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Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ sul tribalismo e sulla Nuova Rivoluzione Tribale n° 10:
Quali sono, brevemente, le alternative più promettenti attualmente disponibili?

Ancora la sperimentazione (sia teorica che pratica) riguardo nuovi modi di vivere è molto indietro, e continuerà a esserlo finché la sua importanza non verrà compresa più diffusamente. Esistono tuttavia alcune idee promettenti:
  1. Il Venus Project e il Movimento Zeitgeist
  2. I Loetschental
  3. Le Earthships di Micheal Reynolds
  4. La GIFT Economy (Economia del Dono)
  5. Le città di transizione
    .
Il Venus Project e il Movimento Zeitgeist

Un progetto piuttosto famoso è il Venus Project di Jacque Fresco (dettagli), che ha l'obiettivo di creare una società globale prospera e pacifica.
Secondo il Venus Project, lo sviluppo tecnologico dovrebbe essere portato avanti a prescindere dalla sua redditività e si dovrebbe creare un'economia basata sulle risorse (dettagli) anziché sul denaro.
Secondo Fresco, il nostro pianeta avrebbe risorse ed energie in abbondanza per tutti, se venissero distribuite equamente, e questa nuova disponibilità di risorse renderebbe gli uomini più propensi ad aiutarsi tra di loro anziché essere avidi ed egoisti. Fresco afferma inoltre che le risorse naturali dovrebbero venire considerate un patrimonio comune dell'intera umanità
e non solo di pochi individui privilegiati, e che suddividere e distribuire le risorse preoccupandosi solo del guadagno economico è controproducente per la nostra sopravvivenza.

Riguardo il Venus Project, Quinn ha commentato:
"I sostenitori di un'economia basata sulle risorse credono probabilmente che questo tipo di economia sia stato inventato da Jacque Fresco. Questo è un po' come attribuire l'invenzione della ruota a Henry Ford.
Gli umani si sono evoluti con un'organizzazione sociale peculiare, la tribù, e con una peculiare economia tribale, una basata sulle risorse. Sia la tribù che la sua economia basata sulle risorse hanno funzionato per gli umani per milioni di anni, e funzionano tutt'ora per gli umani ovunque non siano state distrutte dalla nostra cultura dominatrice del mondo. Quindi non c'è dubbio che un'economia basata sulle risorse possa funzionare, non è una fantasia irrealizzabile. E non c'è dubbio che possa funzionare per esseri umani perfettamente ordinari.
La domanda a cui bisogna ancora rispondere è questa: siamo nel bel mezzo di una Sesta Estinzione devastante quanto la Quinta Estinzione che ha spazzato via i dinosauri - e questo non è un problema futuro, sta avvenendo ORA (cache), al ritmo di circa 150 specie al giorno (cache). Considerato questo fatto (ed è un fatto riconosciuto da biologi in tutto il mondo), come facciamo a liberarci rapidamente di un sistema economico globale profondamente radicato e a sostituirlo con uno fondamentalmente diverso - prima che l'umanità stessa si estingua insieme alle specie che stiamo rendendo estinte?
"

Il Venus Project ha generato il Movimento Zeitgeist (dettagli), un'organizzazione no-profit che vuole creare una società pacifica, equa e sostenibile, basata su un'economia sostenibile, sulla logica e la razionalità. Vuole inoltre eliminare istituzioni governative, religiose, militarie e bancarie. Nato con una struttura gerarchica, oggi ha un'organizzazione orizzontale priva di capi. Nel 2011, il movimento contava circa 560mila iscritti.
In seguito a delle divergenze di opinione con Jacque Fresco, ora il Movimento Zeitgeist si è separato dal Venus Project ed entrambi continuano a cercare di attuare il proprio programma con ogni risorsa disponibile.


