F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ sulle soluzioni proposte dalla nostra civiltà e sui loro difetti n° 6:
Il Protocollo di Kyoto e le altre politiche ambientaliste non hanno forse il potenziale per risolvere la crisi ecologica?

Il Protocollo di Kyoto è forse la più famosa tra le varie politiche ambientaliste, e un perfetto esempio di tutti i difetti di questo tipo di risoluzioni.

Innanzitutto il suo effetto è limitato a una piccola parte della nostra civiltà, perché i paesi in via di sviluppo, come la Cina e l'India, ne sono esentati, nonostante siano proprio tra i paesi che inquinano di più nella loro corsa all'industrializzazione, e non è stato ratificato dagli Stati Uniti, la nazione che inquina di più in assoluto.
Normalmente si crede che il modo di risolvere la situazione sia costringere più paesi a sottoscriverlo e rispettarlo, ma in realtà il problema è più a monte. Il Protocollo di Kyoto infatti ha come più ambizioso obiettivo una diminuzione dell'emissione totale dei gas serra di almeno il 5,2% entro il 2012. Il fatto è che se anche da domani si riuscisse nell'impresa apparentemente irrealizzabile di far aderire tutti i paesi inquinanti al Protocollo, in ogni caso una riduzione di appena il 5,2% non risolverebbe affatto il problema dell'inquinamento atmosferico: ne rimanderebbe solo le conseguenze (e soltanto di molto poco).

Inoltre rimarrebbero inalterati tutti gli altri aspetti della crisi ambientale: inquinamento di acqua e suolo, estinzioni animali e vegetali troppo frequenti, rapido esaurimento delle risorse non rinnovabili, sovrappopolazione in costante peggioramento, e così via.

Insomma, il Protocollo di Kyoto, visto comunemente come la migliore speranza per risolvere la crisi ambientale, è in realtà gravemente inadeguato alla radice, e lo sarebbe anche se si riuscisse ad attuarlo al meglio, perché è stato mal progettato. Se a questo aggiungiamo che anche solo farlo rispettare da tutti i paesi previsti sembra un'impresa impossibile, capiamo quanto la sua efficacia sia trascurabile.

Le politiche ambientaliste hanno tutte il gravissimo difetto basilare di essere politiche reattive, ossia strategie che hanno come unico scopo quello di limitare gli effetti negativi dei comportamenti nocivi che stiamo attuando, anziché di individuarne e risolverne le cause. Nessun problema può venire risolto con un approccio simile, è questione di semplice logica.

Inoltre, di solito queste politiche si prefiggono obiettivi molto poco ambiziosi, con la motivazione che bisogna cominciare con modifiche leggere in modo da farle accettare a tutti e poi incrementarle sempre di più con il tempo. Il risultato di questo modo di procedere è che se tutto va bene si ottiene un miglioramento marginale e insufficiente, se invece le cose vanno male, neanche quello.
 
Finché rimarremo convinti della fallacia culturale secondo cui il nostro modo di vivere è l'unico degno di essere praticato e quindi deve venire conservato a tutti i costi così com'è, al limite apportando solo qualche modifica superficiale, non riusciremo a risolvere nessuno dei problemi che esso ha causato e continua ad aggravare.



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