F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ generica n° 38:
La "descolarizzazione" proposta da Quinn non è forse uguale all'unschooling proposto da John Holt?

Ho chiesto lumi a Quinn e mi ha risposto che se non è uguale, è comunque quasi indistinguibile (vedi immagine sottostante).



Traduzione: "Sono piuttosto noto nei circoli di unschooling e di home-schooling, e non solo per My Ishmael. Un discorso che ho tenuto a una conferenza sull'educazione a casa e la descolarizzazione nel 2000 può essere letto qui: http://www.ishmael.org/Education/Writings/unschooling.cfm. [Traduzione italiana qui.] Ho naturalmente letto John Holt riguardo la descolarizzazione (molte lune fa), ma ho paura di non poterti dire così su due piedi in che modo il suo approccio si differenzi dal mio (ammesso che lo faccia)."

Entrambe le proposte hanno piena fiducia nella capacità dei bambini di imparare da sé tutto ciò che gli interessa o di cui possano aver bisogno nella vita di tutti i giorni, senza bisogno di aule, libri di testo, programmi o voti, che anzi sono controproducenti (si tenga sempre a mente che si parla della scuola dell'obbligo, e non di scuole facoltative come università, scuole d'arte o di arti marziali).

Entrambe le proposte sottolineano l'estrema inefficienza dell'educazione classica, che pretende, tramite programmi standardizzati, di insegnare a tutti le stesse cose nello stesso momento e allo stesso modo, senza nessun riguardo per le diverse attitudini, predisposizioni, obiettivi e talenti di ognuno.

(Ma credo che Quinn sia l'unico a sostenere che lo scopo sistemico della scuola, nella nostra cultura, sia di tenere i giovani fuori dal mercato del lavoro fino ai 18-22 anni e di impedire loro di ottenere capacità di sopravvivenza, in modo da tenerli dipendenti dalla nostra civiltà, e che quindi il suo apparente fallimento sia in realtà un pieno successo.)

Per saperne di più sull'unschooling, è possibile leggere la relativa pagina di wikipedia (in inglese, purtroppo).
Per approfondire ciò che Quinn ha da dire sulla descolarizzazione, è possibile leggere il suo saggio a riguardo e l'omonimo capitolo in My Ishmael.

Mi permetto di aggiungere il mio personale contributo alla questione dell'educazione scolastica:

L'attuale sistema educativo è difettoso alla radice e destinato inevitabilmente a fallire perché contrasta con la struttura neurologica umana. Il cervello umano è strutturato in modo tale da ricordare e imparare solo ciò che trova interessante, shockante o utile e dimenticare il resto. Non si tratta di un difetto: deve essere strutturato in questo modo per funzionare bene e rapidamente, altrimenti avremmo la testa piena di confuse informazioni inutili.

Dimenticare ciò che non ci interessa è importante quanto ricordare ciò che ci interessa.

Ogni volta che qualcosa ci interessa, il nostro cervello rilascia una sostanza, il BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor) che permette l'"incisione" delle informazioni nel nostro cervello in modo indelebile. Senza questa sostanza le connessioni sinaptiche non si possono consolidare in modo permanente, e quindi le informazioni non vengono immagazzinate a lungo termine. Questa sostanza, insomma, è essenziale per ricordare e imparare davvero le cose, anziché ricordarle soltanto a breve termine. (fonte - cache)

Il punto è che il BDNF viene rilasciato nel cervello solo quando ci imbattiamo in qualcosa che ci interessa, ci sconcerta o ci è spesso utile nella vita quotidiana. (Vedi "Il cervello infinito" di Norman Doidge per approfondimenti.)
Anche concentrarsi intensamente può causare un rilascio di BDNF ma, data la brevità della soglia d'attenzione umana, pensare che tutti gli studenti possano rimanere in uno stato di perenne, intensa concentrazione per cinque ore al giorno, 
sei giorni a settimana, per tredici anni di scuola, è assurdo.

Ripetere e ripetere le stesse cose (come quando studiamo per un esame o un'interrogazione) non funziona: la ripetizione al massimo ti permette di ricordarti le cose A BREVE TERMINE, ma dopo qualche giorno o qualche settimana ti sei già scordato tutto ciò che non ti ha interessato, e continui a ricordarti per anni solo le poche briciole di informazione che invece ti hanno colpito o per cui hai un uso pratico e frequente. (Credo che chiunque abbia sperimentato questo fenomeno.)
L'analfabetismo di ritorno non esiste per caso.


Questo significa che non è possibile prendere un gruppo di individui (ognuno con capacità, attitudini e interessi diversi e che di simile hanno solo l'età anagrafica) e insegnare a tutti quanti le stesse cose, come se fossero computer identici da programmare tutti allo stesso modo. Una cosa simile non è biologicamente possibile. Ognuno di loro imparerà solo pochissime cose delle materie che trova interessanti o utili nella vita di tutti i giorni, e tutto il resto lo dimenticherà, perchè è così che il cervello umano funziona. Ed è così che deve funzionare per essere efficiente.

Un sistema educativo che vuole "educare" il cervello ma che non tiene conto del modo in cui opera, potrà mai funzionare?

Ogni volta che ascolto la gente parlare dei problemi dell'istruzione e delle possibili soluzioni mi sembra di assistere al dialogo di un gruppo di persone intorno a una bicicletta senza ruote che si chiedono perché non funzioni e come aggiustarla.
Uno dice che bisogna riverniciarla ("perché ai miei tempi erano bianche e funzionavano meglio!"), un altro che bisogna ricostruirla in fibra di carbonio e titanio ("perché va modernizzata!"), un altro ribatte che bisogna aggiungere una catena in più (come quelli secondo cui la soluzione è aumentare i finanziamenti), un altro ancora sostiene che bisogna aggiungere un campanello (come quelli secondo cui la situazione si risolverebbe riportando in vigore i grembiuli)... e nessuno si accorge che il problema è un altro, molto più fondamentale: non ci sono le RUOTE, quindi quella bicicletta non potrà mai funzionare.
(Naturalmente ciò accade perché a chi comanda conviene che la situazione rimanga così, non certo perché ai piani alti non si sa come funziona il nostro cervello o non si realizza l'inefficienza dell'attuale sistema educativo. Questo è fuor di dubbio.)



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