Riguardo il Movimento Zeitgeist, Quinn ha commentato:
"La visione del Movimento Zeitgeist della storia umana (e in effetti globale) comincia con la comparsa della civiltà, solo pochi millenni fa. Non considera il fatto che l'economia non è un fenomeno strettamente umano. La comunità vivente di questo pianeta è un'economia - un'economia basata sulle risorse - che ha funzionato per miliardi di anni con perfetta efficienza senza l'assistenza di un singolo computer che ne monitorasse l'attività. Durante questi miliardi di anni, ha portato alla luce milioni di specie, inclusa, solo pochi milioni di anni fa, quella umana, che viveva in quell'economia senza alcuno sforzo (e senza bisogno di ragionarci su) proprio come farfalle, balene, cervi, leoni e aquile.
Zeitgeist: Moving Forward
[il secondo documentario del Movimento Zeitgeist, N.d.T.], mostra come, se potessimo ricominciare da zero su un pianeta completamente incontaminato, del tutto funzionale e pieno di risorse, con ogni aspetto delle nostre vite controllato da megacomputer costantemente vigili, i nostri miliardi di individui potrebbero vivere in un modo completamente sostenibile. Qualcosa da tenere a mente, la prossima volta che avremo un pianeta in più su cui sperimentare."

Nonostante le loro manchevolezze (fra cui il trascurare tutto ciò che il tribalismo avrebbe da insegnarci e il mirare alla creazione di un UNICO nuovo stile di vita per tutta l'umanità, ignorando completamente il valore che la diversità culturale ha per la nostra specie), il Venus Project e il Movimento Zeitgeist hanno comunque il pregio di aver spiegato con chiarezza a migliaia di persone i difetti del nostro sistema economico basato sul denaro e sul debito (ossia sulla Ricchezza Prendi) e di aver scatenato un diffuso dibattito internazionale su temi come estinzione umana, sostenibilità, rivoluzione sociale, ecc. E' più che possibile che da un simile incrocio di idee, ideali e immaginazione, possano uscire una o più alternative di valore.


I Loetschental

Un esempio reale e non solo teorico, comunque, esiste già: il popolo della valle Loetschental, in Svizzera (nella foto a destra, una panoramica della valle e degli edifici del villaggio).

Questo popolo ha vissuto nella sua valle per circa 1.250 anni, formando un mondo a sé. I Loetschental praticano un tipo di agricoltura non totalitaria e sostenibile. Allevano tre specie animali: mucche, capre e pecore - per latte, carne e lana - utilizzando gli stessi pascoli per tutte e tre. Il cibo viene messo da parte per l'inverno. Piantano le varie specie vegetali per l'insalata insieme nei loro giardini, non in campi monocoltura, e anche se hanno dei campi di sola segale, li coltivano a rotazione. Dato che la valle si trova a oltre 2.000 metri sopra il livello del mare, hanno una stagione di crescita molto breve. Dove piantano segale e fieno un anno, non lo piantano l'anno seguente.
Non cercano di invadere e conquistare i villaggi circostanti, e non cercano di produrre PIU' di niente. Producono lo stesso ammontare di cibo ogni anno - l'ammontare necessario a sostentare la loro popolazione, stabile a circa 2.000 persone - e non di più. Nessuno soffre mai la fame. Non c'è mai bisogno di disboscare e distruggere ecosistemi per ottenere altri campi da coltivare. Non usano alcun pesticida e alcun ormone per aumentare la produttività. Non hanno mai fatto alcun tentativo di sterminare sistematicamente i propri competitori o di dichiarare guerra ad alcuna specie. Se i loro animali vengono attaccati li difendono, ma non cercano di uccidere tutti gli attaccanti fino all'ultimo esemplare.

Ricavano i loro vestiti principalmente dalla lana delle loro pecore e abitano in case di legno tanto resistenti da durare secoli.

