F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ generica n° 15:
Come può Quinn incolpare gli aiuti alimentari che inviamo alle popolazioni affamate di PEGGIORARE la fame?
 
Quegli aiuti alimentari non fanno che peggiorare la sovrappopolazione di quelle zone, aumentando il cibo disponibile e quindi producendo sempre più persone che si troveranno a vivere in una zona priva del cibo necessario per nutrirli adeguatamente. Grazie a questi aiuti, la fame non solo non scompare, ma addirittura peggiora sempre più.
Peter Rosset, direttore esecutivo dell'Institute for Food and Development Policy, nel suo libro "Lessons from the Green Revolution" (PDF, p. 8) ha affermato: “Se la storia della Rivoluzione Verde ci ha insegnato qualcosa, è che l'aumento della produzione di cibo può essere - e spesso è - accompagnato da un aumento della fame”.

Se anziché mantenere quelle popolazioni scollegate dalla capacità di sostentamento del proprio territorio le nazioni ricche smettessero di interferire, la popolazione di quelle zone calerebbe da sola, come avviene per ogni specie ogni volta che ci sono troppi individui per il cibo esistente. I membri più forti si approprierebbero delle poche risorse disponibili e sopravviverebbero, e i più deboli morirebbero. La popolazione continuerebbe a calare fino a raggiungere un numero abbastanza piccolo da poter essere sfamato con ciò che il proprio territorio produce autonomamente, e così la fame scomparirebbe.

Certo, farla scomparire in questo modo sarebbe un processo brutale, e le morti per fame sarebbero incalcolabili. Se si vuole evitare questa sgradevole conseguenza, si può adottare la soluzione della graduale diminuzione della produzione alimentare proposta da Quinn (vedi domanda precedente), che mira a risolvere il problema della fame senza far scoppiare conflitti per il cibo e senza causare carestie.

(FAQ correlate: FAQ generica n° 14.)


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