F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

LEGGI TUTTE LE FAQ IN UN'UNICA PAGINA
 
TORNA ALL'ELENCO DELLE FAQ

 

HOMEPAGE  |  FORUM  |  CONTATTAMI



FAQ sul tribalismo e sulla Nuova Rivoluzione Tribale n° 17:
Ne capisco i vantaggi ecologici, ma mi sembra che lo stile di vita tribale non porti da nessuna parte, che sia noioso e insopportabile. Dopo centinaia di millenni, i popoli primitivi sono rimasti sempre uguali, senza evolversi minimamente.

Innanzitutto, nessuno sta suggerendo di tornare a vivere come i popoli primitivi. Anzi, Quinn ha detto spesso e volentieri che tornare a vivere come prima della rivoluzione agricola è impossibile per tutti noi 7 miliardi, e che dobbiamo andare avanti, e non indietro. Dobbiamo trovare NUOVI modi di vivere ecologicamente stabili ed esistenzialmente soddisfacenti anche per noi moderni umani, non riprendere in mano la lancia.

Detto ciò, la credenza che lo stile di vita tribale sia noioso e insopportabile è una semplice fallacia culturale priva di fondamento, proprio come il fatto che vivano costantemente sull'orlo dell'inedia e che la loro salute sia inferiore alla nostra (il che, come abbiamo visto, è falso). Nessuno di noi ha mai provato a vivere in quel modo, quindi esprimere un giudizio a riguardo è sintomo di condizionamento culturale. E' un pregiudizio, niente di più, e come tale non ha alcun valore, soprattutto considerando che è contraddetto dai dati a nostra disposizione, visto che dai resoconti degli antropologi emerge che tutti i popoli tribali sono soddisfatti del proprio modo di vivere e non lo trovano affatto noioso né tantomeno insopportabile.
(Muovere quest'accusa allo stile di vita tribale poi non ha molto senso da parte nostra, se consideriamo che la noia non è affatto assente dal NOSTRO stile di vita. Anzi.)

La credenza che lo stile di vita tribale "non porti da nessuna parte" va trattata separatamente, perché è più insidiosa di quanto possa sembrare a prima vista. Essa infatti rivela un altro aspetto della (radicatissima) fallacia culturale secondo cui gli umani sono un'eccezione biologica, una specie superiore e separata dalle altre.
Nella nostra cultura è infatti convinzione comune che gli esseri umani abbiano un punto da raggiungere nella loro vita, un qualcosa da ottenere che dia significato alle loro esistenze, e che vivere in modo civilizzato gli permetta di farlo, mentre vivere in modo primitivo no. La vita tribale, secondo la cultura Prendi, non fa altro che sprecare le potenzialità degli esseri umani, senza permettergli di realizzare il loro pieno potenziale, ed è per questo che è una vita
inutile e indegna che non porta da nessuna parte. Gli esseri umani devono vivere espandendo sempre di più le proprie conoscenze sull'universo, devono aumentare sempre di più il proprio dominio sulla materia, devono migliorare sempre di più, sempre di più, sempre di più, senza mai fermarsi, e vivere in altro modo significa vivere in modo stupido e inutile.

La nostra cultura ci mente in due modi, a questo riguardo:
  1. dicendoci che l'umanità nel suo complesso ha il dovere di espandere sempre di più le proprie conoscenze e il proprio dominio sul mondo;
  2. dicendoci che noi individualmente abbiamo il dovere di essere ambiziosi, di mirare a "concludere qualcosa nella vita", ossia di apportare dei contributi alla società il più significativi possibile (e naturalmente i più ammirevoli sono quelli che permettono alla nostra cultura di aumentare l'efficacia e la rapidità con cui espande il proprio dominio sul mondo, ad esempio le tecnologie per produrre più energia o più cibo, o quelle per vivere più a lungo).
Insomma, l'ideologia della nostra civiltà ci dice che l'unico modo giusto e dignitoso di vivere è contribuire al perpetuamento della sua esistenza. Naturalmente l'oste ti dirà che il suo vino è buono, non c'è nulla di strano in questo.