La loro dieta consiste di latte, formaggi, pane di segale, varie verdure e carne (una volta a settimana circa).
A dispetto della sua apparente inadeguatezza, i Loetschental non soffrono di nessuna malattia tipica della nostra civiltà, come riferito in questo rapporto (cache) del Dr. Weston A. Price (leggibile anche qui - cache). Non hanno carie, depressione, diabete, obesità, malattie cardiache (i loro cuori sono stati descritti come "eccezionalmente forti"), artrite, osteoporosi, cancro, malattie neurodegenerative, tubercolosi (non un solo caso neanche quando era la malattia più diffusa nel resto della Svizzera) o altri disturbi, tranne che in incidenze straordinariamente basse (decine o centinaia di volte inferiori alle nostre). La loro dieta è sana ed equilibrata, per loro, così come la dieta Inuit di sola carne è sana ed equilibrata per loro. Non esiste infatti un'unica dieta giusta per l'umanità, ma solo varie diete adatte ai vari popoli che le hanno praticate per secoli o millenni.
I loro problemi di salute sono così rari che non hanno nemmeno medici, e la valle è famosa per aver prodotto alcuni dei fisici più sani d'Europa.

Non hanno polizia, tribunali o carceri perché non ne hanno bisogno: il mantenimento dell'ordine viene svolto da loro stessi in modo efficiente e soddisfacente, proprio come nelle tribù.
Non hanno nemmeno un sistema gerarchico, pur avendo un capovillaggio, e quindi sono privi di divari tra ricchi e poveri e delle relative e immancabili prevaricazioni.

Hanno inoltre un sistema educativo efficiente quanto quello tribale, ma che insegna anche materie più "astratte". Sei mesi all'anno i bambini di entrambi i sessi vengono istruiti nelle materie che altrimenti non potrebbero imparare (storia, letteratura, matematica), e i restanti sei mesi contribuiscono al lavoro della comunità, imparando sul campo come svolgerne i vari compiti e quindi come portare avanti la propria cultura. In questo modo, ottengono capacità di sopravvivenza che i nostri diplomati non possono nemmeno immaginare (se gli adulti svanissero da un giorno all'altro, i giovani di 10-14 anni riuscirebbero a portare avanti la comunità senza problemi), proprio come i bambini tribali, e svanisce il rischio di non trovare di che vivere, sempre presente invece nella nostra civiltà.

Pur non avendo i difetti (sociali, esistenziali e ambientali) delle società civilizzate, ne hanno però i pregi: stanzialità, una fornitura di cibo costante, una storia scritta, l'abilità di comunicare idee all'intero villaggio, tecnologia sufficiente a creare come minimo tessuti, edifici, pane e formaggio (ai tempi del rapporto del Dr. Price, nel 1931-32), vestiti e case molto simili alle nostre.
Hanno una religione salvazionista e organizzata (la Chiesa Cattolica), ma visto il loro stile di vita riescono a prenderne solo le parti positive e a evitare quelle negative (intolleranza, ingerenze nella loro organizzazione sociale, ecc.).

I Loetschental, insomma, hanno tutti i pregi di entrambi gli stili di vita (Lascia e Prendi) senza averne i difetti.
Proprio l'obiettivo a cui dovrebbe aspirare il resto di noi.
Il che non significa trasferirci tutti in massa da loro o che tutte le nostre comunità dovrebbero vivere esattamente come loro, ma che dovremmo studiarne i principi e applicarli. Per esempio, non tutte le nostre comunità dovrebbero (o potrebbero) allevare mucche, capre e pecore, ma dovrebbero rispettare il principio di sostentarsi utilizzando solo la capacità portante del proprio territorio. Non dovrebbero (o potrebbero) necessariamente coltivare a rotazione segale e fieno, ma dovrebbero sempre evitare di sfruttare eccessivamente il terreno e di produrre più cibo del necessario. E così via.

