F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ sulla mitologia culturale n° 1:
Riassumendo, quali sono le menzogne di Madre Cultura che ci stanno conducendo all'estinzione?

Daniel Quinn analizza nei suoi libri le seguenti credenze, diffuse ovunque nella nostra civiltà e ribadite esplicitamente o implicitamente in innumerevoli occasioni (giornali, libri, cartoni animati, lezioni, sermoni, discussioni informali, ecc.), trovandole fattualmente e logicamente errate e concludendo che si tratta quindi della mitologia della nostra cultura:
  1. Che adottare l'agricoltura totalitaria e costruire civiltà sia un impulso innato negli esseri umani, che fossimo inevitabilmente destinati a diventare Prendi e che la civiltà sia il modo di vivere migliore, definitivo e insuperabile per gli esseri umani.
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    Basta il fatto che gli homo sapiens siano vissuti per oltre il 95% della loro esistenza senza agricoltura totalitaria e senza costruire civiltà a dimostrare che non si tratta affatto di un impulso innato della nostra specie. Per centinaia di migliaia di anni hanno avuto tutte le conoscenze e gli strumenti necessari a farlo, dato che sapevano come praticare l'agricoltura - come dimostrato dal fatto che molte tribù ne praticavano forme non totalitarie - e ne conoscevano i vantaggi, ma hanno scelto di continuare a vivere tribalmente (evidentemente perché ne avevano capito anche gli svantaggi). Tutti tranne UNA cultura, che poi è diventata la nostra. Una sola cultura tra centinaia di migliaia. Difficilmente si può definire un comportamento adottato da un'unica cultura "innato" per l'intera specie.
    Per quanto riguarda l'affermazione che essere civilizzati sia il modo migliore di vivere per gli esseri umani, basta leggere il saggio di Jared Diamond "Il peggior errore della storia umana" o quello di Richard Heinberg "Critica alla Civiltà" (cache), per una disamina di tutti i gravissimi problemi di salute, sociali, psicologici ed esistenziali che l'agricoltura totalitaria ci ha portato. Problemi di cui ancora non riusciamo a liberarci, dato che sono intrinseci a questo stile di vita.
    L'assunzione che la civiltà sia il modo di vivere definitivo e insuperabile per gli esseri umani, poi, non è sostenuta da prove né fattuali né logiche. Anzi. Dati tutti i problemi aggiuntivi che ci ha causato rispetto al tribalismo e considerato che non rappresenta la perfezione in nessun ambito (nessuno dei nostri sistemi sociali funziona esattamente come dovrebbe), non si capisce come la si possa definire "insuperabile", "definitiva" o "impossibile da migliorare".
    Vedi anche la FAQ sulla mitologia culturale n° 3.)
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  2. Che la natura umana sia intrinsecamente difettosa e che noi umani siamo una pestilenza per questo pianeta.
    (La diffusissima credenza che la causa di tutti i problemi della nostra civiltà (crimine, corruzione, povertà, distruzione ambientale) sia il fatto che la natura umana è intrinsecamente difettosa, permette alla nostra cultura di continuare a esistere indisturbata, perché se quei problemi sono dovuti allo spirito umano difettoso, allora vuol dire che sono irrisolvibili (dato che non sappiamo come "guarirlo"), e in questo caso noi non possiamo fare altro che stringere i denti e andare avanti a vivere come stiamo facendo. Senza neanche provare a modificare i meccanismi fondamentali del nostro modo di vivere.
    Questa fallacia culturale non è altro che un meccanismo di difesa molto efficiente che la nostra cultura usa per impedire ai propri membri di scoprire la vera causa dei suoi difetti (che in sostanza sono l'aver rimpiazzato i sistemi sociali tribali, efficaci perché plasmati dalla selezione naturale e messi alla prova per centinaia di millenni, con quelli Prendi, progettati a tavolino dai nostri antenati quando hanno deciso di vivere da civilizzati in comunità enormi e stanziali e sempre inefficaci a causa del limitato raziocinio umano). Se si ammettesse che in realtà la natura umana non è affatto la causa dei nostri problemi sociali ed ecologici (come spiegato più approfonditamente qui), allora potremmo cominciare ad analizzare il funzionamento basilare della nostra civiltà e a confrontarlo con quello delle società tribali, e questo ci porterebbe sicuramente a scoprire che gli umani NON sono affatto intrinsecamente nocivi per il pianeta e che la nostra civiltà non è affatto insuperabile o migliore del tribalismo come la nostra cultura ci ripete incessantemente, anzi. Questo è un rischio che la nostra cultura non può assolutamente correre, se vuole continuare a esistere.)
