattava di qualcosa che solo i professionisti potevano padroneggiare. Gli anatroccoli vennero quindi prelevati dal nido giovanissimi e affidati a una nuova categoria di specialisti, che li organizzarono in unità brutalmente competitive, imponendo loro obiettivi elevati, test standardizzati e una severa disciplina. Ci si aspettava una certa ostilità per questo nuovo sistema, e infatti si presentò puntualmente, sotto forma di assenteismo cronico, rabbia, depressione e suicidi tra i giovani. Nuovi gruppi di guardie, ufficiali contro l'assenteismo, psicoterapeuti e consulenti si sforzarono di tenere la situazione sotto controllo, ma in breve i membri dello stormo cominciarono a disperdersi come gli inquilini di un palazzo in fiamme (Titi e Ooli non erano folli al punto da credere di poter mantenere lo stormo insieme con la forza).
“Dopo che i due vecchi amici guardarono gli ultimi membri dello stormo allontanarsi nel cielo, Ooli scosse la testa e chiese dove avevano sbagliato. Titi arruffò le penne con fare irritato e disse: 'Abbiamo sbagliato nel trascurare una grande verità, ossia che le anatre sono stupide e pigre, e perfettamente soddisfatte di rimanerlo'.”
“I problemi della migrazione – quando partire, da che parte andare, quanto lontano, quando fermarsi – sono di gran lunga troppo complessi per qualunque computer, ma vengono continuamente risolti non solo da creature con cervelli relativamente grandi come uccelli, tartarughe, renne, orsi, salamandre e salmoni, ma anche da pidocchi delle piante, afidi, vermi acquatici, zanzare, elateridi e lumache. Non hanno bisogno di venire istruiti per farlo. Capisci?”
“Ma certo che capisco.”
“Milioni di anni di selezione naturale hanno prodotto creature capaci di risolvere questi problemi in un modo rapido e rozzo che non è perfetto ma che in effetti funziona, perché – udite! – queste creature sono qui. Allo stesso modo, milioni di anni di selezione naturale hanno prodotto esseri umani che nascono con un insaziabile desiderio di imparare tutto ciò che i loro genitori conoscono e che hanno capacità di apprendimento oltre ogni immaginazione. I bambini che crescono in una casa in cui vengono parlate quattro lingue le impareranno tutte perfettamente e senza alcuna fatica nel giro di mesi. Non hanno bisogno di venire istruiti in questo. Ma in due anni...”
Alzai una mano. “Lascia che ti aiuti, Ishmael. Penso di aver afferrato. I bambini impareranno tutto ciò che vogliono imparare, tutto ciò che trovano utile. Ma per far loro imparare cose che non considerano utili, dobbiamo spedirli a scuola. Ecco perché ci servono le scuole. Ci servono per costringere i bambini a imparare cose per loro del tutto inutili.”
“Che in realtà non imparano.”
“Che in realtà, quando è tutto finito e l'ultima campanella suona, non hanno imparato.”

Descolarizzare il mondo.

“Ma”, continuai, “tu non pensi davvero che il sistema originario funzionerebbe nel mondo moderno, vero?”
Ishmael ci rifletté per un po', poi disse: “Le vostre scuole funzionerebbero perfettamente se... Cosa, Julie?”
“Se le persone fossero migliori. Se gli insegnanti fossero tutti brillanti e i ragazzi tutti attenti, obbedienti, disciplinati e abbastanza lungimiranti da sapere che imparare tutto ciò che gli viene insegnato a scuola sarebbe davvero un bene per loro.”
“Ma avete scoperto che la gente non diventerà migliore, e non siete riusciti a trovare un modo per renderla migliore. Quindi cosa fate invece?”
“Spendiamo soldi.”
“Sempre più soldi. Perché non potete migliorare la gente, ma potete sempre spendere più soldi.”
“Esatto.”
“Come chiameresti un sistema che funzionerebbe solo se tutti fossero migliori di quanto le persone siano mai state?”
“Non lo so. C'è un nome particolare per una cosa simile?”
“Come si chiama un sistema costruito sul presupposto che i suoi membri saranno migliori di quanto la gente sia mai stata? Tutti in questo sistema saranno generosi, sensibili, compassionevoli, altruisti, obbedienti e pacifici. Che tipo di sistema è questo?”
“Utopistico?”
“Utopistico, esatto, Julie. Tutti i vostri sistemi sono sistemi utopistici. La democrazia sarebbe il Paradiso... Se la gente fosse migliore di quanto sia mai stata. Naturalmente anche il comunismo sovietico sarebbe stato il Paradiso, se la gente fosse stata migliore di quanto fosse mai stata. Il vostro sistema giudiziario funzionerebbe alla perfezione, se solo la gente fosse migliore di quanto sia mai stata. E naturalmente le vostre scuole funzionerebbero perfettamente alla stessa condizione.”
“Quindi? Non sono sicura di dove vuoi arrivare.”
“Ti sto restituendo la tua stessa domanda, Julie. Pensi davvero che il vostro sistema scolastico utopistico funzionerà per il mondo moderno?”
“Capisco cosa intendi. Il sistema che abbiamo non funziona. Eccetto che come un meccanismo che tiene i giovani fuori dal mercato del lavoro.”
“Il sistema tribale è un sistema che funziona per le persone come sono davvero, non per come si vorrebbe che fossero. E' un sistema prettamente pratico che ha funzionato perfettamente per le persone per centinaia di migliaia di anni, ma apparentemente vi sembra bizzarro pensare che funzionerebbe anche per voi, ora.”
“E' solo che non vedo come potrebbe funzionare. Come potremmo farlo funzionare.”
“Prima di tutto, dimmi per che cosa il vostro sistema funziona e per che cosa non funziona.”
“Il nostro sistema funziona per gli affari ma non per le persone.”
“E che cosa stai cercando adesso?”
“Un sistema che funzioni per le persone.”
Ishmael annuì. “Durante i primi anni di vita dei vostri figli, il vostro sistema è indistinguibile da quello tribale. Non fate altro che interagire con i vostri bambini in un modo reciprocamente soddisfacente e piacevole, e permettete loro di esplorare la casa – per la maggior parte. Non li lasciate dondolarsi appesi al lampadario o infilare forchette nelle prese di corrente, ma a parte questo sono liberi di esplorare quello che vogliono. A quattro o cinque anni i bambini vogliono esplorare più lontano, e alla maggior parte viene permesso di farlo, entro le immediate vicinanze della loro casa. Gli viene permesso di visitare altri bambini in fondo al corridoio o alla porta accanto. A scuola, questi sarebbero studi sociali. A questo punto, i bambini cominciano a imparare che non tutte le famiglie sono identiche. Si differenziano in membri, abitudini e stile. A questo punto, nel vostro sistema, i bambini vengono mandati a scuola, dove tutti i loro movimenti sono controllati per la maggior parte delle loro ore da svegli. Ma naturalmente questo non avviene nel sistema tribale. A sei o sette anni, i bambini cominciano a differenziarsi nettamente per i loro interessi. Alcuni continueranno a restare vicino a casa, altri...”
Io stavo agitando la mano. “Come impareranno a leggere?”
“Julie, per centinaia di migliaia di anni i bambini sono riusciti a imparare le cose che volevano e avevano bisogno di imparare. Non sono cambiati.”
“Sì, ma come impareranno a leggere?”
“Impareranno a leggere nello stesso modo in cui hanno imparato a vedere: stando insieme a persone che vedevano. Nello stesso modo in cui hanno imparato a parlare: stando insieme a persone che parlavano. In altre parole, impareranno a leggere stando insieme a persone capaci di leggere. So che hai imparato a non avere alcuna fiducia in questo procedimento. So che ti è stato insegnato che si tratta di qualcosa che è meglio lasciare ai 'professionisti', ma in realtà i professionisti hanno una percentuale di successo molto dubbia. Ricordati che in un modo o nell'altro, la gente della vostra cultura ha imparato a leggere per migliaia di anni senza dei professionisti che glielo insegnassero. Il punto è che i bambini che crescono in case in cui la gente legge, crescono leggendo.”
“Già, ma non tutti i bambini crescono in case in cui la gente legge.”
“Immaginiamo, per amor di discussione, che un bambino cresca in una casa dove le istruzioni sulle scatole di cibo non vengono lette, dove i messaggi sullo schermo della televisione non vengono letti, dove le bollette del telefono non vengono lette, dove i genitori sono totalmente, completamente analfabeti, tanto da non poter nemmeno distinguere tra una banconota da un dollaro e una da cinque.”
“Va bene.”
“All'età di quattro anni, il bambino comincia a espandere i suoi orizzonti. Vogliamo immaginare che anche tutti i suoi vicini siano totalmente analfabeti? Credo che sia un'esagerazione, ma facciamolo comunque. A cinque anni, il bambino estende il suo raggio d'azione ancora di più, e credo che sia davvero troppo supporre che il suo intero quartiere sia completamente illetterato. E' circondato, bombardato da messaggi scritti – che sono tutti comprensibili per la gente intorno a lui, soprattutto per i suoi pari, che non sono affatto esitanti nel vantarsi della loro superiore conoscenza. Potrà non imparare a leggere immediatamente a un livello da diplomato, ma a quell'età nelle vostre scuole starebbe comunque ancora imparando le basi. Impara abbastanza. Impara ciò che gli serve sapere. Senza dubbio, Julie, sono convinto che lo farebbe. Sono convinto che riuscirebbe a fare ciò che i bambini umani hanno fatto senza sforzo per centinaia di migliaia di anni. E quello che gli serve al momento è essere in grado di fare tutto ciò che i suoi compagni di gioco sanno fare.”
“Sì, non fatico a crederci.”
“A sei o sette anni, man mano che l'orizzonte del bambino continua a espandersi, vorrà avere un po' di soldi in tasca, come i suoi amici. Non avrà bisogno di andare a scuola per imparare la differenza tra centesimi e nichelini. E apprenderà addizioni e sottrazioni con la stessa facilità con cui respira, non perché è 'bravo in matematica' ma perché gli serve impararle, man mano che si addentra sempre più nel mondo.
“I bambini sono universalmente affascinati dal lavoro che i loro genitori fanno fuori casa. Nel nostro nuovo sistema tribale, i genitori comprenderanno che includere i loro figli nelle loro vite lavorative è un'alternativa allo spendere decine di miliardi di dollari ogni anno in scuole che fondamentalmente non sono altro che centri di detenzione. Non stiamo parlando di trasformare i bambini in apprendisti – quello è qualcosa di interamente diverso. Stiamo solo dando loro libero accesso a ciò che vogliono sapere, e tutti i bambini vogliono sapere che cosa fanno i loro genitori quando escono di casa. Quando vengono lasciati liberi in un ufficio, i bambini fanno ciò che avevano fatto a casa: rovistano ovunque, ispezionano ogni armadietto e naturalmente imparano come far funzionare ogni macchinario, dalla spillatrice alla copiatrice, dal distruggidocumenti al computer. E se ancora non sanno leggere, lo impareranno sicuramente adesso, perché possono fare molto poco in un ufficio senza saper leggere. Questo non significa che ai bambini verrebbe proibito di essere d'aiuto. Nulla dà più soddisfazione a un bambino di quest'età che sentire di stare aiutando mamma e papà – e di nuovo, questo non è un comportamento appreso, è genetico.
“Nelle società tribali, è dato per scontato che i bambini vogliano lavorare insieme agli adulti. Il circolo lavorativo è anche quello sociale. Non sto parlando di sfruttarli come manodopera, non avvengono cose simili nelle società tribali. Non ci si aspetta che i bambini si comportino come operai disciplinati, timbrando il cartellino ogni giorno. Come possono imparare a fare qualcosa se non viene loro permesso di farlo?
“Ma i bambini esauriranno in fretta le possibilità offerte dal luogo di lavoro dei loro genitori, specialmente se è uno dove vengono svolte sempre le stesse operazioni. Nessun bambino rimarrà affascinato dall'impilare lattine in un negozio per molto tempo. Il resto del mondo è lì fuori, e la nostra supposizione è che nessuna porta sia chiusa per loro. Immagina cosa un dodicenne portato per la musica potrebbe imparare in uno studio di registrazione. Immagina cosa un dodicenne con un interesse per gli animali potrebbe imparare in uno zoo. Immagina cosa un dodicenne portato per la pittura potrebbe imparare nello studio di un artista. Immagina cosa un dodicenne portato per le esibizioni potrebbe imparare in un circo.
“Ovviamente le scuole non verrebbero proibite, ma le uniche che attirerebbero studenti sarebbero quelle che li attraggono anche adesso – scuole di belle arti, di musica e ballo, di arti marziali, e così via. Anche le scuole dedicate a studi letterari, scientifici o professionali attirerebbero senza dubbio studenti più grandi. La cosa importante da notare è che nessuna di queste scuole è un semplice centro di detenzione. Sono tutte volte a conferire agli studenti conoscenze che desiderano e che useranno davvero.
“Credo che un'obiezione comune a questo punto sia che un sistema educativo simile non produrrebbe studenti 'completi', competenti in ogni campo. Ma questa obiezione non fa che confermare la mancanza di fiducia della vostra cultura nei vostri stessi figli. Dando loro libero accesso a tutto nel vostro mondo, i bambini non diventerebbero educativamente 'completi'? Credo che l'idea sia assurda. Diventerebbero completi quando vorrebbero esserlo, e non si presupporrebbe che l'educazione debba finire a diciotto o ventidue anni. Perché dovrebbe? Queste età diventerebbero educativamente insignificanti. E in effetti sembra che molte poche persone vogliano diventare uomini e donne del Rinascimento. Perché dovrebbero volerlo essere? Se sei soddisfatto di conoscere esclusivamente la chimica o la lavorazione del legno o l'informatica o l'antropologia forense, sono solo affari tuoi. Ogni specializzazione esistente in qualche modo riesce a trovare delle persone in ogni generazione che vogliono studiarla. Non ho mai sentito di alcuna branca di studi che sia sparita per mancanza di candidati ansiosi di approfondirla. In un modo o nell'altro, ogni generazione produce alcune persone che bramano di studiare lingue morte, che sono affascinate dagli effetti che le malattie hanno sul corpo umano, che sono avide di conoscere i dettagli del comportamento dei ratti – e questo rimarrebbe vero con il sistema tribale come lo è attualmente con il vostro.
“Ma naturalmente avere i figli sul luogo di lavoro ridurrebbe gravemente la produttività e l'efficienza. Per quanto spedire i bambini in centri di detenzione sia terribile per loro, è indubbiamente ottimo per gli affari. Il sistema che ho descritto non verrà mai utilizzato dalla gente della vostra cultura finché continuerà a mettere gli affari prima delle persone.”
“Quindi”, dissi, “saresti favorevole a qualcosa come la scuola a casa.”
“Non sono neanche vagamente favorevole alla scuola a casa, Julie. La scuola è simile a un allevamento intensivo di animali, e non solo all'apparenza. Ogni tipo di scuola è superfluo e controproducente per i bambini umani. I bambini non hanno bisogno della scuola a cinque, sei, sette o otto anni più di quanto ne abbiano bisogno a due o tre anni, quando compiono miracoli dell'apprendimento senza alcuna fatica. Negli ultimi anni i genitori hanno cominciato a vedere l'inutilità dello spedire i loro figli nelle scuole ordinarie, e le scuole hanno replicato dicendo: 'Be', d'accordo, vi permetteremo di tenere i vostri figli a casa, ma naturalmente capite che devono essere comunque scolarizzati, non potete semplicemente sperare che imparino da soli ciò di cui hanno bisogno. Vi terremo sotto controllo per assicurarci che non li lasciate semplicemente imparare ciò di cui hanno bisogno, ma che imparino ciò che i nostri legislatori e scrittori di piani di studi pensano che dovrebbero imparare.' A cinque o sei anni, la scuola a casa potrà essere un male minore rispetto a quella ordinaria, ma dopo quell'età è difficile che dia anche quel piccolo vantaggio. I bambini non hanno bisogno di essere scolarizzati. Hanno bisogno di avere accesso a ciò che vogliono imparare – e questo significa che hanno bisogno di avere accesso al mondo fuori delle loro case.”
Dissi a Ishmael che riuscivo a pensare a un altro motivo per cui la gente non avrebbe voluto utilizzare il sistema tribale. “Il mondo è troppo pericoloso. La gente non lascerebbe i suoi figli vagare senza controllo per una città, di questi tempi.”
“Non sono sicuro, Julie, che molti quartieri lavorativi siano più pericolosi delle scuole, oggigiorno. Da quello che leggo, i bambini sono molto più inclini degli impiegati d'ufficio ad andare a scuola armati. Non molti uffici hanno bisogno di avere guardie di sicurezza all'entrata per proteggere i dirigenti dal venire aggrediti dagli impiegati e per impedire agli impiegati di attaccarsi tra loro.”
Dovetti ammettere che non aveva affatto tutti i torti, qui.
“Ma la cosa principale che voglio farti vedere è che è il vostro sistema che è utopistico. Il sistema tribale non è perfetto, ma non è utopistico. E' perfettamente realizzabile, e vi farebbe risparmiare decine se non centinaia di miliardi di dollari ogni anno.”
“Non credo che otterresti molti voti dagli insegnanti, comunque.”
Ishmael scrollò le spalle. “Con la metà di quello che spendete adesso potreste far ritirare ogni insegnante con una pensione piena.”
“Sì, questo potrebbero accettarlo. Ma c'è qualcosa che so che la gente dirà riguardo tutto questo: c'è così tanto da imparare nella nostra favolosa e grandiosa cultura che dobbiamo mandare i bambini a scuola per tutti quegli anni.”
“Hai ragione a dire che verrà fatta questa obiezione, e quelli che la faranno avranno ragione nel senso che c'è effettivamente un'immensa quantità di conoscenze da imparare nella vostra cultura che non esisteva in alcuna cultura tribale. Ma questo non c'entra con quello che sto dicendo ora. La vostra educazione basilare non è stata estesa da quattro a otto anni per includere astronomia, microbiologia e zoologia. Non è stata estesa da otto a dodici anni per includere astrofisica, biochimica e paleontologia. Non è stata estesa da dodici a sedici anni per includere esobiologia, fisica del plasma e chirurgia cardiaca. I diplomati odierni non lasciano la scuola con tutti gli avanzamenti scientifici degli ultimi secoli nelle loro menti. Proprio come i loro bis-bisnonni un secolo fa, la lasciano con abbastanza per cominciare dal fondo della gerarchia lavorativa, girando hamburger, pompando benzina e stando alla cassa. L'unica differenza è che ai diplomati odierni ci vuole molto di più per arrivarci.”

Ricchezza, stile Prendi.

Il giorno seguente, domenica, volli togliermi di torno i compiti prima di incontrarmi di nuovo con Ishmael, quindi entrai nella stanza 105 a metà pomeriggio. Avevo la mano sulla maniglia quando udii qualcuno dall'altro lato dire, molto distintamente: “Ce lo avrebbero gli dei.”
Lo sfigato era arrivato prima di me.
Per circa dieci secondi considerai di trattenermi per un po', poi decisi di non farlo. Sentendomi piuttosto cupa, girai i tacchi e tornai a casa.
Ce lo avrebbero gli dei.
Mi chiesi di quale conversazione facesse parte quella replica. Certamente non di una sul sistema scolastico o sulle pensioni degli insegnanti. Non che l'argomento facesse qualche differenza. Mi sarei sentita nello stesso modo se avessi udito “Ce lo avrebbero i supermercati” o “Ce lo avrebbero i Green Bay Packers”. Capite cosa sto dicendo – ero gelosa.
Immagino che pensiate che voi non lo sareste stati.

“Vorrei che provassi a vedere, Julie, se puoi comprendere il nucleo del mio messaggio per te”, disse Ishmael quando finalmente potei tornare lì, mercoledì. “Vedi se riesci a capire che cosa ti sto dicendo ancora e ancora e ancora, in ogni modo.”
Ci riflettei un po' e dissi: “Stai cercando di mostrarmi dov'è il tesoro.”
“Esattamente, Julie. La gente della vostra cultura immagina che il forziere fosse completamente vuoto quando siete arrivati voi e avete cominciato a costruire la civiltà, diecimila anni fa. Voi immaginate che i primi tre milioni di anni della vita umana non abbiano portato nulla di valore alla conoscenza umana a parte il fuoco e gli utensili. In realtà, voi avete cominciato svuotando il forziere dei suoi elementi più preziosi. Volevate cominciare con nulla e inventare tutto, e l'avete fatto. Sfortunatamente, a parte per i prodotti (che funzionano molto bene), siete riusciti a inventare molte poche cose che funzionino come si deve – per le persone. Il vostro sistema di leggi scritte che sapete verranno infrante funziona molto male per le persone, ma non importa dove guardate nel vostro forziere, non riuscite a trovare un sistema con cui rimpiazzarlo, perché avete cominciato con il gettarlo via. Ma quel sistema è ancora lì, perfettamente funzionante, nel forziere dei Lascia che ti sto mostrando. Il vostro sistema che punisce la gente per aver infranto leggi scritte per essere infrante funziona molto male per le persone, ma non importa dove guardate nel vostro forziere, non riuscite a trovare un sistema con cui rimpiazzarlo, perché avete cominciato con il gettarlo via. Ma quel sistema è ancora lì, perfettamente funzionante, nel forziere dei Lascia che ti sto mostrando. Il vostro sistema educativo funziona molto male per le persone, ma non importa dove guardate nel vostro forziere, non riuscite a trovare un sistema con cui rimpiazzarlo, perché avete cominciato con il gettarlo via. Ma quel sistema è ancora lì, perfettamente funzionante, nel forziere dei Lascia che ti sto mostrando. Tutte le cose che ti ho fatto e che ti farò vedere erano nel forziere di ogni popolo Lascia che avete sottomesso e distrutto. Ognuno di quei popoli sapeva quanto inestimabili fossero quei tesori che voi stavate calpestando nel fango. Molti di loro cercarono di farvi capire il loro valore, ma non ci riuscirono mai. Riesci a capire perché?”
“Credo che sia perché... La vedremmo in questo modo: 'Be', certo che i Sioux pensano che il loro modo di vivere sia grandioso. E' ovvio. Certo che gli Arapaho pensano che dovremmo lasciarli in pace. Perché non dovrebbero?”
“Esatto. Se io riesco a farti capire il valore di ciò che avete gettato via, non è perché sono più intelligente dei popoli Lascia umani, ma perché non sono uno di loro.”
“Lo capisco.”
“Che sacchetto dal forziere dovrei aprire per te oggi?”, chiese.
“Accidenti”, dissi. “Non è una domanda a cui sono preparata a rispondere.”
“Non immaginavo che lo fossi, Julie. Pensa a un sistema che avete che non funziona bene per le persone in generale, per quanto naturalmente possa funzionare bene per alcuni di voi. Pensa a un sistema con cui avete armeggiato e che avete cercato di riparare fin dall'inizio. Pensa a un'altra ruota che siete sicuri di dover reinventare da zero. Pensa a un problema che siete sicuri risolverete un giorno.”
“Hai in mente un sistema particolare, Ishmael?”
“No, non sto cercando di coinvolgerti in un gioco di indovinelli. Queste sono le caratteristiche di tutti i sistemi che avete creato per rimpiazzare quelli che avete scartato all'inizio della vostra rivoluzione.”
“Va bene. C'è un sistema a cui riesco a pensare che ha tutte quelle caratteristiche, ma non sono sicura che ci sia un sistema corrispondente nel forziere Lascia. In effetti, ne dubito fortemente.”
“Perché, Julie?”
“Perché è il sistema che usiamo per tenere sotto chiave il cibo.”
“Capisco cosa intendi. Visto che i popoli Lascia non chiudono sotto chiave il proprio cibo, non possono avere un sistema per farlo.”
“Esatto.”
“Comunque sia, continuiamo in questa direzione per un po'. Non sono proprio sicuro di sapere di che sistema stai parlando.”
“Immagino di stare parlando del sistema economico.”
“Capisco. Quindi non pensi che l'economia Prendi funzioni bene per le persone in generale.”
“Be', funziona meravigliosamente bene per alcune persone, ovviamente. Questo è un cliché. C'è una manciata di individui in cima che guadagnano come banditi, poi molte persone in mezzo che se la cavano bene, e poi molte altre persone in fondo che vivono in un letamaio.”
“Era ed è il sogno socialista di rendere equa questa situazione. Ridistribuire la ricchezza in modo più giusto in modo tale da non farne concentrare enormi quantità nelle mani di pochissimi individui mentre la massa muore di fame.”
“Immagino di sì. Ma devo dirti che so più cose di ingegneria spaziale di quante ne sappia di questi argomenti.”
“Sai abbastanza, Julie. Non preoccuparti di questo... Quando avete cominciato ad avere problemi nel distribuire la ricchezza? Lascia che te lo chieda in un altro modo. Quand'è che enormi quantitativi di ricchezze hanno cominciato ad essere concentrate nelle mani di pochi individui in cima al mucchio?”
“Dio, non lo so. Ho immagini dei primissimi sovrani che vivevano in palazzi magnifici mentre i loro sudditi vivevano come animali d'allevamento.”
“Non c'è dubbio che le cose stessero proprio così, Julie. Le più antiche civiltà Prendi ci sono arrivate perfettamente formate in questo modo. Non ci fu alcuna esitazione nello sviluppo qui. Appena c'è ricchezza visibile – anziché solamente cibo sulla tavola, vestiti e un tetto sulla testa – è facile predire come verrà distribuita. Ci saranno pochi individui ricchissimi in cima, abbastanza individui benestanti sotto di loro, e numerosissime classi di commercianti, soldati, artigiani, lavoratori, servi, schiavi e poveri in fondo. In altre parole: reali, nobili e plebei. La grandezza e l'appartenenza alle classi sono cambiate nel corso dei secoli, ma il modo in cui la ricchezza disponibile è distribuita tra di loro è rimasto immutato. Tipicamente (e comprensibilmente) le due classi in cima pensano che il sistema funzioni perfettamente, e naturalmente lo fa – per loro. Il sistema è stabile finché le prime due classi sono sufficientemente ampie, come avviene ad esempio negli Stati Uniti. Ma in Francia nel 1789 e in Russia nel 1917, la ricchezza era concentrata in troppe poche mani. Capisci cosa sto dicendo?”
“Penso di sì. Non si ha una rivoluzione se la maggior parte delle persone pensa di cavarsela piuttosto bene.”
“Esatto. In questo momento, la disparità tra i più ricchi e i più poveri della vostra cultura è più ampia di quanto ogni faraone egiziano avrebbe potuto immaginare. I faraoni non possedevano nulla di remotamente simile alle stravaganze disponibili ai vostri miliardari. Questa è forse una delle ragioni per cui costruirono le loro piramidi: che cos'altro avrebbero potuto fare con i loro soldi? Non potevano comprare paradisi naturali e andarci in aerei privati o yacht di trenta metri.”
“Vero.”
“Tra i ricchi della vostra cultura, il crollo dell'Unione Sovietica viene percepito come una chiara giustificazione dell'avidità capitalista. Viene interpretato come l'affermazione da parte dei poveri che preferirebbero vivere in un mondo dove possono almeno sognare di diventare ricchi piuttosto che in uno dove tutti sono egualmente poveri. L'antico ordine è stato confermato e potete guardare a un futuro di infinita soddisfazione economica, a patto, come sempre, di essere tra i pochi fortunati. E se non lo siete, non avete altri da incolpare se non voi stessi, perché dopotutto nel capitalismo chiunque può diventare ricco.”
“Molto persuasivo”, dissi.
“I ricchi sono sempre felici di lasciare le cose come stanno senza creare problemi, e non vedono perché gli altri non possano essere altrettanto disponibili a questo riguardo.”
“Ha senso”, dissi.
“Ma ora vediamo se puoi indicarmi il basilare meccanismo di produzione della ricchezza dei Prendi.”
“Non è lo stesso per tutti?”
“Oh no”, disse Ishmael. “Il meccanismo di produzione della ricchezza dei Lascia è radicalmente differente.”
“Mi stai chiedendo di descrivere il  meccanismo di produzione della ricchezza dei Prendi?”
“Esatto. Non è terribilmente complicato.”
Ci riflettei un po' e poi dissi: “Suppongo che si possa ridurre a: 'Io ho qualcosa che vuoi, dammi qualcosa che voglio io'. O è troppo semplicistico?”
“Non per me, Julie. Preferisco sempre cominciare dall'osso anziché doverci arrivare scavando nella carne”, disse Ishmael rovistando nella sua stanza in cerca di un pennarello e di un blocco per gli appunti. Lo sfogliò fino a trovare una pagina bianca, poi passò tre minuti a disegnare un grafico, che premette contro il vetro per farmelo osservare.



