F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ generica n° 40:
La faccenda è molto più semplice di quanto dica Quinn: se solo tutti **********, tutti i nostri problemi si risolverebbero!

Al posto degli asterischi, si possono aggiungere molte cose:
  • se solo tutti fossero meno stupidi,
  • se solo tutti fossero meno egoisti,
  • se solo tutti fossero meno avidi,
  • se solo tutti capissero che il denaro è il demonio / non dà la felicità,
  • se solo tutti si informassero a fondo su ********* invece di guardare stupidaggini in TV,
  • se solo tutti rinunciassero a qualcosa di quello che hanno e lo dessero ai meno fortunati,
  • se solo tutti riducessero i propri consumi di risorse ambientali del x%,
  • se solo tutti adottassero un bambino del Terzo Mondo,
  • se solo tutti smettessero di fare le pecore e agissero,
  • se solo tutti boicottassero *********,
  • se solo tutti diventassero vegetariani/vegani,
  • se solo tutti cominciassero a rispettare tutti gli altri,
  • se solo tutti cominciassero a usare il potere dell'amore anziché l'amore per il potere...
E così via. Si potrebbe continuare molto a lungo.

"Ma tutte queste proposte sono completamente diverse!", si obietterà. "Come puoi fare di tutta l'erba un fascio?!"

Lo faccio perchè, come chi ha letto i libri di Quinn dovrebbe sapere, spesso è molto più utile concentrarsi sulle ENORMI SOMIGLIANZE BASILARI esistenti tra varie idee piuttosto che sulle innumerevoli, minute differenze superficiali.
E se ci si concentra sulle somiglianze fondamentali tra tutte queste proposte, si capisce una cosa: si tratta invariabilmente di proposte utopistiche.

Ognuna di esse, infatti, per funzionare richiederebbe che la natura umana fosse diversa (più intelligente, più altruista, più generosa, più profonda, più curiosa, più obiettiva, meno venale, più lungimirante, più razionale, e così via.) Ma dato che non si conosce alcun modo di cambiare la natura umana, né tantomeno di farlo su larga scala a miliardi di individui (e anche se potessimo, non sarebbe affatto una buona idea), queste proposte non potranno mai fare altro che FALLIRE, come infatti ha fatto e continua a fare ogni sistema utopistico nella storia dell'uomo.
L'argomento viene sviscerato più in dettaglio in questa FAQ, non mi pare il caso di ripetere tutto qui.

In questa sede, basti far presente che affidarsi a proposte utopistiche equivale a trovarsi incatenati sul fondo di un pozzo profondo che si sta allagando sempre di più e dire: "Be', non c'è bisogno che provi a liberarmi delle catene e ad arrampicarmi fuori, rischiando magari di cadere e di farmi male. Se solo mi spuntassero magicamente le ali sarei salvo, quindi la cosa migliore è senza dubbio aspettare che mi spuntino senza fare nient'altro."

E' vero che in teoria la sua idea funzionerebbe (se davvero gli spuntassero le ali sarebbe effettivamente salvo), ma che validità pratica pensate che abbia un'idea simile? E che risultato credete che otterrà, questo "ottimista" in fondo al pozzo?

E' chiaro che si tratta di un approccio fondamentalmente difettoso, visto che per funzionare richiede qualcosa che non avverrà mai (e che è perfino meglio che non avvenga!). Il fatto che un'idea in teoria potrebbe funzionare, se solo la condizione x si realizzasse, non significa che sia un'idea valida. Bisogna considerare la probabilità di realizzazione di quella condizione x (e nei casi elencati qui sopra, ci vorrebbe una magia).

Inoltre, parecchie di queste idee hanno altri difetti fatali, nati dalla semplificazione della situazione o dall'ignoranza di fattori fondamentali in gioco.

La proposta di far diventare tutti vegetariani o vegani, per esempio, non risolverebbe il problema ecologico (né quello della fame) nemmeno se si riuscisse a convincere tutti a rinunciare a carne, pesce, uova, formaggi, eccetera, e se questo non provocasse alcun problema di salute a nessuno (dettagli).