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  3. Che il nostro sia l'unico modo GIUSTO di vivere per le persone e che tutti debbano vivere come noi.
    (Questa credenza - del tutto arbitraria - è figlia di quella secondo cui la nostra civiltà ha migliorato molto la vita umana rispetto a quando vivevamo tribalmente, e di quella secondo cui il mondo è in grado di accettare ogni cambiamento e sfruttamento umano, come se fosse stato creato apposta per essere usato da noi. Smentendo queste due credenze, si smentisce automaticamente anche l'assunzione che quello civilizzato sia il modo "giusto" di vivere per le persone, dato che emerge come in realtà sia uno stile di vita pieno di ogni genere di difetti ed ecologicamente insostenibile.)
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  4. Che i membri della nostra cultura costituiscano l'intera umanità.
    (Basta scoprire quante altre culture tribali esistano oltre alla nostra, per capire l'infondatezza di quest'arrogante assunzione (cache).
    Questa fallacia culturale è pericolosissima per via delle errate convinzioni che genera: se noi Prendi costituiamo l'intera umanità e le nostre azioni e i nostri difetti sono propri dell'intera specie umana, allora gli umani sono sempre, inevitabilmente e intrinsecamente distruttivi per il pianeta, e l'unica soluzione alla crisi ecologica è di estinguerci. Se noi Prendi rappresentiamo l'intera umanità, allora vivere in modo equo e sostenibile per gli esseri umani è impossibile e provarci è inutile. E così via. Se invece si realizza che i nostri limiti e i nostri difetti sono propri solo di UNA cultura tra centinaia di migliaia, si capisce che per risolvere i nostri problemi basta cambiare il nostro stile di vita. Cosa non facile, ma almeno possibile.)

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  5. Che il mondo sia stato creato perché l'uomo lo conquistasse e dominasse.
    (Questa credenza, nata in un tempo in cui il funzionamento degli ecosistemi, l'interdipendenza di ogni specie con le altre e i limiti di carico dell'ambiente non erano conosciuti, sopravvive sorprendentemente ancora oggi nella mente di fin troppe persone della nostra cultura. Si sarebbe tentati di credere che solo gli individui religiosi (cristiani, soprattutto) siano convinti che il mondo sia stato creato per l'uomo, ma in realtà quest'assunzione viene accettata come una premessa evidentemente vera anche dalla maggior parte delle persone non credenti, perché è alla base non solo di alcune religioni, ma della nostra intera civiltà, anche se naturalmente è una convinzione inespressa. Per scoprire le credenze inespresse di qualcuno, bisogna analizzarne il COMPORTAMENTO: se anche non le esprime a parole, infatti, le esprime invariabilmente con le sue azioni. E la nostra civiltà come si comporta con il mondo? Lo utilizza parsimoniosamente, con grande attenzione, consapevole dei rischi enormi che comporterebbe l'esagerare? Oppure lo sfrutta come e quanto vuole nella sua inarrestabile corsa all'espansione, stabilendo limiti e norme insufficienti e cercando inoltre ogni modo per aggirarle, rendendole così praticamente inutili? (E di sicuro non lo fa per motivi religiosi. Va sempre ricordato che sono le nostre religioni a essere state originate dalla nostra cultura, e non il contrario.) Chi usa questa credenza come base per i propri ragionamenti, comunque, spesso lo fa inconsapevolmente, non per arroganza, senza neanche accorgersi che sta dando per scontato qualcosa contraddetto dalla realtà. La caratteristica più pericolosa delle fallacie culturali infatti è proprio il loro carattere latente, che ci impedisce di accorgerci della loro esistenza finché qualcuno non ce le indica e non le smentisce.