Questi due dogmi (altro non sono, dato che sono privi di fondamenti concreti o logici) ci vengono ripetuti sia implicitamente che esplicitamente in innumerevoli modi fin dalla nostra nascita, e hanno come effetto principale quello di alimentare la costante distruzione del nostro pianeta e come effetti secondari quello di farci provare disprezzo per chiunque non sia un membro produttivo della società e "sprechi" la propria vita (il che è molto utile alla nostra cultura, perché se si prova disprezzo per un'idea o una persona la si liquida senza nemmeno esaminarla a fondo e controllare se per caso non abbia dei meriti), e quello di condannarci a essere perennemente insoddisfatti di noi stessi, a sentirci sempre in dovere di ottenere di più, di salire sempre più la scala economica e sociale, a prescindere dai nostri successi (a cui ci abituiamo rapidamente e che ci danno una soddisfazione solo temporanea), il che è ottimo per la nostra cultura, dato che ci sprona a impegnarci incessantemente per potenziarla sempre di più senza mai adagiarci sugli allori, ma è pessimo per noi individui.

Il motivo di questo lavaggio del cervello, naturalmente, è che la nostra cultura ha un disperato bisogno di convincerci di queste menzogne per continuare a esistere. La cultura Prendi non è altro che un'enorme crociata volta all'espansione infinita, e l'unico modo di convincere i propri membri a portare avanti senza sosta quest'espansione è indottrinarli ed educarli fin dalla nascita a credere che farlo sia il loro destino, che sia l'unico modo giusto e sensato di comportarsi.
Questo indottrinamento viene effettuato senza sosta grazie a innumerevoli tramiti (film, romanzi, pubblicità, articoli, storie, lezioni) sia dai leader e dai gatekeepers delle comunità (politici, giornalisti, scrittori, pubblicitari, insegnanti), che in cambio guadagnano benessere e riconoscimento sociale (e non necessariamente si rendono conto di perpetuare menzogne), sia da individui comuni che sono stati indottrinati al punto da divenire loro stessi indottrinatori anche senza guadagnarci nulla in particolare (eccetto la piacevole sensazione di sapere "come stanno le cose", di aver capito "come funziona il mondo" e di vivere una vita "degna di essere vissuta"). Proprio questi ultimi sono gli agenti propagandistici più efficaci, dati il loro numero e la possibilità di esercitare un indottrinamento costante e capillare in ogni strato della comunità (perlopiù tramite discussioni informali con amici, colleghi e parenti), a costo zero e senza neanche rendersi conto di farlo. E' principalmente grazie a loro che le due fallacie culturali sopra esaminate hanno acquisito il rango di "dati di fatto" sicuri al cento percento che è inutile perfino pensare di mettere in discussione.

Poche persone si rendono conto di avere queste fallacie culturali (e molte altre) nella loro mente, a influenzare e filtrare ogni loro osservazione e ragionamento, e ancora di meno si rendono conto di come esse siano del tutto prive di fondamento, sia dal punto di vista logico che fattuale.
Dato che gli esseri umani si sono evoluti su questo pianeta come qualunque altra forma di vita e sono soggetti alle loro stesse leggi fisiche ed ecologiche, è insensato e illogico supporre che solo loro abbiano (collettivamente o individualmente) un compito o un destino che nessun altro ha. Non ha senso credere che la vita umana sia diversa da quella di qualunque altra creatura e che debba raggiungere altri obiettivi oltre alla perpetuazione della vita stessa. Non c'è alcuna prova di questo. Credere una cosa simile significa abbandonare la logica per la religione. (E' sorprendente quanti atei in realtà siano religiosi senza saperlo.)

Essere convinti che il destino dell'uomo sia di aumentare sempre più la propria conoscenza e il proprio dominio sull'universo, dal punto di vista logico equivale a credere che il suo destino sia di sconfiggere Satana, o di inventare un'intelligenza artificiale, o di creare un ibrido zebra-lucertola: non c'è la minima prova né concreta né logica a sostegno di nessuna di queste credenze.
Sostenere che dobbiamo continuare a vivere da Prendi, distruggendo il mondo e le altre specie a ritmi folli, correndo verso la nostra stessa estinzione - e nel frattempo sopportando sistemi sociali fallimentari e problemi esistenziali di cui potremmo fare a meno - perchè è il nostro destino, significa far mostra di fanatismo religioso, né più né meno.