“Questo schema mostra di che cosa si occupa la vostra economia: creare prodotti per ottenere prodotti. Ovviamente sto usando la parola prodotti in un modo piuttosto esteso, ma chiunque nell'industria dei servizi capirà certamente di cosa sto parlando se mi riferisco al loro 'prodotto'. E per la maggior parte ciò che le persone ottengono per i loro prodotti è denaro, ma il denaro è solo un mezzo per comprare dei prodotti, e sono quei prodotti ciò che le persone vogliono, non i pezzetti di carta. Basandoti sulle nostre precedenti conversazioni, non avrai alcuna difficoltà ad identificare l'evento che innescò questo scambio di prodotti.”
“Già. Il mettere il cibo sotto chiave.”
“Naturalmente. Prima di allora, non c'era motivo di fabbricare prodotti. C'era motivo di fabbricare una pentola, un cesto o un utensile di pietra, ma non c'era assolutamente ragione di fabbricarne migliaia. Nessuno era nel business delle pentole, dei cesti o degli utensili di pietra. Ma con il cibo chiuso sotto chiave, tutto questo cambiò immediatamente. Con il semplice atto di chiuderlo sotto chiave, il cibo era stato trasformato in un prodotto – il prodotto fondamentale della vostra economia. Improvvisamente, un uomo con tre pentole poteva ottenere il triplo del cibo di qualcuno con una pentola sola. Improvvisamente, qualcuno con trentamila pentole poteva vivere in un palazzo, qualcuno con tremila poteva vivere in una bella casa e qualcuno senza pentole poteva vivere per strada. La vostra intera economia venne generata quando il cibo venne messo sotto chiave.”
“Quindi stai dicendo che i popoli tribali non hanno alcuna economia.”
“Non sto dicendo nulla del genere, Julie. Ecco la transazione fondamentale dell'economia tribale.”
Passò a una pagina bianca e disegnò un nuovo schema.



“Non sono i prodotti a far girare l'economia tribale, è l'energia umana. Questo è lo scambio fondamentale, e avviene in modo così poco appariscente che la gente spesso suppone erroneamente che i popoli tribali non abbiano alcuna economia, proprio come suppone erroneamente che non abbiano alcun sistema educativo. Voi fabbricate e vendete centinaia di milioni di prodotti ogni anno per costruire ed equipaggiare delle scuole che educhino i vostri figli. I popoli tribali raggiungono lo stesso risultato attraverso uno scambio di energia a basso livello e più o meno costante tra adulti e bambini che quasi non notano nemmeno.
“Voi fabbricate e vendete centinaia di milioni di prodotti ogni anno per finanziare le forze dell'ordine in modo che possano far rispettare la legge. I popoli tribali raggiungono lo stesso obiettivo facendolo loro stessi. Mantenere l'ordine non è mai un compito piacevole, ma per loro non è neanche vagamente l'enorme preoccupazione che è per voi.
“Voi fabbricate e vendete trilioni di prodotti ogni anno per mantenere organi governativi incredibilmente inefficienti e corrotti – come sapete benissimo. I popoli tribali riescono a governarsi da soli efficientemente e senza produrre o vendere nulla.
“Un sistema basato sullo scambio di prodotti concentra inevitabilmente la ricchezza nelle mani di pochi, e nessun cambiamento governativo potrà mai correggere questa situazione. Non è un difetto del sistema, è una cosa intrinseca al sistema. Questo non riguarda esclusivamente il capitalismo. Il capitalismo è solo l'espressione più recente di un'idea che è comparsa diecimila anni fa all'inizio della vostra cultura. I rivoluzionari del comunismo internazionale non sono andati neanche vagamente abbastanza in profondità da causare il cambiamento a cui miravano. Pensavano di poter fermare la giostra catturando tutti i cavalli, ma naturalmente i cavalli non sono ciò che fa girare la giostra, sono solo passeggeri come il resto di voi.”
“Con 'cavalli' intendi i governanti.”
“Esatto.”
“Come fermiamo davvero la giostra allora?”
Ishmael passò in rassegna i suoi rametti mentre ci rifletteva. Poi disse: “Immagina di non aver mai visto una giostra e di incappare in una andata fuori controllo. Potresti saltarci su e cercare di fermarla tirando le redini dei cavalli e gridando 'Ferma!'”
“Immagino che potrei, se quella mattina mi fossi svegliata un po' stupida.”
“E se quello non funzionasse, che cosa faresti?”
“Salterei giù e cercherei il pannello di controllo.”
“E se non ce ne fosse nessuno in vista?”
“Allora credo che cercherei di capire come funziona quell'affare.”
“Perché?”
“Perché? Perché se non c'è alcun interruttore, devi sapere come funziona per fermarlo.”
Ishmael annuì. “Ora capisci perché sto cercando di farti capire come funziona la giostra Prendi. Non c'è alcun interruttore, quindi se vuoi fermarla devi sapere come funziona.”
“Un minuto fa”, gli dissi, “hai detto che un sistema basato sullo scambio di prodotti concentra sempre la ricchezza nelle mani di pochi. Perché avviene?”
Ishmael rifletté un momento, poi disse: “La ricchezza nella vostra cultura è qualcosa che può essere messa sotto chiave. Sei d'accordo?”
“Penso di sì. Eccetto magari per qualcosa come un appezzamento di terreno.”
“Scommetterei che l'atto di proprietà dell'appezzamento è sotto chiave”, disse Ishmael.
“Vero.”
“Il proprietario del terreno potrà anche non metterci mai piede. Se ha l'atto di proprietà può comunque venderlo a qualcun altro, che magari non ci metterà mai piede a sua volta.”
“Vero.”
“Dato che la vostra ricchezza può venir messa sotto chiave, lo è. E questo significa che si accumula. Specificamente, si accumula tra le persone che hanno le chiavi e i lucchetti. Forse questo ti potrà aiutare... Se immaginassi la ricchezza dell'antico Egitto come una sostanza visibile che viene estratta atomo dopo atomo dal terreno da agricoltori, minatori, costruttori, artigiani e così via, la vedresti come una nebbia diffusa che si estende a tutto il paese. Ma questa nebbia di ricchezza è in movimento. Viene continuamente indirizzata verso l'alto in un flusso sempre più stretto e denso di ricchezza che affluisce direttamente ai magazzini della famiglia reale. Se immaginassi allo stesso modo la ricchezza di una contea medievale inglese come una sostanza visibile, la vedresti affluire costantemente nei forzieri del duca o del conte locale. Se immaginassi allo stesso modo la ricchezza dell'America del diciannovesimo secolo, la vedresti affluire costantemente nelle mani di magnati, industriali e finanzieri. Ogni transazione ai livelli inferiori spinge un po' di ricchezza su verso un Rockefeller o un Morgan. Il minatore che compra un paio di scarpe arricchisce leggermente Rockefeller, perché parte di quel denaro arriva alla Standard Oil. Un'altra minuscola parte arriva a Morgan attraverso una delle sue ferrovie. Nell'America attuale la ricchezza affluisce allo stesso tipo di persone, anche se ora sono chiamate Boesky e Trump invece di Rockefeller e Morgan. Ovviamente si potrebbe dire molto di più a riguardo, ma questo risponde alla tua domanda?”
“Sì. Forse ciò che non capisco è questo. Se c'è della ricchezza, dove potrebbe andare se non in mano a delle persone?”
“Capisco perché sei confusa”, disse annuendo. “La ricchezza naturalmente deve andare alle persone, ma non è questo il punto. Il punto non è che la ricchezza generata dai prodotti affluisce sempre alle persone, ma che affluisce sempre a poche persone. Quando la ricchezza è generata dai prodotti, l'ottanta percento finirà sempre in mano al venti percento della popolazione. Questo non avviene solo nel capitalismo. In ogni economia basata sui prodotti, la ricchezza tenderà a concentrarsi nelle mani di pochi.”
“Capisco, ma ho una domanda.”
“Chiedi pure.”
“Che mi dici di popoli come gli Inca o gli Aztechi? Da quel poco che so, direi che tenessero il cibo sotto chiave.”
“Hai assolutamente ragione, Julie. L'idea di mettere il cibo sotto chiave è stata inventata indipendentemente nel Nuovo Mondo. E tra popoli come gli Aztechi e gli Inca, la ricchezza affluiva inesorabilmente nelle mani di pochi facoltosi.”
“Ma allora questi popoli erano Lascia o Prendi?”
“Direi che erano una via di mezzo, Julie. Non erano più Lascia ma non ancora Prendi, perché mancava loro un elemento fondamentale: non pensavano che tutti nel mondo avrebbero dovuto vivere come loro. Gli Aztechi, per esempio, avevano ambizioni territoriali, ma una volta che ti avevano conquistato non gli importava come vivevi.”

Ricchezza, stile Lascia.

“La ricchezza generata nell'economia tribale non tende a concentrarsi nelle mani di pochi”, disse Ishmael. “Questo non perché i Lascia sono persone migliori di voi, ma perché hanno un tipo di ricchezza radicalmente differente. Non c'è modo di accumulare la loro ricchezza – non è possibile metterla sotto chiave – quindi non si può concentrare nelle mani di nessuno.”
“Non ho idea di che cosa sia la loro ricchezza.”
“Lo capisco, Julie, e intendo sicuramente colmare questa lacuna. In effetti, il modo più semplice di capire la loro economia è di cominciare guardando il tipo di ricchezza che produce. Naturalmente, quando la gente della vostra cultura osserva i popoli tribali non vede ricchezza di alcun tipo, vede povertà. Questo è comprensibile, dato che l'unico tipo di ricchezza che riconoscono è quello che può venire messo sotto chiave, e i popoli tribali non sono molto interessati a quel tipo di ricchezza.
“La ricchezza più importante dei popoli tribali è la sicurezza dalla-culla-alla-tomba per ogni singolo membro. Posso vedere che non sei colpita dalla magnificenza di questa ricchezza. E' certamente non impressionante o esaltante, specialmente (perdonami se te lo dico) per qualcuno della tua età. Ci sono centinaia di milioni di voi, comunque, che vivono nel puro terrore del futuro, perché in esso non vedono alcuna sicurezza per se stessi. Essere resi obsoleti da una nuova tecnologia, essere licenziati in quanto superflui, perdere lavori o intere carriere per colpa di tradimenti, favoritismi o pregiudizi – questi sono solo alcuni degli incubi che infestano i sonni dei vostri lavoratori. Sono sicuro che hai sentito storie di lavoratori licenziati che sono tornati per sparare all'ex datore di lavoro e agli ex colleghi.”
“Certo. Una a settimana, almeno.”
“Non sono pazzi, Julie. Perdere il lavoro per loro è la fine del mondo. Sentono di essere mortalmente feriti. La loro vita è finita, e non rimane altro che la vendetta.”
“Posso crederci.”
“Questo è impensabile nella vita tribale, Julie – e non solo perché i popoli tribali non hanno lavori. Ogni membro della tribù deve sbarcare il lunario come ognuno di voi. I mezzi per vivere non gli cadono dal cielo. Ma non c'è modo di toglierglieli. Ce li hanno e basta. Ovviamente questo non significa che nessuno fa mai la fame. Ma l'unico momento in cui qualcuno fa la fame è quando la fanno tutti. Di nuovo, questo non perché i popoli tribali sono più altruisti, sensibili e generosi – nulla del genere. Pensi di poter capire perché?”
“Intendi perché nessuno fa la fame a meno che non la facciano tutti? Non lo so. Posso tirare a indovinare.”
“Per favore, fallo.”
“Va bene. Be', non è che abbiano un negozio dove comprare il cibo. Non sono sicura di che cosa sto dicendo.”
“Fai con calma.”
“Nei film avviene così. Diciamo che ci sono degli esploratori in una spedizione al Polo Nord o qualcosa del genere. La loro nave rimane incagliata e non possono tornare in tempo. Quindi il problema è come sopravvivere. Devono razionare il cibo equamente e con molta attenzione. Ma quando sono allo stremo e pronti a morire indovina che succede? Il cattivo della situazione aveva una riserva di cibo segreta che è stato ben attento a non condividere con nessuno.”
Ishmael annuì.
“Ora, il motivo per cui questo non accade nei popoli tribali è che loro non cominciano con una riserva di cibo. A un certo punto, per qualche motivo, il cibo comincia gradualmente a scarseggiare. C'è una siccità o un incendio nella foresta o qualcosa del genere. Il primo giorno, sono tutti in giro a cercare cibo, e tutti trovano ben poco. Il capo della tribù ha fame quanto chiunque altro. Come potrebbe essere altrimenti, visto che non c'è una scorta a cui possa attingere per primo? Sono tutti fuori a raggranellare più cibo che possono, e se qualcuno ha fortuna e ne trova parecchio, la cosa migliore che possa fare è condividerlo con gli altri, non perché è una brava persona, ma perché più gente è in piedi a cercare cibo e meglio è per tutti – lui incluso.”
“Analisi eccellente, Julie. Hai decisamente un dono per tutto questo... Naturalmente non c'è nulla di specificamente umano in questo. Ovunque si trovino animali organizzati in gruppi di raccolta del cibo, li si trova condividere il cibo – non altruisticamente ma nel loro miglior interesse individuale. D'altro canto, sono sicuro che ci siano state società tribali che hanno deviato da questo modo di gestire la fame, società in cui la regola era 'se il cibo è scarso non condividerlo, conservalo tutto per te'. Ma nessuna di queste società può essere osservata oggi. Sono sicuro che sai perché.”
“Certo. Perché quando è stata seguita una regola del genere, la tribù è caduta a pezzi. Almeno credo.”
“Ma certo, Julie. Le tribù sopravvivono restando unite a tutti i costi, e quando la regola è 'ognuno per sé', essa cessa di essere una tribù.”

“Ho cominciato questa parte della conversazione dicendo che la più importante ricchezza dei popoli tribali è la sicurezza dalla-culla-alla-tomba per ogni singolo membro. Questa è esattamente la ricchezza che la tribù mira a ottenere restando unita. E, come puoi capire, è impossibile per una singola persona avere più ricchezza di questo tipo di una qualunque altra persona. Non c'è modo di accumularla, di metterla sotto chiave.
“Non intendo dire che questa ricchezza sia indistruttibile, naturalmente. Rimane intatta solo finché lo rimane la tribù, e questo è il motivo per cui così tante tribù Lascia vi hanno combattuto fino alla morte. Per come la vedevano, se la tribù fosse stata distrutta loro sarebbero morti comunque. Non intendo neanche dire che la gente non possa venire convinta ad abbandonare questa ricchezza. Può esserlo di sicuro, e questo è ciò che avviene quando per un motivo o per l'altro non potete semplicemente mandare le truppe a sterminare i Lascia. I giovani in particolare sono suscettibili alle tentazioni della ricchezza Prendi, che ovviamente ha molti più lustrini e molte più luci della loro. Se riesci a convincere i giovani ad ascoltare te piuttosto che il loro popolo, sei sulla buona strada per distruggere la tribù, visto che qualunque cosa gli anziani non possano tramandare viene persa per sempre quando muoiono.
“Vivere e camminare tra i loro vicini senza paura è la seconda più grande ricchezza dei popoli tribali. Di nuovo, non è un tipo di ricchezza molto appariscente, per quanto sicuramente molti di voi vorrebbero averla. Non ho fatto vere e proprie ricerche a riguardo, ma mi sembra che ogni sondaggio riveli che l'eventualità di essere vittima di crimini sia la vostra più grande paura, o la seconda in classifica. Nelle società Prendi, solo i ricchi vivono senza paura – o relativamente senza. Nelle società tribali, tutti vivono senza paura. Naturalmente questo non significa che non accade mai nulla di brutto a nessuno. Significa solo che avviene così di rado che nessuno vive dietro porte sprangate e nessuno va in giro con delle armi che si aspetta di dover usare per difendersi dai suoi vicini. Anche in questo caso si tratta, ovviamente, di un tipo di ricchezza che non può essere concentrato nelle mani di nessuno. Non può essere accumulato o messo sotto chiave.
“Insieme a questi, c'è un altro tipo di ricchezza che vi manca così profondamente da rendervi davvero patetici. In una società Lascia, nessuno viene mai lasciato a gestire un problema opprimente da solo. Hai un bambino disabile o autistico? Verrà percepito come un problema di tutta la tribù – ma (come sempre) non per altruismo. Non ha semplicemente alcun senso dire alla madre o al padre del bambino: 'Questo è solo un vostro problema, non ci riguarda'. Hai un genitore che sta diventando senile? Il resto della tribù non ti girerà le spalle mentre cerchi di gestire la situazione. Loro sanno che un problema condiviso ampiamente cessa quasi di essere un problema – e sanno benissimo che ognuno di loro un giorno avrà bisogno di un aiuto simile con un problema o con un altro. Trovo davvero straziante osservare la gente della vostra cultura soffrire senza questa ricchezza. In una coppia di mezza età uno dei due contrae qualche orribile malattia, i loro risparmi si esauriscono nel giro di mesi, coloro che una volta erano loro amici li evitano, non hanno più soldi per le medicine e improvvisamente la loro situazione è completamente disperata. Ancora e ancora, l'unica soluzione che riescono a trovare è di morire insieme – un misericordioso omicidio e un suicidio. Storie come questa sono comuni nella vostra cultura, ma sono virtualmente inaudite nelle società Lascia.
“Nel sistema Prendi, voi usate la vostra ricchezza basata sui prodotti, che avete accumulato con cura e fatica, per comprare quel sostegno che è gratuito in ogni sistema Lascia. Quando un popolo tribale si trova ad avere a che fare con un piantagrane, chiunque sia in grado di agire si unisce per fare qualunque cosa sia necessaria, e questo è, in effetti, altamente efficace. Voi, invece, per evitare di svolgere questo servizio lo trasformate in un prodotto. Costruite forze di polizia e poi entrate in competizione per avere la migliore (la meglio equipaggiata, la meglio pagata, e così via). Questo è notoriamente inefficace, nonostante ci spendiate sempre più soldi ogni anno, e crea una situazione in cui i ricchi sono molto più protetti dei poveri. Nelle società Lascia, tutti gli adulti prendono parte all'educazione dei giovani, che avviene senza sforzo e senza fatica. Voi, invece, per evitare di svolgere questo servizio lo trasformate in un prodotto. Costruite scuole, poi entrate in competizione per avere la migliore (la meglio equipaggiata, quella con i migliori insegnanti, e così via). Anche questo è notoriamente inefficace, nonostante ci spendiate sempre più soldi ogni anno, e crea una situazione in cui i bambini dei ricchi sono educati in modo generalmente meno sgradevole e meno inefficace. La cura dei malati cronici, degli anziani, dei disabili, dei malati mentali – tutti questi servizi vengono svolti in modo cooperativo nelle società Lascia, mentre nelle vostre sono tutti trasformati in prodotti per cui competere, con i ricchi che ottengono il meglio e i poveri che sono fortunati se ottengono qualcosa.”
Ci fu uno di quei momenti in cui nessuno di noi due sentiva di avere qualcosa da aggiungere. Poi dissi: “Ho bisogno che mi chiarisci questo, Ishmael. Non sono molto sicura di dove siamo stati e di dove siamo ora.”
Lui si grattò la mascella per un po' prima di rispondere. “Se volete sopravvivere su questo pianeta, Julie, la gente della vostra cultura deve cominciare ad ascoltare i suoi vicini nella comunità della vita. Per quanto possa sembrare incredibile, non sapete tutto. E per quanto possa sembrare incredibile, non dovete inventare tutto. Non dovete congegnare cose che funzionino, dovete solo ispezionare i forzieri intorno a voi. Non c'è ragione di essere sorpresi che i popoli Lascia godano di sicurezza dalla-culla-alla-tomba. Dopo tutto, tra i vostri vicini nella comunità della vita, ogni specie comunitaria gode di questa sicurezza. Anatre, leoni marini, cervi, giraffe, lupi, vespe, scimmie e gorilla (per nominare solo alcune specie tra milioni) godono di questa sicurezza. Si deve supporre che gli Homo habilis abbiano goduto di questa sicurezza – o come avrebbero potuto sopravvivere? C'è forse motivo di dubitare che gli Homo erectus abbiano goduto di questa sicurezza, o che l'abbiano trasmessa ai loro discendenti, gli Homo sapiens? No, come specie siete comparsi vivendo in comunità in cui la sicurezza dalla-culla-alla-tomba era la regola, e quella stessa regola è stata seguita nel corso dello sviluppo dell'Homo sapiens fino al momento attuale – nelle società Lascia. Solo nelle società Prendi la sicurezza dalla-culla-alla-tomba è diventata una rarità, una benedizione speciale limitata solo a pochi privilegiati.”
Ishmael osservò la mia espressione per alcuni secondi e apparentemente capì di non essere ancora riuscito a spiegarsi.
“Hai fantasticato, Julie, di visitare l'universo per imparare come vivere. Io ti sto mostrando dove questo segreto può essere trovato proprio qui sul vostro pianeta, tra i vostri vicini della comunità della vita.”
“Capisco... Credo. C'era una ragazza nella mia classe l'anno scorso che era abbonata a una qualche rivista. Non mi ricordo il nome, ma mi ricordo il suo motto, almeno approssimativamente. Era: 'Guarire noi stessi, guarire il mondo'. Diresti che è ciò di cui stai parlando?”
Ishmael ci rifletté e poi disse: “Ho paura di non avere molta simpatia per l'approccio 'guaritore' ai vostri problemi, Julie. Voi non siete malati. Sei miliardi di voi si svegliano ogni mattina e cominciano a divorare il mondo. Questa non è una malattia che avete contratto una notte per colpa di uno spiffero. Guarire è sempre una questione alla 'a volte va bene, a volte va male', sono sicuro che lo sai. A volte l'aspirina cura il mal di testa, e a volte no. A volta la chemioterapia uccide il cancro, e a volte no. Non potete permettervi di gingillarvi cercando di 'curarvi'. Dovete cominciare a vivere in modo diverso, e dovete cominciare a farlo in fretta.”

Meno non è sempre più.

