F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ sulla sovrappopolazione n° 9:
Dato che il problema non è tanto il numero di persone ma la loro impronta ecologica, basta convincere tutti a ridurre i propri consumi di risorse ambientali!

Questo in sostanza è ciò che sostiene la teoria della Decrescita, e ha quindi il suo stesso, fondamentale, irrisolvibile problema: dato che meno consumi significherebbe anche meno prodotti e meno ricchezza per tutti, per funzionare questa proposta richiede che la natura umana cambi, che le persone diventino abbastanza generose e altruiste da decidere di privarsi volontariamente di ciò che considerano dei comfort e delle comodità che si sono guadagnati (hanno lavorato per pagarle, dopotutto), solo perché qualcos'altro, un'entità che considerano distinta e separata da se stessi, possa stare meglio.

La fallacia culturale secondo cui la specie umana è separata dal resto delle forme di vita e sarebbe in grado di vivere anche senza di esse è infatti una delle più radicate nelle nostre menti, così come la fallacia culturale secondo cui il nostro tipo di ricchezza, basato sui prodotti, sia non solo il migliore ma addirittura l'UNICO che si possa avere. Il primo passo dev'essere smentire queste due pericolosissime false credenze, altrimenti non è possibile ottenere alcun risultato.

Questo tipo di appello all'altruismo e allo spirito di sacrificio di tutti non ha MAI funzionato su larga scala nella storia dell'uomo. Il che è significativo, considerando quanto spesso sono state avanzate idee di questo genere.
Certo, piccoli gruppi di individui disposti a sacrificarsi per il bene altrui (o della propria anima) si sono sempre trovati e si troveranno sempre, ma la stragrande maggioranza della gente non ci penserà nemmeno.

E' necessario riconoscere un semplicissimo dato di fatto, impossibile da provare matematicamente ma comunque innegabile per chiunque sia intellettualmente onesto: la gente, in generale, non rinuncia a ciò che ha per qualcosa di MENO, ma solo per qualcosa di meglio. E pensare che questo sia un male, che badare ai propri interessi sia un difetto, significa non aver capito come le specie si evolvono. L'egoismo e l'attenzione ai propri interessi sono un VANTAGGIO, non un difetto, altrimenti non sarebbero universali come sono ora. La selezione naturale porta avanti solo le caratteristiche vantaggiose, non quelle sconvenienti.

Il motivo per cui ogni forma di vita tende generalmente a preoccuparsi più di se stessa che delle altre è che questo comportamento si è dimostrato efficace. Cambiarlo quindi sarebbe un rischio enorme, dato che modificare caratteristiche plasmate dalla selezione naturale nel corso di milioni di anni è probabilmente fatale per ogni specie (se tali caratteristiche esistono, vuol dire che svolgono una funzione ben precisa). Possiamo anche credere che renderci tutti più altruisti sarebbe un'ottima cosa, ma non è affatto detto che sia così. Cambiamenti simili hanno sempre conseguenze indirette impossibili da prevedere.

Ma il problema se sia una buona idea o no cambiare la natura umana non si pone nemmeno, perché farlo (fortunatamente) NON E' POSSIBILE.
Ecco perché proposte come convincere tutti a ridurre volontariamente i propri consumi per il bene dell'ambiente, o convincerli a donare le proprie cose ai bisognosi o altre proposte simili sono sistemi utopistici destinati al fallimento: perché non tengono in considerazione la natura umana e, anzi, la contraddicono.
(E' vero, successi marginali grazie all'azione di piccoli gruppi di persone potranno anche ottenerli, ma non otterranno MAI successi sufficienti a risolvere il problema che mirano a risolvere, perché la stragrande maggioranza della gente semplicemente non aderirà a una proposta contraria ai propri interessi. Non è mai avvenuto.)

Nessun sistema utopistico ha mai funzionato. Né il nostro sistema legale (che eliminerebbe ogni comportamento che si prefigge di eliminare, se solo tutti fossero più preoccupati del benessere collettivo che del proprio), né il nostro sistema educativo (che funzionerebbe perfettamente, se solo tutti gli alunni fossero entusiasti di imparare tutto ciò che prevedono i programmi ministeriali, anche se si tratta perlopiù di cose per loro inutili e noiose, e se gli insegnanti fossero tutti entusiasti di insegnarglielo), né il nostro sistema carcerario (che trasformerebbe tutti in cittadini modello, se solo tutti i detenuti fossero più buoni e altruisti e disposti a smettere di infrangere la legge quando gli conviene), né nessun'altra delle innumerevoli proposte utopistiche che sono state fatte e continuano a venire fatte ogni giorno.

Nella storia dell'uomo, i sistemi utopistici contano esattamente ZERO successi.

Ecco perché Quinn propone un approccio radicalmente diverso: svelare le menzogne della nostra mitologia culturale e far così capire a tutti che rinunciare alla Ricchezza Prendi (la nostra) per la Ricchezza Lascia (la stessa posseduta dai popoli tribali) GLI CONVERREBBE PERSONALMENTE. Non sarebbe un sacrificio, ma un guadagno. Non significherebbe rinunciare a delle cose, ma ottenerne di migliori.

Proporre a qualcuno di ridurre i propri consumi per salvare l'ambiente è come proporgli di rinunciare alla propria televisione a colori perché qualcun altro che non ha fatto niente per guadagnarsela possa ottenerne una.
Proporre a qualcuno di rinunciare alla Ricchezza Prendi per quella Lascia (ovviamente dopo avergli spiegato perché gli converrebbe farlo), invece, è come proporgli di scambiare un televisore in bianco e nero per uno al plasma.
Anziché combattere contro la natura umana, nel secondo caso la si utilizza per raggiungere il proprio obiettivo.

Un'ultima precisazione: anche riuscendo nell'impresa miracolosa di convincere tutti a ridurre i propri consumi, comunque il problema ambientale non sarebbe risolto. A meno di non spezzare il circolo vizioso "più cibo ---> più popolazione ---> ancora più cibo ---> ancora più popolazione" su cui si basa la nostra civiltà e di smetterla di aumentare incessantamente di numero, infatti, finiremmo comunque per raggiungere un punto in cui la semplice produzione di cibo per sfamare chissà quanti miliardi di individui richiederebbe una devastazione ecosistemica sufficiente da sola a provocare un collasso ecologico. Produrre sempre più cibo infatti significa dover disboscare sempre più foreste, e quindi convertire sempre più specie viventi (sia animali che vegetali) prima in cibo umano e poi in biomassa umana.

(FAQ correlate: FAQ generiche n° 11 e 40. FAQ sul tribalismo e sulla Nuova Rivoluzione Tribale n° 15. FAQ sulle soluzioni proposte dalla nostra civiltà e sui loro difetti n° 12.)


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