F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

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FAQ generica n° 11:
Il messaggio di Quinn è che dobbiamo smettere di essere egoisti e di fare solo quello che ci conviene e imparare a essere più altruisti? Che dobbiamo smettere di essere avidi e insaziabili e imparare a rinunciare a delle cose?

No, l'esatto opposto: dobbiamo imparare a esigere più cose, ma quelle di cui abbiamo davvero bisogno, anziché quelle che ci vengono suggerite dal sistema in cui viviamo. Ricchezza Lascia, non Prendi. Dobbiamo imparare a fare quello che è conveniente per tutti noi, anziché quello che conviene solo ai pochi in cima alla piramide, che sono gli unici a guadagnarci.

Sembrerà blasfemo a tutti i benintenzionati ansiosi di vestirsi di iuta e sacrificarsi per il mondo, ma dobbiamo diventare più egoisti. Ma non dobbiamo praticare il tipo di egoismo della nostra civiltà Prendi, secondo cui se voglio ottenere qualcosa devo toglierlo a qualcun altro, ma quello delle culture Lascia, secondo cui se io ottengo quello che voglio, lo ottiene anche il resto della comunità, e viceversa. I popoli tribali non vivono in quel modo perché sono più buoni o altruisti, ma perché gli conviene. Da quello stile di vita ottengono tutto quello che desiderano e di cui hanno bisogno, ed è questo l'unico motivo per cui lo attuano.

I membri delle tribù non condividono le risorse tra di loro equamente perché sono saggi o generosi, ma perché più persone sono in salute e in grado di trovare di che vivere, meglio è per tutti, anche per loro. Non aiutano gli altri membri per bontà d'animo, ma perché in questo modo quando saranno loro ad aver bisogno di aiuto (come inevitabilmente succede, prima o poi), gli altri ricambieranno il favore. A differenza della nostra civiltà, dove il singolo è fondamentalmente in lotta con i propri simili per un numero limitato di risorse, nelle culture Lascia il singolo si prende cura della comunità (perché la comunità si prende cura di lui). Quello che è bene per la tribù è bene anche per il singolo. Quindi non è altruismo per il singolo prendersene cura, ma convenienza personale.

I popoli tribali praticano insomma una sorta di egoismo benefico basato sulla collaborazione anziché sulla competizione. In questo modo, ognuno ottiene quello che vuole SENZA toglierlo a qualcun altro, ma dandolo anche a lui. Anziché avere pochi vincitori e molti perdenti, come nella nostra civiltà, in questo modo vincono tutti. (All'inizio ci vuole un po' per di comprendere un concetto per noi tanto alieno.)

Se durante una carestia un membro della tribù trova un'enorme provvista di cibo, la cosa più conveniente per lui (non moralmente giusta, ma conveniente) è di condividerlo col resto della tribù, perché più persone sono in forze e in grado di cercare cibo, meglio è anche per lui, visto che il cibo che troveranno lo condivideranno a loro volta con lui. Se si tenesse tutto il cibo per sè potrebbe anche sopravvivere alla carestia, ma il problema è che il resto della tribù morirebbe e lui si ritroverebbe da solo, e un umano solo, senza tribù, è inerme quanto una singola formica senza il resto del formicaio.

Se una famiglia della tribù ha un figlio disabile o un anziano senile, questo viene accudito dall'intera tribù, perché ogni membro sa benissimo che quando capiterà a lui di avere un problema simile in questo modo non verrà abbandonato a se stesso, ma verrà aiutato da tutti. E un problema condiviso dall'intera comunità cessa quasi di essere un problema.

Quinn sostiene, insomma, che dobbiamo diventare più egoisti e cominciare a esigere per noi stessi le cose che i popoli tribali hanno sempre avuto dall'alba dei tempi:
  • la possibilità di continuare a esistere indefinitamente (senza venir spazzati via da una crisi ecologica causata dallo sfruttamento eccessivo dell'ambiente attuato all'unico scopo di aumentare la Ricchezza Prendi di pochi ricchi),
    .
  • una visione non contraddittoria e non distruttiva di noi stessi e del mondo (anziché ritenerci la pestilenza del pianeta o una specie difettosa e maledetta intrinsecamente malvagia),
    .
  • la libertà da ansie per il futuro (perdere il lavoro o la casa, ammalarsi e spendere tutti i risparmi per curarsi, ritrovarsi con un parente malato sulle spalle, ecc.), grazie al costante supporto umano reciproco di cui godono i membri delle società NON fondate sulla competizione incessante e spietata,
    .
  • l'innegabile appartenenza a un gruppo che (a differenza di surrogati come chiese, partiti politici o sette) anziché mirare a sfruttarti si prende cura di te, e infine
    .
  • la libertà di vivere come preferiamo (anziché poter scegliere solo tra le pochissime opzioni preconfezionate che ci vengono offerte dall'alto). I popoli tribali infatti non sono soggetti alla nostra stessa scelta: o segui le leggi statali o vai in galera, anche se non pensi siano giuste (o se addirittura puoi dimostrare che non lo sono), oppure: o ti trovi un lavoro e contribuisci alla nostra economia o muori di fame, o a nessuna delle scelte ristrette e FALSAMENTE libere a cui siamo sottoposti noi Prendi. Dato che il loro cibo non è sotto chiave, nessuno può costringerli a vivere in un modo che non gradiscono (un recente sondaggio (cache) ha rilevato che al 70% degli americani non piace il proprio lavoro e il 20% lo odia tanto da sabotarlo) né può obbligarli a seguire leggi che non condividono. Se qualcuno ci prova, i dissidenti possono semplicemente andarsene e fondare un'altra tribù, visto che le loro capacità di sopravvivenza sono del 100% e sanno perfettamente come ottenere dall'ambiente circostante tutto ciò di cui hanno bisogno. Non devono dipendere da istituzioni o autorità superiori per vivere.

(Vedi anche "
My Ishmael", pagine 115-134, leggibile anche online.)

(FAQ correlate: FAQ sul tribalismo e sulla Nuova Rivoluzione Tribale n° 10 e 15.)



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