“Sai”, dissi, “c'è qualcosa che potresti fare che mi aiuterebbe molto. Non so se ho il diritto di chiedertelo, ma ecco qui.”
Ishmael fece una smorfia. “Ti ho dato l'impressione che il mio programma non sia soggetto a cambiamenti? Sembro davvero così rigido da non essere disposto a venirti incontro?”
Ops, mi dissi, ma dopo averci pensato su un po' decisi di non scusarmi. Gli dissi: “Probabilmente è passato parecchio tempo da quando eri una ragazzina di dodici anni che parlava con un gorilla di mezza tonnellata.”
“Non vedo cosa il mio peso abbia a che fare con tutto questo”, scattò lui.
“D'accordo, un vecchio gorilla centenario.”
“Non sono centenario e peso meno di duecentocinquanta chili.”
“Buon Dio”, dissi. “Sta cominciando a suonare come qualcosa preso da Alice nel Paese delle Meraviglie.”
Ishmael ridacchiò e mi chiese cosa avrebbe potuto fare di utile.
“Dimmi come pensi che sarebbe il mondo se davvero riuscissimo a cominciare a vivere in modo diverso.”
“E' una domanda perfettamente legittima, Julie, e non riesco a immaginare perché tu abbia esitato a farla. So per esperienza che a questo punto molte persone immaginano che io stia pensando a un futuro in cui la tecnologia è scomparsa. E' fin troppo facile per voi incolpare la tecnologia di tutti i vostri problemi. Ma gli umani sono nati creatori di tecnologia come sono nati capaci di linguaggio, e non è mai stato trovato nessun popolo Lascia che ne fosse privo. Come molti altri aspetti della vita Lascia, comunque, quella tecnologia tende a essere quasi invisibile a occhi abituati a tecnologia furiosamente potente e stravagante come la vostra. A ogni modo, certamente non vi sto prospettando un futuro privo di tecnologia.
“Molto spesso le persone abituate a pensare nel modo Prendi mi dicono: 'Be', se il modo Prendi non è quello giusto, allora qual è?' Ma naturalmente non c'è un unico modo giusto di vivere per le persone, proprio come non c'è un unico modo giusto di costruire nidi per gli uccelli o di tessere ragnatele per i ragni. Quindi di sicuro non sto auspicando un futuro in cui l'Impero Prendi è stato distrutto e rimpiazzato da un altro. Sarebbe completamente assurdo. Che cosa dovete fare, secondo Madre Cultura?”
“Be'”, dissi. “Immagino che dica che non dobbiamo fare proprio niente.”
Scosse la testa. “Ascoltala, non cercare di immaginare che cosa dice. Hai nominato uno dei suoi insegnamenti a riguardo un minuto fa. Eccolo: 'Avete una qualche vaga e probabilmente incurabile malattia; non scoprirete mai esattamente di che si tratta, ma ecco alcune cure che potete provare. Provate questa, e se non funziona provate quest'altra. E se non funziona neanche quella, provate quest'altra ancora.' Ad infinitum.”
“Va bene, capisco cosa intendi. Lasciami pensare.” Chiusi gli occhi e dopo circa cinque minuti cominciai a vedere uno spiraglio. “Potrebbe essere completamente sbagliato”, gli dissi. “Potrebbe essere la semplice verità, ma ecco che cosa sento: 'Certo, potete salvare il mondo, ma odierete davvero farlo. Sarà davvero doloroso'.”
“Perché doloroso?”
“A causa di tutte le cose a cui dovremo rinunciare. Ma come ho detto, potrebbe essere la semplice verità.”
“No, non è la semplice verità, Julie. E' la semplice bugia di Madre Cultura. Per quanto Madre Cultura sia una metafora, a volte si comporta davvero come una persona. Perché credi che direbbe questa particolare bugia?”
“Vuole dissuaderci dal cambiare, immagino.”
“Naturalmente. La sua intera funzione è proprio quella di preservare lo status quo. Questa non è una caratteristica peculiare della vostra Madre Cultura. In ogni cultura, la funzione di Madre Cultura è di mantenere lo status quo. Non intendo affatto suggerire che questa sia sempre un'attività malvagia.”
“Lo capisco.”
“Madre Cultura vuole fermarvi in partenza convincendovi che per voi ogni cambiamento sarebbe sicuramente in peggio. E perché per voi ogni cambiamento sarebbe in peggio, Julie?”
“Non capisco perché enfatizzi il 'per voi'.”
“Be', pensa ai Boscimani africani anziché a voi. Anche per loro ogni cambiamento sarebbe un cambiamento in peggio?”
“Oh. Capisco cosa intendi. La risposta è no, naturalmente. Per i Boscimani ogni cambiamento sarebbe un cambiamento in meglio, secondo Madre Cultura.”
“Perché?”
“Perché quello che hanno è privo di valore. Quindi ogni cambiamento sarebbe un miglioramento.”
“Esattamente. E perché invece per voi ogni cambiamento sarebbe sicuramente un peggioramento?”
“Perché quello che abbiamo noi è la perfezione. Non può semplicemente migliorare oltre, quindi ogni cambiamento non potrebbe essere che un peggioramento. E' giusto?”
“Molto giusto, Julie. Sono rimasto sorpreso da quanti di voi sembrino davvero credere che ciò che avete sia la perfezione. Mi ci è voluto un po' per capire che questo dipende dalla distorta comprensione che avete della storia umana e dell'evoluzione. Molti di voi pensano, consapevolmente o meno, che l'evoluzione sia un processo di inesorabile miglioramento. Pensate che gli umani abbiano cominciato come creature miserabili e che, sotto l'influenza dell'evoluzione, siano gradualmente migliorati sempre di più, sempre di più, sempre di più, sempre di più, sempre di più, finché un giorno sono diventati voi, completi di frigoriferi, forni a microonde, condizionatori, furgoni e televisori satellitari con seicento canali. Per questo, rinunciare a qualunque cosa sarebbe necessariamente un passo indietro nello sviluppo umano. Quindi Madre Cultura presenta la questione in questo modo: 'Salvare il mondo significa rinunciare a delle cose, e questo significa tornare a essere miserabili. Quindi...”
“Quindi scordatevi di rinunciare a delle cose.”
“E più importante: scordatevi di salvare il mondo.”
“E che cosa stai dicendo tu?”
“Anch'io dico 'scordatevi di rinunciare a delle cose'. Non dovreste pensare a voi stessi come a persone ricche che devono rinunciare ad alcune delle loro ricchezze. Dovreste pensare a voi stessi come a persone in un bisogno disperato. Capisci il significato basilare della parola benessere, Julie?”
“Non ne sono sicura.”
“Da quale parola deriva caldo?”
“Calore, ovviamente.”
“Quindi, tira a indovinare. Da che parola deriva benessere?”
“Bene?”
“Naturalmente. Nel suo significato fondamentale, benessere non è sinonimo di denaro, ma di stare bene.1 Per quanto riguarda i prodotti, siete di certo favolosamente ricchi, ma per quanto riguarda il benessere umano, siete poveri in modo patetico. In quell'aspetto siete i più miserabili del pianeta. E questo è il motivo per cui non dovreste concentrarvi sul rinunciare a delle cose. Come potrebbero le più miserabili creature sul pianeta avere qualcosa a cui rinunciare? E' impossibile. Al contrario, dovete concentrarvi sull'ottenere delle cose – ma non altri tostapane, Julie. Non altre radio. Non altri televisori. Non altri telefoni. Non altri lettori CD. Non altri giocattoli. Dovete concentrarvi sull'ottenere le cose di cui avete disperatamente bisogno in quanto esseri umani. Al momento, avete rinunciato a tutte queste cose, avete deciso che non possono essere ottenute. Ma il mio compito, Julie, è di mostrarti che non è così. Non dovete rinunciare alle cose di cui avete bisogno come esseri umani. Sono alla vostra portata – se sapete dove cercarle. Se sapete come cercarle. E questo è ciò che sei venuta per imparare.”
“Ma come possiamo farlo, Ishmael?”
“Dovete diventare più esigenti per voi stessi, Julie – non meno. Qui è dove mi dissocio dai vostri religiosi, che tendono a spingervi a essere coraggiosi e sopportare ogni sofferenza e ad aspettarvi poco dalla vita – e ad aspettarvi qualcosa di meglio solo nella prossima vita. Dovete esigere per voi stessi la ricchezza che i popoli aborigeni in tutto il mondo sono disposti a morire per difendere. Avete bisogno di esigere per voi stessi la ricchezza che gli umani hanno avuto fin dall'inizio, che hanno dato per scontata per centinaia di migliaia di anni. Dovete esigere per voi stessi la ricchezza che avete gettato via per rendervi i dominatori del mondo. Ma non potete chiederla ai vostri leader. Non la possiedono. Non possono darvela. Ecco in cosa dovete differenziarvi dai rivoluzionari del passato, che volevano semplicemente altri individui al potere. Non potete risolvere i vostri problemi mettendo nuove persone al potere.”
“Già, ma a chi dobbiamo chiederla se non ai nostri leader?”
“Chiedetela a voi stessi, Julie. La ricchezza tribale è l'energia che i membri della tribù si scambiano tra di loro per mantenere viva la tribù. Questa energia è inesauribile, una risorsa completamente rinnovabile.”
Gemetti. “Non mi stai ancora dicendo come farlo.”
“Julie, le cose che volete in quanto umani sono disponibili. Questo è il mio messaggio per voi, ancora e ancora e ancora. Potete avere queste cose. Gli individui che disprezzate e che considerate selvaggi ignoranti ce le hanno, quindi perché non potreste averle voi?”
“Ma come? Come facciamo a ottenerle?”
“Prima di tutto dovete realizzare che è possibile ottenerle. Guarda, Julie, per divenire in grado di andare sulla luna, avete prima dovuto realizzare che era possibile andarci. Per divenire in grado di costruire un cuore artificiale, avete prima dovuto realizzare che era possibile costruirlo. Lo capisci?”
“Sì.”
“Al momento, Julie, quanti di voi capiscono che i vostri antenati avevano un modo di vivere che funzionava molto bene per le persone? La gente che viveva in quel modo non era continuamente tormentata da crimine, follia, depressione, ingiustizie, povertà e rabbia. La ricchezza non era concentrata nelle mani di pochi fortunati. Le persone non vivevano nel terrore dei loro vicini o del futuro. Si sentivano al sicuro, e lo erano – in un modo che è quasi inimmaginabile per voi. Questo modo di vivere esiste ancora, e funziona ancora bene quanto prima, per le persone – a differenza del vostro modo, che funziona molto bene per gli affari ma molto male per le persone. Quanti di voi realizzano tutto questo?”
“Nessuno”, dissi. “O molti pochi individui.”
“Allora, come possono cominciare? Per andare sulla luna, bisogna prima capire che è possibile andarci.”
“Quindi che cosa stai dicendo? Che è impossibile?”
Ishmael sospirò. “Ti ricordi cosa chiedeva il mio annuncio?”
“Certamente. Un sincero desiderio di salvare il mondo.”
“Allora presumibilmente sei venuta qui perché hai questo desiderio. Pensavi che ti avrei dato una bacchetta magica? O un'arma automatica con cui avresti potuto sterminare tutti i malvagi nel mondo?”
“No.”
“Pensavi che non ci fosse nulla da fare? Pensavi che saresti venuta qui, avresti ascoltato per un po' e poi saresti andata a casa senza fare nulla? Pensavi che la mia idea di salvare il mondo fosse di non fare nulla?”
“No.”
“Sulla base di ciò che ho detto qui, Julie, che cosa c'è bisogno di fare? Che cosa dev'essere fatto innanzitutto prima che le persone possano cominciare a capire come ottenere la ricchezza di cui hanno disperatamente bisogno?”
Scossi la testa, ma non era neanche vagamente abbastanza. Saltai giù dalla poltrona e mulinai le braccia. Ishmael mi guardò incuriosito, come se avessi finalmente perso la testa. Gli dissi: “Guarda! Non stai parlando di salvare il mondo. Non riesco a capirti! Stai parlando di salvare noi!”
Ishmael annuì. “Capisco la tua confusione, Julie. Ma ecco come stanno le cose. La gente della vostra cultura sta rendendo questo pianeta inabitabile per se stessa e per milioni di altre specie. Se avrà successo nel farlo, la vita continuerà sicuramente, ma a livelli che voi (nel vostro modo altezzoso) considerereste indubbiamente più primitivi. Quando tu e io parliamo di salvare il mondo, intendiamo salvare il mondo all'incirca come lo conosciamo ora – un mondo popolato di elefanti, gorilla, canguri, bisonti, alci, aquile, foche, balene e così via. Capisci?”
“Certo.”
“Ci sono solo due modi di salvare il mondo in questo senso. Uno è di distruggervi immediatamente – senza aspettare che rendiate il mondo inabitabile per voi stessi. Non conosco alcun modo di fare una cosa simile, Julie. E tu?”
“No.”
“L'unico altro modo di salvare il mondo è di salvare voi. E' di mostrarvi come ottenere le cose di cui avete disperatamente bisogno – anziché distruggere il mondo.”
“Oh”, dissi io.
“E' mia bizzarra convinzione, Julie, che la gente della vostra cultura stia distruggendo il mondo non perché è malvagia o stupida, come insegna Madre Cultura, ma perché sono terribilmente, terribilmente deprivati – di cose che gli esseri umani devono assolutamente avere, di cui semplicemente non possono fare a meno anno dopo anno e generazione dopo generazione. E' mia bizzarra convinzione che, se dovessero scegliere tra distruggere il mondo e avere le cose che vogliono sinceramente e profondamente, sceglierebbero quest'ultima opzione. Ma prima di poter fare questa scelta, devono vederla.”
Gli restituii una delle sue occhiate cupe. “E io dovrei mostrare loro che hanno questa scelta. Giusto?”
“Giusto, Julie. Non è ciò che volevi fare nel tuo sogno a occhi aperti? Portare l'illuminazione al mondo da luoghi lontani?”
“Sì, è quello che volevo fare nel mio sogno a occhi aperti, d'accordo. Ma nella vita reale? Dammi tregua. Sono solo una ragazzina che si chiede come sopravviverà quando andrà al liceo.”
“Me ne rendo conto. Ma non lo rimarrai per sempre. Che tu lo sappia o no, sei venuta qui per essere cambiata, e lo sei stata. E che tu lo sappia o no, il cambiamento è permanente.”
“Lo so”, gli dissi. “Ma non hai risposto alla mia domanda. Ti ho chiesto di dirmi come sarebbe il mondo se riuscissimo davvero a cominciare a vivere in modo diverso. Penso che abbiamo bisogno di un obiettivo a cui aspirare. Io di sicuro ne ho bisogno.”
“Lo farò, Julie, ma la prossima volta. Penso che per oggi sia ora di terminare. Puoi venire venerdì?”
“Sì, credo di sì. Ma perché venerdì in particolare?”
“Perché ho qualcuno che voglio farti conoscere. Non Alan Lomax”, aggiunse rapidamente quando vide la mia espressione. “Si chiama Art Owens, e mi aiuterà a trasferirmi da qui.”
“Potrei aiutarti io.”
“Sono sicuro che potresti, Julie, ma lui ha una vettura e un posto dove portarmi, e verrà fatto tutto nel bel mezzo della notte. Non un momento in cui dovresti essere in giro.”
Ci riflettei qualche momento. “Potrebbe passarmi a prendere. Se può venire qui, può andare lì.”
Ishmael scosse la testa. “Un uomo afroamericano di quarant'anni che passa a prendere una ragazzina bianca di dodici anni nel bel mezzo della notte sarebbe un invito alla catastrofe.”
“Già. Odio dirlo, ma hai ragione.”

Mio Dio, non sono io!

C'era una seconda poltrona nella stanza quando arrivai venerdì, e la cosa non mi piacque neanche un po' – il problema non era la poltrona in sé, naturalmente, ma l'idea di condividere il mio Ishmael con chiunque altro, egoista civetta che sono. Perlomeno non era bella come quella a cui ero abituata io. Feci finta che non fosse lì e cominciammo.
“Tra i suoi amici al college”, iniziò Ishmael, “la mia benefattrice, Rachel Sokolow, aveva un giovane uomo di nome Jeffrey, il cui padre era un celebre chirurgo. Jeffrey divenne una persona importante in molte vite in quel momento e più tardi, perché presentava alla gente un problema. Non riusciva a capire che cosa fare di se stesso. Era fisicamente attraente, intelligente, simpatico e portato praticamente per tutto ciò che provava a fare. Sapeva suonare la chitarra molto bene, per quanto non avesse interesse in una carriera musicale. Sapeva scattare una bella fotografia, buttar giù un buon disegno, recitare da protagonista in una rappresentazione scolastica e scrivere una storia interessante o un saggio provocatorio, ma non voleva essere un fotografo, un artista, un attore o uno scrittore. Andava bene in tutti i suoi corsi, ma non voleva essere un insegnante o uno studioso e non era interessato a seguire le orme di suo padre o a perseguire una carriera nella legge, nelle scienze, in matematica, negli affari o in politica. Era attirato dalle questioni spirituali e occasionalmente andava in chiesa, ma non voleva diventare un teologo o un chierico. A dispetto di tutto questo, sembrava 'ben inserito nella società', come si dice. Non era fobico, depressivo o neurotico. Non era dubbioso o confuso sulla propria identità sessuale. Immaginava che un giorno si sarebbe sistemato e sposato, ma non finché non avesse trovato uno scopo nella vita.
“Gli amici di Jeffrey non si stancavano mai di trovare nuove idee da presentargli, nella speranza di risvegliare il suo interesse. Non gli sarebbe piaciuto recensire film per il giornale locale? Aveva mai pensato di intagliare scrimshaw o di creare gioielli? La fabbricazione di mobilio venne suggerita come occupazione spiritualmente soddisfacente. Che gliene pareva di andare a caccia di fossili? Della cucina da buongustaio? Forse avrebbe dovuto diventare un esploratore. Non sarebbe stato divertente lavorare in uno scavo archeologico? Il padre di Jeffrey era molto comprensivo riguardo la sua incapacità di trovare qualcosa che lo entusiasmasse, ed era pronto a sostenerlo in qualunque esplorazione potesse trovare degna di essere intrapresa. Se un giro del mondo fosse sembrato affascinante, un agente di viaggi sarebbe stato messo al lavoro. Se avesse voluto provare la vita all'aria aperta, l'equipaggiamento necessario gli sarebbe stato fornito volentieri. Se avesse voluto provare la vita in mare, sarebbe stata approntata una nave. Se avesse voluto provare con la ceramica, avrebbe trovato una fornace ad attenderlo. Perfino se avesse voluto limitarsi a partecipare a feste e vita sociale, sarebbe andato bene. Lui rifiutò educatamente tutte le offerte, imbarazzato dal dare tanto disturbo a tutti quanti.
“Non voglio darti l'impressione che fosse pigro o viziato. Era sempre ai primi posti della sua classe, aveva un lavoro part-time, viveva in un normale dormitorio per studenti, non possedeva nemmeno un'automobile. Si limitava a guardare al mondo che gli veniva offerto e a non vedere una singola cosa degna di essere perseguita. I suoi amici continuavano a dirgli: 'Senti, non puoi continuare così. Devi trovarti una qualche ambizione, fare qualcosa della tua vita!'
“Jeffrey si laureò con lode ma senza una direzione. Dopo aver passato l'estate in casa di suo padre, andò a visitare un amico del college che si era appena sposato. Si portò il suo zaino, la sua chitarra e il suo diario. Dopo qualche settimana visitò qualche altro amico, facendo l'autostop. Non aveva fretta. Si fermò lungo la strada, aiutò delle persone che stavano costruendo un fienile, guadagnò abbastanza soldi da poter continuare a viaggiare, e alla fine raggiunse la sua successiva destinazione. Presto l'inverno fu alle porte e lui tornò a casa. Lui e suo padre ebbero lunghe conversazioni, giocarono a gin rummy, a biliardo, a tennis, guardarono il football, bevvero birra, lessero libri, andarono al cinema.
“Quando arrivò la primavera, Jeffrey comprò un'auto di seconda mano e partì per andare a trovare degli amici nell'altra direzione. La gente lo accoglieva ovunque andasse. A loro piaceva e si sentivano dispiaciuti per lui, era così sbandato, così inefficiente, così privo di obiettivi. Ma non si arresero. Una persona voleva comprargli una videocamera per permettergli di girare dei filmati dei suoi viaggi. Jeffrey non era interessato. Un'altra persona si offrì di mandare le sue poesie a varie riviste per vedere se qualcuno fosse disposto a pubblicarle. Jeffrey disse che andava bene, ma che personalmente non gliene importava molto. Dopo aver lavorato in un campeggio per l'estate gli fu chiesto di restare come membro permanente dello staff, ma la prospettiva non lo attirava molto.
“Quando arrivò l'inverno, suo padre lo convinse ad andare da uno psicoterapeuta che conosceva e di cui si fidava. Jeffrey continuò ad andarci per tutto l'inverno, tre volte a settimana, ma alla fine lo psicoterapeuta dovette ammettere che, a parte essere 'un po' immaturo', non c'era nulla che non andasse in lui. Quando gli chiesero che cosa intendesse con 'un po' immaturo', lo psicoterapeuta rispose che Jeffrey mancava di motivazione, ambizione e obiettivi – tutte cose che già sapevano. 'Troverà qualcosa in un anno o due', predisse lo psichiatra. 'E sarà probabilmente qualcosa di molto ovvio. Sono sicuro che gli sta sotto il naso proprio ora e che lui semplicemente non se n'è ancora accorto'. Quando arrivò la primavera Jeffrey tornò a mettersi in viaggio, e se davvero qualcosa gli stava sotto il naso, continuò a non riuscire a vederlo.
“Gli anni passarono in questo modo. Jeffrey vide i suoi amici sposarsi, crescere dei figli, costruire carriere, creare aziende, ottenere un po' di notorietà qui, accumulare una piccola fortuna lì... Mentre lui continuava a suonare la sua chitarra, a scrivere poesie e a riempire un diario dopo l'altro. La primavera scorsa ha festeggiato il suo trentunesimo compleanno con degli amici in una casa sul lago in Wisconsin. La mattina è sceso al lago, ha scritto alcune righe sul suo diario, poi è entrato in acqua e si è annegato.”
“Triste”, dissi dopo un momento, senza riuscire a pensare a nulla di più brillante.
“E' una storia piuttosto comune, Julie, eccetto che per un particolare: il padre di Jeffrey gli ha reso possibile continuare ad andare alla deriva, lo ha addirittura sostenuto mentre non faceva nulla per quasi dieci anni – non lo ha messo sotto pressione perché si desse una regolata e diventasse un adulto responsabile. Questo è ciò che differenzia Jeffrey da milioni di altri giovani nella vostra cultura, che in realtà non hanno più motivazione di quanta ne avesse lui. O pensi che mi sbagli in questo?”
“Non capisco cosa vuoi dire abbastanza bene da dire se ti sbagli o no.”
“Pensando ai giovani che conosci, trovi che ardano dal desiderio di diventare avvocati, banchieri, ingegneri, cuochi, parrucchieri, agenti assicurativi e autisti dell'autobus?”
“Alcuni di loro, sì. Non necessariamente le cose che hai menzionato, parrucchieri e autisti dell'autobus, ma alcune cose. Conosco ragazzi a cui non dispiacerebbe essere stelle del cinema o atleti professionisti, per esempio.”
“E quali sono le probabilità che riescano a diventarlo, realisticamente parlando?”
“Una su milioni, immagino.”
“Pensi che ci siano diciottenni là fuori che sognano di diventare tassisti, ortodontisti o asfaltatori?”
“No.”
“Pensi che ci siano molti diciottenni là fuori che sono come Jeffrey, che non sono realmente attratti da nulla nel mondo del lavoro Prendi? Che sarebbero felici di evitarlo completamente se qualcuno desse loro uno stipendio annuale di venti o trentamila dollari?”
“Dio, sì, se la metti così sono sicura che ci siano. Stai scherzando? Ce ne saranno milioni.”
“Ma se non c'è nulla che desiderino davvero fare nel mondo del lavoro Prendi, perché ci entrano? Perché svolgono lavori che chiaramente non significano nulla né per loro né per nessun altro?”
“Li svolgono perché devono farlo. I loro genitori li cacciano di casa. O si trovano un lavoro o muoiono di fame.”
“Esatto. Ma naturalmente in ogni classe di diplomati ce ne sono alcuni che preferiscono morire di fame. La gente usava chiamarli barboni o vagabondi. Oggigiorno vengono spesso definiti 'senzatetto', suggerendo che vivano per strada perché vi sono costretti, non perché lo preferiscono. Sono fuggitivi, raccoglitori di rottami, prostitute, truffatori, rapinatori, rovistatori di discariche. Tirano avanti, in un modo o nell'altro. Il cibo potrà essere sotto chiave, ma loro hanno trovato tutte le crepe nei muri del magazzino. Si ubriacano e raccolgono lattine di alluminio. Chiedono l'elemosina, razziano i cassonetti della spazzatura dei ristoranti e compiono piccoli furti. Non è una vita facile, ma preferiscono vivere in questo modo che trovarsi un lavoro privo di senso e vivere come la massa di poveri urbani. Si tratta di una subcultura piuttosto ampia, in effetti, Julie.”
“Sì, ora che ne parli in questo modo la riconosco. Conosco personalmente dei ragazzi che parlano di andare a vivere per strada. Parlano di andare in specifiche città in cui ci sono già molti ragazzi che lo fanno. Credo che Seattle sia una.”
“Questo fenomeno sfuma in quello delle bande giovanili e delle sette. Quando questi individui sono organizzati intorno a leader carismatici e belligeranti, vengono chiamati 'bande'. Quando sono organizzati intorno a dei guru, vengono chiamati 'sette'. I ragazzi che vivono per strada hanno un'aspettativa di vita molto bassa, e non impiegano molto a rendersene conto. Vedono i loro amici morire da adolescenti o da ventenni, e sanno che la loro sorte sarà la stessa. Ciononostante, non riescono a costringersi ad affittare un tugurio, raccattare qualche vestito decente e cercare di ottenere un qualche stupido lavoro a paga minima che detestano. Capisci cosa sto dicendo, Julie? Jeffrey è solo il rappresentante altoborghese di questo fenomeno. I rappresentanti delle classi inferiori non hanno il privilegio di potersi annegare in limpidi laghi nel Wisconsin, ma quello che fanno alla lunga ottiene lo stesso risultato. Preferirebbero morire che unirsi ai ranghi degli ordinari indigenti urbani, e generalmente in breve muoiono davvero.”
“Lo capisco”, gli dissi. “Quello che non capisco è dove vuoi arrivare.”
“Non ho una vera e propria destinazione, Julie. Sto portando alla tua attenzione qualcosa che la gente della vostra cultura preferisce fingere che sia irrilevante, di nessuna importanza. La storia di Jeffrey è terribilmente triste – ma lui è una rarità, non è vero? Potreste essere preoccupati se migliaia di Jeffrey si annegassero in un lago. Ma migliaia di giovani sbandati che muoiono nelle vostre strade è qualcosa che potete tranquillamente ignorare.”
“Sì, è vero.”
“Ciò che sto osservando è qualcosa che la gente della vostra cultura è sicura che non abbia bisogno di venire osservato. Sono tossicodipendenti, perdenti, malviventi, spazzatura. L'atteggiamento adulto verso di loro è: 'Se vogliono vivere come animali, lasciateli vivere come animali. Se vogliono ammazzarsi a vicenda, lasciate che lo facciano. Sono difettosi, sociopatici e disadattati, e stiamo meglio senza di loro'.”
“Sì, direi che è quello che pensa la maggior parte degli adulti a riguardo.”
“Sono in uno stato di negazione, Julie, e cos'è che stanno negando?”
“Stanno negando che questi siano i loro figli. Questi sono i figli di qualcun altro.”
“Esatto. Non c'è alcun messaggio per voi in un Jeffrey che si annega in un lago o in una Susie che muore di overdose nei bassifondi. Non c'è alcun messaggio per voi nelle decine di migliaia di persone che si suicidano ogni anno o che scompaiono nelle strade, lasciandosi dietro nient'altro che volti sul cartone del latte. Non c'è nessun messaggio. Sono come scariche statiche nella radio, qualcosa che dev'essere ignorato, e più lo ignorate, meglio sentite la musica.”
“Verissimo. Ma sto ancora cercando di capire dove vuoi arrivare.”
“Nessuno penserebbe mai di chiedersi: 'Di che cosa hanno bisogno questi ragazzi?'”
“Dio, no. Chi se ne importa di che cosa hanno bisogno?”
“Ma tu puoi chiedertelo, non è vero? Puoi farlo, Julie? Puoi sopportarlo?”
Rimasi lì seduta per un minuto, fissando nel vuoto, e all'improvviso la maledettissima cosa successe: scoppiai a piangere. Esplosi. Me ne stetti lì seduta completamente travolta da grandi, tremendi singhiozzi che non riuscivo a far smettere, non riuscivo a far smettere, finché cominciai a credere di aver trovato la mia vocazione: star seduta in quella poltrona a piangere.
Quando cominciai a calmarmi, mi alzai, dissi a Ishmael che sarei tornata di lì a poco e uscii a fare una passeggiata intorno all'isolato – intorno a un paio di isolati, in realtà. Poi tornai indietro e gli dissi che non sapevo come esprimerlo a parole.
“Non si possono esprimere le emozioni a parole, Julie. Lo so. Le hai espresse con quei singhiozzi, e non ci sono parole altrettanto eloquenti. Ma ci sono altre cose che puoi esprimere a parole.”
“Sì, immagino che sia vero.”
“Hai avuto un qualche tipo di visione della devastante mancanza che condividi con i giovani di cui stavamo parlando.”
“Già. Non sapevo di condividerla con loro. Non sapevo di condividere nulla con loro.”
“Il primo giorno che sei venuta a trovarmi, hai detto che stai costantemente dicendo a te stessa: 'Devo andarmene di qui, devo andarmene di qui'. Hai detto che questo significava: 'Scappa per salvarti!'”
“Sì. Immagino che si possa dire che è quello che provavo mentre me ne stavo qui a piangere. Per favore! Per favore, lasciami scappare per salvarmi! Ti prego, lasciami uscire! Lasciami andare! Per favore, non tenermi rinchiusa qui per il resto della mia vita! DEVO scappare! Non riesco a SOPPORTARE tutto questo!”
“Ma questi non sono pensieri che puoi condividere con i tuoi compagni di classe.”
“Non sono pensieri che avrei potuto condividere con me stessa due settimane fa.”
“Non avresti osato guardarli.”
“No, se li avessi guardati avrei detto: 'Mio Dio, cos'ho di sbagliato? Devo avere una qualche malattia!'”
“Questo è esattamente il tipo di pensieri che Jeffrey ha scritto nel suo diario ancora e ancora. 'Che cos'ho che non va? Che cos'ho di sbagliato? Dev'esserci qualcosa di terribilmente sbagliato in me che mi impedisce di trovare la felicità nel mondo del lavoro'. Sempre, scriveva: 'Che cosa c'è di sbagliato in me? Che cosa c'è di sbagliato in me? Che cosa c'è di sbagliato in me?' E naturalmente tutti i suoi amici continuavano a dirgli: 'Che cosa c'è di sbagliato in te? Che cosa c'è di sbagliato in te? Che cosa c'è di sbagliato in te che ti impedisce di gioire di questo meraviglioso programma?' Forse ora capisci per la prima volta che il mio ruolo è quello di portarti questa incredibile notizia: che non c'è niente di sbagliato IN TE. Non sei tu il problema. E credo che ci fosse questa consapevolezza nei tuoi singhiozzi: 'Mio Dio, non sono io!'”
“Sì, hai ragione. Metà di ciò che stavo provando era un tremendo senso di sollievo.”

Rivoluzionari.