Quinn ha commentato a riguardo:
"Una differenza chiave tra Lascia e Prendi è che i Lascia non hanno mai subìto la Grande Amnesia. Non hanno mai dimenticato che gli esseri umani non sono nati agricoltori e costruttori di civiltà. Devo assumere che il popolo Loetschental sia rimasto sorpreso quanto il resto di noi quando finalmente nel diciannovesimo secolo è stato scoperto che gli umani non sono nati agricoltori e costruttori di civiltà. Stando così le cose, non li definirei "Lascia", ma quello che importa non è come li definisco io o chiunque altro. Quello che conta è che hanno sviluppato un modo di vivere salutare, equilibrato, ammirevole e sostenibile che dovrebbe essere un modello per tutti noi. Se loro possono farlo (pur essendo vittime della Grande Amnesia quanto noi), allora c'è speranza anche per il resto di noi."


Le Earthships di Michael Reynolds

Michael Reynolds è un architetto che trent'anni fa ha deciso che l'architettura aveva molto più da offrire all'umanità della semplice costruzione di case, uffici o edifici dall'aspetto bizzarro con l'unica funzione di dimostrare la creatività del progettista, e si è chiesto: "Cosa può fare l'architettura per le PERSONE e per il PIANETA anziché solo per le imprese e l'economia?"

Questa domanda (e la convinzione che il progresso si possa ottenere solo per tentativi ed errori, tramite un processo graduale di selezione di ciò che è efficace) lo ha portato alla creazione, negli anni Settanta, delle Earthships, delle case completamente ecosostenibili e autosufficienti costruite in vari materiali (perlopiù di scarto, come bottiglie di plastica, vecchi copertoni, lattine usate, ma anche terra e argilla) che, utilizzando energia solare ed eolica e sistemi di filtraggio e di insulazione, riescono a produrre elettricità, calore, luce, cibo e acqua potabile senza alcun bisogno di compagnie elettriche, idriche, alimentari o del gas. E naturalmente senza danneggiare l'ambiente né per venire costruite né per venire mantenute. Le Earthships sono inoltre abbastanza flessibili da poter venire impiegate quasi in ogni condizione ambientale, permettendo la sopravvivenza anche con temperature di -30 o -40 °C.

Le Eartships di Reynolds offrono insomma tutte le comodità delle abitazioni moderne senza nessuno dei loro svantaggi, tra cui il bisogno di pagare bollette, affitti o mutui e quindi di svolgere un lavoro nell'economia Prendi, sacrificando un'enorme porzione della nostra vita in attività che molto spesso eviteremmo volentieri e contribuendo inoltre a distruggere il pianeta mentre le svolgiamo. Le Earthships, in altre parole, pongono i propri abitanti oltre la civiltà, dato che li rendono indipendenti dall'economia Prendi.

Le parole di Reynolds stesso lo esprimono al meglio: "Abitando in quella casa, 25 anni fa, producevo la mia elettricità, coltivavo il mio cibo, non avevo bisogno di riscaldamento. Mi sono detto... Gesù Cristo, sono libero. Sono assolutamente libero. Non avete idea dello stato mentale in cui vi pone una cosa simile. Ti svegli la mattina e sei il padrone della tua vita. Posso fare quello che voglio, perché non devo fare niente di particolare per sopravvivere."
(Fonte: il documentario "Garbage Warrior", visibile in italiano (prima e seconda parte) e in inglese.)

Riutilizzando i milioni di pneumatici che ogni anno vengono gettati via o bruciati, sarebbe possibile costruire centinaia di migliaia di Earthships.
(Vedi foto a sinistra: una ripresa aerea di una discarica di copertoni. Cliccate per ingrandire.)

Attirati dall'ineguagliabile libertà personale e dalle comodità che le Earthships consentono di ottenere, migliaia di persone hanno seguito l'esempio di Reynolds, aiutandosi a vicenda a costruire la propria abitazione (in puro stile tribale) e formando dei villaggi ecosostenibili composti unicamente da Earthships.
Nelle immagini sottostanti, potete vedere alcune di queste abitazioni (cliccate per ingrandire).



Un piccolo schema chiarisce il funzionamento di una Earthship:



Le famiglie che vivono lì in questi anni hanno persino messo al mondo e cresciuto figli in queste Earthships senza alcuna difficoltà, e si dicono fermamente intenzionate a continuare a vivere in questo modo.