    Per smentire questa fallacia in particolare, basta aprire un qualunque libro di ecologia e accorgersi che in realtà la comunità della vita non è piramidale - con l'uomo al vertice e le altre specie sotto di lui - ma circolare - con l'uomo che è solo una specie tra milioni di forme di vita in rapporti di reciproca dipendenza. Da questo appare chiaro come il mondo non appartenga affatto all'uomo, ma l'uomo appartenga al mondo - e ne abbia bisogno per continuare a vivere.)
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  6. Che la specie umana appartenga a un piano di esistenza superiore rispetto alle altre specie e quindi possa continuare a esistere anche se esse scompaiono.
    (Altra credenza molto antiquata che sopravvive nella mente della maggior parte delle persone nonostante sia stata smentita da anni dall'ecologia.
    Oggi infatti sappiamo che l'umanità è dipendente dall'ambiente quanto grilli, pesci o piccioni. Sebbene la sua tecnologia gli permetta di stiracchiare i limiti ecologici, non gli permette assolutamente di violarli e di vivere in modo insostenibile. La nostra civiltà, sterminando decine o centinaia di specie al giorno, sta indirettamente sterminando noi.)
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  7. Che noi da soli non possiamo fare nulla per risolvere la crisi ecologica, e quindi dobbiamo lasciar fare agli "esperti" (scienziati, leader politici, industriali o religiosi).
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    Come ha detto Quinn stesso, questa convinzione che ALTRI debbano occuparsi del problema che ci minaccia tutti è solo un'altra delle menzogne che la nostra cultura usa per sopravvivere ed evitare il rischio di venire smantellata: "Come non finisco mai di dire (perché i lettori non finiscono mai di chiederlo), solo TU puoi sapere quali sono le TUE risorse. Solo TU puoi sapere cosa puoi ottenere dove TU ti trovi e nella TUA situazione. Quando tutti capiranno questo fatto, allora finalmente saremo liberi dall'ipnotica ninna-nanna di Madre Cultura: "Non c'è nulla che TU possa fare. Devi aspettare che ALTRI facciano qualcosa - capi politici, capi industriali, capi religiosi, e così via. Da solo, TU sei inerme, quindi tanto vale che tu dorma, dorma, dorma. Tu non sei NESSUNO, sei una persona priva di risorse, senza influenza, senza una voce con cui parlare, senza orecchie per ascoltare, senza occhi per vedere, senza menti o mani per svolgere qualunque compito. Quindi non ascoltare Ishmael, non ascoltare B, non ascoltare Uru. Ascolta me e dormi... dormi... dormi. Perché non c'è nulla che TU possa fare. Devi aspettare che ALTRI facciano qualcosa - capi politici, capi industriali, capi religiosi, e così via. Da solo, TU sei inerme, quindi tanto vale che tu dorma, dorma, dorma..."
    Ma scienziati e leader politici, industriali e religiosi sono anch'essi preda delle menzogne di Madre Cultura e, quel che è peggio, hanno un INTERESSE PERSONALE a mantenere intatta questa cultura che è la radice del problema, visto che da essa traggono guadagno. Aspettarsi che possano risolvere il problema quindi è insensato. Senza contare che non è necessario: in realtà nessuna questione - né ambientale né sociale né economica - è troppo complicata per una persona di intelligenza media, se decide di impegnarsi per comprenderla. Gli "esperti" cercano molto spesso di nascondere questo fatto - per mantenere la propria supremazia sulle masse - sommergendo qualunque profano che si azzardi ad avventurarsi nelle aree di loro competenza con termini tecnici, formule matematiche e frasi contorte progettate apposta per essere incomprensibili, ma questi stratagemmi potranno funzionare solo finché la massa rimarrà perlopiù ignara della gravità del problema e disinteressata a capirlo meglio - ossia finché la loro visione non cambierà.)
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  8. Che il nostro tipo di ricchezza basato sui prodotti (che Quinn chiama "Ricchezza Prendi") sia non solo il tipo migliore di ricchezza che possiamo ottenere, ma addirittura l'UNICO tipo di ricchezza che esista.