“Vuoi sapere come sarebbe il mondo se cominciaste a vivere in modo diverso. Ora hai un'idea migliore del motivo per cui dovreste cominciare a vivere in modo diverso. Ti ho detto che dovevate smettere di pensare a rinunciare a delle cose ed essere più esigenti, ma non credo che tu avessi capito cosa intendevo.”
“No, non l'avevo capito, non veramente. Ma credevo di sì.”
“Ma ora capisci davvero. Sei crollata quando hai finalmente compreso che io avrei davvero ascoltato le tue richieste, che volevo ascoltarle – e che meritavi perfino di vedere le tue richieste accolte.”
“Sì, è vero.”
“Ecco come progetteremo un mondo per voi, Julie. Ascoltando le vostre richieste. Cosa vorresti? Cosa moriresti pur di avere?”
“Accidenti”, dissi. “Proprio una bella domanda. Voglio un luogo in cui poter stare dove non passerei il tempo a dirmi: Devo andarmene di qui, devo andarmene di qui, devo andarmene di qui, devo andarmene di qui.”
“Tu e i Jeffrey del mondo avete bisogno di un vostro spazio culturale.”
“Sì, esatto.”
“Spazio culturale non significa necessariamente spazio geografico. I ragazzi che vivono nelle strade di Seattle e in posti simili non stanno cercando centinaia di acri da possedere. Sono perfettamente contenti di condividere il vostro territorio, e in realtà probabilmente morirebbero di fame se dovessero vivere in un territorio separato solo per loro. Stanno dicendo: 'Sentite, ci accontentiamo di sopravvivere con quello che voi gettate via. Perché non potete semplicemente lasciarcelo fare? Dateci solo la possibilità di essere raccoglitori e spazzini. Saremo la tribù del Corvo. Non uccidete i corvi che si occupano delle carcasse degli animali uccisi dalle vostre automobili, non è vero? Se uccidete i corvi, dovete ripulire le strade dalle carcasse voi stessi. Lasciate che lo facciano i corvi. Non stanno prendendo nulla che vogliate, quindi che problema avete con loro? Neanche noi stiamo prendendo nulla che vogliate, quindi che problema avete con noi?'”
“Suona piuttosto bene, in realtà... Non che potrà mai avvenire.”
“E che mi dici di te, Julie? Ti piacerebbe appartenere alla tribù del Corvo?”
“Non particolarmente, a essere onesta.”
“Be', perché dovresti? Non esiste un unico modo giusto di vivere. Ma immagina che gli abitanti di Seattle dicano: 'Proviamoci. Invece di opporci a questi ragazzi, cercare di cambiarli o rendergli la vita un inferno, diamogli una mano. Aiutiamoli a diventare la tribù del Corvo. Qual è il peggio che potrebbe accadere?'”
“Sarebbe grandioso.”
“E se sapessi che ci sono persone così a Seattle – persone disposte a correre un rischio simile – dove vorresti vivere se stessi cercando un posto dove vivere?”
“Vorrei vivere a Seattle.”
“Potrebbe essere un posto interessante, Julie. Un posto dove le persone provano cose.” Ishmael tacque per diversi minuti, ed ebbi la sensazione che avesse perso il filo. Finalmente, continuò. “Non importa quanto chiaro credo di essere stato, a questo punto i miei allievi mi dicono sempre: 'Sì, ma che cosa dobbiamo fare, in pratica?' E io dico loro: 'Voi Prendi siete orgogliosi della vostra creatività, no? Be', siate creativi'. Ma questo non li aiuta molto, non è vero?”
Non sapevo se stesse parlando con me o con se stesso, ma mi limitai a stare seduta ad ascoltare.
“Parlami dell'essere creativi, Julie.”
“Cosa intendi?”
“Quando è stato il vostro più grande periodo di creatività? Il più grande periodo di creatività della storia umana?”
“Dovrei dire che era questo. E' questo.”
“Il periodo della Rivoluzione Industriale.”
“Esatto.”
“Come funzionava?”
“Che vuoi dire?”
“Il vostro compito più importante nei prossimi decenni sarà di essere creativi – non riguardo i macchinari ma riguardo voi stessi. Ha senso per te?”
“Sì.”
“Allora forse c'è qualcosa che possiamo imparare sulla creatività dal periodo più creativo della storia umana. Ti sembra plausibile?”
“Sì, assolutamente.”
“Allora, di nuovo: come funzionava?”
“La Rivoluzione Industriale? Dio, non lo so.”
“Un'Armata Rivoluzionaria Industriale ha forse marciato nella capitale e ha preso il potere? Ha radunato la famiglia reale e l'ha ghigliottinata?”
“No.”
“Allora cos'è successo?”
“Dio... Mi stai chiedendo di parlarti di cartelli e monopoli?”
“No, nulla del genere. Non sto facendo attenzione ai soldi, ma alla creatività. Prova in questo modo, Julie. Com'è cominciata la Rivoluzione Industriale?”
“Oh. Va bene. Me lo ricordo. E' tutto quello che ricordo, in realtà. James Watt. Il motore a vapore. Millesettecento e qualcosa.”
“Eccellente, Julie. James Watt, il motore a vapore, millesettecento e qualcosa. A James Watt viene spesso attribuita l'invenzione del motore a vapore che dette inizio a tutto, ma questa è una semplificazione ingannevole che manca completamente il punto di questa rivoluzione. James Watt nel 1763 si limitò ad apportare miglioramenti a un motore progettato nel 1712 da Thomas Newcomen, che a sua volta aveva solamente migliorato un motore progettato nel 1702 da Thomas Savery, che senza dubbio era a conoscenza del motore descritto nel 1663 da Edward Somerset, che era solo una variazione della fontana a vapore di Salomon de Caus del 1615, che era in realtà molto simile a un dispositivo descritto tredici anni prima da Giambattista della Porta, che fu il primo a utilizzare la potenza del vapore in modo significativo dai tempi di Erone di Alessandria, nel primo secolo dell'era cristiana. Questa è un'eccellente dimostrazione di come funzionava la Rivoluzione Industriale. Ma non credo che tu capisca davvero ancora, quindi ti darò un altro esempio.
“I motori a vapore non sarebbero serviti a molto senza il carbone coke, che è privo di fiamma e di fumo. La trasformazione del carbone normale in carbone coke produce gas di carbone, che originariamente veniva semplicemente espulso e considerato privo di valore. Ma nel 1790 si cominciò a bruciarlo nelle fabbriche, sia per dare energia ai macchinari che per produrre luce. Ma produrre gas di carbone generava un altro prodotto di scarto, il catrame, una disgustosa melma puzzolente di cui era molto difficile sbarazzarsi. Dei chimici tedeschi pensarono che fosse stupido faticare per liberarsene quando invece si sarebbe potuto trovare un modo utile di usarlo. Distillando il catrame, produssero cherosene, un nuovo combustibile, e creosoto, una sostanza catramosa che si scoprì essere uno straordinario conservante per il legno. Dato che il creosoto impediva al legno di marcire, sembrò ragionevole supporre che si potessero ottenere risultati simili con altri derivati del catrame. In un esperimento simile, dell'acido fenico venne usato per inibire la putrefazione nelle fogne. Venendo a sapere che l'acido fenico poteva avere questo effetto nel 1865, il chirurgo inglese Joseph Lister si chiese se avrebbe potuto prevenire la putrefazione anche della carne umana ferita (che all'epoca rendeva ogni intervento chirurgico potenzialmente letale). Poteva. Un altro derivato ancora fu il nerofumo, il residuo lasciato dal fumo che il catrame liberava bruciando. Questo trovò un utilizzo in un tipo di carta carbone inventato da Cyrus Dalkin nel 1823. Trovò un altro utilizzo ancora quando Thomas Edison scoprì di poter amplificare i suoni trasmessi dal telefono inserendo un frammento di nerofumo nel ricevitore.”
Ishmael mi guardò con aria speranzosa. Gli dissi che il catrame era molto più utile di quanto avessi pensato. “Mi dispiace”, aggiunsi. “So che non sto cogliendo il punto.”
“Mi hai chiesto che cosa fare, Julie, e ti ho dato una direttiva generale: siate creativi. Ora sto cercando di mostrarti che cosa significa essere creativi. Sto cercando di mostrarti come il più grande periodo di creatività umana ha funzionato: la Rivoluzione Industriale è stata il prodotto di un milione di piccoli inizi, un milione di grandi piccole idee, un milione di modeste innovazioni e miglioramenti di invenzioni precedenti. Questi milioni non sono un'esagerazione, penso. In un periodo di trecento anni, centinaia di migliaia di voi, agendo quasi esclusivamente per motivi di interesse personale, hanno trasformato il mondo umano diffondendo e migliorando idee e scoperte, portandole passo dopo passo a nuove idee e nuove scoperte.
“So che ci sono puritani Ludditi tra di voi che pensano che la Rivoluzione Industriale sia stata opera del diavolo, ma io non sono sicuramente uno di essi, Julie. In parte perché non procedeva secondo un progetto teorico, la Rivoluzione Industriale non era un'impresa utopistica – a differenza di cose come le vostre scuole, le vostre prigioni, i vostri tribunali e le vostre strutture governative. Non aveva bisogno che le persone fossero migliori di quello che sono. In effetti, aveva bisogno che le persone fossero esattamente ciò che sono sempre state. Dai loro luci a gas e abbandoneranno le candele. Dai loro luci elettriche e abbandoneranno quelle a gas. Offri loro scarpe belle e comode e abbandoneranno le scarpe brutte e scomode. Offri loro macchine da cucire elettriche e abbandoneranno quelle a pedale. Offri loro televisori a colori e abbandoneranno quelli in bianco e nero.
“E' tremendamente importante notare che la ricchezza della creatività umana che veniva generata dalla Rivoluzione Industriale era diffusa e non concentrata nelle mani di pochi privilegiati. Non mi sto riferendo ai prodotti che venivano fabbricati, ma piuttosto alla ricchezza intellettuale che veniva generata. Nessuno poteva mettere sotto chiave né il processo creativo stesso, né le scoperte che produceva. Ogni volta che qualche nuovo dispositivo o processo veniva ideato, chiunque era libero di dire: 'Posso farci qualcosa, con quello'. Chiunque era libero di dire: 'Posso prendere quest'idea e costruirci sopra'. Chiunque era libero di dire: 'Posso usare quest'idea in un modo che il suo inventore non si è mai neanche sognato'.”
“Be'”, gli dissi, “di sicuro non mi era mai venuto in mente di pensare alla Rivoluzione Industriale in questo modo.”
“E' importante notare che non la sto proponendo come candidata alla beatificazione. Non sto lodando i suoi scopi o le sue caratteristiche riprovevoli – il suo materialismo spietato, il suo allettante consumismo, il suo enorme appetito per risorse insostituibili, la sua sollecitudine nel dirigersi ovunque l'avidità le indicasse. Sto lodando unicamente il suo modo di operare, che ha generato il più grande e democratico flusso di creatività della storia umana. Lungi dal pensare di 'rinunciare a delle cose', dovete cominciare a pensare di rilasciare un altro fiume di creatività umana – uno volto non alla creazione di ricchezza basata sui prodotti, ma piuttosto alla creazione di quel tipo di ricchezza che avete gettato via per rendervi i dominatori del mondo e che ora bramate così disperatamente.”
“Dammi un esempio, Ishmael. Dammi un esempio.”
“Il progetto di Seattle di cui abbiamo appena discusso è un esempio. Sarebbe l'equivalente della fontana a vapore del 1615 di Salomon de Caus, Julie. Non un'ultima parola, solo un inizio. La gente a Los Angeles guarderebbe il loro esperimento e direbbe: 'Sì, non è male, ma possiamo fare di meglio qui'. E la gente a Detroit osserverebbe il risultato di Los Angeles e troverebbe una nuova angolazione da utilizzare nella loro città.”
“Dammi un altro esempio.”
“La gente di Peoria, Illinois, dice: 'Sentite, forse possiamo dirigerci verso il modello tribale migliorando la Sudbury Valley School a Framingham, Massachusetts. Potremmo mandare in pensione i nostri insegnanti, chiudere le scuole e aprire la città ai nostri figli. Lasciare che imparino qualunque cosa vogliano. Potremmo correre questo rischio. Abbiamo abbastanza fiducia nei nostri figli'. Questo sarebbe un esperimento che attirerebbe l'attenzione di tutta la nazione. Tutti osserverebbero per vedere se funzionasse o meno. Personalmente non dubito che sarebbe un successo spettacolare – ammesso che lasciassero davvero i loro figli liberi di seguire il loro naso senza sovvertire il progetto con piani di studio. Ma naturalmente il modello di Peoria sarebbe solo l'inizio. Altre città vedrebbero modi per arricchirlo e superarlo.”
“Va bene. Un altro esempio, per favore.”
“Sai, Julie, chi lavora nella sanità non è universalmente entusiasta di far parte della macchina fabbrica-soldi che la sanità è divenuta in questa nazione. Molti in realtà sono entrati in quel settore lavorativo per ragioni completamente differenti dall'arricchirsi. Forse ad Albuquerque, New Mexico, potrebbero unirsi e portare il sistema in una direzione completamente nuova. Forse si renderebbero conto che esiste già una sorta di James Watt in questo campo, un medico di nome Patch Adams che ha fondato il Gesundheit Institute, un ospedale in Virginia dove i pazienti vengono curati gratuitamente. Ma forse hanno bisogno di ispirazione aggiuntiva nel vedere cose simili avvenire altrove – cose come il progetto Seattle e il progetto Peoria. Questo è il modo in cui ha funzionato la Rivoluzione Industriale, Julie. Persone vedevano altre persone capire come far funzionare qualcosa e ne venivano ispirate a provare loro stesse.”
“Penso che l'ostacolo più grande a tutte queste cose sarebbe il governo.”
“Naturalmente, Julie. E' per questo che esistono i governi, per impedire che avvengano cose buone. Ma temo di dover dire che se non riuscite nemmeno a costringere i vostri stessi governi teoricamente democratici a permettervi di realizzare cose buone per voi stessi, probabilmente meritate di estinguervi.”
“Sono d'accordo.”
“Ho aperto il forziere tribale per te, Julie. Ti ho mostrato le cose che avete gettato via per divenire i dominatori del mondo. Un sistema di ricchezza basato sullo scambio di energia inesauribile e completamente rinnovabile. Un sistema legale che aiutava davvero la gente a vivere anziché limitarsi a punirla per aver fatto cose che la gente ha sempre fatto e sempre farà. Un sistema educativo che non costa nulla, funziona perfettamente e unisce le persone generazionalmente. Ci sono molti altri sistemi degni di essere studiati lì, ma non ne troverai nessuno che incoraggi la gente a migliorare creativamente l'uno le idee dell'altro come avete fatto voi durante la vostra Rivoluzione Industriale. Non c'era alcun divieto di esercitare una tale creatività nella vita tribale, ma non c'era nemmeno alcuna domanda o alcuna ricompensa per essa.”
Tacque per un momento. Aprii la bocca per parlare, ma lui alzò una mano per fermarmi.
“So che non ti ho dato ancora ciò che mi hai chiesto. Ci sto arrivando. Devi solo essere paziente e lasciarmici arrivare a modo mio.”
Battei le ciglia e rimasi tranquilla.

Uno sguardo nel futuro.

“Per te è solo storia antica, come la Ricostruzione o la Guerra di Corea, ma venticinque anni fa molte migliaia di ragazzi della tua età sapevano che la via Prendi era una via di morte. Non sapevano molto più di quello, ma sapevano di non voler fare ciò che avevano fatto i loro genitori – sposarsi, trovarsi un lavoro, invecchiare, andare in pensione e morire. Volevano vivere in un modo nuovo, ma gli unici veri valori che avevano erano amore, cameratismo, onestà emotiva, droghe e rock 'n' roll – non cose negative, certo, ma neanche vagamente sufficienti a portare avanti una rivoluzione, e una rivoluzione è ciò che volevano. Proprio come non avevano una teoria rivoluzionaria, non avevano neanche un programma rivoluzionario. Quello che avevano era uno slogan – 'accenditi, sintonizzati, sganciati' – e immaginavano che se tutti si fossero accesi, sintonizzati e sganciati, allora avrebbero cominciato a ballare per le strade e una nuova epoca umana sarebbe cominciata. Ti sto dicendo questo perché capire il motivo per cui le cose falliscono è importante quanto capire il motivo per cui riescono. La rivolta giovanile degli anni Sessanta e Settanta è fallita perché non aveva né una teoria né un programma. Ma quei ragazzi avevano sicuramente ragione su una cosa: avete bisogno di qualcosa di nuovo.
“Voi dovete avere una rivoluzione se volete sopravvivere, Julie. Se continuate ad andare avanti nel modo attuale, è difficile immaginarvi sopravvivere un altro secolo. Ma non potete avere una rivoluzione negativa. Ogni rivoluzione che miri a tornare a dei 'bei vecchi tempi' di presunta semplicità in cui gli uomini si toglievano il cappello, le donne stavano a casa a cucinare e nessuno divorziava o sfidava l'autorità, sarebbe fondata sui sogni. Ogni rivoluzione che presupponga che la gente sia disposta a rinunciare a delle cose che vuole per cose che non vuole è pura utopia e non potrà che fallire. Dovete avere una rivoluzione positiva, una rivoluzione che porti alla gente più di ciò che vogliono davvero, non meno di ciò che non vogliono. Non vogliono davvero videogiochi a sedici bit, ma se è il massimo che possono ottenere lo accetteranno. La vostra rivoluzione non andrà lontano chiedendo loro di rinunciare ai loro videogiochi a sedici bit. Se volete che perdano interesse nei giocattoli, allora dovete dare loro qualcosa di meglio dei giocattoli.
“Questa dev'essere la parola d'ordine della vostra rivoluzione, Julie. Non povertà volontaria, ma piuttosto ricchezza volontaria. Ma vera ricchezza, stavolta. Non giocattoli, non marchingegni, non 'amenità'. Non cose che si possano mettere nella cassaforte di una banca. Vera ricchezza del tipo con cui gli umani sono nati. Vera ricchezza del tipo che gli esseri umani si sono goduti per centinaia di migliaia di anni – e che continuano a godersi ovunque la vita Lascia sia ancora intatta. E questa è ricchezza che potete godervi senza sentirvi in colpa, Julie, perché non è qualcosa che avete rubato al mondo. E' ricchezza interamente prodotta dalla vostra stessa energia. Mi segui?”
“Ti seguo.”
“Ora vediamo se riusciamo a trovare un modo ragionevole e plausibile di osservare il futuro della vostra rivoluzione. Nel 1816, il barone Karl von Draise di Karlsruhe, Germania, pensò che avrebbe provato a fare l'inventore (la Rivoluzione Industriale aveva raggiunto davvero ogni classe, alta e bassa). Ciò che aveva in mente era un veicolo a ruote a propulsione autonoma, e ciò che ideò fu un progetto piuttosto buono per essere un primo tentativo: una bicicletta che avanzava spingendo il terreno con i piedi. Ora, se avesse potuto guardare settant'anni nel futuro avrebbe potuto vedere una bicicletta che funzionava davvero bene – quella costruita dall'inglese James Starley che, miglioramenti a parte, è in uso ancora oggi, un secolo dopo.
“Proprio come il barone, tu e io non possiamo guardare nel futuro per vedere un sistema sociale umano globale che funzioni davvero bene. Un sistema del genere potrà anche venir creato, ma noi non possiamo immaginarlo più di quanto il barone potesse immaginare la bicicletta di James Starley. Capisci cosa sto dicendo?”
“Penso di sì.”
“Ciononostante, noi siamo avvantaggiati rispetto al barone. Lui non solo non poteva guardare nel futuro (perché nessuno può), ma non poteva nemmeno guardare al passato per ispirazione, perché non erano mai esistite biciclette a cui ispirarsi. Noi siamo avvantaggiati perché, anche se non possiamo guardare avanti per vedere un sistema sociale umano globale che funzioni davvero bene, possiamo guardare indietro a uno che funzionava davvero bene. Funzionava così bene da poter dire con sicurezza che si trattava di un sistema definitivo e non migliorabile per i popoli tribali. Non c'era un'organizzazione complessa, c'erano solo delle tribù indipendenti che attuavano la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili: 'Restituisci quanto hai ricevuto, ma non essere troppo prevedibile'.”
“Giusto.”
“Ora, questa strategia proteggeva quale principio o legge per i popoli tribali?”
“Be'... Proteggeva l'indipendenza e l'identità tribale.”
“Sì, è vero, ma queste sono cose, non principi o leggi.”
Ci lavorai su per un po', ma alla fine dovetti ammettere di non vederlo.
“Non importa. La strategia delle Rappresaglie Imprevedibili proteggeva e attuava questa legge: Non esiste un unico modo giusto di vivere per le persone.”
“Giusto. Lo capisco ora.”
“Questo è vero oggi quanto lo era un milione di anni fa. Nulla può renderlo obsoleto. Questa legge è qualcosa su cui possiamo fare affidamento, Julie. Almeno tu e io possiamo, parlando da rivoluzionari. I nemici della rivoluzione insisteranno che c'è sicuramente un qualche modo giusto di vivere per gli umani, e di solito pretenderanno di conoscerlo. Questo va bene, finché non cercano di imporre il loro 'unico modo giusto' anche a noi. 'Non esiste un unico modo giusto di vivere' è il nostro punto di partenza, come 'Penso, quindi sono' era il punto di partenza di Cartesio. Entrambe le affermazioni devono essere accettate come evidentemente vere, oppure semplicemente rifiutate. Nessuna delle due può essere dimostrata. Entrambe possono essere contraddette da altri assiomi, ma non possono essere smentite. Mi stai seguendo?”
“Penso di sì, Ishmael. Da lontano.”
“Quindi abbiamo un motto per il nostro vessillo: 'Non esiste un unico modo giusto di vivere per le persone'. Vogliamo dare un nome alla rivoluzione stessa?”
Dopo averci riflettuto, dissi: “Sì, potremmo chiamarla la Rivoluzione Tribale.”
Ishmael annuì. “E' un buon nome, ma credo sarebbe meglio la Nuova Rivoluzione Tribale, Julie. Altrimenti la gente penserà che stiamo parlando di archi e frecce e di vivere in caverne.”
“Sì, hai ragione.”
“Ecco alcune caratteristiche che la Nuova Rivoluzione Tribale probabilmente avrà, basandoci sull'esperienza della Rivoluzione Industriale. Possiamo chiamarlo il Piano a Sette Punti.
“Uno: la rivoluzione non avverrà tutta in una volta. Non sarà un colpo di stato come la Rivoluzione Francese o quella Russa.
“Due: verrà attuata incrementalmente, da persone che miglioreranno ed estenderanno l'una le idee dell'altra. Questa è stata la grande innovazione della Rivoluzione Industriale.
“Tre: non verrà guidata da nessuno. Come la Rivoluzione Industriale, non avrà bisogno di alcun pastore, organizzatore, leader, guida o mente al comando; sarebbe troppo da gestire per chiunque.
“Quattro: non sarà l'iniziativa di alcun organismo politico, governativo o religioso. Di nuovo, come la Rivoluzione Industriale. Alcuni vorranno sicuramente nominarsi suoi sostenitori o protettori; ci sono sempre capi pronti a farsi avanti una volta che altri hanno mostrato la strada.
“Cinque: non avrà un punto di arrivo prestabilito. Perché dovrebbe?
“Sei: non procederà secondo un programma. Come potrebbe esserci un programma?
“Sette: ricompenserà coloro che faranno avanzare la rivoluzione con la moneta della rivoluzione. Nella Rivoluzione Industriale, quelli che contribuivano molto nella creazione di ricchezza basata sui prodotti ricevevano molto in ricchezza basata sui prodotti. Nella Nuova Rivoluzione Tribale, quelli che contribuiranno molto nella creazione di sostegno riceveranno molto in termini di sostegno.
“Ora, ecco una domanda per te. Cosa credi che avverrà ai Prendi in questa rivoluzione, Julie?”
“Cosa intendi con 'avverrà'?”
“Voglio che cominci a pensare come una rivoluzionaria, adesso. Non farmi fare tutto il lavoro. La prima cosa che le persone vorranno fare sarà mettere fuori legge lo stile di vita Prendi, non è vero?”
Lo fissai vacua. “Non lo so.”
“Pensa, Julie.”
“Come possono mettere fuori legge lo stile di vita Prendi?”
“Immagino nello stesso modo in cui mettono fuori legge qualunque cosa.”
“Ma voglio dire... Se non esiste un unico modo giusto di vivere per le persone, come puoi rendere illegale il modo Prendi? O qualunque modo?”
“Molto meglio. Se non esiste un unico modo giusto di vivere per le persone, allora naturalmente non puoi rendere illegale il modo Prendi. Lo stile di vita Prendi continuerà, e la gente che lo seguirà sarà quella a cui piace davvero dover lavorare per mangiare. Quella a cui piace davvero tenere il cibo sotto chiave in modo da non poterlo raggiungere.”
“I Prendi perderanno molte persone in questo caso, perché il resto di noi vorrà che il cibo sia allo scoperto, pronto per essere preso gratuitamente.”
“Allora ecco cosa succederà, Julie. Non dovete rendere illegale lo stile di vita Prendi per farlo scomparire. Dovete solo aprire le porte della prigione, e la gente comincerà a uscire. Ma ci saranno sempre alcuni che preferiranno lo stile Prendi, che prosperano vivendo in quel modo. Forse potranno riunirsi sull'isola di Manhattan. Potete dichiararla un parco nazionale e mandarci i vostri figli in gita a studiarne gli abitanti.”
“Ma come funzionerà tutto il resto, Ishmael?”
“Sotto il sistema originario, l'appartenenza alla tribù veniva stabilita alla nascita. Si nasceva Ute, Penobscot o Alawa, e non si poteva diventarlo per scelta. Immagino che fosse possibile, ma era sicuramente una rarità. Perché un Hopi avrebbe voluto diventare un Navajo, o viceversa? Ma nella Nuova Rivoluzione Tribale, l'appartenenza tribale dovrà essere decisa esclusivamente per scelta volontaria, almeno all'inizio. Immagina un mondo in cui Jeffrey, anziché spostarsi da un gruppo di amici Prendi all'altro, avesse potuto viaggiare da una tribù all'altra – ogni tribù differente, ogni tribù con le sue porte aperte in modo da permettere alla gente di andare e venire liberamente. Pensi che avrebbe finito con l'entrare in quel lago?”
“No, non credo. Penso che sarebbe finito in una tribù composta da gente a cui piace sedersi a suonare la chitarra e scrivere poesie.”
“Probabilmente non otterrebbero molti risultati, non è vero?”
“Probabilmente no, ma chi se ne importa? Ma non esistono molte comunità volontarie come questa proprio adesso?”
“Sì, più che mai. Sfortunatamente, agiscono tutte all'interno della prigione Prendi. Sono praticamente costretti a farlo, perché non esiste uno spazio esterno alla prigione Prendi. I Prendi molto tempo fa hanno reclamato l'intero pianeta per se stessi, quindi tutto è all'interno della loro prigione.”
“Cosa c'entra questo?”
“Nelle prigioni reali, i detenuti si riuniscono in gruppi per vari motivi, alcuni riconosciuti dalle autorità e altri no. Per esempio, alcuni gruppi esistono per protezione; i loro membri si guardano le spalle a vicenda. Questi gruppi non hanno uno status ufficiale. Non sono riconosciuti e a volte sono perfino illegali. E se venissero riconosciuti ufficialmente diventerebbero inutili, perché non potrebbero compiere azioni non permesse dalle regole della prigione. Per svolgere il compito che esistono per svolgere, devono rimanere non riconosciuti ufficialmente – liberi di infrangere le regole. Una volta che vengono omologati, diventano come un club di scacchi o un gruppo di discussione letteraria – obbedienti alle regole della prigione e quindi di importanza molto marginale, per quanto riguarda le vere preoccupazioni dei detenuti.”
“Cosa c'entra questo con le comunità volontarie?”
“Le comunità volontarie iniziano quasi sempre con l'obiettivo di venire riconosciute dalla legge Prendi. Questo evita loro di venire disturbate dalla polizia, ma limita l'influenza e l'importanza che possono raggiungere nelle vite dei loro membri. Questa è la differenza tra comunità volontarie e sette o bande di strada. Le comunità volontarie vogliono essere riconosciute ufficialmente, mentre sette e bande non vogliono – e questo spiega perché sette e bande possono avere un'importanza tribale nelle vite dei loro membri.”
“Cosa intendi con 'importanza tribale'?”
“Intendo che appartenere a una setta o a una banda ha la stessa importanza che ha l'appartenere a una tribù Lascia. Fondamentalmente intendo che vale la pena di morire per questa appartenenza, Julie. Quando i seguaci di Jim Jones si resero conto che Jonestown era condannata, non videro alcun motivo di continuare a vivere. Jones disse loro: 'Se mi amate quanto io amo voi, allora dobbiamo morire tutti insieme o venire distrutti dall'esterno'. Mi rendo conto che è avvenuto circa un anno prima della tua nascita, ma pensavo che ne avessi sentito parlare.”
Gli dissi di no.
“Novecento persone si suicidarono con lui. Alcune tribù Lascia hanno fatto la stessa cosa quando si sono rese conto di non avere alcuna speranza di poter continuare a vivere come tribù.”
Scossi la testa dubbiosamente, e lui mi chiese cosa non andasse.
“Non sono sicura. O forse sì. Sono abituata a pensare ai membri delle bande come ad animali. Ai membri delle sette come a dei matti. Equiparare le tribù Lascia a bande e sette mi fa sentire decisamente... Confusa.”
“Lo capisco. Man mano che ti muoverai nel mondo, troverai che gli intellettualmente insicuri spesso rafforzano la loro sicurezza mantenendo le cose in solide, impermeabili categorie di bene e male. La Rivoluzione Industriale è male, e in essa non si può trovare nulla di buono. Le bande di strada e le sette religiose sono male, e in esse non si può trovare nulla di buono. Le tribù invece sono buone, e quindi non si può trovare nessuna connessione tra loro e cose malvagie come sette o bande. E' permesso far notare che le tribù Lascia se la cavano benissimo senza classi e proprietà privata, ma devi stare sempre attento a enfatizzare che non hanno letto libri cattivi come quelli di Marx o Engels.”
“Sì, non fatico a crederci. Ma non sono ancora molto sicura di che cosa questo abbia a che fare con le comunità volontarie.”
“Quando gli ufficiali governativi cominciarono a tenere sotto controllo il suo Tempio del Popolo, Jim Jones lo trasferì a Guyana. Lo fece perché sapeva che avrebbe cessato di funzionare se fosse caduto sotto la giurisdizione del governo. Per usare un esempio differente, un alcolizzato riabilitato di nome Charles Dederich fondò un centro di riabilitazione dalle droghe a Santa Monica nel 1958. Era chiamato Synanon. Non era esattamente una comunità, perché i tossicodipendenti andavano e venivano continuamente, ma con il tempo Dederich cominciò a sentirsi insoddisfatto di questo modello. Voleva una comunità, e in breve cominciò a incoraggiare i tossicodipendenti riabilitati a rimanere come impiegati di sussistenza. Poi Dederich aprì la comunità agli esterni – professionisti e uomini d'affari che erano disposti a cedere al Synanon beni immobili, automobili, conti in banca e azioni per poter appartenere a una comunità esclusiva e avere ciò che si aspettavano sarebbe stata una casa per il resto della loro vita. Passo dopo passo, il Synanon gradualmente andò dall'essere un centro di riabilitazione all'essere una setta – e una setta combattiva, armata non solo per la difesa ma anche per l'attacco, che compiva tentati omicidi e aggressioni brutali contro coloro che percepiva come nemici. La setta di Bhagwan Shree Rajneesh, gli Hare Krishna e la Fondazione Cristiana di Alamo erano tutti composti da persone con una simile volontà di cedere i loro beni terreni e di lavorare gratuitamente per appartenere a qualcosa – per avere l'appartenenza e tutto ciò che ne consegue – cibo, alloggio, vestiti, mezzi di trasporto, cure sanitarie e così via. Sicurezza, in una parola.”
“Di nuovo: non sono molto sicura del perché mi stai dicendo tutto questo.”
“Sto cercando di farti capire che queste persone non sono pazze. Vogliono disperatamente qualcosa che gli umani hanno avuto per centinaia di migliaia di anni e che hanno ancora, dove sopravvive la vita Lascia. Vogliono che ci si prenda cura di loro nel modo tribale, Julie. Sono perfettamente disposte a dare alle sette il loro totale sostegno – in cambio del suo totale sostegno, il che significa cibo, alloggio, vestiti, mezzi di trasporto, cure sanitarie e così via – tutto ciò che serve per vivere come umani. Non si sono avvicinate a queste sette perché le percepivano come tribali. Le hanno cercate perché sentivano che stavano offrendo loro qualcosa che volevano disperatamente – e che vogliono ancora, te lo garantisco, Julie. Nei prossimi anni vedrete sempre più individui del tutto ordinari e intelligenti venire attirati da sette e culti, non perché sono pazzi, ma perché le sette offrono loro qualcosa che vogliono profondamente e che non possono ottenere nel mondo Prendi. Il paradigma sostegno-in-cambio-di-sostegno è più di un semplice modo di sopravvivere, è uno stile di vita profondamente soddisfacente per gli umani. Alle persone piace davvero vivere in questo modo.”
“Va bene, questo lo capisco. Ora dimmi che cosa dovrei fare a riguardo.”
“Ora come ora, Julie, a chi è permesso fondare sette e culti nel senso di cui stiamo parlando qui?”
“Credo che nessuno lo sia.”
“E dato che a nessuno è permesso di farlo, chi lo fa?”
“Gente pazza”, dissi. “Gente con manie di grandezza. E truffatori.”
“Julie, ecco che cosa sto cercando di farti vedere. Dato che nessuno a parte matti e truffatori è autorizzato a fondare sette e culti da voi, perché siete sorpresi che tutte le vostre sette e i vostri culti vengano fondati da matti e truffatori?”
“Questa è davvero una buona domanda.”
“Eccotene un'altra. Che cosa fareste con un culto o una setta che non fosse stata fondata da un pazzo o da un truffatore?”
“Cosa intendi dire?”
“Be', la sopprimereste?”
“Non lo so.”
“Sai chi sono gli Amish?”
“Sì, un paio d'anni fa Harrison Ford si è nascosto dagli Amish in un film.”
“Non pensi che gli Amish dovrebbero essere soppressi?”
“No. Perché dovrei?”
“Perché vivono proprio come una setta che non ruota intorno a un pazzo o a un truffatore.”
Chiusi gli occhi e scossi la testa. “Ishmael”, dissi, “mi stai davvero confondendo.”
“Bene. E' un progresso. Devo farti inciampare nei vostri tabù culturali. Non conosco altro modo per cancellare il modo in cui sei stata condizionata a reagire alle parole. Quando ascolti la parola banda sei stata condizionata a pensare: 'male – non devo pensarci'. Quando ascolti la parola setta sei stata condizionata a pensare: 'male – non devo pensarci'. Quando ascolti la parola tribù sei stata condizionata a pensare: 'bene – posso pensarci'.”
“Che cosa dovrei pensare quando sento le parole banda o setta?”
“Puoi cominciare col pensare: 'La parola non è la cosa'. Puoi cominciare col pensare: 'Una cosa non diventa malvagia solo perché viene etichettata in questo modo'. Puoi cominciare col pensare: 'Il fatto che questa parola sia stata definita malvagia non significa che non possa rifletterci su'.”
“Va bene. Ma che cosa dovrei pensare qui?”
“Dovresti pensare al fatto che non esiste alcuna differenza funzionale tra una tribù e una setta, Julie. Non c'è alcuna differenza funzionale tra un carburatore costruito da un repubblicano cattolico e uno costruito da un anarchico ateo. Entrambi funzionano nello stesso modo. Ecco cosa intendo quando dico che non c'è alcuna differenza funzionale tra di loro.”
“Questo lo capisco.”
“Lo stesso è vero qui. Forse ti aiuterà se ti indico un altro esempio di vita tribale che è sopravvissuto (e ha perfino prosperato) nella vostra cultura: il circo. Il circo potrebbe essere definito un'azienda gestita in modo tribale, ma naturalmente nessuno si è mai seduto e ha deliberatamente pianificato di mandarlo avanti in questo modo. Piuttosto, i circhi sono nati come tribù e cesserebbero di essere circhi se smettessero di essere tribù. La loro leggendaria solidarietà tribale, così diversa dalla società in cui si muovono, li rende una tentazione irresistibile, e gente di tutte le età 'scappa per unirsi al circo' per far parte di quella solidarietà. Sono particolarmente importanti come modelli per la nostra rivoluzione perché, a differenza delle tribù aborigene, raramente sono limitati su base etnica. Il confine intorno a loro è solido contro la gente comune, ma si aprirà per qualunque membro del circo proveniente da qualunque luogo. La tribù, la setta (e naturalmente il circo) operano tutti secondo questo principio: tu dai a noi il tuo totale sostegno, e noi daremo a te il nostro totale sostegno. Totale – in entrambe le direzioni. Senza riserve – in entrambe le direzioni. La gente è morta per questo, Julie. La gente morirà per questo – non perché è matta, ma perché è qualcosa che significa davvero qualcosa per lei. Non scambierà mai questo sostegno totale per lavori a tempo pieno e assegni della Previdenza Sociale nella vecchiaia.”
(Naturalmente mi ricordai di questa conversazione tre anni e mezzo dopo, quando il mitico governo degli Stati Uniti d'America considerò necessario obliterare una piccola setta fuori Waco, Texas. Non importava che i Davidiani non erano stati condannati per alcun crimine – e nemmeno accusati di alcun crimine. Erano preda di illusioni, e questo significava che potevano venire distrutti senza processo – evidentemente secondo il principio per cui le nostre illusioni vanno bene, ma le loro sono intrinsecamente malvagie e devono venir spazzate via dalla faccia della Terra, qualunque esse possano essere realmente.)
“Suona quasi come se mi stessi incoraggiando a fondare una setta”, dissi.
Ishmael sospirò e scosse la testa. “Tu sei la portatrice del mio messaggio, Julie, e questo è il mio messaggio: aprite le porte della prigione e la gente comincerà a uscire. Costruite cose che la gente vuole, ed essa accorrerà. E non esitate a guardare con attenzione alle cose che la gente vi mostra di volere. Non distogliete lo sguardo da loro solo perché Madre Cultura ha affibbiato loro brutte etichette. Invece, comprendete perché gliele ha date.”
“In realtà lo capisco già ora. Ha dato loro delle brutte etichette perché vuole che rifuggiamo da loro in preda all'orrore.”
“Naturalmente.”
Come se fosse stato un segnale di qualche tipo, un uomo attraente e dall'aria solida si sedette sulla poltrona accanto alla mia – e seppi istantaneamente che il mio corso di studi con la scimmia era finito.