La proposta di convincere tutti ad adottare dei bambini del Terzo Mondo, poi, è sconcertante. Ammettiamo che per miracolo siamo riusciti a convincere decine di milioni di famiglie occidentali ad adottare bambini di estranei e a prendersene cura con i propri soldi. Bene. E l'anno prossimo? Hanno adottato i bambini, non i genitori. Quelli sono ancora nel Terzo Mondo e vivono nelle stesse condizioni, il che significa che continueranno a riprodursi. Ogni anno, vengono aggiunti 77 milioni di bambini alla popolazione mondiale, principalmente nel Terzo Mondo (fonte - cache), e ogni tentativo di controllo deliberato delle nascite mai provato nella storia dell'uomo ha sempre regolarmente fallito (dettagli). Che facciamo? Convinciamo quelle famiglie occidentali ad adottare altri bambini ogni anno, man mano che vengono prodotti? Quanti figli finirebbe con il dover adottare in tutto ogni famiglia occidentale? 3? 5? 10? 20? Fino a quando potrebbe reggere una situazione simile, se anche tutti fossero disposti a farlo? E davvero pensate che con l'ambiente già in crisi, sarebbe una buona idea aumentare l'impatto ecologico di questi abitanti del Terzo Mondo, facendoli vivere secondo gli standard occidentali (cosa che sarebbe devastante e aggraverebbe enormemente la crisi ecologica)?
Questa proposta oltre a richiedere condizioni utopistiche non risolverebbe nulla neanche se per miracolo si realizzasse, né la fame globale (non quella dei genitori, almeno) né, soprattutto, l'incessante sovrappopolazione e la crisi ecologica che essa causa (né l'estinzione umana che causerà di questo passo).

Per quanto mirare a migliorare le condizioni di vita di bambini bisognosi sia ammirevole, continuare a ignorare il problema che minaccia di distruggerci tutti (la correlazione tra disponibilità di cibo e aumento della popolazione e i danni ecologici che la conseguente sovrappopolazione sta causando), significa condannarci TUTTI all'estinzione, inclusi quei bambini che si sta cercando di aiutare. Il primo passo è risolvere il circolo vizioso "più cibo - più popolazione - ancora più cibo", altrimenti non sopravviveremo come specie e non avrà avuto senso risolvere qualunque altro problema. E il primo passo per risolvere quel circolo vizioso è smentire la mitologia culturale della nostra civiltà e far capire ad abbastanza persone i veri rischi che stiamo correndo e tutti i motivi per cui gli converrebbe personalmente risolvere il problema (il che è difficile, ma almeno non impossibile). Bisogna, quindi, far leva sull'egoismo degli umani, non aspettare che scompaia o diminuisca. (Dettagli sulle differenze tra egoismo nocivo e benefico.)

L'approccio di Quinn, insomma, anziché remare (inutilmente) CONTRO la natura umana, per funzionare la UTILIZZA così com'è ora. Tra i due punti di vista c'è la stessa differenza che c'è tra sistemi utopistici e strategie evolutivamente stabili. I primi non possono che fallire, le seconde non possono che funzionare (se non funzionassero, non sarebbero state portate avanti dalla selezione naturale e non sarebbero diventate strategie evolutivamente stabili).

Affidarsi a idee utopistiche è sicuramente molto più comodo e facile, visto che in sostanza richiede solo di predicare agli altri di diventare più buoni, più lungimiranti, più altruisti, ecc., per poi aspettare che si trasformino. E di sicuro ci dà la piacevole sensazione di stare dalla parte giusta, di star lavorando a risolvere il problema e di sapere che cos'è davvero importante. Ma è anche un approccio estremamente inefficace, come dovrebbe essere evidente dal fatto che decenni di queste proposte non solo non hanno risolto la situazione, ma non ne hanno neanche rallentato il peggioramento, che ormai è giunto a livelli critici. Di questo passo, la nostra estinzione è questione di pochi decenni al massimo.

Quando una soluzione si dimostra fallimentare per tanto tempo e in così tanti modi diversi, è ora di provarne un'altra radicalmente diversa.
Continuare ad affidarsi solo a frasi come quella nell'immagine qui sopra
e aspettare che si realizzino per magia non è solo inutile, è dannoso.

(FAQ correlate: FAQ sulla sovrappopolazione n° 9
FAQ generica n° 11. FAQ sul tribalismo e sulla Nuova Rivoluzione Tribale n° 15. FAQ sulle soluzioni proposte dalla nostra civiltà e sui loro difetti n° 12.)


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