F.A.Q.
Domande frequenti sulle idee di Daniel Quinn

LEGGI TUTTE LE FAQ IN UN'UNICA PAGINA
 
TORNA ALL'ELENCO DELLE FAQ

 

HOMEPAGE  |  FORUM  |  CONTATTAMI



FAQ sull'agricoltura n° 3:
L'agricoltura biologica (che non usa pesticidi, erbicidi e fertilizzanti) non risolverebbe il problema?

L'agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che non utilizza fertilizzanti, erbicidi o pesticidi chimici (a parte i pochi approvati dal regolamento comunitario) od OGM.
Tra i vantaggi di questo tipo di agricoltura ci sono un minor danneggiamento dell'ambiente e una superiore quantità di sostanze nutritive nei prodotti risultanti. Di contro, l'agricoltura biologica non viene considerata applicabile su scala globale perché la sua resa è mediamente inferiore del 20-45% rispetto all'agricoltura convenzionale, e per produrre la medesima quantità di cibo richiederebbe quindi di mettere a coltura il 25-64% delle terre in più. Questo porterebbe alla distruzione di molti più ecosistemi (anche se non utilizza prodotti chimici e inquina di meno, l'agricoltura biologica richiede comunque di deforestare aree selvatiche ed estirpare tutte le specie considerate inutili o nocive), e, come abbiamo detto, la quantità di suolo fertile esistente nel mondo non fa che diminuire ogni anno di più. Come abbiamo visto, però, in realtà la quantità di cibo prodotta oggi è eccessiva e dovrebbe essere ridotta, in modo da porre un freno al continuo aumento della sovrappopolazione, per cui non è detto che questa minor resa sia davvero un difetto come si ritiene comunemente.

In ogni caso è molto improbabile che l'adozione globale dell'agricoltura biologica ci permetterebbe di risolvere la crisi ecologica, dato che anche prima dell'invenzione di fertilizzanti, erbicidi e pesticidi chimici, l'agricoltura che veniva praticata era comunque insostenibile e totalitaria e stava quindi causando una distruzione ecosistemica e una crescita demografica sempre maggiori che, a lungo andare, ci avrebbero portato nella situazione in cui siamo ora, anche se in molto più tempo.
Nel 1750, data approssimativa in cui si conviene sia iniziata la Rivoluzione Industriale, la popolazione umana aveva già raggiunto gli 800 milioni e raddoppiava ogni 500 anni circa. Anche ammettendo che il ritmo di raddoppio della popolazione rimanesse costante anziché aumentare incessantemente, nel giro di appena 2.500 anni saremmo arrivati a oltre 25 miliardi di individui anche senza Rivoluzione Industriale, e un simile numero di esseri umani per essere sfamato richiede una distruzione ambientale e un'estinzione di specie insostenibile. L'industrializzazione ha solamente accelerato e aggravato un problema già esistente e già letale, quindi ritornare a un'agricoltura preindustriale non potrebbe risolverlo, se tale agricoltura continuasse a produrre più cibo del necessario e quindi a produrre sempre più persone.

Il punto non è trovare un tipo di agricoltura che non inquini e non usi pesticidi, perché, per quanto sia importante, questo non basterebbe a salvarci dall'estinzione. Il punto è trovare un tipo di agricoltura non totalitaria, ossia che non produca sempre più cibo e sempre più individui. L'uso di pesticidi e fertilizzanti è un particolare secondario (per quanto sarebbe sempre meglio evitarli, certo).

Al massimo l'agricoltura biologica potrebbe migliorare la situazione e darci un po' di respiro, ma finché non troveremo il modo di controllare e diminuire a piacimento la produzione alimentare (e quindi la nostra popolazione, e quindi il nostro impatto sul pianeta), la crisi ecologica non potrà che continuare ad aggravarsi. La preoccupazione dei danni che OGM e pesticidi possono causare non è affatto immotivata, ma non è di primaria importanza, e ha già rubato fin troppa attenzione alla questione davvero fondamentale: fermare il circolo vizioso "sempre più cibo ==> sempre più popolazione", che è ciò che davvero minaccia di farci estinguere. Sarebbe più sensato concentrarsi su questo, d'ora in poi.


<--- FAQ precedente Torna all'elenco FAQ successiva --->