L'uomo dall'Africa.

“Julie, questo è Art Owens”, disse Ishmael, e io gli riservai un'occhiata più attenta. Ishmael aveva detto che era un quarantenne, ma avrei pensato che fosse più giovane – non sono brava con le età. Era di una tonalità di nero più profonda di quella che ero abituata a vedere, probabilmente (lo capii in seguito) perché non c'era alcun bianco tra i suoi antenati. Era vestito molto bene, con un completo fulvo, una camicia verde oliva e una cravatta di cachemire. Ci prendemmo un po' di tempo per squadrarci come si deve, ecco perché vi sto dicendo tutto questo.
Aveva la corporatura di un combattente alla Tyson, basso, compatto e potente. Non so cosa dire della sua faccia. Non era né bello né orrendo. Aveva una faccia che faceva ripensare a che cosa può essere fatto con le facce. Era una faccia che apparteneva a qualcuno che, se avesse detto che avrebbe piovuto per quaranta giorni e quaranta notti a partire da domani, ti avrebbe ricordato che avevi sempre voluto comprare una barca.
“Ciao, Julie”, disse in una voce profonda e oscura. “Ho sentito molto parlare di te.” Da chiunque altro, lo avrei preso come il solito cliché. Gli dissi che non avevo mai sentito parlare di lui, e lui mi ripagò con un sorriso modesto – non abbagliante, solo un sorriso che segnalava comprensione. Poi guardò Ishmael, ovviamente aspettandosi che mi dicesse ciò che voleva farmi sapere.
“In realtà hai sentito qualcosa su Art, Julie. Ti ho detto che ha un veicolo e che mi aiuterà ad andarmene da questo posto.”
“Già”, dissi. “Va bene.”
“Ti sei offerta di aiutare – e ora il tuo aiuto è necessario.”
Guardai Art Owens, credo perché immaginai che avesse combinato un guaio o avesse promesso qualcosa che non era stato in grado di mantenere. Anche lui annuì.
“Qualcosa che pensavamo di aver risolto si è rivelato essere un problema.” Poi chiese a Ishmael quanto mi avesse detto del piano.
“Assolutamente niente”, disse Ishmael.
“Ishmael tornerà in Africa”, disse Art. “Non ha più alcun tipo di supporto qui, ora che Rachel non c'è più.”
“Cosa c'è in Africa?”
“Una foresta pluviale nel nord dello Zaire.”
“Sta scherzando”, gli dissi. Art aggrottò la fronte e guardò Ishmael.
“Pensa che tu stia parlando di qualche migliaio di acri circondati da una recinzione”, spiegò Ishmael.
“Sto parlando di una foresta pluviale vergine – migliaia di chilometri quadrati.
“Mi avete frainteso entrambi”, dissi. “Quando dico che sta scherzando, intendo: mi sta davvero dicendo che Ishmael andrà lì fuori e vivrà come un gorilla?”
Per un attimo sembrò che li avessi colpiti entrambi alla mascella. Art si riprese per primo. “Perché non dovrebbe vivere come un gorilla? Lui è un gorilla.”
“Non è un gorilla, è un maledetto filosofo.”
Si scambiarono occhiate sconcertate.
“Credimi, Julie”, disse Ishmael, “non ci sono cattedre di filosofia per me da nessuna parte nel mondo, e non ci saranno mai.”
“Non è l'unica scelta.” Ishmael alzò un sopracciglio, sfidandomi a trovarne altre, ma io dissi che non vedevo perché avrebbe dovuto aspettarsi che io me venissi fuori con delle alternative. Stavo lavorando al problema solo da trenta secondi.
“Io ci ho lavorato per mesi, Julie, e dovrai credermi sulla parola se ti dico che questa è la miglior soluzione disponibile. Non la considero una sconfitta o un'ultima risorsa. Mi offre un livello di libertà che non potrei ottenere in nessun altro modo.”
Spostai lo sguardo dall'uno all'altro un paio di volte. Non c'erano dubbi che si trattasse di una questione già stabilita, quindi scrollai le spalle e chiesi perché avevano bisogno di me.
Si rilassarono visibilmente e Ishmael disse: “Come pensi che una cosa simile potrebbe venir attuata, Julie?”
“Be', non credo che tu possa semplicemente prenotare un posto in prima classe su un aereo.”
“Questo è sicuramente vero. Ma lavorare sui dettagli del trasporto è la parte facile. I primi dodicimila chilometri, da qui a Kinshasa, non sono nulla. I successivi ottocento chilometri, da Kinshasa fino a un punto dove io possa venire liberato, non potrebbero venire organizzati da nessun agente di viaggi al mondo. Presentano problemi che possono venire risolti solo da qualcuno situato fisicamente in Africa che possa ordinare cooperazione e assistenza ai più alti livelli governativi.”
“Perché?”
“Perché lo Zaire non è il Kansas, o il New Jersey, o l'Ontario, o il New England, o il Messico. Perché lo Zaire è completamente al di fuori della tua esperienza, ha raggiunto un livello di corruzione e di caos organizzato oltre qualunque cosa tu possa immaginare.”
“Allora perché andarci, santo Dio? Vai da qualche altra parte.”
Ishmael annuì e mi inviò il fantasma di un sorriso. “Esistono sicuramente dei luoghi più facili da raggiungere, ma non molti dove i gorilla delle pianure sono una vista comune, Julie. Solo arrivare all'area selvaggia è problematico. Una volta lì, la corruzione dello Zaire sarà alle mie spalle, almeno per il prossimo futuro. Sotto il dominio Prendi, non esiste alcun luogo al mondo dove i gorilla abbiano un futuro assicurato per sempre. Inoltre, lo Zaire è la scelta migliore perché abbiamo effettivamente qualcuno lì che può ordinare cooperazione e assistenza ai più alti livelli governativi. E' qualcosa che non abbiamo da nessun'altra parte.”
Ovviamente, pensai, si doveva trattare di Art Owens, e lo guardai per capire come stavano le cose.
“Non credo che tu sappia nulla sullo Zaire”, disse.
“Niente di niente”, ammisi.
“In breve, lo Zaire ha conquistato l'indipendenza dal Belgio trentun anni da, quando avevo cinque anni. Dopo un iniziale periodo di caos, le redini del potere caddero in mano a Joseph Mobutu, un uomo di potere malvagio e corrotto che le ha conservate fin da allora. Il mio vero nome è Makiadi Owona. Mio fratello minore Lukombo e io frequentavamo Mokonzi Nkemi, un altro ragazzo della nostra età. Tutti e tre eravamo dei sognatori, ma con diversi tipi di sogni. Io ero un naturalista nel profondo e non volevo altro che vivere nella foresta e imparare. Nkemi era un attivista che voleva liberare lo Zaire non solo da Mobutu, ma anche dall'insidiosa influenza dell'uomo bianco. Luk era nato per essere un braccio destro. Pensava che io fossi l'Africa che Nkemi voleva salvare, e questo ci rendeva entrambi individui che lui venerava. Ha senso per te?”
“Penso di sì”, dissi.
“Quando eravamo adolescenti, Nkemi cominciò a sostenere che lo dovessimo a noi stessi e al popolo dello Zaire di battere l'uomo bianco al suo stesso gioco, il che significava ottenere l'educazione migliore possibile. Non sarebbe stato sufficiente per me vivere nella foresta e giocare al naturalista. Avrei dovuto andare a scuola e studiare botanica e zoologia. Lui avrebbe dovuto andare a scuola e studiare scienze politiche e governative, che non sarebbe stata una cattiva idea neanche per Luk. Ecco come avvenne. Con molto duro lavoro e molta determinazione, tutti e tre riuscimmo a entrare all'università di Kinshasa. Poi, con altro duro lavoro e determinazione, Nkemi e io riuscimmo ad andare in Belgio per studiare nei primi anni Ottanta. In quel periodo, Makiadi cominciò a venire accorciato in Adi. Dopo due anni fui eligibile per la cittadinanza belga, e la presi. Alla fine arrivai negli Stati Uniti, dove studiai gestione delle risorse delle foreste pluviali alla Cornell. Lì Adi alla fine divenne Artie, e Artie divenne Art. Mentre ero alla Cornell incontrai per caso Rachel Sokolow e appresi del suo rapporto con un gorilla di nome Ishmael. Nel frattempo Nkemi, tornato in Zaire, venne eletto nel locale partito per la gestione della zona urbana a Bolamba, dove cominciò a costruire una base di potere, con Luk come suo braccio destro, dove aveva sempre voluto essere.
“Io ritornai in Zaire nel 1987 con una testa piena di sogni di preservazione della vita selvaggia nel nord – la nostra zona della nazione, quella meno densamente popolata. Quello fu l'anno in cui Nkemi fece la sua prima mossa nella politica nazionale, tentando di farsi eleggere per il Consiglio Legislativo Nazionale. Ma le sue idee erano troppo radicali, e Mobutu gli tolse il terreno da sotto i piedi. Nkemi tornò a Bolamba, virtualmente in esilio, e noi tre – ma principalmente Nkemi, naturalmente – cominciammo a progettare la nostra rivoluzione dissidente.”
Art fece una pausa per osservarmi pensierosamente, come per capire quanto stessi davvero comprendendo di tutto quello che mi stava dicendo. Io gli restituii uno sguardo fermo, e lui continuò.
“Ogni visione sarebbe stata un miglioramento in Zaire, che è solo un caos a cui tutti sono abituati e in cui corruzione e depravazione sono le uniche cose stabili su cui si possa contare. Ma Nkemi aveva in effetti una visione fantastica. Il nord era stato per molto tempo solo il figliastro della più 'civilizzata' parte centrale della nazione, intorno a Kinshasa. Mobutu voleva valuta estera, il che significa che voleva che il nord producesse colture da reddito per l'esportazione. Dato che i contadini stavano producendo cibo per l'esportazione, per poter mangiare dovevano comprare cibo. Questo rendeva la vita molto difficile.” Fece una pausa, bloccato, e si rivolse a Ishmael per aiuto.
“Immagina di essere un calzolaio con una grande famiglia”, disse Ishmael. “Sei un calzolaio, ma puoi fabbricare scarpe solo per l'esportazione, non ti è permesso farne per la tua famiglia. Vendi le tue scarpe a un distributore per cinque dollari il paio. Il distributore le vende a un venditore al dettaglio per dieci dollari il paio. E il venditore al dettaglio le vende alla gente comune per venti dollari il paio. Questo significa che devi fabbricare e vendere quattro paia di scarpe per poterne comprare uno al negozio per la tua famiglia.”
“E' anche peggio di così, Ishmael, perché le scarpe che compri al negozio sono importate, quindi costano quaranta dollari il paio. Devi fabbricarne e venderne otto paia per poterne comprare un paio al negozio.”
“Ho afferrato il punto”, dissi loro.
“Questa era la pietra angolare della rivoluzione di Nkemi. Le persone si sarebbero occupate prima delle persone. Dovevamo smettere di guardare a Kinshasa, perché Kinshasa guardava a Londra, Parigi e New York. Dovevamo guardare a noi stessi, verso la tradizionale vita in villaggi, verso valori tribali. Dovevamo liberarci degli estranei che cercavano di direzionare la nostra attenzione altrove – missionari, Corpi di Pace e commercianti stranieri con il loro seguito di servitori, commessi, baristi e prostitute. Tutti gli stranieri avrebbero dovuto andarsene, e la gente adorava l'idea di liberarsi di loro. Adoravano tutte le idee di Nkemi.
“Il due marzo del 1989, prendemmo il controllo del complesso governativo di Bolamba e dichiarammo la Repubblica di Mabili – un nome che si riferiva a un vento di ispirazione orientale che unisce le persone. Come sempre avviene in queste situazioni, inizialmente ci fu molta confusione e distruzione mentre gli abbienti lottavano per conservare ciò che erano abituati ad avere. Non mi dilungherò su questo. La nostra vera preoccupazione era Mobutu. Gli ci sarebbero volute tre o quattro settimane per spostare le truppe fino a noi, ma non dubitavamo che lo avrebbe fatto. Anche se rappresentavamo un'insignificante e remota parte della nazione, non poteva permettersi di lasciarci vincere senza combattere. Praticamente da un giorno all'altro, cominciò ad arrivarci un fiume di armi attraverso il confine con la Repubblica Centrale Africana, a nord. Pare che Andre Kolingba, il dittatore di quella nazione, fosse deliziato dalla nostra ingenua piccola impresa.
“Ci preparammo all'attacco. Quando finalmente arrivò, a metà aprile, fu sorprendentemente approssimativo e incerto. Le truppe di Mobutu rasero al suolo qualche villaggio, giustiziarono alcuni ribelli, bruciarono qualche campo e poi tornarono a casa. Noi eravamo sconcertati. Mobutu era forse malato? Era distratto da tumulti in qualche altra parte della nazione? Isolati com'eravamo, non potevamo saperlo con certezza. Un'altra possibilità era che stesse cercando di farci abbassare la guardia. Senza nulla di simile a un esercito regolare o alla disciplina militare, le armi di Kolingba avrebbero presto cominciato ad arrugginirsi e a raccogliere polvere. Un attacco segreto con il giusto tempismo l'anno seguente sarebbe stato devastante. Cercammo di far mantenere alla gente una mentalità difensiva, ma i cittadini ordinari pensavano che fossimo inutilmente paranoici.
“C'era un agitatore di folle simile a Nkemi di nome Rubundo che stava cercando di unire le tribù Zande nella regione a est della nostra. Venne a dirci che i suoi seguaci erano pronti a separarsi dallo Zaire e a unirsi alla Repubblica di Mabili, se glielo avessimo permesso. Nkemi gli disse che era esattamente il contrario di quello che volevamo, e in quello aveva ragione. Rubundo disse che poteva capirlo – ma avremmo almeno accettato di sostenerli nella loro rivoluzione separatista? Nkemi esitò, ci rifletté su e finalmente gli disse che ci avrebbe pensato. Ci pensò e ripensò, mentre Luk e io lo guardavamo pensarci e Rubundo continuava a chiamare e mandare messaggi, e passarono diverse settimane. Poi un giorno, a novembre, venimmo a sapere che Rubundo era stato assassinato. Nell'attimo in cui lo seppi, capii tutto. Nkemi aveva stretto un patto segreto con Mobutu: lasciaci liberi, e noi terremo tutte le altre tribù del nord in riga per te. Era l'unica spiegazione del perché Mobutu aveva lasciato che Mabili se la cavasse solo con un'opposizione simbolica. Quando espressi chiaramente i miei dubbi, non rimase alcun dubbio che avessi indovinato. Luk non ne era stato a conoscenza più di quanto lo fossi stato io, ma pensò che fosse un buon affare – solo normale, concreta politica. Dato che io non ero d'accordo, Nkemi mi chiese che cosa volessi fare.
“Io dissi: 'Ti aspetti che rimanga in silenzio dopo una cosa simile?'
“Lui disse: 'Solo se vuoi continuare a vivere', e io lasciai Bolamba quella notte. Per Natale fui di nuovo negli Stati Uniti.”
Ci riflettei su per un minuto, poi dissi: “Sto disperatamente cercando di capire perché mi sta dicendo tutto questo. Ha detto che aveva qualcuno in Zaire. Si tratta della persona che chiama Luk?”
“Sì, esatto. Mio fratello.”
“Va bene. Sto ancora brancolando nel buio. Perché mi ha detto tutto questo?”
“Cosicché potessi comprendere la situazione.”
“Sì, questo l'ho capito. Ma perché io devo comprendere la situazione?”
Art Owens lanciò un'occhiata al gorilla, poi continuò. “Far arrivare Ishmael a Kinshasa è relativamente semplice. Fargli fare il resto del viaggio richiede una rete di persone, cooperazione, bustarelle e complicità dell'ammontare di migliaia di dollari. Luk può gestire tutto questo, ma solo grazie all'autorità di Mokonzi Nkemi. In altre parole, non ha solo bisogno del permesso di Nkemi per farlo, ha bisogno del suo ordine diretto.”
“Va bene. Quindi?”
“Quindi, come può Luk fare in modo che Nkemi gli ordini di occuparsi di questa faccenda?”
“Non so. Chiedendoglielo?”
Art scosse la testa. “Luk non avrebbe motivo di chiedergli una cosa simile. Non intendo dire che non sarebbe disposto a farlo. Intendo dire che  chiedendo una cosa del genere solleverebbe dei sospetti.”
“Sospetti di cosa?”
“E' abbastanza che sollevi sospetti di qualunque tipo, Julie. Non serve che siano sospetti ben definiti.”
“Vuole dire che per lui sarebbe pericoloso andare da Nkemi e dirgli: 'Voglio importare un gorilla dagli Stati Uniti'.”
“Se andasse da Nkemi e gli dicesse una cosa simile, Nkemi penserebbe che sia uscito di senno. Non avrebbe alcun dubbio.”
“Capisco. Quindi?”
“Quindi qualcun altro deve chiedere a Nkemi di ordinare a Luk di gestire questa faccenda.”
E Ishmael e Art mi guardarono. Quando finalmente capii perché, risi apertamente. “Si tratta davvero di questo? Volete che io chieda a Mokonzi Nkemi di ordinare a Luk di trasportare Ishmael da Kinshasa a Mabili?”
“No, non dovresti nemmeno nominare Luk. Tutto ciò che dovresti fare sarebbe chiedere a Nkemi di aiutarti a portare Ishmael a Mabili. Lui affiderebbe automaticamente l'incarico a Luk.”
Spostai il mio sguardo dall'uno all'altro, completamente sconcertata. Non stavano scherzando.
“Siete pazzi”, dissi loro.
“Perché, Julie?”, chiese Ishmael.
“Primo: perché diavolo Nkemi dovrebbe fare qualcosa solo perché glielo chiedo io?”
Art annuì. “Devi fidarti del fatto che io capisca Nkemi. Gli chiederesti di fare qualcosa che nessun altro al mondo potrebbe fare. Lo delizierebbe pensare di avere il potere di fare qualcosa che nessun altro è in grado di fare.”
“Non è una ragione molto valida.”
“Tutto ciò che gli chiederesti, Julie, sarebbe di alzare un dito. E' tutto quello che gli ci vorrebbe per realizzare il desiderio di una giovane donna della nazione più potente del mondo. Il Presidente Bush stesso non potrebbe realizzarlo, ma Nkemi può, semplicemente girandosi verso Luk e dicendo: 'Fallo'.”
“In altre parole, lo farebbe per pura... Qual è la parola che sto cercando, Ishmael?”
“Vanità.”
“Già. Sta dicendo che lo farebbe solo per soddisfazione personale.”
“Può permettersi di farlo solo per soddisfazione personale, Julie”, disse Art.
“D'accordo. Ma questa è solo la prima domanda. La seconda è: state dicendo che dovrei davvero andare lì?”
“Oh, sì. Niente di meno di un simile sforzo lo convincerebbe della tua serietà.”
“E quanto ci vorrebbe?”
“Un viaggiatore ordinario dovrebbe andare in barca da Kinshasa a Bolamba, un viaggio che può facilmente richiedere due settimane sia ad andare che a venire. Tu andresti in elicottero. Con un po' di fortuna, l'intero viaggio – da qui a lì e ritorno – non richiederebbe più di una settimana.”
“Una settimana! Buon Dio, è completamente fuori discussione! Voglio dire, se poteste farmi andare e tornare in tempo per la scuola lunedì mattina, sarebbe almeno concepibile.”
Art scosse la testa. “Perfino il presidente degli Stati Uniti, con tutte le sue risorse, faticherebbe molto a rispettare una tabella di marcia simile.”
“Be', una settimana è proprio impossibile. Perché non lo fate fare ad Alan Lomax, per l'amor di Dio? E' un adulto. Può fare quello che vuole.”
Ci fu un momento di silenzio totale. Art cambiò posizione nella sua poltrona con aria imbarazzata, accavallò le gambe e aspettò, insieme a me.
“Alan non è un candidato per questa missione, Julie”, disse Ishmael alla fine. “Non potrebbe farlo.”
“Perché no?”
Ishmael aggrottò la fronte – si accigliò, in effetti. Ovviamente non gradiva che la sua decisione a questo riguardo venisse messa in discussione, ma non aveva molta scelta, non è vero?
“Lascia che te la metta in questo modo, Julie. Qualunque cosa pensi, qualunque opinione tu possa avere a riguardo, non lo chiederò ad Alan. Ma lo sto chiedendo a te.”
“Be', sono lusingata, davvero, ma non cambia il fatto che è impossibile.”
“Perché impossibile, Julie?”
“Perché mia madre non mi lascerebbe andare.”
“Ti lascerebbe andare se potessi essere di ritorno per lunedì mattina?”
“No... Ma potrei arrangiarmi, in quel caso. Potrei fingere di passare il finesettimana con un'amica.”
“Non ti permetterei mai di farlo, Julie”, disse Art solennemente. “Non perché sono così onesto e integerrimo, ma perché sarebbe troppo rischioso.”
“Comunque non ha importanza”, dissi, “dato che di sicuro non posso dirle che passerò una settimana da un'amica.”
“Immagina che le dicessimo qualcosa di più vicino alla verità, Julie. Immagina che le dicessimo che farai visita a un capo di stato africano per un'importante missione.”
“In quel caso si limiterebbe a chiamare la polizia.”
“Perché?”
“Perché lei sarebbe ovviamente un pazzo. Nessuno manda ragazzine dodicenni in missione da capi di stato.”
Art si girò lentamente verso Ishmael. “Mi avevi portato ad aspettarmi qualcuno di più sveglio, Ishmael.”
Saltai su dalla poltrona e lo colpii con un fulmine dai miei occhi che lo ridusse a un mucchietto di cenere.
Ishmael ridacchiò e mi fece segno di sedermi. “Julie è abbastanza intelligente. E' solo inesperta in trucchi e intrighi.” Rivolgendosi a me, continuò: “Dato che la realtà non è sufficiente per i nostri bisogni in questa situazione, Julie, dovremo darle una mano. In effetti, potresti dire che dovremo creare una nostra realtà personale, in cui esistono certe missioni che possono venire svolte solo da ragazzine di dodici anni.”
“E chi darà a bere questa realtà a mia madre?”, chiesi.
“Se sei d'accordo, allora il Ministro dell'Interno della Repubblica di Mabili gliela darà a bere, Julie – Makiadi Owona, che tu conosci come Art Owens. Il suo passaporto lo mostra ancora in possesso di questo rango. E' piuttosto impressionante, non credi?”