Naturalmente, il governo statunitense e le varie compagnie che le Earthships rendono obsolete non sono stati contenti nel rendersi conto del pericolo di questa iniziativa, e hanno sommerso Reynolds di denunce e citazioni per violazioni di innumerevoli norme costruttive. L'architettura ufficiale è arrivata al punto di affermare che "esiste UN UNICO MODO GIUSTO di praticare l'architettura, e quello di Reynolds è sbagliato".

Maggiori dettagli sul funzionamento delle Earthships in questa pagina. (cache)
Esiste anche un documentario, "Garbage Warrior" sul lavoro di Reynolds
, visibile in italiano (prima e seconda parte) e in inglese.


La GIFT Economy (Economia del Dono)

Per "Gift Economy" (o Economia del Dono, vedi informazioni su wikipedia in italiano o in inglese oppure qui - cache) si intende un'economia basata sulla donazione e sulla ricezione volontaria e gratuita di beni, servizi, conoscenze o semplice supporto morale ed emotivo. Viene donato e ricevuto di tutto, dagli apparecchi elettronici ai passaggi in automobile, dal procedimento con cui fabbricare qualcosa ai consigli personali.
Come per ogni cosa, ne esistono diverse variazioni, anche se tutte le Economie del Dono hanno in comune gli stessi principi di fondo.

La differenza principale tra la Gift Economy e altri sistemi economici come l'economia di mercato o il baratto è che non c'è alcun obbligo esplicito di ripagare il dono ricevuto, né con denaro né con altri beni o servizi. Non ci sono leggi o regole riguardo la donazione e la ricezione, ma solo convenzioni: la convenzione di dare quanto si è ricevuto, per esempio, o anche di più, a seconda del tipo di Economia del Dono.

Tutte le Economie del Dono funzionano tramite la convenienza reciproca (o egoismo positivo): io aiuto qualcuno che ne ha bisogno non per altruismo spassionato ma perché in questo modo quando sarò IO ad aver bisogno di qualcosa, qualcun altro mi aiuterà. Proprio come avviene nelle economie tribali. E non abuso del sistema (prendendo solamente senza mai dare, per esempio) perché non voglio venirne espulso e non voglio che finisca per collassare, perché mi conviene che continui a esistere e a funzionare bene, dato che finché esisterà e io ne farò parte, potrò ricevere aiuto dal resto della comunità ogni volta che ne avrò bisogno, indefinitamente.

Nella Gift Economy non si usa denaro di alcun tipo e non esistono gerarchie. Ognuno è sia Donatore che Ricevente ed è alla pari con chiunque altro. Questo tipo di economia si basa sul principio che le organizzazioni e i sistemi che funzionano meglio e più a lungo sono quelli in cui tutti i membri ricevono ciò che desiderano, non solo alcuni. Nella Gift Economy, la cooperazione sostituisce la competizione: ognuno mira non a ottenere qualcosa a discapito di qualcun altro o ad ottenere più di qualcun altro, ma a ottenere quello che vuole dandolo nel frattempo anche agli altri.

L'Economia del Dono viene descritta come una situazione "win-win", ossia dove vincono tutti. Vince chi ottiene qualcosa, vince chi glielo dà, perché in questo modo si è guadagnato il diritto di ottenere qualcosa a sua volta, vincono gli altri membri del sistema, perché ogni transazione contribuisce a mantenere il sistema sano ed efficiente e quindi anche loro avranno la possibilità di ottenere ciò di cui hanno bisogno, e vince l'ambiente perché questo tipo di economia è molto meno nocivo da un punto di vista ecologico di quella di mercato.

L'economista Wayne F. Perg (Ph. D) ha commentato: "Ritengo la Gift Economy un radicale allontanamento da un modello di scambio materialistico od orientato al commercio. Nella Gift Economy non esiste contabilità, non esistono prezzi, non esiste baratto e non c'è mezzo di scambio! Per quanto mi riguarda, credo che sia la strada verso un'economia post-monetaria e post-baratto."

