F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ generica n° 13:
Francamente mi sembrate solo dei fanatici che odiano l'umanità e preferiscono gli animali e le piante alle persone.

Il nostro scopo ultimo è di salvare la specie umana dall'estinzione, quindi direi proprio di no.

Molte persone che per vari motivi (spesso religiosi - cache) detestano il pensiero che la nostra civiltà stia erodendo l'ambiente e non vogliono accettare la necessità di smetterla di moltiplicarci, evitano la discussione accusando chiunque osi pronunciare le parole "sovrappopolazione" o, peggio ancora, "riduzione della popolazione" di odiare la vita umana, di essere dei fanatici ambientalisti che considerano gli esseri umani disgustosi e indegni di vivere e gli animali e le piante più "nobili" e "buoni".

Nulla di più lontano dal vero (almeno nel nostro caso).

Quinn (e con lui chiunque si approcci al problema ambientale con spirito scientifico e neutrale) dice una cosa completamente diversa in tutti i suoi libri: che il problema non è la vita umana in sé, ma solo ed esclusivamente la nostra cultura Prendi. La vita umana in sé non è "male" o "bene" per l'ambiente più di quanto lo sia quella di lumache, trote o fenicotteri, come dimostra il fatto che gli esseri umani hanno vissuto senza causare crisi ecologiche per centinaia di millenni prima della comparsa della nostra civiltà e che le culture tribali ancora esistenti continuano a farlo tutt'oggi.
(Sì, i cacciatori-raccoglitori che per primi arrivarono in America decine di millenni fa cacciarono fino all'estinzione varie specie, ma questo non fu altro che il normale e soprattutto LIMITATO E TEMPORANEO processo di assestamento che ogni ecosistema sperimenta quando vi compare una nuova specie. Quello che la nostra civiltà sta facendo è invece una distruzione di specie illimitata e troppo rapida perché i meccanismi evolutivi possano rimpiazzare le specie estinte con altre nuove. Ecco perché i cacciatori-raccoglitori che per primi colonizzarono l'America non causarono un crollo ecologico e perché invece noi siamo destinati a farlo, di questo passo.)

Non solo Quinn non sostiene affatto che la vita umana sia malvagia o nociva, ma l'idea che l'umanità sia intrinsecamente difettosa e condannata a distruggere tutto ciò che tocca è, anzi, una delle fallacie culturali che smentisce con il suo lavoro.

(FAQ correlate: FAQ generica n° 2.)



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