Preparandomi.

Non scenderò nei dettagli.
Ciò che finimmo col dire a mia madre non era molto lontano dalla verità, ma il modo in cui glielo dicemmo fu una completa bugia. Come ho detto, non scenderò nei dettagli. Tra tutti e due, Art e Ishmael costruirono un frammento di realtà così apparentemente sensato che tutto ciò che lei poté fare fu annuire e dire: “Be', Signore Onnipotente, se Julie è l'unica persona sul pianeta che può farlo, immagino che debba farlo.” La sua unica condizione fu che non avrei mai dovuto trovarmi nella situazione di dover arrivare da sola da un posto all'altro o da un aereo all'altro. Qualcuno avrebbe dovuto incontrarmi allo sbarco di ogni volo e avrebbe dovuto guidarmi all'imbarco del successivo.
Naturalmente, sapeva che la missione aveva a che fare con il riportare un gorilla nel suo habitat naturale. Questo era anche tutto ciò che Luk avrebbe saputo. Era tutto ciò che entrambi avevano bisogno di sapere. Avrebbero comunque rifiutato di credere a qualunque altro dettaglio a riguardo. Perché fosse così tremendamente importante riportare un gorilla in Africa non sarebbe stato precisato in nessun caso. Era un atto di cosmica importanza simbolica, quindi scordatevene. Ishmael se ne andò dal palazzo Fairfield quella domenica alle tre di mattina. A quello io non presi parte.
Art e Ishmael erano ovviamente esitanti a dirmi la sua immediata destinazione, ma alla fine non poterono più evitarlo. Naturalmente dovettero darmi quest'informazione accompagnandola con delle spiegazioni sul passato. Gli anni che Art aveva passato a giocare al naturalista nella foresta gli avevano fornito un modo per sostentarsi durante gli anni di scuola a Bruxelles e in America. Aveva lavorato come addestratore di animali in serragli, zoo e circhi, e si era guadagnato la reputazione di essere l'uomo da chiamare in casi problematici – animali che non riuscivano a rassegnarsi a una vita dietro le sbarre, animali che non mangiavano, animali che erano insolitamente aggressivi o che sviluppavano strane abitudini autodistruttive come aprirsi delle ferite nella pelle e continuare a tenerle aperte. Quando era tornato in America, alla fine del 1989, aveva potuto scegliere tra vari lavori, e aveva scelto quello con il Parco Divertimenti Darryl Hicks, per poi svernare in Florida. Come si scoprì, Hicks stava avendo dei problemi di salute e aveva progettato di alleggerirsi il carico di lavoro liquidando il serraglio compreso nel parco di divertimenti. Invece lo vendette ad Art, che era tutt'altro che indigente. Aveva fatto degli investimenti astuti mentre era in America e li aveva lasciati nelle mani di un'amica di cui sapeva di potersi fidare – Rachel Sokolow. Entro un anno, Hicks era pronto a ritirarsi completamente dagli affari e offrì ad Art di comprare l'intero parco di divertimenti. Art aveva abbastanza capitale da comprarlo, per quanto non in contanti. Era stato durante la seconda metà del 1990 che era arrivato a conoscere Rachel davvero bene – insieme ad Ishmael, alla fine. Nel gennaio del 1991 Rachel venne diagnosticata HIV positiva. Evidentemente era stata contagiata durante un'operazione per correggere un problema cardiaco di qualche tipo. Rachel, Art e Ishmael in breve cominciarono a formulare il piano che ora coinvolgeva me. Dopo aver lasciato il Fairfield, Ishmael sarebbe stato trasferito in una gabbia del Parco Divertimenti Darryl Hicks, durante il suo tour di una settimana nella nostra città. Da quel momento fino a quando il trasferimento in Zaire non fosse stato stabilito, Ishmael sarebbe andato ovunque andasse il parco di divertimenti. Naturalmente avevo qualche domanda, come Perché una gabbia, per l'amor di Dio? Perché se qualcuno avesse visto un gorilla fuori da una gabbia si sarebbe scatenato il panico; la legge sarebbe arrivata sul posto in un lampo, armi in pugno. E Se potevano permettersi tutta questa roba, perché non lasciarlo al Fairfield finché non sarebbe stato il momento di metterlo sull'aereo? Perché il parco di divertimenti aveva tutte le varie licenze, i vari permessi e le connessioni che alla fine sarebbero stati necessari per metterlo su un aereo – e Ishmael non solo non li aveva, ma non avrebbe avuto modo di procurarseli.
“Dovrai crederci sulla parola in questo, Julie”, disse Ishmael. “Nulla di tutto questo è perfetto, ma è il meglio che può essere fatto in queste circostanze.” Dovetti accontentarmi di questo. Ma la prima volta che andai al parco di divertimenti, situato in uno spiazzo disabitato in un angolo della città, e vidi Ishmael nella sua gabbia, quasi mi si spezzò il cuore. Nonostante avrei dovuto prima o poi, non ero ancora pronta ad affrontarlo in quelle circostanze. Ero imbarazzata – non per lui, per me. Anche sapendo che era irrazionale, mi sentivo personalmente responsabile della sua presenza lì.
C'erano molte cose da sistemare – per usare un eufemismo. Il piano era che me ne sarei andata all'alba di lunedì, il 29 ottobre, e (se tutto fosse andato miracolosamente bene) sarei tornata intorno alla mezzanotte di venerdì, il 2 novembre. Questo significava che avrei perso una settimana di scuola, e la scuola doveva ricevere delle spiegazioni a riguardo. Questa data di partenza ci diede il tempo di:
Prenotare i posti sull'aereo;
Ottenere le fotografie per il passaporto;
Ottenere il passaporto;
Fare domanda per il visto;
Fare delle iniezioni – vaccino tetano-difterite, immunoglobuline per l'epatite A, vaccini per la febbre gialla e il colera (non tutti nello stesso giorno!);
Cominciare a prendere le pillole antimalaria (due settimane prima della partenza);
Fare check-up medici e dentali;
Ottenere biglietti e assicurazione di viaggio (inclusa quella medica);
Ottenere un certificato internazionale di buona salute;
Ottenere un frasario francese;
Comprare le attrezzature mediche indispensabili: aspirine, antistaminici, antibiotici, antiacidi, farmaci per la diarrea, pastiglie di sale, lozione di calamina, protezione solare, cerotti, bende, forbici, antisettici, antizanzare, pastiglie per la purificazione dell'acqua, burro di cacao, asciugamani, salviettine umide, coltellino svizzero con forbici incluse, pinzette e limetta per le unghie;
Comprare uno zaino e un marsupio per metterci tutto.
Ora, se avete perso la testa e state progettando di fare una vacanza in Zaire quest'anno, potete basarvi sulla lista soprastante alla lettera, eccetto il fatto che ora avrete bisogno anche di un modulo di dichiarazione valutaria (che era stato eliminato nel 1980 e ristabilito a Kinshasa nel 1992). Io avevo bisogno di un visto di transito di otto giorni, ma non ne avrebbero mai spedito uno per posta a qualcuno della mia età. Avrei dovuto visitare l'ambasciata zairese a Washington durante la strada.
Più importanti di tutte le cose che dovevo ottenere e fare erano tutte le istruzioni che ricevevo da Art, che me le ripeté quasi quotidianamente per tre settimane.
“Troverai qualcuno ad attenderti all'atterraggio di ogni volo. Rimani tranquilla finché non arriva il tuo accompagnatore. Non allontanarti. Rimani nel bel mezzo dell'uscita dell'aeroporto, in piena vista.”
“Ci sarà qualcuno che si prenderà cura di te in ogni luogo dal tuo arrivo alla tua partenza, quindi non hai bisogno di portarti dietro molti soldi.”
“Viaggia il più leggera possibile.”
“In aria, dormi ogni volta che puoi, più che puoi. Quando arriverai a Zurigo ti sembrerà piena notte, ma sarà l'inizio della giornata lavorativa per loro. Quando arriverai a Kinshasa ti starai preparando a iniziare la giornata, ma loro si staranno preparando a cenare e ad andare a letto. Nel poco tempo che avrai a disposizione non c'è molto che tu possa fare, a parte dormire più che puoi.”
“Non dare confidenza alla gente che incontri sull'aereo. Sii gentile ma portati sempre dietro un libro che ti interessa.”
“Andando a Kinshasa, sii sempre consapevole che è probabilmente la città più criminalmente pericolosa del mondo. La gente viene continuamente derubata e uccisa per strada in pieno giorno – soprattutto gli stranieri. Tu non lo sarai perché verrai protetta attentamente, ma devi capire perché hai bisogno di questa protezione. Non fare la furba. Non fare giochetti.” (Questo aspetto del viaggio fu uno che non spiegammo a mia madre, non c'è bisogno di dirlo.)
“Non ci saranno cartelli all'aeroporto, né annunci all'altoparlante. Segui la folla verso il terminal, ma mio fratello Luk dovrebbe venirti incontro prima che ci arrivi. Ricordati che incontrerai Luk e nessun altro. Non mi assomiglia (abbiamo padri diversi). In effetti, non sembriamo affatto fratelli. Lui è alto, dall'aria goffa e con occhiali spessi. Se hai dei dubbi che sia davvero lui, fatti dire il suo nome e quello di suo fratello; se non può farlo, non è Luk e non dovresti parlargli o avere nulla a che fare con lui. Rimani con la gente scesa dall'aereo e non parlare con nessun altro che Luk.”
“Luk avrà due persone con lui – una guardia del corpo, che sarà armata fino ai denti, e un autista, che rimarrà in macchina (altrimenti verrebbe smontata o rubata). La guardia del corpo rimarrà con te mentre Luk si occuperà dei tuoi bagagli e del tuo passaporto.”
“Non indossare occhiali da sole. Dicono 'pezzo grosso' – segnalano un bersaglio. Non portarti dietro una borsetta e non indossare gioielli – ti verrebbero strappati di dosso, guardia del corpo o no. E non riempire le tasche fino a creare rigonfiamenti – qualcuno te le aprirebbe con un rasoio e scapperebbe con il contenuto prima che tu possa aprire la bocca. Paragonata a Kinshasa, Times Square a New York è sicura quanto il picnic di una scuola domenicale.”
“Fai delle copie di tutti i tuoi documenti e tienile con te in ogni momento in una cintura da viaggiatore sotto la tua maglietta.”
“Non aspettarti che la polizia ti protegga, nemmeno in aeroporto. Non ci sarà niente di simile alla sicurezza aeroportuale. Nessuno si preoccupa di rendere quel posto sicuro per i turisti. Bande vaganti di ragazzini e mendicanti agguantano tutto quello che possono e scappano via.”
“Le persone che ti mostreranno un tesserino della polizia non apparterranno necessariamente alla polizia. Anche se sono davvero poliziotti, non sono necessariamente tuoi amici. Ti tratterranno per ogni minima infrazione – o per nessun motivo – finché qualcuno non pagherà loro una bustarella.”
“Non portarti una macchina fotografica – scattare una foto della cosa sbagliata può farti finire in galera. Non aspettarti che la tua giovane età ti protegga. Nessuno a Kinshasa penserà che tu sia troppo giovane per essere una criminale – o una prostituta. Dovresti essere consapevole del fatto che molti africani, specialmente quelli sotto l'influenza musulmana, pensano che tutte le ragazze americane sono più o meno prostitute.”
“Mentre aspetti che Luk finisca con le sue faccende, un estraneo potrebbe avvicinarsi a te, metterti un pacco o un sacchetto in mano e andarsene senza dire una parola, nella speranza che lo trasporterai oltre i controlli senza che nessuno lo noti. Che tu ci creda o no, la gente lo fa di continuo. Rimangono così sorpresi che trasportano davvero il pacco attraverso i controlli. Dopo, naturalmente, l'estraneo gli si avvicina di nuovo e recupera il pacchetto.”
“Ovviamente niente di tutto questo vale per le persone da cui ti sto mandando. Chiunque Luk ti presenti è degno di completa fiducia, e sarà lusingato se sarai amichevole con lui quanto lo sei con me.”
“Un buon modo per prendersi un'infezione da vermi è attraverso le piante dei piedi, quindi non camminare scalza da nessuna parte. Non nuotare. Lavati le mani spesso. Bevi solo birra o acqua purificata. Bevi più acqua di quanto credi sia necessario – ma solo acqua purificata. E non lasciare che nessuno ti metta del ghiaccio nel bicchiere, a meno che non sia stato fatto con acqua purificata. Usa solo acqua purificata per lavarti i denti. Se qualcuno di offre del gelato, dovrai rifiutarlo.”
“Quando arrivi a Bolamba, sii preparata a mangiare con le dita. E' perfettamente rispettabile ed educato. Preparati anche a mangiare strani cibi. La gente potrà offrirti specialità zairesi, specialmente nella foresta – termiti o larve fritte. Chiudi gli occhi e fingi di gradirle. Le termiti sono croccanti e sanno di pop-corn. Ti prometto che non ti ucciderà mangiare queste cose.”
“Non attirare l'attenzione. E sii rispettosa con tutti!”
Mi piacque specialmente quest'ultima!

En route.

Che io sia dannata se il primo accompagnatore non mancò di presentarsi all'aeroporto di Atlanta per aiutarmi ad arrivare a Washington. Attesi finché non mi rimasero solo quindici minuti per prendere il mio volo – passando per un'altra area, naturalmente! – poi me ne andai, seguendo i segnali fino a qualche tipo di maledetta stazione ferroviaria. La mia esperienza in fatto di treni mi aveva insegnato che non puoi scendere quando vuoi dopo che sono partiti. Sarei salita su uno di essi in questo punto della mia vita per poi svegliarmi tre giorni dopo da qualche parte nel Montana? No, decisamente no.
Corsi. Non sono un'esperta, Dio lo sa, ma è mia opinione personale che chiunque abbia progettato quell'aeroporto covi un profondo rancore verso i viaggiatori. Forse non usai la via più elegante, ma ci arrivai.
Speravo che non sarebbe stato quello l'andazzo per l'intero viaggio, ma non avrei dovuto preoccuparmi. All'aeroporto di Dulles la mia accompagnatrice era lì ad aspettarmi all'uscita, una donna dall'aria competente di circa quarant'anni, vestita come un'avvocatessa dei film. Mi sentii un'orfana nei miei jeans e maglietta (ma io stavo andando in Zaire e lei no). Prendemmo un taxi, e lungo la strada le chiesi se era un'amica di Art Owens. Mi sorrise a quella domanda – ma in modo amichevole. Mi spiegò che era un'accompagnatrice professionista; questo era ciò che faceva per vivere: incontrava gente agli aeroporti e alle stazioni ferroviarie e la faceva arrivare dove dovevano. Disse che nelle altre città gli accompagnatori professionisti passano la maggior parte del tempo prendendosi cura di scrittori in tour promozionali per i loro libri. A Washington ci si aspetta che fungano anche da guide e battistrada burocratici.
All'ambasciata zairese non sapevano nulla della mia richiesta di visto o della lettera che mi avevano mandato in cui dicevano che me lo avrebbero rilasciato appena avessi provato che non ero indigente. Tirai fuori tutti i miei documenti, più la copia della loro lettera, più i cinquecento dollari richiesti sotto forma di traveler's cheque e porsi tutto all'impiegato. Lui fu d'accordo che era tutto in regola e mi invitò a riempire un altro modulo e a tornare dopo due giorni. A quel punto la mia accompagnatrice si fece avanti e spiegò molto educatamente che se non avesse smesso di tergiversare lei gli avrebbe strappato i polmoni e li avrebbe venduti come cibo per cani. Non disse proprio così, ma l'idea generale era quella. Smise di tergiversare e dopo quindici minuti me ne andai col mio visto. Sulla base di questa esperienza, aggiunsi 'accompagnatrice professionista' alla mia lista di future possibili professioni.
Tra lì e Kinshasa era un semplice viaggio aereo, con tutta la noia, i film, il sonno e le merendine che ciò comportava. Kinshasa dall'alto mi sorprese. Mi aspettavo una fumante rovina post-apocalittica. Invece era solo una grande città dall'aspetto ordinario, con uffici, grattacieli e tutto. C'era perfino bel tempo.
L'aeroporto di Njili alle sei di pomeriggio era caldo e afoso, e non era equipaggiato con navette passeggeri con aria condizionata. Non dovemmo aspettare di uscire dall'aereo per sapere di che cosa odorava Kinshasa, perché appena aprirono le porte Kinshasa entrò e ci diede un esempio, e non fu piacevole. Percorremmo la pista e ci dirigemmo al terminal. Un hippie attempato con una coda di cavallo grigia si fece avanti e disse: “Julie?” Lo ignorai e continuai ad avanzare. Perplesso, ispezionò di nuovo la folla, in cerca di altre dodicenni. Non trovandone altre, disse ancora: “Julie?”
Gli dissi con fermezza: “Sono qui per incontrare Lukombo Owona e nessun altro, e se non si tratta di lei apprezzerei che mi stesse lontano.”
Una risata lo scosse. “Aspetterai a lungo, ragazzina. Luk Owona è a ottocento chilometri da qui, a Bolamba.”
Continuai ad avanzare mentre cercavo di capirci qualcosa. Nulla mi era stato spiegato più chiaramente che non avrei dovuto accettare alcun sostituto di Lukombo Owona. Doveva essere Luk – Luk e assolutamente nessun altro. Questo tizio si era guardato attorno a volontà. Ora lo feci anch'io, in cerca di un tizio alto, nero e goffo che avrebbe potuto essere il fratellastro di Art Owens. In piedi vicino alla porta del terminal c'era un tizio nero che era una sorta di versione più grande e carnosa di Art – né alto né goffo, ma decisamente interessato a me. Andai da lui e dissi: “Luk?”
Lui fece una smorfia, si girò verso l'hippie e i due si scambiarono qualche parola in francese. Quando ebbero finito, l'hippie abbassò lo sguardo su di me e disse: “Ho spiegato a Mafuta qui che ti aspettavi di incontrare Luk Owona all'aeroporto, e Mafuta ha detto: 'Luk Owona è il primo ministro di Mabili. Non va a incontrare gente all'aeroporto.' Ed è così che stanno le cose, Julie. Lui manda gente a incontrare gente. Ha mandato Mafuta e ha mandato me, e temo che dovrai accontentarti. O questo, oppure ti giri e torni a casa.”
Quindi una delle direttive principali andò giù per il gabinetto. Mafuta si occupò di far passare la mia roba ai controlli, mentre il vecchio hippie rimase a farmi la guardia in una sala d'aspetto che era come una stazione degli autobus proveniente dall'inferno, con gente seduta per terra, pressata contro i muri, addormentata, annoiata, stanca e rassegnata, mentre aspettava dei voli che sarebbero arrivati prima o poi, un giorno o forse mai. L'hippie si chiamava Glen, o Solo Glen, come era conosciuto. Come pilota in Vietnam, aveva rinunciato al suo cognome in cambio dell'elicottero che era sulla pista in attesa di portarci a Bolamba – in altre parole, aveva disertato in un elicottero rubato pieno di pezzi di ricambio e di carburante, aveva passato gli anni successivi a contrabbandare armi ogni volta che c'erano soldi da guadagnare, e alla fine si era stabilito in Zaire conducendo una vita semirispettabile. Mentre Glen parlava per ammazzare il tempo mentre Mafuta distribuiva tutte le necessarie bustarelle, cominciai a sperare di poter volare direttamente a Bolamba senza passare una notte a Kinshasa come avevamo progettato. Ma non fu così. I viaggi aerei in Africa, mi spiegò Glen, non erano come quelli statunitensi. Negli Stati Uniti puoi tracciare la tua posizione costantemente, giorno o notte, con il loran – la navigazione a lungo raggio tramite una rete di stazioni radio al suolo – e sai sempre con che condizioni atmosferiche ti troverai ad avere a che fare. In Africa invece si vola a vista e facendo delle stime, e provare a coprire ottocento chilometri di natura selvaggia dopo il tramonto è un'impresa riservata strettamente a eroi e pazzi. Mezz'ora dopo eravamo fuori ed entravamo in un'automobile di una marca che non avevo mai visto, di sicuro non americana. Mafuta si sedette davanti, accanto al guidatore, una carabina appoggiata vistosamente all'interno del ginocchio sinistro. Questo, spiegò Glen, avrebbe fatto capire a tutti i malintenzionati che non avremmo reagito bene se ci avessero infastidito. In caso di un vero problema, Mafuta avrebbe molto più probabilmente usato una pistola.
Intraprendemmo un lungo viaggio attraverso La Cite, il vasto bassifondo dove vivevano due terzi della popolazione cittadina – isolato dopo isolato di tuguri dove i pasti venivano cucinati su fuochi all'aperto. Non mi ci volle molto a capire che era questa la fonte dell'odore terribile che ci aveva accolti all'aeroporto. Quando chiesi a Glen che cosa lo provocava, mi chiese se avessi mai visitato una grande discarica di immondizia. Dovetti ammettere che si trattava di un privilegio che non mi era ancora toccato.
“Be', per dirla semplicemente”, disse, “l'immondizia brucia.”
“Quindi?”
“A La Cite l'immondizia è combustibile per cucinare. Molte persone che cucinano cibo su immondizia in fiamme producono un tanfo che rimane con te per molto tempo.”
Non avevo nulla da replicare a questo – mi stavo concentrando sul deglutire. Stranamente c'erano tonnellate di bar e locali notturni a La Cite – molti dei quali a cielo aperto e quasi tutti rimbombanti di musica dal vivo che alle mie orecchie suonava come la salsa più vivace. Mi chiesi come gente che vivesse in un simile deprimente squallore potesse creare musica che era puro divertimento selvaggio ed esaltante – poi decisi che forse la musica era il loro antidoto allo squallore. Vedendo che avevo notato la cosa, Glen osservò (con una punta di ironia, pensai) che Kinshasa era la capitale africana della musica dal vivo. Non fui tentata di attardarmi per ascoltare più attentamente.
Dopo mezz'ora di macchina non eravamo ancora neanche vagamente vicini al centro della città, dove si trovavano gli edifici governativi, i musei e i negozi in stile europeo, ma eravamo in un bassifondo di qualità superiore, dove Glen viveva e dove avrei passato la notte. Lui e la sua ragazza, Kitoko, avevano un appartamento in una casa risalente all'epoca coloniale, che una volta doveva essere stata elegante ma che adesso era piuttosto decadente. Perfino qui c'erano persone un po' ovunque che cucinavano su fuochi all'aperto, e dovemmo scavalcarne alcune per arrivare alla scalinata esterna che conduceva all'appartamento di Glen al secondo piano.
Kitoko mi piacque appena la vidi. Era sui venticinque anni, magra, non una gran bellezza ma con un enorme sorriso amichevole. Come Mafuta, parlava solo lingala e francese, ma non aveva bisogno che le facessi un disegnino per capire che bramavo un bagno che, fortunatamente, avevano. Fui sollevata dall'apprendere che avevano una stufa a cherosene – nessuna immondizia per cucinare qui! Il posto era anche dotato di lampade al cherosene (e di un forte odore di cherosene) per quando l'elettricità andava via, il che avveniva spesso.
Kitoko stava cucinando del moambe – pollo e riso con una salsa di arachidi e di olio di palma – che riempiva la cucina con un aroma meraviglioso. Glen mi mostrò la sua collezione di cassette – per metà rock 'n' roll e per metà musica zairese contemporanea – e mi invitò a fare una scelta. Odio quando la gente fa così, quindi afferrai qualche cassetta a casaccio e gliela porsi.
Mentre ascoltavamo musica e aspettavamo il moambe, Glen spiegò che aveva incontrato Kitoko mentre volava e faceva altri strani lavori per la Repubblica di Mabili. Venne fuori che era la figlia del cugino della moglie di Luk – una parentela che dovetti ammettere era ben oltre la mia comprensione. Lavorava in centro per una società di import-export ed era anche la tuttofare, gli occhi e le orecchie di Luk a Kinshasa.
Art aveva ragione su una cosa. Avevo dormito per tutto il viaggio a Zurigo e per la maggior parte del tragitto verso lo Zaire, e per le nove (orario di Kinshasa) stavo cominciando a riprendere le forze per una nottata di poker o qualcosa del genere. Comunque, dopo aver ingurgitato un paio di bottiglie di birra locale a cena e dopo cominciai a rilassarmi, e per l'una del mattino fui pronta per un sonnellino. Otto ore dopo facemmo colazione a base di banane (dalla loro dispensa) e di biscotti Oreo (dalla mia), e Kitoko ci abbracciò per salutarci. Mafuta ci stava aspettando di sotto con la macchina, e riuscimmo a tornare all'aeroporto senza venire rapinati, presi a sassate, fatti esplodere, garrotati, gasati, spinti, scaraventati, intrappolati in un fuoco incrociato, cecchinati, bruciati e senza che ci sparassero addosso. Nessuno ci colpì nemmeno con un gavettone. Nonostante tutto, durante la notte qualcuno aveva prelevato il carburante dall'elicottero, che era rimasto parcheggiato in piena vista all'aeroporto sotto sorveglianza da parte di un meccanico appositamente corrotto per tutto il tempo. Solo ordinaria amministrazione, per quanto riguardava Glen, che ci fece mettere in marcia con una sola ora di ritardo.
Una volta in aria e stabilizzati, Glen mi disse che ora potevo vantarmi con gli amici a casa di aver incontrato una vera spia. All'inizio pensai che si stesse riferendo a se stesso, ma non aveva senso. Dopo averci pensato un attimo dissi: “Oh, intendi Mafuta.”
“No, non Mafuta. Lui è solo un ammasso di muscoli. Sto parlando di Kitoko. La maggior parte delle spie reali non hanno nulla a che vedere con quelle nei romanzi di spionaggio.”

Lukombo Owona.