    (Completamente falso e frutto di una prospettiva deliberatamente ristretta dalla nostra cultura (che non gradisce concorrenza), e di ignoranza sul tipo di ricchezza posseduto dai popoli tribali, la cosiddetta Ricchezza Lascia, di cui si parla nella FAQ generica n° 11 e nella FAQ sul tribalismo n° 15. Se la Ricchezza Prendi è basata sui prodotti e cumulabile (e quindi genera inevitabilmente divari tra ricchi e poveri), la Ricchezza Lascia è immateriale, non cumulabile e basata su scambi reciproci di energia umana. La Ricchezza Prendi è grandiosa per le industrie e per chi è in cima alla nostra piramide, questo è innegabile, ma è anche scadente o addirittura pessima per la maggior parte della gente. la Ricchezza Lascia invece è inutilizzabile da industrie e aziende, ma è ottima per le persone - per tutte le persone, non solo per quelle in cima alla piramide.
    Scambiare la Ricchezza Prendi per quella Lascia sarebbe sconveniente per i pochi in cima alla nostra piramide (che perderebbero ogni supremazia e ogni controllo sugli altri) ma sarebbe enormemente conveniente per la stragrande maggioranza della gente, che vedrebbe svanire la povertà, l'oppressione, la paura di perdere il lavoro o la casa e l'ansia per il futuro. Cose simili scomparirebbero perché verrebbero a mancare i presupposti per la loro esistenza. Non potrebbero più avvenire.
    La differenza tra questi due tipi di ricchezza è trattata più in dettaglio a partire da questo punto di My Ishmael.)
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  9. Che lo stile di vita tribale sia stato un lungo, noioso, indegno e inutile preludio alla vera storia umana, cominciata solo con noi Prendi, che lasciarcelo alle spalle sia stata la cosa migliore che potessimo fare e che non abbiamo nulla da imparare da un modo di vivere così primitivo.
    (Modo di vivere che però, oltre a essere ecosostenibile, a un'attenta analisi risulta superiore al nostro sia da un punto di vista sociale, che legale, che economico, che educativo, che esistenziale, che religioso, che qualitativo, tanto che molti antropologi lo ritengono lo stile di vita di maggior successo che l'umanità abbia mai sperimentato (Cfr. D. Morris, "
    Lo zoo umano").
    Ora che il nostro stile di vita civilizzato comincia a mostrare tutti i propri limiti e la propria nocività, forse sarebbe utile guardare a quest'altro antichissimo, sostenibile e soddisfacente stile di vita, per vedere se per caso non possiamo applicarne i principi al nostro.)
Queste sono alcune delle false credenze che compongono ciò che Quinn chiama la "mitologia culturale" della nostra civiltà. Non è assolutamente una lista completa, ma queste fallacie culturali sono quelle che ci stanno indirettamente conducendo verso l'estinzione.

Questa mitologia culturale in sociologia viene chiamata cultura implicita, termine con cui si intende ogni nozione, credenza o paradigma che gli appartenenti a una comunità non sono consapevoli di avere, usare o trasmettere, ma che tuttavia possiedono, usano e trasmettono ad altri individui continuamente senza neanche rendersene conto, avendoli accettati acriticamente come veritieri fin dall'infanzia.

La cultura implicita è anche stata chiamata latenza dal sociologo Talcott Parsons (per intendere l'insieme delle norme interiorizzate che forniscono lealtà al sistema e che costituiscono lo strumento 
di controllo sociale di più alto livello), imprinting culturale, rifacendosi al termine utilizzato da Konrad Lorenz per descrivere il comportamento animale, e Doxa dal sociologo e antropologo Pierre Bourdieu.

Ogni società ha una propria cultura implicita. La mitologia culturale in sé non è una cosa necessariamente negativa, serve solo a portare avanti quella particolare cultura, dando ai suoi membri una spiegazione e una giustificazione della loro esistenza, e quindi un motivo per continuare a perpetuarla (la nostra mitologia culturale, per esempio, ci fornisce la possibilità di crederci i padroni del mondo, creature superiori destinate a dominare tutte le altre specie, e ci dà un destino: progredire sempre di più nella nostra conoscenza e nel nostro dominio del creato).
L'unico motivo per cui dobbiamo cambiare la NOSTRA mitologia culturale, è che ci sta portando alla distruzione.



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