F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ sulle soluzioni proposte dalla nostra civiltà e sui loro difetti n° 10:
A mali estremi, estremi rimedi: l'ecoterrorismo e le rivolte armate non risolverebbero la questione una volta per tutte?

L'ecoterrorismo è l'uso di strategie terroristiche a sostegno di ragioni ambientaliste e/o animaliste. Le associazioni ecoterroriste più attive negli USA sono Earth First!, l'Animal Liberation Front (ALF) e l'Earth Liberation Front (ELF), per quanto esse rigettino tale definizione affermando di non provocare danni a esseri umani, ma solo alla proprietà.

L'ecoterrorista più celebre rimane probabilmente Ted Kaczynski, detto l'Unabomber, che dal 1978 al 1995 uccise 23 persone con degli ordigni esplosivi allo scopo di attirare l'attenzione pubblica sull'erosione ambientale e sulla perdita di libertà umana prodotte dalle società industriali. (Scarica il suo manifesto politico in PDF o leggilo online.)

Per quanto a volte ben intenzionati, ecoterroristi e rivoluzionari non riescono mai a vedere tutta la scacchiera, accontentandosi di incolpare l'industrializzazione di tutti i problemi del mondo e credendo, quindi, di poterli risolvere semplicemente distruggendo le infrastrutture tecnologiche su cui essa si sostiene.

In realtà, la causa prima della disastrosa crisi ecologica in cui ci troviamo è culturale. Alcune pericolosissime fallacie culturali ci hanno spinto in passato a prendere le decisioni sbagliate e continuano tuttora a impedirci di vederne i difetti e di porvi rimedio. Questo significa che se anche degli attentati terroristici simultanei in tutto il mondo riuscissero a distruggere ogni fabbrica, allevamento, industria, banca ed edificio governativo del globo, in ogni caso il problema non sarebbe affatto risolto: dopo una prima fase di caos e anarchia, infatti, i sopravvissuti comincerebbero sicuramente a organizzarsi per ricreare nuovamente la civiltà appena distrutta, perché sarebbero ancora convinti che essa sia la più grande benedizione che sia mai capitata all'umanità e l'unico modo giusto di vivere.

L'uso della forza ha dei limiti ben precisi: se non è ben mirata è del tutto inutile. Per questo tutte le rivolte e le rivoluzioni popolari nate con l'obiettivo di distruggere le ingiustizie sociali e creare una società egualitaria sono fallite: hanno tutte mirato al bersaglio sbagliato (i politici, il regime o il sistema economico al potere in quel momento), senza rendersi conto di quanto più profonde fossero le vere cause. E una volta calmatesi le acque, quelle cause hanno ricominciato la loro azione nociva e hanno ricreato una situazione fondamentalmente identica alla precedente.

Essendo la radice della crisi ecologica di tipo culturale, appare evidente che la soluzione debba essere anch'essa del medesimo tipo. La violenza non può risolvere questo problema (al massimo potrebbe attirare maggiore attenzione pubblica su di esso e aumentare la probabilità che venga trovata una soluzione).



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