La strada per Bolamba era abbastanza semplice: segui il fiume Zaire a nord-est per ottocento chilometri, gira a sinistra al Mongala e dopo ottanta chilometri sei arrivato. La parte dello Zaire è facile – è un fiume enorme, grande e fangoso come il Mississippi. Anche girare a sinistra al Mongala sarebbe facile, se fosse contrassegnato da qualche bel monumento come il World Trade Center. Non era un problema di cui dovessi preoccuparmi io. Ovviamente Glen aveva un qualche modo di sapere come riconoscere il Mongala tra tutti gli affluenti che si dipanano e scompaiono nella foresta pluviale ogni pochi chilometri.
Anche se avremmo potuto prendere una strada dritta sono felice che non lo facemmo, perché altrimenti non avrei visto una delle cose più belle del mondo, una sorta di villaggio galleggiante che viaggia avanti e indietro tra Kinshasa e Kisingani. Da quello che ho potuto capire, è una nave a vapore che sospinge una serie di chiatte così stracolme di beni e persone che in realtà non puoi davvero vedere le chiatte. C'erano coccodrilli vivi, galline e capre, un divano troppo imbottito e delle poltrone che stavano venendo trasportate a monte (e che fornivano posti a sedere per una dozzina di persone), scatole, sacchi, casse, mucchi di vestiti, una Jeep arrugginita, una pila di bare, un pianoforte verticale, gente dappertutto, neonati e bambini ovunque, donne che pestavano qualcosa che dopo scoprii essere manioca in grossi tubi smaltati, gente che cucinava, gente che commerciava, gente che scommetteva, gente che saltava da una chiatta all'altra. Ogni chiatta aveva un bar, e musica e danze non si fermavano mai, giorno e notte. Commercianti da villaggi interni risalgono gli affluenti per raggiungere il fiume e si incontrano con il vaporetto – può richiedere loro giorni. Lungo la strada, della gente pagaia fino alle chiatte e ci si lega per vendere cose come banane, pesci, scimmie e pappagalli, e per comprare cose come pentole e ciotole smaltate, lame di rasoio e vestiti da riportare ai loro villaggi. Glen disse che si trattava quasi di un villaggio vero e proprio, con bambini che nascevano a bordo e crescevano mettendo piede a terra molto raramente, sempre su questo vaporetto trascina-chiatte che fa continuamente la spola da Kinshasa a Kisingani. Avrei voluto che Ishmael potesse vederlo, era una così eloquente dimostrazione del fatto che non esiste un unico modo giusto di vivere per le persone – certamente non era una vita per tutti, ma devo ammettere che esercitava un'attrazione potente su di me.
Fu solo quando stavamo sorvolando il fiume a mezzo chilometro di altezza che compresi che cosa Glen aveva voluto dirmi riguardo il viaggiare di notte sopra la foresta pluviale senza loran o previsioni metereologiche. La foresta è una cosa sola da un orizzonte all'altro, e cresce direttamente dalle coste del fiume. Colti da una tempesta, avremmo avuto solo due scelte – consegnarci alla foresta o andare direttamente nel fiume stesso. La prima sarebbe stata morte quasi certa, e la seconda non molto più promettente. Con la luce del giorno il problema si sarebbe potuto risolvere facilmente atterrando nella radura di uno dei villaggi situati lungo il fiume; di notte quelle radure sarebbero state completamente invisibili.
Eravamo in volo da circa tre ore, immagino, quando girammo a nord per seguire il Mongala. Su questo affluente vedemmo un terzetto di piroghe venire pagaiate verso lo Zaire, dove si sarebbero agganciate al villaggio galleggiante quando sarebbe passato davanti al Mongala, l'indomani mattina presto. Glen disse che stavano trasportando patate dolci e manioca, che mi spiegò essere una radice che viene polverizzata in una farina e poi cucinata in una sorta di equivalente tropicale dei fagottini di patate. Dopo un'altra mezz'ora avvistammo Bolamba. All'inizio pensai che Glen mi stesse prendendo in giro e che la vera Bolamba fosse altri cinquanta o sessanta chilometri più avanti. Ma no, era perfettamente serio. Questo piccolo, scalcinato villaggio, grande più o meno quanto un campo di baseball, era la capitale della Repubblica di Mabili. So che suona stupido, ma mi sentii insultata. Voglio dire, se avessi saputo che era tutto qui avrei detto: 'Ehi, sentite, non mandatemi a Bolamba, spedite Bolamba qui da me.'
Percependo la mia offesa, Glen mi spiegò che era stata una città molto più grande durante l'epoca coloniale e che, nonostante il suo aspetto poco impressionante, era ancora un importante centro commerciale per l'intera regione. Atterrammo nel campo giochi della scuola – e dozzine di bambini e adulti spuntarono fuori per vedere chi o cosa Glen avesse portato. Tra di loro c'era un giovane che si fece avanti e si presentò come Lobi, l'assistente del ministro, e mi invitò a seguirlo alla residenza ufficiale, a un isolato di distanza. Afferrò la mia valigia e il mio zaino prima che potessi impedirglielo e disse: “Questo è tutto ciò che ha portato?”
Ammisi di sì e ci avviammo. Mi chiese educatamente, in un inglese pesantemente accentato, se avessi fatto un buon volo e se la mia permanenza a Kinshasa fosse stata 'soddisfacente'. Gli assicurai che l'avevo fatto e che lo era stata, e questo fu tutto dal punto di vista della conversazione.
La residenza ufficiale era un insieme di edifici conosciuta come il Complesso, risalente ai giorni colonialisti – molto bello da guardare dall'esterno, con nient'altro che una targa di bronzo all'entrata a indicare le sue funzioni governative. L'edificio di fronte in realtà sembrava una versione meno ben tenuta dell'ambasciata zairese a Washington. Entrammo e Lobi fece un cenno a qualcuno alla reception, mi portò al secondo piano, mi mostrò dove trovare un bagno e mi fece sedere su una panchina.
“Il ministro sa che lei è qui”, disse, “e verrà da lei il prima possibile. Nel frattempo porterò le sue cose nella sua stanza. Va bene?”
Dissi che andava bene e lui si allontanò per il corridoio. Dieci minuti dopo tornò e sembrò sorpreso che fossi ancora lì seduta.
“Il ministro non è venuto?” chiese, a mio parere piuttosto inutilmente.
Gli dissi che non l'aveva fatto.
Lui replicò che avrebbe controllato che cosa lo stava trattenendo e scomparve attraverso una porta in fondo al corridoio. Dopo circa tre minuti ne fece capolino e mi fece cenno di avvicinarmi.
“Era al telefono”, disse Lobi, “ma ora è pronto a riceverla.”
Mi condusse attraverso un ufficio esterno – come se fosse stato progettato per una segretaria ma al momento ne fosse privo – e finalmente nella sancta sanctorum, dove un uomo che era senza ombra di dubbio Luk Owona si alzò dalla sua poltrona per farmi un inchino formale.
“Benvenuta a Bolamba, signorina Gerchak”, disse in un tono non molto accogliente, e mi invitò a sedermi. Senza mostrare molto interesse, mi rivolse i soliti convenevoli su come sperava che avessi fatto un volo piacevole e una permanenza soddisfacente a Kinshasa, poi passò direttamente agli affari.
“Mi sembra di capire”, disse osservandomi sprezzantemente da dietro i suoi spessi occhiali, “che lei stia cercando assistenza nel trovare una casa per un gorilla delle pianure.”
Stando lì seduta ad ascoltarlo, finalmente capii quanto si era sbagliato Art Owens nello stimare la situazione. Avrei potuto capirlo dal fatto che Luk non era venuto a prendermi a Kinshasa (e probabilmente non ne aveva mai avuto l'intenzione). Avrei potuto capirlo dal fatto che non si era preso la briga di attraversare a piedi un isolato per venire incontro all'elicottero – o di mettere fuori la testa nel corridoio, o perfino di venir fuori da dietro la sua scrivania per salutarmi. Ma lo avevo sicuramente capito ora. Contrariamente a quanto Art aveva dato per scontato, suo fratello Luk non ci era amico. Non sapevo se fosse nostro nemico, ma di sicuro non era un alleato. Nel giro di tre secondi netti fui completamente infuriata – parzialmente verso Art per essere così cieco e parzialmente verso Luk per essere qualunque cosa fosse. Persi del tutto il controllo, e quando succede sono capace di fare cose molto stupide. Ciò che feci a quel punto potrà sembrare ardito e coraggioso ad alcune persone, ma io non mi faccio illusioni simili. Fu stupidità, pura e semplice.
Dissi che mi sembrava di aver capito che lui e suo fratello avessero avuto padri diversi. Lui rimase chiaramente sconcertato dal fatto che avessi introdotto questo elemento personale nella nostra conversazione, ma ammise che era vero.
“Il padre di Art deve avergli insegnato l'educazione”, dissi.
Luk rimase seduto perfettamente immobile per circa venti secondi, mentre cercava di comprendere il senso di questa replica, poi, quando ci riuscì, il suo volto nero divenne cinereo, come carbone consumato.
Mi augurai immediatamente di essere morta. Di essere a casa, o almeno di nuovo sull'elicottero. Immaginai di venire portata via e uccisa. Lui mi guardò come se lo stesse immaginando anche lui. Gli restituii l'occhiata – almeno questo lo so: se scappi vieni attaccato.
“Come osi”, disse alla fine in tono freddo, “venire nel mio ufficio e insultarmi.”
“Come osi tu”, dissi gelidamente, “essere così inospitale verso un'amica di tuo fratello che ha viaggiato dodicimila chilometri per chiedere un favore.”
Ero davvero ispirata al punto tale da usare la parola inospitale? Non ci giurerei, ma ero certamente ispirata.
Lui mi fissò e io lo fissai a mia volta. Presto crebbe in me la sensazione che le nostre posizioni si fossero ribaltate. Adesso era lui che stava cominciando ad augurarsi di essere morto. Abbassò gli occhi e seppi che, incredibilmente, avevo vinto. Magari non mi ero fatta un amico per la pelle, ma l'avevo spinto più forte di quanto lui avesse spinto me.
Restammo lì seduti. Chiaramente non sapeva cosa fare, e di sicuro io non ne avevo la più vaga idea. Avevo appena insultato gravemente un uomo abbastanza potente da farmi uccidere – e lo avevo costretto ad ingoiare l'offesa. Nessuno di noi due sapeva come procedere da quel punto.
Finalmente, disperata, dissi: “Suo fratello mi ha chiesto di dirle che ha nostalgia di lei – e dell'Africa.”
Era pura invenzione, naturalmente. Non aveva mai espresso una simile emozione o nulla di remotamente simile.
“Questo”, disse Luk, “è difficile da credere.”
Scollai le spalle come per dire: 'Che cosa si può fare con qualcuno così stupido?'
“Sta bene?”
“Se la cava bene”, risposi ambiguamente. La sua domanda e la mia replica significavano che una guerra aperta era stata evitata.
Dopo un'altra lunga pausa disse: “Per favore, accetti le mie scuse... E per favore mi spieghi cos'è questa storia del gorilla.” Pensai che fosse stato furbo a unire una domanda alle scuse in questo modo. Gli risparmiava l'umiliazione aggiuntiva di doversene stare lì seduto a ricevere il mio perdono.
Tuttavia, era chiaro dal suo tono che immaginava che 'questa storia del gorilla' fosse solo una copertura per una questione più importante. Questo mi costrinse a cambiare leggermente la posizione che avevo previsto di dover assumere a Bolamba. Se avessi detto a Luk la verità, che Art voleva solamente reinserire un gorilla, Luk avrebbe potuto tranquillamente liquidare la faccenda come indegna della sua attenzione. Era di sicuro l'impressione che stavo ricevendo. Per evitare questo esito, ribaltai le carte in tavola e spiegai che ero io la persona interessata a reinserire il gorilla. In altre parole, invece di rappresentarmi come uno strumento che Art stava usando per arrivare al suo scopo, feci sembrare Art uno strumento che io stavo usando per arrivare al mio scopo. Fu una mossa audace e potenzialmente disastrosa, dato che ebbi non più di cinque secondi per decidere se avesse senso o meno.
Per Luk ebbe senso in un modo che non avrei potuto prevedere neanche se avessi avuto sei mesi per rifletterci. Glielo vidi lampeggiare negli occhi, vidi una scossa percorrere l'intera superficie del suo corpo mentre ogni molecola del suo corpo si riallineava a questa nuova realtà. Art, comprese in quell'istante, era impazzito. Per la precisione, era pazzo di me. In una frazione di secondo nell'immaginazione di Luk ero passata dall'essere una ragazzina sudicia ed esausta per il viaggio all'essere una ninfetta tentatrice. Non c'era nulla che potessi fare a riguardo – e nulla che volessi fare. Nella mente di Luk, chiariva tutto. Avevo un gorilla (Dio solo sapeva come o perché) che volevo reinserire nella foresta pluviale dell'Africa centro occidentale. Art non poteva resistere ai miei desideri. Non poteva venire in Zaire di persona per risolvere la faccenda, quindi eccomi lì. Tutto questo trambusto e queste spese non erano solo per il bene di un gorilla – sarebbe stato assurdo. Erano per me. Questo era qualcosa che Luk poteva comprendere... Quindi lasciai che lo facesse.
Dopo il mio incontro con Luk mi venne mostrata la mia stanza, che comunque non era nulla di cui scrivere a casa. Appesi il vestito che avrei indossato il giorno seguente per incontrare Mokonzi Nkemi e cercai di lisciare alcune delle pieghe più evidenti. Era un vestito molto grazioso e femminile, un tipo che non mi piace molto, ma mi era stato detto (ancora e ancora) che jeans e maglietta sarebbero stati orribilmente mal a propos per incontrare il presidente della repubblica. In fondo al corridoio c'era un bagno con una vasca quasi abbastanza profonda per nuotarci, e io feci un lungo e meraviglioso bagno, seguito da un sonnellino.
Dato che non c'erano molte persone che parlassero inglese a disposizione, Solo Glen si era nominato mia guida per la serata. Ci sarebbe stata una grande cena a buffet in ciò che spacciavano per una sala da ballo, ma fui sollevata dall'apprendere che non era in mio onore. Al contrario, era solo lo stile di Nkemi organizzare un banchetto che durasse tutta la notte per ciò che era fondamentalmente l'intero governo. Lui e Luk erano raramente disponibili, perché sentivano che la presenza dei grandi capi avrebbe potuto intimorire i sottoposti e spingerli a trattenersi. Quella notte (come per la maggior parte delle notti) erano attese trenta o quaranta persone – i lavoratori e le loro famiglie, dai neonati ai bisnonni.
Glen mi avvertì che, mi piacesse o no, il mio ingresso avrebbe causato scalpore, e lo fece, soprattutto tra i bambini e i giovani adulti. Un muro di gente piena di domande si formò intorno a me, e Glen mi disse che mi sarebbe convenuto soddisfare la loro curiosità in gruppo, altrimenti mi avrebbero braccata individualmente tutta la notte, ripetendomi sempre le stesse domande. Naturalmente volevano sapere perché fossi lì, e io spiegai che era per vedere il presidente. Naturalmente a quel punto vollero sapere perché lo volessi vedere. Dopo aver tradotto la domanda, Glen mi avvisò che sarebbe stato meglio dire che non potevo parlarne, e io seguii il suo consiglio. Vollero sapere esattamente da dove venivo e com'era lì, con tutti i dettagli. Vollero sapere cosa pensavo del cibo, della musica, delle strade e del tempo zairese. Vollero sapere cosa si poteva vedere nella televisione americana, e finii per cercare inutilmente di spiegare loro che cosa fosse una situation comedy. Io chiesi loro che cosa poteva essere visto nella televisione zairese, e questo provocò una grande risata. Glen mi spiegò che Mobutu andava matto per il wrestling professionistico, quindi questo era più che altro ciò che passava in televisione. Alcuni dei più adulti vollero sapere se approvassi le politiche statunitensi in posti come Libia, Israele e Iran. Quando risposi che cercavo di mantenere una mente aperta a riguardo e dissi a Glen di spiegare che stavo scherzando, lui mi avvisò che non l'avrebbero capito e aveva ragione, non lo capirono. Mi feci perdonare essendo (per una visitatrice) insolitamente preparata sulla storia della Repubblica di Mabili, il che ovviamente fece loro molto piacere.
Dopo circa un'ora, Glen indisse una pausa così da poter mangiare qualcosa. Mi condusse intorno ai tavoli, dove sembravano esserci circa cinquanta piatti diversi – la maggior parte dei quali era roba che neanche Glen fu in grado di identificare. Scelse cinque o sei cose che riconobbe e pensò mi potessero piacere, poi me ne fece assaggiare altre cinque o sei, giusto per provare – nulla di strano o terribilmente esotico, quindi non ebbi l'occasione di verificare se le termiti fritte sanno davvero di popcorn. Era tutto molto saporito. Voglio dire che era strano trovare qualcosa che non avesse un proprio sapore distinto, al contrario della maggior parte del cibo americano, che non sa di nulla e quindi viene insaporito con qualcos'altro – sale, pepe, salsa di soia, mostarda o succo di limone. Una delle cose che provai su consiglio di Glen fu della scimmia affumicata, che immagino pensasse mi avrebbe sconcertato. Non era nulla di squisito, ma non mi sconvolse.

Mokonzi Nkemi.

Lo scopo della mia intervista con Luk Owona mercoledì pomeriggio era stato abbastanza chiaro. Nella storia che stavamo cercando di dar loro a bere, era suo compito scoprire che cosa volessi, cosicché potesse preparare Mokonzi Nkemi per il nostro incontro di giovedì mattina. Per quanto Nkemi ne avrebbe saputo, la mia richiesta non aveva nemmeno la più remota connessione con Art Owens, che era persona non grata e non avrebbe dovuto venir menzionato da nessuno. L'incontro con Nkemi avrebbe dovuto essere molto semplice. Sarei entrata, avrei scambiato dei convenevoli e spiegato che cosa volessi. Nkemi avrebbe detto 'Certo, perché no', poi io avrei detto 'Grazie, arrivederci', e sarei tornata a casa. Aveva perfettamente senso per tutti credere che sarebbe andata in questo modo.
Nkemi aveva una reception con una vera segretaria. Dopo essere stata accompagnata lì dal mio fedele Lobi (il cui nome, mi disse Glen, era la parola lingala che significava sia 'ieri' che 'domani'), mi sedetti, aspettai per dieci minuti e poi venni fatta entrare. L'ufficio di Nkemi era considerevolmente più grande ed elegante di quello di Luk, ma la vera sorpresa fu l'individuo stesso. Per nessun vero motivo, mi ero aspettata qualcuno basso, solido e dal portamento eretto – un generalissimo, insomma. Al contrario, Nkemi era uno studioso alto, allampanato e con le spalle pendenti in un completo nero, con camicia bianca e cravatta scura. Anche lui portava gli occhiali, ma se li tolse per farmi cenno di sedermi a una poltrona di fronte alla sua scrivania.
“Si unisce a me per del caffè?” mi chiese. Poi, vedendo che esitavo, mi assicurò che sarebbe stato fatto con acqua purificata. Dissi che l'avrei bevuto volentieri, per quanto in realtà avrei preferito evitarlo. Mi chiese ancora più dettagliatamente della piacevolezza del mio viaggio e della mia permanenza a Kinshasa. Inoltre aggiunse delle domande sulla mia stanza nel Complesso e sulla cena della notte precedente, che per qualche motivo definì 'ricevimento'. Presto arrivò il caffè e lo bevemmo. Poi, finalmente, ci preparammo a occuparci degli affari. Mi spiegò che gli dispiaceva mettermi fretta, ma stava aspettando una telefonata da Parigi in pochi minuti. Io dissi che lo capivo e che non mi infastidiva affatto. Lui disse che il signor Owona gli aveva descritto il mio progetto. Mi chiese di spiegarglielo in dettaglio.
Si andava in scena, finalmente.
Il gorilla Ishmael, spiegai, era una celebrità in America, più o meno come il gorilla Gargantua lo era stato nella generazione precedente. Gargantua aveva finito col morire in cattività, ma molte cose erano cambiate tra gli animalisti americani da allora. C'era un forte desiderio di vedere Ishmael rilasciato nella foresta, e i suoi proprietari erano disposti a collaborare per raggiungere questo scopo – che consisteva non solo nel rinunciare a un animale che valeva molto, ma anche nello spendere molto denaro per riportarlo nella sua madrepatria, nella foresta pluviale dell'Africa centro occidentale. Tutto ciò che ci serviva era assistenza nel trasportare Ishmael dal suo punto di arrivo a Kinshasa fino al luogo in cui sarebbe stato rilasciato nella Repubblica di Mabili.
Nkemi mostrò un educato interesse chiedendomi se pensassi che un animale che aveva passato tutta la vita in cattività sarebbe stato in grado di sopravvivere allo stato selvaggio. Questa era una delle tante domande a cui ero stata allenata a rispondere.
“Se si trattasse di un predatore, no”, replicai. “Un leone adulto che avesse vissuto in una gabbia tutta la vita quasi sicuramente non avrebbe le capacità predatorie necessarie per sopravvivere allo stato selvaggio. Ma un animale raccoglitore come un gorilla non avrà problemi nel sopravvivere nell'habitat appropriato. Nonostante questo, i suoi responsabili rimarranno con lui nella foresta finché non saranno sicuri che vi si è stabilito con successo. Se non ci dovesse riuscire, dovranno scegliere tra riportarlo a casa e dargli una morte indolore.”
Non mi piacque nominare quest'ultimo punto, ma doveva essere detto.
Nkemi volle poi sapere se l'impresa fosse sponsorizzata o almeno appoggiata da qualche gruppo animalista internazionale come il World Wildlife Fund. Segnai un punto per Art, che aveva previsto questa domanda. Ciò che Nkemi stava cercando era la possibilità di poter ottenere dei buoni titoli sui giornali della stampa mondiale. Gli dissi che non avevamo ancora chiesto una simile sponsorizzazione, ma che se fosse stato necessario lo avremmo fatto volentieri.
Nkemi chiese perché questa missione era stata affidata a una ragazzina. Questo era uno dei punti deboli della nostra storia, a mio parere, ma non avevo altra scelta che ripetere ciò che avevamo stabilito. Era stata indetta una competizione nazionale nelle scuole, che sarebbe stata vinta dallo studente che avesse scritto il saggio migliore in cui sollecitasse il ritorno a casa di Ishmael. Io l'avevo vinta, e il premio era questo viaggio e la responsabilità di chiedere assistenza al presidente della Repubblica di Mabili. L'opinione di Nkemi per questa favoletta non sembrò molto migliore della mia, ma non fece commenti.
“Mi dica una cosa, signorina Gerchak”, disse dopo un po'. “Che motivo pensa che abbia di assecondarla in questa faccenda?”
“Avrei sperato che l'occasione di fare una buona azione sarebbe stata un motivo sufficiente.”
Annuì per mostrare la sua approvazione per la diplomazia di questa risposta, ma la questione non era chiusa. “Ma immagini”, continuò, “che la semplice occasione di fare una buona azione non fosse sufficiente.”
“Va bene”, dissi. “Posso immaginare una cosa simile. Per favore, mi dica che cosa sarebbe sufficiente.”
Scosse la testa. “Non sto cercando una bustarella, signorina Gerchak. Voglio che trovi qualcosa in questa faccenda che la renda degna della mia attenzione perché, a essere onesti, io non lo vedo. Per essere brutalmente chiaro, che cosa ci guadagno io? E se non ci guadagno nulla io, che cosa ci guadagna Mabili – o l'Africa? Non sono un uomo terribilmente avido, ma di sicuro mi aspetto di venire pagato in qualche modo per la mia collaborazione. Lei sta ottenendo qualcosa che vuole. I proprietari di questo animale stanno ottenendo qualcosa che vogliono – altrimenti non lo farebbero, glielo assicuro. E se ciò che mi dice è vero, allora tutti gli animalisti d'America otterranno qualcosa che vogliono. Perché, tra tutte queste persone, io dovrei essere l'unico che non ottiene nulla?”
Questa era senza dubbio una gran bella domanda, e dato che non avevo la più pallida idea di come rispondere, non riuscivo a vedere altro esito che il fallimento dell'intera missione. Ero in preda a un puro terrore, e il mio cervello si chiuse.
“Il problema è”, dissi, “che non so che cosa lei voglia.”
Lui scosse la testa di nuovo, esattamente nello stesso modo – dolorosamente, con aria afflitta. “Il punto non è ciò che voglio, signorina Gerchak. Se avendo saputo del suo desiderio di reinserire questo animale l'avessi invitata qui così da poterla convincere a permettermi di aiutarla, allora avrebbe sicuramente il diritto di aspettarsi che io le spiegassi perché questa opportunità dovrebbe essere data a me anziché a qualcun altro. Vorrebbe sapere in che modo dare a me (anziché a qualcun altro) questo compito le porterebbe dei benefici. E io glielo direi, perché lo avrei stabilito fin dall'inizio, prima di invitarla qui.”
Rimasi seduta a fissarlo come una stupida.
“Lei è una giovane incantevole”, continuò Nkemi, “e ha senza dubbio scritto un saggio incantevole, ma temo che gli organizzatori di questa faccenda avrebbero fatto meglio a mandare qualcuno che sapesse come questi affari vengono condotti.”
“Molte persone rimarranno deluse”, tentai debolmente.
“Renderli felici non è compito mio.”
“Ma stiamo chiedendo così poco!” mi lamentai.
Scrollò le spalle. “Se chiedi poco allora naturalmente puoi offrire poco. Ma chiedere poco difficilmente giustifica offrire nulla.”
Fortunatamente, in quel momento il segretario di Nkemi entrò a dirgli che la sua telefonata da Parigi era arrivata. Mi chiese se mi sarebbe dispiaciuto aspettare fuori per qualche minuto. Dispiacermi? Arrivai alla porta come se le mie scarpe avessero preso fuoco.
Avrete un'idea del mio stato mentale se vi dico che considerai di telefonare ad Art. Immaginai che fossero le quattro e mezzo di mattina dove si trovava, quindi almeno sarebbe stato a casa. Il problema era che non sapevo quanto tempo avrei avuto, né quanto ci sarebbe voluto per inoltrare la chiamata. Decisi che il mio tempo sarebbe stato speso meglio calmandomi e cercando una qualche brillante risposta che al momento trovavo inimmaginabile.
Inoltre, avevo già sentito cosa Art aveva da dire sull'argomento. Era l'autore dell'argomentazione basilare che avevo appena provato: Non stiamo chiedendo molto, quindi perché non ce lo dà? Quest'argomentazione si era rivelata inefficace. Ishmael non aveva offerto alcuna argomentazione su questo punto, ma se l'avesse fatto, quale sarebbe stata?
Bizzarramente, non sapevo che ragionamento avrebbe fatto, ma sapevo come lo avrebbe fatto. Avrebbe raccontato una storia – una favola. Una favola su un re e un supplicante straniero... Su un re a cui viene chiesta assistenza per una riparazione di qualche tipo, ma che in qualche modo non capisce che la riparazione stessa è la sua ricompensa... Avevo visto Ishmael concepire una parabola utilizzabile nel giro di minuti. Poteva essere fatto. Il problema era trovare i giusti elementi e farli funzionare insieme... Pensai a una perla. Pensai a una moneta d'oro. Dopo essermi riscaldata con questi, mi avventurai a prendere in considerazione la struttura dell'orecchio interno che controlla l'equilibrio; se avessi saputo come si chiama quel maledetto affare avrei potuto utilizzarlo. Finalmente mi venne un'idea che pensai fosse buona quanto qualunque altra che avrebbe potuto venirmi, e cominciai a lavorarci sopra.
Dopo circa cinque minuti ero pronta per Nkemi, e Nkemi era pronto per me.
“Mi piacerebbe raccontarle una storia”, dissi quando fui di nuovo seduta nel suo ufficio. Nkemi mi fece un piccolo cenno con il capo, mostrando che lo trovava un approccio originale e interessante e che potevo procedere.
“Un giorno un principe venne avvicinato da un visitatore straniero che era venuto per chiedere un favore. Il principe condusse il visitatore in una camera privata e gli chiese quale favore volesse.
“'Vorrei che apriste le porte del vostro castello così che io possa portare dentro un cavallo e farlo alloggiare nella vostra stalla', disse lo straniero.
“'Che tipo di cavallo?', chiese il principe.
“'Uno stallone grigio, Vostra Altezza, con una stella nera sulla fronte.'
“Il principe fece una smorfia e disse: 'C'era un cavallo come quello nella stalla di mio padre quando ero un bambino. Poi ci fu un incendio disastroso e quel cavallo scomparve insieme a molti altri.'
“'Aprirete le porte, allora, e mi lascerete alloggiare il cavallo nella vostra stalla?'
“'Non capisco perché dovrei', replicò il principe. 'Perdonami se sono scortese, ma che ci guadagnerei dal farti questo favore?'
“'Pensavo che aveste capito, Vostra Altezza', disse lo straniero. 'Questo è lo stesso cavallo che scomparve dalla stalla di vostro padre quando eravate un bambino. Sto solo riportando indietro qualcosa che non avrebbe dovuto andarsene fin dall'inizio'.”
Nkemi sorrise e fece un cenno che sembrava dire: 'Vai avanti'.
“Non le stiamo chiedendo di occuparsi di qualcosa che appartiene a noi”, gli dissi. “Stiamo cercando di restituirle qualcosa che appartiene a lei.”
Nkemi annuì, ancora sorridendo. “Vede? Avrei potuto scoprire questo vantaggio da solo con un minimo di ragionamento. Ma era compito suo mostrarmelo, non mio scoprirlo. Aspettandosi che trovassi da solo un qualche guadagno nella sua proposta, stava peccando di maleducazione – benché io capisca che non ne avesse l'intenzione.”
“Capisco”, dissi, “e sono completamente d'accordo.”
“Naturalmente sarò felice di collaborare in questa strana piccola impresa. Il signor Owona si occuperà di tutti i dettagli.”
E con questo, si alzò e mi porse la mano per dirmi addio.
Otto ore dopo ero in volo, diretta a Zurigo.

