F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ generica n° 17:
Che ha di tanto speciale questo Quinn? Non è solo l'ennesimo ambientalista/luddista che sottolinea i danni ecologici causati dall'industrializzazione e dall'inquinamento e incolpa la tecnologia e la Rivoluzione Industriale di tutto, come l'Unabomber?

Assolutamente no.
Innanzitutto, Quinn non è affatto un luddista: non odia la tecnologia e, anzi, la gradisce alquanto.
Come scrive egli stesso (a pagina 53 della traduzione italiana in PDF di "Oltre la Civiltà", leggibile anche online): "La gente a cui non piace ciò che dico cercherà spesso di rassicurarsi con il pensiero che sono solo qualcuno che odia la civiltà e che preferirebbe vivere 'a contatto con la natura'. Questo farà sorridere chiunque mi conosca, perché io sono un grande amante della civiltà e vivo felicemente nel cuore della quarta più grande città degli Stati Uniti, a pochi passi di distanza da supermercati, gallerie d'arte, ristoranti, librerie, musei, sale da biliardo, università e centri tatuaggi. [...] Non sono un Luddista o un Unabomber. Non considero la civiltà una maledizione, ma una benedizione che la gente (me incluso) dovrebbe essere libera di abbandonare – per qualcosa di meglio. Ed è qualcosa di meglio che sto cercando, nulla di meno."

Poi, Quinn identifica la nascita del problema ambientale con la Rivoluzione Agricola di 10.000 anni fa, che ha dato origine al circolo vizioso che porta sempre più cibo e sempre più popolazione e alla nostra mitologia culturale, che ci impedisce di capirne gli effetti nocivi e ci spinge a continuare con il nostro malsano stile di vita, convinti che sia l'unico modo giusto di vivere.
Ben prima della Rivoluzione Industriale, la nostra popolazione stava già esplodendo. A ritmi più lenti, è vero, ma comunque nel 1750, all'inizio della Rivoluzione Industriale, la popolazione mondiale era già passata da 5 a 800 milioni e raddoppiava ogni 500 anni. Di quel passo, in 2.500 anni 
saremmo diventati 25 miliardi! Certo, ci sarebbe stato molto meno inquinamento, senza fabbriche e combustibili fossili, ma produrre cibo sufficiente a sfamare 25 miliardi di persone avrebbe comportato una distruzione ambientale (e un caos sociale) inimmaginabile. Ci avremmo messo di più per arrivare sull'orlo della crisi ecologica, ma alla fine ci saremmo arrivati comunque, perché il problema non è stato causato dalla Rivoluzione Industriale: essa l'ha solo accelerato.

Quinn, infine, non propone nuove teorie o nuovi programmi per risolvere la crisi ecologica, come tanti ambientalisti: propone un nuovo PARADIGMA. Un nuovo modo di interpretare la realtà e di vedere il mondo e il posto che l'uomo occupa in esso. Una nuova visione.

Assumere un nuovo paradigma è molto più arduo dell'imparare una semplice teoria (come si accorge subito chiunque affronti il lavoro di Quinn), e ha conseguenze molto più profonde e radicali, dato che modifica la percezione di ogni cosa (anche di cose non direttamente collegate all'argomento centrale del paradigma) e crea schemi di pensiero completamente nuovi e fino a quel momento inconcepibili, che a loro volta possono portare a teorie - e quindi ad azioni - precedentemente impensabili.
Se ideare una nuova teoria è come inventare una nuova strategia per vincere a un certo gioco, ideare un nuovo paradigma è come inventare un gioco completamente nuovo.
 
(FAQ correlate: FAQ generica n° 18. FAQ sulle soluzioni proposte dalla nostra civiltà e sui loro difetti n° 5.)



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