La Gift Economy, insomma, è un sistema economico oltre la civiltà (o quantomeno una strada promettente verso di esso), che permette di allontanarsi dalla Piramide Prendi e di liberarsi dalla dipendenza da essa.

Alcuni esempi concreti e funzionanti di Gift Economy sono il File Sharing (rendere disponibili gratuitamente su internet libri, video, musica, senza ricevere niente in cambio), i software Open-Source (programmi che chiunque può modificare e migliorare a piacimento e poi rendere disponibili gratuitamente), i Free Shops (anche chiamati Give-away-shops, in cui tutti i prodotti sono gratuiti) e la stessa Wikipedia (ogni informazione aggiunta gratuitamente da qualcuno è infatti un dono per qualcun altro).

Esiste già un sito simile a eBay (con tanto di feedback sui donatori e sui riceventi in modo da evitare abusi) ma dedicato alla domanda-offerta di beni e servizi gratuiti: The Gifting Earth. (Sorprendentemente, i doni offerti sono molti di più di quelli richiesti.)


Le città di transizione

Estratti dalla relativa pagina di Wikipedia:

Le città di transizione (Transition Towns) rappresentano un movimento fondato in Irlanda e in Inghilterra dall'ambientalista Rob Hopkins negli anni 2005 e 2006. L'obiettivo del progetto è di preparare le comunità ad affrontare la doppia sfida costituita dal sommarsi del riscaldamento globale e del picco del petrolio. Il movimento è attualmente in rapida crescita e conta centinaia di comunità affiliate in diversi paesi.

Il concetto di transizione matura dal lavoro fatto da Rob Hopkins (esperto di permacultura) assieme agli studenti del Kinsale Further Education College, culminato in un saggio dal titolo "Energy Descent Action Plan" (PDF). Questo tratta di approcci multidisciplinari e creativi riguardo a produzione di energia, salute, educazione, economia e agricoltura, sotto forma di "road map" verso un futuro sostenibile per la Città.

Uno degli studenti, Louise Rooney, ha poi ulteriormente sviluppato il concetto di città di transizione e lo ha presentato al consiglio cittadino della città di Kinsale, il quale con una storica decisione ha adottato il piano e lavora oggi alla propria indipendenza energetica.

L'idea è stata poi riformulata ed espansa nel settembre 2006 per la città nativa di Rob Hopkins, Totnes, dove egli oggi vive. L'iniziativa ha avuto rapida diffusione e, alla data del 4 aprile 2012, si segnalano oltre 400 comunità riconosciute ufficialmente come Transition Towns in Regno Unito, Irlanda, Australia, Nuova Zelanda ed Italia.

L'appellativo "città" rappresenta in realtà comunità di diverse dimensioni, da piccoli villaggi (Kinsale) a distretti (Penwith) fino a vere e proprie città (Brixton). In Italia l'unica città di transizione riconosciuta ufficialmente è Monteveglio, in provincia di Bologna. [Esiste anche un blog che riporta ogni passo del percorso di transizione di Monteveglio. N.d.A.]

i loghi di alcune città di transizione
I loghi di alcune città di transizione


Lo scopo principale del progetto è quello di elevare la consapevolezza rispetto a temi di insediamento sostenibile e preparare alla flessibilità richiesta dai mutamenti in corso. Le comunità sono incoraggiate a ricercare metodi per ridurre l'utilizzo di energia ed incrementare la propria autonomia a tutti i livelli. [Il che non significa altro che cercare di portarsi oltre la civiltà. N.d.A.]

Sebbene gli obiettivi generali rimangano invariati, i metodi operativi utilizzati possono cambiare. Per esempio, la città di Totnes ha introdotto una propria moneta locale, il Totnes pound, che è spendibile nei negozi e presso le attività commerciali locali. Questo aiuta a ridurre le "food miles" (la distanza percorsa dal cibo prima di essere consumato, causa di inquinamento e dispendio energetico) e supporta l'economia locale. La stessa idea di moneta locale verrà introdotta in altre tre città di transizione gallesi.