Questioni di tempismo.

Dopo un lungo e noioso scalo ad Atlanta, fui a casa prima della mezzanotte di venerdì – a casa ma virtualmente comatosa. Mia madre mi ficcò a letto. Non fui troppo amichevole quando mi svegliò alle otto dell'indomani mattina per dirmi che il signor Owens stava venendo a prendermi. Sarei rimasta volentieri incosciente per altre sei ore, ma mi alzai, mi feci una doccia, mi vestii e finii di fare colazione in tempo per andargli incontro per strada, in modo che non dovesse entrare in casa e scambiare dei convenevoli con mia madre. Avremmo dovuto farci novanta minuti di macchina per arrivare al parco di divertimenti, che a quel punto si era spostato due città a nord. Dopo avergli fatto un resoconto della mia avventura africana, gli chiesi cosa stesse succedendo.
“Sono successe due cose da quando sei partita”, disse. “Una è che Ishmael si è preso un terribile raffreddore che temo potrebbe trasformarsi in polmonite. Non ci sono molti veterinari capaci di curare un gorilla, ma ne ho trovato uno e un'ambulanza si sta dirigendo al parco di divertimenti in questo momento.”
Tutto quello che avrei voluto dire a questo punto era: 'Starà bene, non è vero?', ma conoscevo Art abbastanza bene da sapere che se avesse avuto delle rassicurazioni da darmi me le avrebbe già date, a quel punto. Non appariva terribilmente preoccupato, e avrei dovuto accontentarmi di quello.
“Qual è la seconda cosa?”
Fece una risata breve e amara. “La seconda cosa è che Alan Lomax ci ha rintracciati.”
“Ascolti”, dissi, “deve dirmi che cos'è questa storia con Alan. So che Ishmael non vuole parlarne, ma questo non dovrebbe impedire a lei di farlo.”
Art continuò a guidare per un po' mentre rifletteva sul problema. Alla fine disse: “Ogni tanto, Ishmael incontra un allievo che non vuole lasciarlo andare. Che diventa... Possessivo. Questo spaventa Ishmael a morte – e per buone ragioni.”
“Perché dice questo?”
“Pensaci. Una volta che possiedi un animale, be', diciamocelo, lo puoi controllare completamente.”
“Sì, ma Alan non possiede Ishmael.”
“Il punto è che Alan vuole possederlo. L'altroieri mi ha offerto mille dollari per comprarlo.”
“Oh, Cristo onnipotente”, gemetti. Volevo urlare. Volevo prendere a morsi il cruscotto. “Che cosa gli ha risposto?”
Art sorrise. “Che avrei accettato per duemilacinquecento.”
“Perché lo ha fatto?” chiesi indignata.
“Cosa avrei dovuto fare? Dovevo mantenere la finzione secondo cui, per quanto mi riguarda, Ishmael è solo uno dei tanti animali nella mia collezione.”
“Sì, posso capirlo.”
“Devi capire che dal punto di vista di Alan, lui sta facendo qualcosa di completamente ammirevole. Sta cercando di salvare Ishmael da una situazione disperata.”
“Ishmael non gli ha detto che non ha bisogno di venire salvato?”
“Sono sicuro che lo ha fatto. Ma non osa spiegare perché non ne ha bisogno.”
“Perché no?”
“Pensaci, Julie. Puoi capirlo da sola.”
Ci riflettei un po' e non arrivai da nessuna parte. “Alan come pensa che Ishmael sia arrivato nel serraglio?”
“Non ne ho idea.”
Viaggiammo in silenzio per un po'. Alla fine dissi: “Che cosa farà ora, secondo lei?”
“Alan? Secondo me andrà a casa e cercherà di raccogliere più soldi possibile. Una volta che sarà in grado di sventolarmi il denaro sotto il naso, l'avidità mi renderà manipolabile.”
“Ma Ishmael se ne sarà andato a quel punto, non è vero?”
“Oh, sì – a meno che Alan non riesca ad agire molto in fretta. Ishmael se ne andrà in poche ore, e il parco di divertimenti stesso sarà andato via lunedì a quest'ora.”
A quel punto arrivammo a una piccola città a circa metà strada, e che io sia dannata se non vidi proprio Alan Lomax venir rimorchiato in una stazione di servizio. Lui e un meccanico stavano trafficando sotto il cofano di una Plymouth che sembrava essere stata in circolazione dall'amministrazione Carter.
“Sembra che il motore abbia un problema”, osservò Art.
“Già.”
“Probabilmente è solo un po' di polvere nella ventola del radiatore.”
“Lo credi davvero?”
“Be', potrebbe essere”, replicò Art.
Lo guardai con curiosità. “Gliene servirà una nuova?”
“Oh, sì, prima o poi”, disse. “Sfortunatamente, non è facile trovare pezzi di ricambio in questa zona sperduta, specialmente di domenica. Se se la prende comoda, potrà probabilmente arrivare fino a casa senza ventola, ma arriverà troppo tardi per farla aggiustare entro oggi.”
“Che sfortuna”, dissi.

Addio, mio Ishmael.

Seduto in quella maledetta gabbia, aveva un aspetto orribile e appariva sofferente e misero, tirando su col naso e lamentandosi, con la pelliccia sparata in tutte le direzioni, ma non era sconfitto, e certamente non mostrava segni di stare per morire. In realtà era decisamente di pessimo umore e irritato, e non lo sarebbe stato se fosse stato pronto a esalare l'ultimo respiro.
Dopo aver ascoltato i dettagli della mia avventura africana, fu seccato da come lui e Art avessero frainteso Luk Owona e Mokonzi Nkemi così grossolanamente. “La regola dovrebbe essere: 'Augurati il meglio e aspettati il peggio', e noi invece ci siamo limitati a sperare in bene”, disse. “Sono in pensione da un mese e sto già perdendo lo smalto.”
D'altro canto, fu decisamente divertito dalla favola del cavallo grigio che avevo ideato per Nkemi.
“Hai detto qualcosa a proposito di un'idea a cui hai lavorato che riguardava l'orecchio interno. Che diavolo era?”
“Be', sai, c'è questo minuscolo affarino che galleggia nell'orecchio interno e ti aiuta a mantenere l'equilibrio. Stavo pensando... Lo stregone malvagio lo preleva dall'orecchio del principe al suo battesimo o qualcosa del genere, così lui cresce barcollando, e tutti i suoi figli e nipoti barcollano anch'essi. Poi un giorno il nipote dello stregone arriva al castello e dice al re: 'Sentite, vorrei restituirvi questo affarino'. E il re dice: 'Perché dovrei volere una cosa del genere? Che cosa ci guadagno se lo prendo?' Poi il nipote dello stregone gli spiega tutto.”
“Un po'... Contorto”, disse Ishmael dubbiosamente.
“Esatto. Ecco perché ho scelto il cavallo.”
“Sarai una brava insegnante”, disse Ishmael, cogliendomi di sorpresa.
“E' questo che dovrei diventare?”
“Non intendo un'insegnante professionista”, disse. “Tutti voi dovete essere insegnanti, che siate avvocati, medici, agenti di borsa, registi, industriali, leader mondiali, studenti, cuochi o spazzini. Niente di meno di un mondo composto da menti cambiate vi salverà – e cambiare menti è qualcosa che ognuno di voi può fare, non importa di chi si tratta o che lavoro fa. Ho detto ad Alan di raggiungerne cento, ma a dire la verità stavo diventando un po' impaziente con lui. Ovviamente non c'è nulla di sbagliato nel raggiungerne cento, ma se non ci riesci allora raggiungine dieci. E se non puoi raggiungerne dieci, raggiungine uno – perché quell'uno potrebbe raggiungerne un milione.”
“Io ne raggiungerò un milione”, gli dissi.
Lui mi osservò per un po', poi disse: “Credo che lo farai.”
“Cercherai di insegnare in Africa?” gli chiesi.
“No, no, niente affatto. Forse un giorno ti scriverò una lettera, ma altrimenti non farò nulla del genere.”
“Allora che cosa farai?”
“Mi inoltrerò nella zona più oscura, fitta e remota della foresta pluviale e cercherò di trovare una tribù che mi lasci cercare cibo con lei. Non voglio farti preoccupare, ma non ha senso nascondere il fatto che probabilmente non sopravviveremo come specie allo stato selvaggio per molto. Ma naturalmente porto nuovi strumenti per affrontare il problema.”
“Il che vuol dire?”
“Il che vuol dire che se sentirai di un vecchio, scaltro dorso argentato là fuori che nessuno sembra riuscire a intrappolare, saprai che si tratta di me.”
Dopo poco, Art venne a dirci che l'ambulanza era arrivata. Chiesi a Ishmael se potessi andare con lui.
“Preferirei davvero che non lo facessi, Julie. Non sarà affatto più facile salutarci domani di quanto non lo sia oggi.”
Allungai la mano attraverso le sbarre, e lui la prese come se fosse fragile quanto una bolla di sapone.

La vita continua.

Per quanto possa sembrare incredibile, lunedì mattina mi alzai, feci colazione e andai a scuola. Martedì mattina feci la stessa dannata cosa.
Non era davvero possibile per me restare in contatto con Art. Era lui che doveva restare in contatto con me, e lo fece. Attraverso di lui, seppi che Ishmael si era gradualmente ripreso e che un giorno del gennaio 1991 aveva cominciato il proprio viaggio in Africa. Non chiesi dettagli sul viaggio; non sarebbe stato divertente, e meno ne sapevo meglio era. A marzo Art mi chiamò per farmi sapere che la missione era stata compiuta. Ishmael era a casa, e se non gli piaceva avrebbe dovuto arrangiarsi.
In qualche modo misterioso, mia madre sembrò lentamente capire che la faccenda zairese era stata diversa da come le era stata presentata. Non mi affrontò per chiedermi una spiegazione o niente del genere. Invece, sviluppò una sorta di quieta lagnanza a riguardo, facendo cupi commenti come: “So che hai i tuoi segreti. Be', anch'io ho i miei.”
A settembre il parco di divertimenti Darryl Hicks tornò in città, e Art e io passammo un po' di tempo insieme. Gli dissi che, ripensandoci a un anno di distanza, trovavo difficile da credere che loro due non avessero trovato un altro modo per risolvere il problema del trasporto a parte me.
Art sorrise e disse: “Pensavo che l'avessi capito, ormai. Una ragazza intelligente come te.”
“Che vuole dire?”
“Avevamo altri due piani per risolvere il problema. Ciascuno di essi sarebbe stato più economico – e molto più semplice da attuare – che mandare te.”
“Allora, per l'amor di Dio, perché avete mandato me?”
“Ishmael ha insistito, naturalmente. Voleva che fossi tu a farlo e nessun altro.”
“Ma perché?”
“Immagino si potrebbe dire che era tutto ciò che gli rimaneva da darti. Questo era il suo ultimo regalo: la consapevolezza di aver giocato un ruolo fondamentale nella sua vita. E non c'è dubbio che tu l'abbia fatto. Che avremmo potuto risolvere il problema in un altro modo non cambia nulla.”
“Ma avrei potuto fallire!”
Art scosse la testa. “Sapeva che non avresti fallito. Questo era parte del regalo, naturalmente. Voleva che sapessi che era disposto ad affidarti la sua vita.”
“Alan si è fatto vivo di nuovo?”
“Sì, in effetti sì, proprio quando pensavo che l'avrebbe fatto. Eravamo in viaggio con tutti i nostri bagagli per l'alba, e ho lasciato un uomo per intercettarlo se si fosse fatto vivo, cosa che ha fatto intorno a mezzogiorno.”
“Perché l'ha fatto?”
“Perché doveva finire.”
“Non capisco.”
“Me ne rendo conto. Ishmael era in una posizione difficile quando si trattava di parlare di Alan con te.”
“Perché?”
Art tacque e mi indirizzò un'occhiata pensierosa. “Che cosa pensavi di Alan?”
“A dire la verità, pensavo che fosse inquietante.”
“Questo è proprio il motivo per cui Ishmael non poteva parlarti di lui. Non eri disposta ad ascoltare.”
“Vero, immagino.”
“C'è poco da immaginare, Julie. Per qualche motivo, quando si trattava di Alan la tua mente era chiusa.”
“Va bene, ha ragione. Continui.”
“La maggior parte degli allievi di Ishmael è stata come te in questo aspetto: quando è arrivato il momento di lasciarlo andare, l'ha fatto. Capisci di cosa sto parlando?”
“Non ne sono sicura. Non avevo molta scelta, comunque. Dovevo lasciarlo andare.”
Art non era d'accordo. “No, Julie, non eri costretta. Avresti potuto dire: 'Se non mi lascerai venire con te, mi taglierò le vene'.”
“Vero.”
“Alan era uno di quegli allievi che semplicemente non vogliono mollare l'osso. Ishmael aveva notato i segni fin da subito, e questo divenne un elemento essenziale dei suoi piani.”
“Che intende dire?”
“Quando è diventato chiaro che Ishmael avrebbe dovuto abbandonare il palazzo Fairfield, avrebbe potuto coinvolgere te nei suoi piani, ma non Alan. Stando così le cose, Ishmael non aveva altra scelta se non scomparire. Tutto ciò che Alan avrebbe dovuto vedere era che un giorno Ishmael era lì nel suo ufficio e il giorno dopo non c'era più. Era andato, scomparso nel nulla.”
“Vuol dire che Alan non sapeva che Ishmael avrebbe dovuto lasciare il palazzo?”
“Esatto. Che cosa avresti pensato se un giorno fossi entrata nell'ufficio di Ishmael e l'avessi trovato vuoto?”
“Accidenti, non lo so. Immagino che avrei pensato: 'Be', ragazzina, ora te la devi cavare da sola'.”
“Questo è come la prenderebbe la maggior parte delle persone – ma non Alan. Alan ha ragionato in questo modo: 'Se Ishmael è scomparso, allora devo trovarlo!' Il che è ciò che ha proceduto a fare.”
“Capisco. Non gli è venuto in mente che Ishmael volesse scomparire.”
“Dubito che abbia anche solo provato a pensare a che cosa Ishmael volesse. La cosa importante era ciò che voleva Alan, ossia riprendersi Ishmael.”
“Sì, capisco.”
“Ora, devi capire che Ishmael non stava semplicemente cercando di scaricare Alan. Stava cercando di svegliarlo. Stava cercando di eliminare la dipendenza di Alan nei suoi confronti. Altrimenti Alan sarebbe rimasto un allievo per sempre.”
“Che intende dire?”
“Ishmael non voleva semplicemente allievi, voleva allievi che potessero diventare insegnanti a loro volta. Non te lo ha detto chiaramente?”
“Sì. Ha detto che tutti i suoi allievi sono portatori del suo messaggio. Ecco perché è importante che abbiano 'un sincero desiderio di salvare il mondo'. Senza quel desiderio, potrebbero anche non fare nulla con ciò che imparano.”
“Esatto. Ma ecco che cosa Ishmael stava ricevendo da Alan: 'Non farò mai niente per salvare il mondo, non diventerò mai un insegnante come te, non diffonderò mai il tuo messaggio nel mondo, perché rimarrò qui e sarò tuo allievo per sempre'. E questo è ciò che Ishmael stava cercando di evitare.”
“Ora capisco.”
“Quando Alan ha rintracciato Ishmael al parco di divertimenti, la situazione è diventata ancora più disperata, perché Alan non stava più dicendo solamente: 'Voglio restare tuo allievo per sempre', adesso stava dicendo: 'Voglio comprarti, portarti a casa con me e restare tuo allievo per sempre'. Dovevamo davvero chiudere questa faccenda definitivamente.”
“Sì, posso capire.”
“Ma come avremmo potuto farlo, Julie? Cosa avresti fatto tu, conoscendo la nostra situazione? Alan è andato a casa, presumibilmente per raccogliere abbastanza denaro da comprare Ishmael in contanti. Ishmael soffre di un brutto raffreddore, tanto brutto che lo voglio far ricoverare. Quando Alan tornerà lunedì, Ishmael e il parco di divertimenti saranno spariti. Ma io posso lasciare indietro qualcuno con un messaggio per Alan.”
“Va bene.”
“Che messaggio gli lascio?”
“'Vai a casa e lasciaci in pace.'”
Art scosse la testa. “Non funzionerebbe, Julie. Alan sta salvando il suo maestro dalle forze del male. 'Vai a casa e lasciaci in pace' non basta.”
“Vero.” Scrollai le spalle. “So come lo farei io, ma non credo che Ishmael approverebbe.”
“Ishmael voleva che Alan abbandonasse ogni speranza di poter mai riprendere la sua carriera di allievo. Voleva che Alan si dicesse una volta per tutte: 'Ora posso contare solo su me stesso, completamente e per sempre. Ishmael non sarà mai più qui per me ad aiutarmi'. Voleva che Alan si dicesse una volta per tutte: 'Ishmael non c'è più, quindi devo diventarlo io stesso'.”
“Allora forse approverebbe.”
“Allora, che messaggio lasceresti per Alan?”
“Lascerei questo messaggio: 'Ishmael è morto. Le sue condizioni sono peggiorate sempre di più ed è morto di polmonite'.”
“Questo è il messaggio che gli ho lasciato, Julie.”
“Gesù.” Anche se non lo dissi, mi ricordo di aver pensato: Funzionerà?
Cinque mesi dopo ebbi la mia risposta.

L'Ishmael di Alan.

Nel resoconto di Alan Lomax della sua esperienza con Ishmael, lui ammette di aver affermato di non essere il tipo di scrittore che potesse diffondere il messaggio di Ishmael al mondo. Ma quando ha dovuto affrontare la morte di Ishmael, evidentemente è andato a casa e ha trovato il modo di diventarlo. Gli rendo onore per questo.
Ho parlato con molte persone che hanno letto il libro di Alan, e nemmeno una di esse ha commentato lo strano dettaglio che quando per Ishmael è venuto il momento di lasciare il Fairfield, se n'è andato senza dire una parola ad Alan. (Nemmeno Alan lo ha commentato!)
Similmente, nessuno sembra notare che Ishmael era ben lungi dall'essere contento quando Alan alla fine si è fatto vivo al parco di divertimenti Darryl Hicks. (E anche se Alan lo nota, non si sofferma ad analizzare questo fatto molto approfonditamente.)
Sono sicura che saranno tutti sollevati di sapere che non intendo paragonare punto per punto ciò che Ishmael ha detto a me e ciò che ha detto ad Alan. Per quanto mi riguarda, l'unica vera discrepanza riguarda la faccenda degli altri allievi di Ishmael. Se Alan ha detto la verità (e perché non avrebbe dovuto?), Ishmael gli ha dato l'impressione di aver avuto molti pochi allievi in passato – e di aver fallito con tutti loro. Questo è molto strano, dato che a me ha dato l'impressione opposta – che avesse avuto molti allievi e che avesse avuto successo con tutti loro, in diversa misura. Questo indica che Ishmael stesse offuscando i fatti per uno di noi, anche se non riesco a immaginare perché.
L'Ishmael di Alan è il mio Ishmael? Personalmente non credo, ma io difficilmente posso essere obiettiva a riguardo. L'Ishmael di Alan mi sembra un po' cupo e arcigno, e piuttosto a disagio con questo particolare allievo. Ma come percepiranno il mio Ishmael le persone che leggeranno questo resoconto? Non ne ho idea.
Ho imparato qualcosa di molto importante dal libro di Alan – a parte ciò che Ishmael aveva da insegnargli. Intendo dire che ho imparato qualcosa di Alan stesso. Non è facile esprimerlo a parole, in parte perché significa ammettere che mi sbagliavo. Leggendo il libro di Alan, ho imparato quanto sia facile saltare a conclusioni sbagliate su qualcuno e poi interpretare ogni cosa che fa attraverso quella conclusione. Una volta convintami che Alan fosse un idiota, ogni cosa che faceva mi sembrava l'opera di un idiota. Leggere il suo libro mi ha fatto capire come questo fosse non solo molto ingiusto, ma completamente falso. Art Owens ha commesso lo stesso errore, in diversa misura – ma non Ishmael. Ishmael ha sempre difeso Alan con me, era chiaramente irritato dai miei pregiudizi su di lui e si è rifiutato di contribuire a essi discutendo con me della sua preoccupazione riguardo la possessività di Alan. Una volta ho visto citare Sigmund Freud per aver detto: 'Capire significa perdonare'. Nel caso di Alan, dopo aver vissuto con il suo libro per quattro anni, riformulerei questa massima così: 'Capire significa capire'.
La gente mi chiede anche delle mie reazioni agli insegnamenti della persona nota come B – Charles Atterley, un altro allievo del gorilla. Quello che penso è che Ishmael non stava addestrando dei pappagalli, e B di sicuro non è un pappagallo. Ha preso ciò che ha imparato da Ishmael e lo ha condotto nella direzione delle sue passioni, e sono sicura che questo sia esattamente ciò che Ishmael voleva che accadesse. Gli insegnamenti di B sono autentici – nel senso, derivano dagli insegnamenti di Ishmael? Direi certamente di sì, basandomi sui suggerimenti presenti nel libro di Alan. Il fatto che quegli stessi indizi non siano presenti nel mio libro non significa nulla. Ishmael ha detto molto chiaramente che ognuno dei suoi allievi ha ricevuto una 'differente narrazione' del suo messaggio.
Come ho scritto in questo libro, ho sempre saputo che alla fine avrei dovuto giustificare la mia frase di apertura sullo svegliarsi a sedici anni e rendersi conto di essere stata incasinata. Immagino che ora sia il momento.
Quando il libro di Alan è stato pubblicato, ho detto ad Art che volevo scriverne uno anch'io. La sua replica è stata: “Ishmael lo vorrebbe sicuramente, ma dovrai aspettare un po'.”
Naturalmente chiesi perché.
“Dovrai fidarti di me per questo”, disse.
“Mi fido”, ho detto, “ma non significa che non posso chiedere perché.”
“In questo caso sì, Julie. Dovrai accettarlo e basta.”
“Va bene, ma che cosa sto aspettando?”
“Non posso dirti neanche questo.”
“E' una qualche direttiva da parte di Ishmael?”
“No.”
“Per quanto dovrei aspettare?”
“Finché non ti dirò che puoi procedere.”
“Sì, ma quanto ci vorrà? Un anno? Due? Cinque?”
“Mi dispiace, Julie, ma proprio non lo so.”
“Non è giusto.”
“So che non è giusto. Non lo sto facendo perché è giusto. Lo sto facendo perché è necessario.”
Questa conversazione si è svolta nell'estate del 1992. Immaginai che mi avrebbe dato il via libera durante l'anno seguente, ma non lo fece. Nel 1993 immaginai che me lo avrebbe dato sicuramente l'anno successivo, ma non lo fece neanche allora.
Nell'autunno del 1994 frequentai un corso di storia mondiale in cui il libro di Alan venne letto dall'intera classe come una sorta di introduzione. Lo sforzo che mi ci volle per mantenere la calma quasi mi uccise. A parte questo non fu un anno negativo. Mia madre decise di fare una sorta di svolta nella sua vita e di smettere con l'alcool. Cominciò a perdere peso, si unì a un gruppo femminile e si ricordò come si fa a sorridere.
Quando incontrai Art nell'estate del 1995 gli dissi: “Senta, non ci può essere niente di male nello scrivere il libro, no? Non posso scriverlo se prometto di non renderlo pubblico?”
Lui disse che sì, potevo scriverlo, se avessi giurato su una pila di Bibbie che non l'avrei mostrato a nessuno.
Così cominciai a scrivere – ma in realtà sentivo di essere stata fregata. Cominciai a scrivere e lo finii quasi tutto in sei mesi – tutto tranne questo capitolo.
Ne mandai una copia ad Art e lui disse: “E' grandioso, ma devi aspettare.”
Ho aspettato un altro anno, poi ho scritto questo capitolo.
Art dice di aspettare.
E' il 28 novembre del 1996, e io sto aspettando.

L'attesa finisce.

L'11 febbraio del 1997, due settimane prima del mio diciottesimo compleanno, Art mi ha telefonato per darmi il via libera. Ha detto: “I giorni di Mobutu sono contati. Perderà il potere nel giro di qualche settimana.”
“Per l'amor di Cristo, è questo che stavo aspettando?”
“E' questo che stavi aspettando, Julie. Perché se Mobutu ha i giorni contati, ce li ha anche Nkemi.”
“Vuol dire che voleva che Nkemi perdesse il potere prima che rivelassi dov'è Ishmael?”
“Non proprio. Finché Nkemi non avesse perso il potere, non volevo che sapesse a che tipo di gorilla aveva dato rifugio. Ricordati che hai nominato Ishmael davanti a lui.”
“Vero. Ma anche Alan lo ha nominato. Nkemi avrebbe potuto capire dal libro di Alan a che tipo di gorilla stava dando rifugio.”
“No, non avrebbe potuto, perché secondo il libro di Alan, Ishmael è morto.”
“D'accordo, capisco. Ma che cosa avrebbe potuto fare Nkemi se l'avesse saputo?”
“Non ne ho idea, ma di sicuro non volevo scoprirlo nel modo peggiore, guardandoglielo fare.”
“Giusto.” Ci riflettei per un minuto, poi gli chiesi se fosse sicuro che i giorni di Nkemi erano contati.
“Credimi, Julie. Ho informazioni che non ha neanche il Dipartimento di Stato, a questo punto. Per l'estate, Nkemi e la sua repubblica saranno storia passata.”
“In un certo senso mi piaceva Nkemi – e anche suo fratello.”
“Non preoccuparti di quei due. Prima di Halloween, avranno entrambi degli ottimi impieghi, come insegnanti di scienze politiche e di storia africana a Parigi o Bruxelles – per quanto si arricchiranno davvero consigliando gli uomini d'affari su chi corrompere nel nuovo regime.”
“Perché non ha potuto dirmelo mentre stavo aspettando, in tutti questi anni?”
“Se l'avessi fatto, tu mi avresti chiesto per quanto tempo Mobutu sarebbe rimasto al potere, e io avrei dovuto dirti: 'Chi lo sa? Potrebbe campare fino a cent'anni'. Non pensavo che ti sarebbe piaciuto sentirlo.”
“Vero.”
Quindi l'attesa è finita, e io sono due anni più vecchia e saggia della ragazza che ha scritto la maggior parte di questo libro. Potrei facilmente rileggerlo e smussarne le imperfezioni, che di sicuro sono presenti.
Ma penso che farò meglio a lasciarlo così com'è.


FINE


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