F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ generica n° 39:
Provo spesso a discutere di questi argomenti, ma molte volte non riesco a concludere nulla. Qualche suggerimento?

Si tratta di argomenti molto complessi e soprattutto insoliti, a cui non siamo abituati a pensare e che quindi all'inizio possono creare molte difficoltà, visti i particolari schemi di ragionamento che richiedono. La pazienza è essenziale, con chi non è abituato a rifletterci.
Alcuni consigli generali:
  1. Assicuratevi di aver davvero compreso e padroneggiato i concetti che volete esprimere (e soprattutto le loro conseguenze), altrimenti è facile rimanere spiazzati da una domanda a cui altrimenti si sarebbe risposto facilmente.
  2. Tenete sempre a portata di mano delle fonti a sostegno delle vostre affermazioni (qui ne trovate alcune a sostegno delle affermazioni più importanti ed "eretiche").
  3. Tenete presente che discussioni lunghe, complesse e bisognose di fonti e dati come queste si svolgono molto meglio per iscritto che a voce (in un forum su internet, per esempio).
  4. Ripetete e ripetete i concetti più importanti, o non verranno compresi.
  5. Scegliete accuratamente i vostri interlocutori. Alcune persone non vogliono ascoltare e non lo faranno, quindi discutere con loro risulterebbe in un'irritante perdita di tempo. Riconosceteli ed evitateli.
Riguardo quest'ultimo punto, ecco un piccolo elenco delle tipologie più comuni di individui con cui è inutile provare a discutere di questi argomenti:
  • Chi attacca sul personale insultando, deridendo o facendo insinuazioni su di voi o su Quinn per evitare di discutere delle sue idee.
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  • Chi fraintende le idee di Quinn ma è convintissimo di averle capite perfettamente (come quelli secondo cui Quinn sta suggerendo di tornare a vivere come i cavernicoli, o quelli secondo cui Quinn sostiene che ogni forma di agricoltura o di tecnologia è dannosa e va abbandonata).
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  • Chi rifiuta la logica ed esige prove matematicamente certe al cento percento anche quando la natura dell'argomento rende impossibile o quasi ottenerle. Come quelli che ti chiedono di dimostrare l'esistenza della mitologia culturale ma poi si rifiutano di ammettere di avere davvero quelle convinzioni fallaci in mente quando gliele fai notare, anche se dalle loro azioni e dalle loro proposte è evidente che ce le hanno. O quelli che ti chiedono una prova matematica della correlazione tra disponibilità di cibo e crescita demografica e sostengono che diecimila anni di correlazioni non sono sufficienti, perché potrebbero essere una coincidenza. Come si potrebbe dimostrare con assoluta certezza una cosa simile? E' impossibile. In casi come questi (come con la teoria dell'evoluzione), dimostrazioni matematiche certe al cento percento non si possono ottenere, ma questa non dev'essere una scusa per ignorare tutti gli innumerevoli, pesanti indizi esistenti e per rifiutarsi di usare la logica. Il metodo scientifico non dice di tirare a caso o di scegliere la spiegazione che preferiamo, quando non esistono prove certe. Dice di considerare la teoria che spiega nel modo migliore e senza contraddizioni tutti gli elementi. Questo è proprio il caso della teoria dell'evoluzione e di quella secondo cui la popolazione è una funzione della disponibilità di cibo (fonte, cache, PDF). Quest'ultima è l'UNICA teoria che spieghi il fatto altrimenti ritenuto "paradossale" per cui più si aumenta la produzione alimentare per sfamare un'accresciuta popolazione e più aumentano la popolazione stessa e il numero delle persone affamate (fonti).
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  • Chi quando viene smentito su qualcosa cambia argomento oppure comincia a insultare, deridere o fare insinuazioni.
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  • Chi ha già una posizione religiosa o ideologica in contrasto con le idee di Quinn e che ha sostenuto per tanto tempo che ormai è diventata parte della sua identità (e a cui quindi non vuole rinunciare a nessun costo): per esempio chi è abituato a pensare a se stesso come un ambientalista, cattolico, marxista, animalista, malthusiano, vegetarianista (ossia convinto che diventare vegetariani risolverebbe ogni problema), ecc.
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  • Chi è abituato da molto tempo a pensare di aver già capito perfettamente "il problema" e come risolverlo, e quindi non è aperto a nuove idee a riguardo (che lo farebbero sentire ignorante anziché saggio, cosa che non piace a nessuno).
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  • Chi rifiuta a priori tutte le idee e le osservazioni di Quinn senza neanche volerle discutere e sviscerare, perché le percepisce (correttamente) come una minaccia per il sistema di idee che ha plasmato tutta la sua vita e non ha voglia di mettersi in discussione.
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  • Chi vuole parlare di cose apparentemente correlate alle idee di Quinn ma in realtà del tutto fuori luogo, come la moralità del mangiare carne, la superiore generosità dei popoli tribali, la magia sciamanica o cose simili.
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  • Chi etichetta voi e/o le vostre posizioni con nomignoli come "cultura della morte", "fanatici animalisti" o cose simili (di solito dovuti alla convinzione - non vera - che suggerire di ridurre la popolazione significhi preoccuparsi più degli animali che degli umani o addirittura odiare l'umanità - assurdo, se si considera che lo scopo ultimo è proprio evitarne l'estinzione). Chi etichetta qualcosa lo fa sempre perché vuole EVITARE di discuterne. Se si riesce a incasellare a forza un'idea nuova, non si è costretti ad analizzarla e verificare se per caso è vera: qualcun altro ha sicuramente già fatto il lavoro di smentire quel particolare -ismo. Una volta che sei riuscito a imporre un'etichetta su qualcosa, hai risolto il problema. Accontentate queste persone e non perdete tempo a cercare di discutere con loro.
In generale, è mia personale opinione che vadano evitati i militanti religiosi o politici (inclusi gli ambientalisti e/o animalisti radicali, ossessionati dall'aspetto morale della questione) e purtroppo anche le persone oltre una certa età (in genere oltre i 45-50 anni), che si dimostrano piuttosto coriacee verso ogni nuova idea o interpretazione (più si è anziani, più è difficile accettare di aver coltivato convinzioni erronee per tutta la vita, e soprattutto è difficile ammetterlo a persone più giovani).
Naturalmente questo non è SEMPRE vero, è solo una norma generale.

Sempre in generale, mi sembra che i giovani si dimostrino più reattivi e desiderosi di capirne di più, dato che non hanno ancora avuto il tempo di riempirsi di idee e preconcetti fallaci e di renderli il perno della propria identità. Inoltre ha più senso rivolgersi a loro, dato che toccherà principalmente a loro affrontare il problema, nel prossimo futuro.

Quello che si deve sempre tenere presente è che nessuno che non voglia ascoltare può essere convinto a farlo. E' impossibile. Quinn stesso afferma di non essere mai riuscito a far capire qualcosa a qualcuno che non VOLESSE capirlo.
Se il terreno non è fertile, è inutile cercare di seminarlo. Imparare a riconoscere rapidamente le cause perse è fondamentale, se non si vuole finire con lo sprecare la maggior parte del tempo e delle energie in vicoli ciechi.

(Naturalmente, se qualcuno scrive pubblicamente false confutazioni o fraintendimenti delle idee di Quinn va corretto e smentito pubblicamente, ma questo non perché si sta cercando di convincere LUI, ma per evitare che qualcun altro, leggendo quello che scrive, possa credere che le cose stiano davvero come dice. Una volta smentitolo, se si vede che non è disposto a riconoscere i propri errori, conviene lasciarlo stare.)



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