Fulcro del movimento delle Transition Town è l'idea che una vita senza petrolio può in realtà essere più godibile e soddisfacente dell'attuale. "Ragionando fuori dallo schema corrente, possiamo in realtà riconoscere che la fine dell'era di petrolio a basso costo è un'opportunità piuttosto che una minaccia, e possiamo progettare la futura era a bassa emissione di anidride cabonica come epoca fiorente, caratterizzata da flessibilità e abbondanza - un posto molto migliore in cui vivere dell'attuale epoca di consumo alienante basato sull'avidità, sulla guerra e sul mito di crescita infinita".

(Maggiori informazioni sulle città di transizione al sito TransitionNetwork.org.)

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Concludendo questa revisione delle alternative più promettenti alla nostra civiltà attualmente disponibili, è opportuno ricordare sempre una cosa:
queste idee hanno tutte del potenziale (monumentale, in alcuni casi), ma perché possano venire realizzate, prima dovranno cambiare le menti di innumerevoli persone. E questo per più di una ragione.

Innanzitutto, non è pensabile che milioni o miliardi di individui possano essere disposti a cambiare radicalmente il proprio stile di vita (con tutta la fatica e i rischi che questo comporta) o anche solo a fare lo sforzo di ascoltare e capire proposte inusuali come queste, se prima non si spiega loro perché  dovrebbero farlo, cosa ci guadagnerebbero personalmente e cosa succederà se invece non lo faranno.

Ognuna di queste proposte esiste da molti anni e presenta vantaggi e potenziali evidenti e rivoluzionari, eppure la loro diffusione, la loro applicazione e perfino la loro notorietà al grande pubblico è ancora minima.
Questo non perché mancano i mezzi di informazione (internet, riviste, volantini, documentari e seminari vengono utilizzati più che abbondantemente), ma perché in quasi tutte le persone manca la volontà di cambiare. Manca perfino la volontà di ascoltare chiunque provi a spiegare perché un cambiamento è indispensabile, e il motivo per cui manca è che le menzogne culturali della nostra civiltà sono ancora saldamente radicate e al lavoro nelle menti di quasi tutti i membri della nostra civiltà, convincendoli che il nostro modo di vivere è il migliore concepibile, che i nostri problemi non sono poi tanto gravi, che non ci riguardano personalmente, che sono irrisolvibili, e che se anche fossero risolvibili, noi personalmente non potremmo fare niente a riguardo.

Senza prima estirpare queste fallacie culturali, non si potrà avere nemmeno la speranza di un cambiamento sufficientemente diffuso da evitare la nostra estinzione. Per avere un cambiamento, bisogna che la gente VOGLIA cambiare.

Inoltre, smentire ed estirpare le menzogne della nostra mitologia culturale è indispensabile per assicurarci che le alternative alla nostra civiltà che vengono ideate non siano anch'esse inquinate e invalidate da false credenze o assunzioni.
 
Il modo di procedere più logico sarebbe PRIMA ripulire le nostre menti da ogni falso preconcetto riguardo noi stessi e il nostro ambiente, e solo DOPO usare le nostre rinnovate e purificate capacità logiche - e la nostra più chiara visione della situazione - per ideare soluzioni.
Altrimenti rischiamo di perdere tempo ed energie in idee sociali difettose alla radice che non potranno mai funzionare.

Cambiare menti estirpandone la nostra nociva mitologia culturale rimane insomma il primo, imprescindibile passo per ottenere dei risultati concreti. Senza di esso, nessuna proposta valida potrà venire ideata, né ascoltata, né compresa, né tantomeno attuata.
E di proposte simili dovremo sperimentarne il più possibile, se vorremo sopravvivere.

(FAQ correlate: FAQ generica n° 11. FAQ sulla mitologia culturale n° 1. FAQ sulla Nuova Rivoluzione Tribale n° 9.)


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