Veniamo ora all'accusa, 
mossa invariabilmente dai civilizzati ai popoli tribali, di non essersi evoluti minimamente negli ultimi millenni. Rimanere sempre uguali a se stessi viene considerato dalla mentalità Prendi un difetto, una prova che i popoli tribali stanno sbagliando qualcosa, perché altrimenti ormai si sarebbero evoluti oltre la loro condizione di miseria. Avrebbero ottenuto i nostri stessi agi e i nostri comfort. Ma questo rivela solo un fraintendimento di fondo del funzionamento e degli scopi dell'evoluzione.
L'evoluzione non ha l'obiettivo di rendere una specie sempre migliore, all'infinito, millennio dopo millennio. Ha lo scopo di renderla adatta alla sopravvivenza nel proprio ambiente. Né più, né meno. Una volta raggiunta la massima adattabilità possibile, quella specie smette di cambiare (e riprende a farlo solo quando cambiano le condizioni ambientali in cui vive). Ecco perché formiche, scarafaggi, ragni e squali sono rimasti perlopiù identici nelle ultime decine o centinaia di milioni di anni: si sono già adattati al meglio al proprio ambiente. Nessuno si sognerebbe mai di considerarli difettosi o fallimentari per questo, anzi.

Dato che l'ideologia alla base della nostra cultura afferma che l'unico modo giusto di vivere è espandere sempre di più sia il nostro numero che il nostro dominio sul mondo,
siamo portati a vedere la stasi come un difetto orribile da evitare il più possibile, ma dal punto di vista evolutivo in realtà è segno che quella specie ha successo e non ha bisogno di ulteriori modifiche. Quindi sostenere che lo stile di vita tribale sia inferiore al nostro perché in centinaia di millenni è rimasto sempre uguale non ha senso. Casomai, questo significa che è superiore, perché già arrivato dove il nostro stile di vita civilizzato ancora non riesce a giungere, sia dal punto di vista sociale, che esistenziale, che ambientale. E' avanti a noi in tutti questi aspetti, non indietro, e dato che si tratta degli aspetti fondamentali di ogni stile di vita, non si tratta di un dettaglio da poco.

Tutti i nostri agi, i nostri comfort e i nostri prodotti tecnologici sono stati miglioramenti solo in apparenza. A ben vedere, in realtà hanno rappresentato un regresso, non un progresso, dato che il prezzo da pagare per averli è stato un peggioramento sociale ed esistenziale e la perdita della nostra ecosostenibilità (ossia della caratteristica basilare che uno stile di vita deve avere per funzionare).
Dal punto di vista evolutivo, si è trattato di un passo, anzi di un salto indietro, dato che ha fatto perdere alla nostra cultura la capacità di continuare a esistere indefinitamente. L'evoluzione riguarda l'essere adatti alla sopravvivenza, e la nostra civiltà in questo settore è un disastro (a differenza del tribalismo).

Infine, se anche l'umanità fosse veramente un'eccezione biologica e avesse davvero un destino unico nella comunità della vita, lo stile di vita Prendi non sarebbe certo quello più adatto alla sua realizzazione, visto che si tratta di un modo di vivere suicida, destinato ad autodistruggersi in tempi evolutivamente brevissimi.
Niente vieta di scegliersi un obiettivo nella vita, e niente vieta di scegliere proprio il costante aumento di conoscenza scientifica, ma tre cose devono sempre rimanere ben chiare:
  1. Non si tratta di uno scopo oggettivamente valido che tutti DEVONO perseguire per essere degni di essere definiti "umani" o del modo "migliore" di vivere, ma solo di una preferenza personale non imponibile e logicamente equivalente allo scegliere di dedicare la vita alla contemplazione del proprio ombelico.
    .
  2. Se il prezzo per un certo "miglioramento" è la perdita dell'ecosostenibilità, quello non è un vero miglioramento, è il primo passo verso il fallimento evolutivo (ossia l'estinzione).
    .
  3. Se un "miglioramento" alla produzione di prodotti o servizi causa un peggioramento sociale o esistenziale, quello è un regresso e non un progresso. E' un passo indietro, non uno avanti. Uno stile di vita che sacrifica il benessere delle persone per l'efficienza produttiva è destinato a venire distrutto e sostituito da quelle stesse persone, prima o poi. Ci potranno volere secoli o millenni, ma alla fine succederà.


<--- FAQ precedente Torna all'elenco FAQ successiva --->